Giove a infrarossi come non l'avete mai visto: profilo in 3D delle turbolenze

I dati di Juno ci hanno permesso di tracciare il profilo delle turbolenze sul polo nord di Giove e di capire meglio il campo magnetico.

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Negli ultimi giorni la NASA ha pubblicato un video estremamente interessante (per non dire impressionante) sul pianeta Giove: l'emisfero settentrionale catturato dalla sonda spaziale Juno alla frequenza dell'infrarosso. Juno è il nostro occhio vigile che orbita attorno al gigante gassoso e che ha permesso di creare un video in 3D che ricostruisce la dinamica delle tempeste che si abbattono sul pianeta, grazie ai dati ricavati durante la sua missione. Nel filmato sono visibili i giganteschi cicloni e anticicloni che permeano il polo nord del pianeta, uno spettacolo che mette in mostra la natura turbolenta della regione.

Oltre al video del profilo 3D delle tempeste di Giove, è stato pubblicato un altro filmato (che troverete in fondo al nostro speciale con relativa spiegazione) sul meccanismo che genera il campo magnetico del pianeta. Questa seconda breve ricostruzione potrebbe sembrare meno interessante (almeno dal punto di vista visivo), ma scientificamente di grande rilevanza: il campo magnetico di un pianeta è il prodotto dei movimenti che avvengono nel suo nucleo, dunque il suo studio ci aiuta a capire com'è fatto l'interno di Giove.

Quel che vediamo non è tutta la realtà che ci circonda

In quanto esseri umani dobbiamo arrenderci di fronte alla varietà della natura e di tutto ciò che si trova nell'universo: non possiamo che vederne solo una parte con i nostri occhi (o in generale con i nostri sensi). Di tutte le radiazioni elettromagnetiche possiamo catturare solo una piccola parte tramite il nostro bulbo oculare, ma fortunatamente il progresso scientifico ci ha permesso di costruire apparecchiature che ci permettono di studiare il mondo che ci circonda in maniera più approfondita.

Il discorso potrebbe sembrare banale ad alcuni, ma è bene ricordare il perché Juno è stato equipaggiato con strumenti come JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) per catturare le radiazioni alla frequenza dell'infrarosso, che solitamente sono associate al calore emesso da un corpo. In questa specifica porzione dello spettro elettromagnetico, ovvero nel mondo visto analizzando il solo infrarosso, è possibile catturare il comportamento più interno dello strato più esterno dell'atmosfera di Giove, di giorno e di notte.
Non c'è dunque alcuna limitazione dovuta all'assenza del Sole che illumina il pianeta, in quanto la radiazione a infrarosso è emessa dal pianeta stesso. JIRAM riesce a raccogliere i dati fino a una profondità di 50 o 70 km al di sotto delle nuvole più alte, utili per la comprensione delle forze che agiscono nella tempesta. La "foto" in 3D definisce uno scenario di un ciclone centrale gigantesco, circondato da 8 più piccoli (tra i 4.000 e i 4.600 km di diametro).

Alberto Adriani, che lavora alla missione Juno presso l'IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) a Roma, ha commentato così i risultati dello studio del polo nord: "Prima di Juno, potevamo solo immaginare l'aspetto del polo nord di Giove. Ora che Juno vola sui poli a distanza ravvicinata ci permette di collezionare immagini in infrarosso dei pattern climatici e i suoi cicloni massivi a una risoluzione spaziale che non ha precedenti".
Per Tristan Guillot, studioso della Université Côte d'Azur a Nizza in Francia, "l'orbita di Juno che passa da polo a polo a una distanza così ravvicinata ci ha permesso di raccogliere dati accurati, risolvendo il mistero della rotazione interna di Giove. Le zone e le cinture che vediamo ruotare nell'atmosfera a diversa velocità si estendono per circa 3.000 km e l'idrogeno viene portato a una rotazione quasi uniforme dal campo magnetico".

L'irregolarità del campo magnetico

I dati sul campo magnetico di Giove sono altrettanto rilevanti dal punto di vista scientifico: tracciare l'andamento del suddetto su un gigante gassoso che teoricamente non ha una superficie solida è un risultato senza precedenti. Il secondo video va interpretato in questa maniera: le zone rosse rappresentano le aree dove le linee del campo magnetico emergono dalla superficie, ovvero l'energia magnetica uscente che si ripiega fino a rientrare nelle zone colorate di blu.

Se siete a digiuno di fisica, la prossima illustrazione mostra il campo magnetico terrestre, diverso ma simile come comportamento a quello di Giove: le linee del campo, generate grazie ai moti interni al nucleo terrestre, escono da un polo, si ripiegano nell'atmosfera e rientrano sulla superficie nel polo opposto.

La prossima immagine mostra anche l'importante lavoro di schermatura che il campo magnetico svolge nei confronti del vento solare: le particelle cariche vengono deviate o indirizzate verso i poli, generando il fenomeno delle aurore polari.

Il campo magnetico di Giove è più complesso di quello terrestre, che esce ed entra da un emisfero all'altro in maniera simmetrica. Quello del gigante gassoso si mostra irregolare nell'emisfero settentrionale, con aree più intense in alcune zone e meno intense in altre. Nell'emisfero meridionale, invece, la zona blu (dove il campo rientra) è abbastanza uniforme e diventa sempre più intensa man mano che ci si avvicina al polo. Il perché di questo comportamento anomalo nell'emisfero meridionale non è ancora chiaro. Juno continuerà a raccogliere dati nelle sue orbite (la 12-esima è prevista il 24 maggio) e gli scienziati continueranno ad analizzarli per risolvere i misteri del gigantesco pianeta gassoso. Continuate a leggerci su Everyeye per rimanere aggiornati e premete il tasto "segui" in copertina per ricevere notifica sull'argomento spazio.