Fotografia Notturna e Astrofotografia: mettiamole in pratica!

Se la nostra prima analisi sulla fotografia notturna vi ha incuriositi, qui troverete i primi consigli utili per metterla in pratica.

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È passato un po' di tempo da quando abbiamo provato ad addentrarci nel fantastico mondo della "fotografia notturna" partendo a piccoli passi, creando un'infarinatura molto leggera delle prime nozioni di ripresa, necessarie per capire un po' di più questa avvincente attività. È venuto dunque il momento di continuare il nostro discorso, questa volta in modo molto più pratico. Il trucco, come al solito, sarà avere molta pazienza: la notturna è un tipo di fotografia molto complessa e richiede grandi sacrifici (sia di noi individui, sia dei nostri strumenti).
Speriamo però che questi articoli riescano a farvi districare in maniera più leggiadra tra le insidie di questa materia, così tremendamente affascinante. Ciò che vi racconteremo oggi potrebbe essere applicato anche in campo "smartphone", ma ci sentiamo di mettervi in guardia: sebbene alcune fotocamere dei nostri cellulari siano all'avanguardia, i risultati migliori (e anche più "gestibili") saranno sempre migliori con una reflex.

Conoscere un po' il cielo

Sicuramente molti di voi sapranno che per fotografare il cielo notturno, e soprattutto per ottenere dei risultati interessanti, bisogna innanzitutto conoscere il proprio soggetto. Certo, si può benissimo puntare alla cieca e sperare di raccogliere qualche foto di valore, ma il dispendio di energie (e di pazienza) potrebbe essere esorbitante, portandovi presto a mollare tutto. Sapere un minimo su come orientarsi nel cielo serale invece, vi faciliterà molto la vita: per prima cosa è utile ribadire che sebbene le stelle del cielo siano considerate "fisse" in realtà sono piuttosto mutevoli, a causa soprattutto delle diverse stagioni che abbiamo qui sulla Terra.
In inverno, ad esempio, periodo al quale stiamo per andare incontro (e tenendo presente che ci riferiamo ad un territorio dell'emisfero boreale), il braccio della Via Lattea non è molto visibile: la posizione del nostro pianeta, unita con l'inclinazione di 23° del suo asse rispetto all'eclittica, ci consente di godere di una visuale più "scarna", e ci nasconde la parte più interessante, ovvero il nucleo. Altro discorso invece è l'estate: in pieno agosto il nucleo della galassia è incredibilmente ben visibile, attraversando tutta la volta celeste da SUD OVEST a NORD EST.
Anche i pianeti seguono un percorso, non solo dovuto alle loro orbite ma anche ai movimenti della Terra come rivoluzione e rotazione. Se volessimo fotografare Saturno o Giove, sarebbe estremamente facile nei mesi estivi e fino alla fine dell'autunno, ma poi ci ritroveremmo con più difficoltà nei periodi invernali (ottimi invece per osservare Venere, Marte o la costellazione di Orione).

Tuttavia, non sarà necessario studiare per anni e fin da subito ogni singolo movimento astrale o effemeride che sia: basterà affidarsi alle nozioni principali (e destreggiarsi almeno tra i quattro punti cardinali) e da lì pian piano diventare sempre più esperti. Un aiuto importante potrebbe venire dalle tantissime applicazioni e mappe stellari digitali che possiamo trovare sul web o negli store dei nostri smartphone.
Noi ci sentiamo di consigliarvi Stellarium per PC (totalmente gratuito e open source). Al contrario di quello che si possa pensare, è molto più facile ottenere una foto "discreta" della Via Lattea invece che di una ritraente qualche pianeta o satellite (forse fatta eccezione solo per la Luna).

Quando e dove posizionarci

Assumendo che abbiamo deciso di ritrarre la Via Lattea nel miglior modo possibile, sia perché è sostanzialmente più facile da fotografare e sia perché è obiettivamente molto suggestiva, ci occorrerà sapere quando e dove posizionarci con precisione per acquisire un'immagine che possa renderle giustizia. Non c'è una regola assoluta su dove posizionarsi per una serata all'insegna della fotografia notturna, ma ci sono dei consigli davvero importanti, con il tempo trasformatisi quasi in dogmi: per prima cosa è necessario aspettare le ore notturne ("ma va!?" direte voi). È un punto fondamentale questo perché bisogna prendere in considerazione anche le eventuali condizioni climatiche che potrebbero a lungo andare rovinarci l'"appetito": nelle giornate più calde sarebbe un gioco da ragazzi aspettare magari dopo le 22 e protrarsi fino alle ore più piccole, in attesa del momento ideale, mentre nelle serate più fredde difficilmente alcuni di noi si azzarderebbero a mettere il naso fuori di casa. Perché non aspettare sempre l'estate allora, e perché non ci sono milioni di fotografi pronti a paparazzare la galassia?
Ci sono diversi contro nel provare a fotografare in un periodo estivo, in primis l'umidità che non solo è mediamente più alta per via delle temperature più elevate e per il ristagnamento dell'aria, ma anche perché la grande escursione termica tra temperatura del terreno e l'aria genera ulteriore evaporazione di microparticelle di acqua, vapore e polveri, rendendo il "seeing" generalmente più cattivo.

L'inverno, dal canto suo, ha temperature più rigide che possono mettere a dura prova non solo il nostro fisico, ma anche le parti meccaniche ed elettroniche delle nostre apparecchiature; l'aria (spesso più "ventosa") influisce sulla visibilità atmosferica generando fastidiosi tremolii nell'immagine, oppure potrebbe smuovere anche di pochissimo la macchina fotografica, rovinando inevitabilmente l'acquisizione di segnale.
Allora non c'è speranza? In realtà vi abbiamo un po' preso in giro: questi che vi abbiamo appena citato sono due casi limite, che sono sì, sempre possibili ma in maniera più o meno moderata. Il segreto sta nello scegliere la serata giusta, cioè quella che si avvicini di più ai valori ideali per i nostri progetti. Ancora una volta la tecnologia ci viene in aiuto, fornendoci non solo un monitoraggio dettagliatissimo del meteo, minuto per minuto, ma anche posizione degli astri, delle ombre e del movimento lunare.

Per organizzare quanto più minuziosamente possibile la vostra uscita ci sentiamo di consigliarvi questi due siti: il primo (The Photographer's Ephemeris, che in versione web è gratuita) vi permetterà di analizzare la posizione del Sole e della Luna momento per momento, studiandovi incidenza delle ombre e tramonto degli astri (per la fotografia notturna comunque, sempre meglio avere la Luna assente), e il secondo (MeteoBlu - sezione Astronomical Seeing) che vi darà davvero una grande mano, fornendovi tutti i dettagli per capire se la serata è buona o meno. Le condizioni ideali hanno più probabilità di verificarsi ad alta quota, dove l'aria è più tersa, ma ci rendiamo conto che spostarsi in queste località non è facile per tutti.

Comporre il paesaggio

Assumendo di avere tutti i dati a nostro favore (assenza di nuvole, poca umidità, poco vento, assenza di Luna e di sentirci belli carichi) adesso possiamo pensare a "comporre il paesaggio": un qualcosa che spesso viene tralasciato è che, anche se stiamo parlando di foto al cielo notturno, ci vuole comunque un minimo di criterio nello scatto. Non basta puntare la fotocamera all'insù, lasciarla scattare e poi riversare i file: al 99% vi ritroverete con immagini quasi spoglie, prive di mordente. Il segreto (che poi tanto segreto non è) sta nel saper valorizzare il proprio soggetto e questo è possibile farlo inserendo nella composizione qualche elemento naturale, capace di creare un contrasto e un metodo di paragone con il protagonista della foto. Se il Centro Galattico è il nostro soggetto primario, occorre qualcosa di terreno con cui l'occhio possa contrastare, generando un maggiore senso di meraviglia: ecco allora che includere un albero, un cespuglio, una montagna o anche solo una pianura (persino con qualche elemento artificiale come un traliccio) può fare una grande differenza tra uno scatto "ok" rispetto ad uno "niente male".
Basterà prendere dimestichezza un po' con la semplice "regola dei terzi", o inserire qualche elemento in più nella propria composizione e vedrete un netto miglioramento nei risultati. Il problema di tutto questo procedimento non è tanto nelle abilità e nell'occhio di chi scatta, quanto più nelle "limitazioni" fisiche dei nostri strumenti e nell'ineluttabilità di certe leggi fisiche.

I valori di ripresa e il rumore

Se c'è una cosa da sapere quando si scattano foto di notte è che ci servono macchinari con un'elevata sensibilità alla luce, cioè con una buona dose di ISO, una bella apertura del diaframma, e all'occorrenza scatti a lunga esposizione (se non trovate familiarità con questi termini vi rimandiamo alla nostra prima parte nel viaggio dell'astrofotografia).
Sembrerebbe una saggia idea impostare ognuno di questi parametri al massimo, per acquisire quanto più segnale possibile, ma sarebbe a tutti gli effetti una manovra suicida: gli alti ISO molto spesso generano "rumore" (un disturbo inalienabile di qualsiasi macchina da ripresa, dovuto alla condizione elettrica stessa del dispositivo, che fa sembrare l'immagine tutta impasticciata e di bassa qualità), un diaframma troppo aperto genera delle più o meno forti distorsioni ai bordi dell'immagine (uno dei più frequenti è il "coma") causato dalla natura intrinseca del funzionamento ottico delle lenti di un obiettivo, mentre un tempo di esposizione troppo prolungato rischia non solo di logorare le capacità del sensore e del software, ma è più soggetto a micromovimenti e ad errori. L'unico modo per rimediare è trovare un giusto equilibrio tra tutte queste variabili, che per fortuna non è molto complicato.

Immaginiamo di avere una Reflex di livello basso, una "entry-level": la sua capacità di gestire il rumore non sarà per niente eccezionale quindi invece di impostare il livello massimo (un 3200), ci faremo bastare qualche stop in meno, magari fermandoci ad 800 o a 1600 (che comunque genererà un bel po' di problemi, ma meglio di niente). Il diaframma sarà molto soggettivo, visto che sarà correlato per lo più al tipo di obiettivo in uso: in generale è sempre meglio andare alla massima apertura possibile e fermandosi uno stop prima, cercando di raggiungere almeno un livello di f/3.5 (ma molto meglio se si è già sotto f/2.8).

Fermati, Via Lattea! (La regola del 600)

Ed eccoci infine al vero problema, il tempo di esposizione: con una foto "lunga" tre minuti - ad esempio - e tenendo gli altri valori di ripresa al minimo si potrebbe pensare di aver risolto il problema, ottenendo comunque tanto segnale con pochissimo rumore o aberrazioni. Oltre ad esser smentiti a causa di problematiche legate alla macchina stessa che renderebbero la foto quasi inutilizzabile, ci ritroveremmo con un effetto macroscopico ancor più grave: tutte le stelle e la volte celeste apparirebbero "strisciate". Tutta colpa del movimento della Terra, che con la sua rotazione genera uno spostamento concreto, seppur quasi impercettibile per l'occhio umano. La cosa ancor peggiore è che il movimento è più marcato se si usano obiettivi con un elevato zoom quindi se usassimo un teleobiettivo ci ritroveremmo delle stelle strisciate in pochissimi secondi.
Per fortuna esiste una regola per aiutarci ad uscire da questo inghippo, ed è davvero facile da seguire: si prende il numero 600 (una costante, quindi qualunque strumento adoperiate non dimenticatelo mai, andrà sempre bene) e lo si divide per due numeri, ovvero per la lunghezza focale dell'obiettivo in millimetri e per il "fattore di crop" (e adesso vedremo che cos'è). La lunghezza focale la scegliamo noi, con il nostro obiettivo (impostando lo zoom), quindi se usassimo una lente da 18mm dovremmo fare 600/18, con un 200mm fare 600/200 e così via. Il fattore di crop è un valore che indica (detta molto in soldoni) di quanto il nostro sensore è più piccolo rispetto allo standard massimo.

Se una reflex con sensore pieno (detta "full-frame") ha valore 1, una con sensore ridotto (solitamente dette APS-C) ha un fattore di 1.5 o di 1.6 (cambia anche a seconda della marca della vostra camera). Per fortuna sono valori conosciuti e sono disponibili online per la maggior parte dei dispositivi, ergo non c'è da disperare. Una volta eseguita l'operazione ecco che il risultato ottenuto sarà il numero di secondi massimi che la reflex può sostenere prima che imprima un effetto strisciato (anche detto star-trail).
Riprendendo l'esempio del 18mm, e assumendo di usare una APS-C Canon, otteniamo un valore di 20.83 secondi (600/ (18 x 1.6) ). Puntiamo dunque la nostra macchina fotografica ed esponiamo per un massimo di 19-20 secondi, così da esser sicuri di non ottenere effetti indesiderati.

Le tecniche: lo stacking

Capirete da voi, usando anche una calcolatrice, che un 18mm magari ha vita facile - essendo una ventina di secondi un tempo discreto per una fotografia notturna - ma non si può dire lo stesso di obiettivi con un grande zoom. Immaginate a che tempo ridotto sarebbe costretto un fotografo in possesso di un 300mm (su una macchina full-frame avrebbe solo due secondi!). Come ottenere foto zoomate dei corpi celesti e magari di qualche DSO (deep Sky object)? Entrano in gioco due tecniche, sostanzialmente eseguite in modo diverso ma che portano allo stesso risultato. La prima è il cosidetto "Stacking" (accatastamento): è una tecnica che tutti possono eseguire e non richiede alcun tipo di esborso economico o di energie, ma solo di molta pazienza e di un software di elaborazione di immagini (possibilmente con funzioni avanzate).
Si tratta di fare molte foto al nostro soggetto, possono essere una decina o anche centinaia - possibilmente con valori di esposizione impostati al ribasso - e poi, in postproduzione, sommate e impilate l'una sull'altra. Mediante diversi metodi di fusione, e con la pazienza di riallineare ogni singolo scatto in modo tale che le stelle siano esattamente sovrapposte, il segnale verrà sommato sempre più, generando un'immagine intensa anche avendo usato uno zoom (ricordate che questo è il procedimento ideale: ci sono molti altri fattori da tenere in considerazioni che possono minare l'operazione, ma inserire altri tecnicismi in questa sede ci sembra decisamente fuori luogo).

Il Tracking

Il "Tracking" (l'inseguimento) si potrebbe intendere come un'evoluzione dello stacking: se quest'ultima consisteva nel riallineare le foto in maniera digitale, qui invece abbiamo una foto lunghissima, capace di spingersi oltre la regola del 600 (ma non di molto) mediante uno strumento chiamato "astroinseguitore": un motorino ad alta precisione capace di simulare il movimento apparente della volta celeste e di puntare sempre lo stesso soggetto, senza vibrazioni e senza effetti di micro mosso. Basta montarvi sopra la macchina fotografica e il gioco è fatto. L'unico intoppo è che spesso questi strumenti sono piuttosto costosi (tranne qualche esemplare non elettronico), e non avrebbe molto senso spendere svariate centinaia di euro per un inseguitore quando magari possediamo macchine discrete o cellulari (seppur provvisti di modalità apposita).
Molto spesso, comunque, le due tecniche sono combinate: si preferisce fare sempre lo stacking di diverse foto, anche quelle "inseguite". Ciò assicura il massimo del segnale e dei dati, ma sarà meglio non dilungarci troppo in questa analisi, che esula dai nostri scopi (almeno per ora).

Conclusioni (finalmente)

Può sembrare che l'astrofotografia e la fotografia notturna siano materia ostiche e asfissianti, capaci di tramortire il più ferreo degli spiriti, ma vi assicuriamo che non è così: è un mondo affascinante, che vi permetterà di immergervi in quella spettacolare polvere cosmica di cui noi stessi siamo parte. Ci vuole molta pazienza, questo è innegabile, ma i risultati potrebbero arrivare presto - soprattutto per chi non ha grandissime pretese e vuole solo "divertirsi" in una maniera originale. Speriamo che la nostra seconda avventura in questo interessante mondo vi sia piaciuta e che abbia acceso la stessa fiamma che arde in molti di noi appassionati. Ci scusiamo anche per la prolissità e per la banalizzazione di alcuni argomenti: molte cose avrebbero richiesto sicuro un maggior approfondimento... ma chissà che non si presenti l'occasione per una nuova analisi (stavolta più in dettaglio) di particolare tematiche della fotografia notturna. Buona caccia stellare.