Fukushima deve smaltire l'acqua radioattiva: il mare è l'unica soluzione?

Un aggiornamento sulla situazione delle scorie nucleari della centrale di fukushima: vogliono davvero gettarle in mare? È una terribile idea?

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In questi giorni si parla sempre di più della possibilità che il Giappone versi dell'acqua radioattiva in mare. Questo per smaltire la grande quantità di scorie che sta accumulando nel raffreddare il reattore nucleare di Fukushima, che anche da spento continua a generare calore.
Il problema principale della questione sta nell'allarmismo e nella paura che si genera, specialmente in Italia, ogni volta che si tocca l'argomento dell'energia nucleare o delle radiazioni in generale. Meglio fare chiarezza su quanto sta avvenendo.

Il disastro

Il disastro di Fukushima, causato principalmente dallo tsunami dopo il terremoto di Tohoku dell'11 marzo 2011, è stato l'incidente nucleare più significativo dopo quello di Chernobyl del 26 aprile 1986. Lo Tsunami distrusse tutti i generatori di emergenza, che avrebbero fornito energia per controllare e far funzionare le pompe necessarie per il raffreddamento dei reattori, portando dal 12 al 15 marzo a tre crisi nucleari, con conseguenti esplosioni e rilascio di materiale radioattivo nelle Unità 1, 2 e 3. Nonostante l'entrata in funzione del sistema di emergenza, quest'ultimo venne gravemente danneggiato dallo tsunami successivo al terremoto. Della questione si è occupato il National Diet of Japan Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission (NAIIC) provando che le cause dell'incidente sarebbero state prevedibili e che l'operatore dell'impianto, la Tokyo Electric Power Company (TEPCO), non è riuscito a soddisfare i requisiti di sicurezza di base tra cui la valutazione del rischio, la preparazione per contenere i danni collaterali e lo sviluppo di piani di evacuazione.
Il 12 ottobre 2012, la TEPCO ha ammesso ufficialmente di non aver adottato le misure necessarie per timore di subire cause legali o proteste contro le proprie centrali nucleari. Ora il problema principale però è l'acqua radioattiva accumulata nel corso del tempo, che deve essere smaltita.

Perché?

Il reattore continua a generare calore, e va raffreddato continuamente, utilizzando più di 200 metri cubi al giorno di acqua. Il problema nasce quando questa comincia a circolare nell'impianto, raccogliendo varie scorie e mischiandosi (e questa è la questione principale) all'acqua pesante presente nei reattori.
Cos'è l'acqua pesante? L'acqua esiste in tre varianti, generate a partire da tre isotopi diversi dell'idrogeno: idrogeno 1, 2 e 3. La differenza tra ogni singolo membro del trio sta nel numero di neutroni presenti nel nucleo. L'idrogeno 3, detto trizio, è radioattivo e produce, assieme all'ossigeno, un'acqua denominata "acqua pesante", impiegata nei reattori nucleari per rallentare i neutroni liberi, in modo che questi, impattando sull'uranio 239 (principalmente, ma ci sono anche altri materiali fissili disponibili), producano la reazione di fissione nucleare.

Mentre le altre scorie possono essere completamente pulite, l'acqua pesante rimane ineliminabile (in quanto i due tipi di acqua sono chimicamente indistinguibili), ed il trizio con essa. L'acqua prodotta con il trizio esiste però anche in natura, in quanto il trizio stesso è una piccola percentuale dell'idrogeno naturalmente esistente.
Questo significa che l'acqua, qualsiasi (anche quella utilizzata per raffreddare i reattori, o quella che bevete), è normalmente radioattiva.
Vi stupisce? Quasi tutto quello che vi circonda è radioattivo (non come le isole Marshal, per fortuna). Voi stessi siete in parte radioattivi. Questo perché alcuni elementi possiedono naturalmente degli isotipi radioattivi. Un esempio classico è il potassio, la cui versione potassio 40 è radioattiva; presente ad esempio nelle banane, che sono l'alimento più radioattivo che ci capita di mangiare, tanto che in dosimetria esiste l'unità di misura "dose equivalente a una banana" (abbreviato in BED, Banana Equivalent Dose). Insomma le radiazioni sono ovunque, a fare la differenza è la quantità (oltre che l'energia e il tipo di particella).

Un punto di vista scientifico

Questa premessa è fondamentale per cercare di capire il motivo per cui il Giappone potrebbe scaricare in mare acqua radioattiva. Facendolo, rilascerebbe un isotopo già presente naturalmente, il mare è, tecnicamente, già debolmente radioattivo. Il problema è la quantità. Infatti per non creare dei danni serve non superare certe soglie, di cui gli esperti devono tenere conto. Il governo giapponese ha incaricato una commissione per studiare le possibili soluzioni al problema, lo spazio per stoccare l'acqua sta per finire del resto. I tecnici hanno indicato cinque opzioni diverse, aggiungendo però che lo scarico in mare è l'unica realistica (oltre che la più economica). Un'altra opzione proposta, ad esempio, era quella di vaporizzare l'acqua, disperdendo tutto in atmosfera. Una soluzione estremamente più dannosa.

Così come vi abbiamo riportato sulle nostre pagine, Harada, il ministro giapponese per l'ambiente, ha dichiarato: «Anche se non sono il ministro responsabile, ritengo che non ci sia altra scelta se non quella di sversare l'acqua e lasciare che venga diluita».

In particolare la reazione più violenta è arrivata da Seul, che tutt'ora ha leggi stringenti sui prodotti che provengono da Fukushima. Inoltre all'ipotesi si sono opposti con decisione i pescatori, abitanti della zona e le associazioni ambientaliste. Sergio Costa, ex ministro italiano dell'Ambiente afferma invece «In nome del principio di precauzione, non si può affermare con certezza che la diluizione renderebbe meno o, addirittura, debolmente radioattive, le acque contaminate di Fukushima. Non abbiamo dati certi sull'impatto che quel tipo di scorie potrebbe avere su fondali, flora e fauna marina». Mentre secondo Paride Meloni, responsabile della divisione dell'Enea per la sicurezza e sostenibilità del nucleare, «l'impatto ambientale della diluizione nell'oceano in modo ragionato, alla giusta distanza dalla costa e a intervalli abbastanza lunghi fra un rilascio e l'altro, è molto basso». Rimane il punto: una soluzione va trovata, in quanto lo spazio per stoccare tutta quest'acqua finirà nel 2022.

L'idea, ovviamente, non è quella di buttare tutta l'acqua in mare in un colpo solo. Ma di diluirla molto lentamente. Secondo uno studio della Società per l'energia atomica giapponese occorrerebbero 17 anni per diluire la radioattività a livelli accettabili, mescolando l'acqua radioattiva con l'acqua di mare. E la parola chiave, in questo contesto, è "livelli accettabili"; è su questo che si dovrebbe spostare la discussione.