Flash Player: addio allo storico programma di Adobe

Lo storico programma per video e multimedialità di internet ha cessato di esistere. Perché è stato cosi importante e criticato?

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Un altro pezzo dell'internet del passato se ne va. Il 2020 ha infatti segnato la fine di Flash Player, il programma di Adobe con cui tutti, almeno una volta, abbiamo avuto a che fare.
Con una scelta già da tempo prevista è stata posta la definitiva pietra tombale su un programma che ci ha permesso di vedere video o contenuti multimediali in rete ma che, per anni, è stato al centro di critiche e aspre polemiche che lo hanno portato pian piano ad essere sempre meno utilizzato e sempre più superato. Adobe sta spingendo tutti gli utenti a disinstallare il software dai propri device: il 12 gennaio tutti i contenuti flash presenti in rete saranno definitivamente eliminati.

Pietra tombale

Nelle ultime settimane in molti hanno ricevuto il messaggio d'avviso che sanciva la fine definitiva di Flash Player. Adobe spiegava chiaramente di aver dismesso il programma e invitava, con pochi click, a disinstallarlo definitivamente dai propri dispositivi. Una scelta radicale, per molti addirittura sorprendente, e un piccolo colpo al cuore per tutti i nostalgici di internet. Nel bene e nel male Flash Player era parte integrante della rete da circa 24 anni. Per lungo tempo è stato il programma più utilizzato per riprodurre video e contenuti multimediali sul web.
I siti più moderni e interattivi del primo periodo di internet utilizzavano il software di Adobe per funzionare al meglio: era obbligatorio averlo installato per vedere certi contenuti e nei primi anni 2000 tutti ne avevano una versione sul proprio computer. Il tempo non è stato molto amico di Flash Player, finito piano piano ai margini della scena e superato molto presto da linguaggi e metodi ben più sicuri e performanti. Le critiche non sono mancate e la scelta di chiudere il tutto, da tempo programmata, era inevitabile.

Una vita lunga

La storia di Flash Player ha inizio nel lontano 1993 con la pubblicazione di FutureWave, il primo precursore del programma, poi acquistato nel 1996 da Macromedia. Nacque così Macromedia Flash, per lunghi anni l'unico modo possibile per riprodurre qualsiasi contenuto multimediale nel web. Nel 2005 è arrivato lo storico passaggio di Flash ad Adobe, che nel tempo ne ha rilasciato vari aggiornamenti e anche numerosi versioni. La sua estensione più famosa è stato certamente il player, programma che permetteva di vedere e usare contenuti.

Flash era un software certamente utile ma a suo modo controverso, spesso criticato per le falle al suo interno e per il suo dispiego di energie: era pesante e lento ma per lungo tempo è rimasto l'unico capace di dare al web un aspetto "moderno" e al passo coi tempi. Senza Flash nessun sito avrebbe potuto mostrare dei video o creare dei contenuti multimediali e intereattivi. Tutti i siti che facevano ampio uso della grafica lo utilizzavano, tutti i sistemi operativi lo avevano pre-installato, tutto il linguaggio e l'estetica di internet passavano tramite Flash.

Una vita controversa

Mentre Flash cresceva si moltiplicavano anche le critiche. Un programma utilissimo ma pieno zeppo di problemi, tanto fondamentale e necessario per far funzionare internet quanto problematico dal punto di vista della sicurezza e delle prestazioni. Era infatti pieno zeppo di vulnerabilità e falle all'interno del suo codice che potevano essere sfruttate dagli hacker per i loro attacchi informatici. Nonostante la sua innegabile e fondamentale utilità si arrivò addirittura a sconsigliare di installarlo: le falle erano talmente tante da risultare spesso sconosciute e impossibili da prevedere, rendendo il programma un terreno piuttosto fertile per hacker di ogni genere.
Non solo si aveva a che fare con un prodotto poco sicuro ma anche dispendioso per le macchine in cui era installato. I contenuti scritti in Flash erano piuttosto pesanti, impiegavano tanto tempo per caricarsi, sprecavano imponenti risorse nei computer e portavano i portatili a scaricarsi piuttosto rapidamente. Due problemi di non poco conto per un prodotto così importante che però, molto presto, sarebbe stato ampiamente superato.

Una battaglia senza esclusione di colpi

L'inizio della fine arrivò nel 2008, con l'uscita del primo iPhone di Apple. Steve Jobs divenne il paladino della lotta contro Flash Player e fu il primo a contestare duramente e pubblicamente il programma tanto da decidere di non consentire l'installazione e la visualizzazione dei contenuti in Flash sul suo primo dispositivo portatile. L'intera impalcatura di iOS e il suo browser Safari non avrebbero mai contemplato Flash: tutti i dispositivi portatili della mela ne avrebbero per sempre fatto a meno.

La scelta, duramente contestata, si è imposta su tutto il resto del mondo, tagliando definitivamente le gambe ad Adobe e alle sue ambizioni. Si era capito di poter fare a meno dell'intera impalcatura su cui si era basato il web fino ad allora: la multimedialità poteva essere più leggera e passare attraverso linguaggi più semplici e sicuri. Iniziò da quel momento una vera e propria battaglia tra Apple e Adobe, uno scontro senza esclusione di colpi dove Flash era la designata vittima sacrificale.

La lenta fine di un'era

Lo scontro fu talmente aspro e la scelta di Apple talmente radicale da spingere Steve Jobs a pubblicare una lettera aperta al mondo in cui spiegava i motivi che lo avevano portato ad escludere Flash dai suoi dispositivi portatili. Il fondatore dell'azienda di Cupertino ne aveva fatto una questione di sicurezza e prestazioni, Flash rendeva gli iPhone meno sicuri e riduceva l'autonomia, senza contare che era fuori dal controllo della stessa Apple. Jobs criticava il sistema chiuso di Adobe e il completo controllo che questa aveva sui contenuti che passavano attraverso il suo Player, controllo che Apple voleva tenere e avere invece per sé.

Apple e Jobs avevano fatto molto bene i loro calcoli: il secondo decennio degli anni 2000 era un periodo piuttosto fertile per il cambiamento. Nuovi linguaggi erano in pieno sviluppo e permettevano di fare le stesse cose di Flash - o anche di più - con una maggiore libertà di programmazione e un dispiego di risorse molto minori.
I principali servizi di internet, da YouTube a Netflix, passando per Facebook, avevano abbandonato Flash per abbracciare tecnologie migliori e ben più efficienti. Il web aveva iniziato a capire molto bene che il programma non era più così fondamentale come si poteva pensare.

Addio Flash

La lettera di Jobs e le scelte della rete hanno impiegato circa due anni per far capire ad Adobe che il dominio del suo prodotto stava giungendo al termine. Il 2012 sancì la vittoria definitiva di Apple, con la scelta di Adobe di non rendere più disponibile il suo Player sui dispositivi portatili. Il 2017 ha invece sancito la presa di coscienza definitiva, con Adobe che ha riconosciuto la sua creatura come obsoleta e deciso di dismettere il tutto nei 3 anni successivi.
Nel 2020 l'azienda ha messo la pietra tombale definitiva sulla sua creatura, già da tempo eliminata da quasi tutti i browser per la navigazione su internet. L'ultima versione di Safari non permette più di vedere contenuti Flash, Chrome lo ha eliminato, Firefox disattivato. Microsoft ha rilasciato un aggiornamento che elimina il programma da tutti i suoi sistemi operativi e la stessa Adobe ha inviato messaggi agli utenti per disinstallare definitivamente il programma.

E ora?

Tutto bene quel che finisce bene? Per la sicurezza e la modernità di internet e dei suoi sistemi certamente si, grazie alla nascita di programmi e linguaggi molto più moderni e performanti. Ad essere penalizzata sarà invece, purtroppo, la memoria storica di internet: se un programma così importante cessa di esistere e non viene più supportato si corre il rischio che molti dei siti, dei contenuti o dei video che funzionavano tramite Flash spariscano dalla circolazione, rischiando di eliminare dal web dei veri e propri reperti storici.
Si parla di importanti pagine, videogiochi storici, interi archivi digitali - come quelli del quotidiano italiano La Stampa - intere pagine di più di 20 o 30 anni che rischiano di non poter essere più consultate. Un rischio a cui si sta cercando di ovviare attraverso opere di riconversione e di trasformazione.

L'Internet Archive, organizzazione no-profit americana, da tempo si è posta l'obiettivo di conservare la cultura della rete per i posteri: se inizialmente lo ha fatto convertendo in digitale documenti fisici, da qualche tempo sta riconvertendo vecchi reperti web con linguaggio moderno: è quanto sta succedendo con alcuni videogiochi, pagine o animazioni che funzionavano solo tramite Flash e che saranno piano piano riconvertiti per essere fruibili anche in futuro.
Si tratta dell'altro lato della medaglia del grande progresso tecnologico, tanto bello e utile quanto capace di mangiarsi in un sol boccone il suo stesso passato, una memoria storica che non può e non deve essere cancellata, perché ha raccontato, racconta e racconterà tutto quello che la grande epoca di internet dice di noi. Flash è finito, ma quello che ha contribuito a creare non deve e non può essere dimenticato.