Gli Stati Uniti contro Amazon, Apple, Google e Facebook, cosa succederà?

L'attacco frontale dell'antitrust USA contro i quattro colossi tech potrebbe cambiare per sempre il mercato. Cosa sta succedendo?

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Il Congresso degli Stati Uniti è sul piede di guerra. Con una prima udienza che ha fatto scalpore la Commissione della Camera che si occupa della libera concorrenza sul mercato ha chiamato a testimoniare le quattro principali aziende tech americane, per studiare le loro discutibili pratiche e la loro posizione dominante sul libero mercato.
Amazon, Apple, Google e Facebook hanno dovuto affrontare un fuoco di fila di domande e accuse di un certo peso. Un attacco frontale appena cominciato che potrebbe avere risvolti importanti in tutto il mondo, cambiando per sempre un assetto industriale a quattro poli apparentemente indistruttibile.

Attacco senza precedenti

5 mila miliardi di dollari di valore complessivo e una posizione sul mercato tech globale che non conosce eguali. Amazon, Apple, Google e Facebook sono da anni nell'occhio del ciclone, criticate per le loro pratiche di accentramento di denaro e potere, accusate di porre un freno alla libera concorrenza di mercato e di agire in un sostanziale quanto ineluttabile regime di monopolio. L'Antitrust statunitense ha così deciso di passare all'attacco, dando vita ad un'udienza che, lo scorso 29 luglio, ha visto i quattro amministratori delegati partecipare ad un'intensa sessione in cui, uno alla volta, hanno dovuto rispondere e controbattere alle domande che gli venivano fatte, in un colloquio dal forte impatto mediatico e simbolico.
Repubblicani e Democratici, le due principali correnti politiche degli Stati Uniti, hanno dimostrato comunione di intenti e collaborazione, desiderosi di scalfire e mostrare al mondo lo strapotere delle quattro realtà aziendali.

I motivi

Da una parte, soprattutto quella repubblicana, si vuole capire in che modo le pratiche di queste aziende condizionino il dibattito pubblico e la diffusione di alcune idee piuttosto che di altre. Dall'altra, quella democratica, ci si è voluti concentrare soprattutto sui temi del libero mercato e della concorrenza, minati da quattro grandi realtà che con le loro pratiche sono accusate di fagocitare ed eliminare ogni impeto di concorrenza.

Quali che siano i motivi che hanno mosso l'indagine sono ben chiare le accuse rivolte: l'audizione è cominciata con una dichiarazione del presidente della commissione che, senza troppi giri di parole, ha accusato i quattro amministratori delegati di gestire dei veri e propri monopoli, che utilizzano il loro potere per annientare le aziende più piccole e arricchirsi distruggendo la concorrenza.
Ad essere maggiormente criticato è l'abuso di posizione dominante. Il tutto vorrebbe portare ad un'ampia revisione delle regole generale di libera concorrenza negli Stati Uniti, giudicate troppo datate per poter aderire alla situazione odierna.

Il colloquio

La paura della commissione è che, senza un argine deciso a queste pratiche non si farà altro se non permettere a queste aziende di crescere ancora e annullare ogni tipo di concorrenza, dando sempre più potere a quattro realtà ormai capaci di condizionare tutto il mondo e tutte le scelte degli utenti. Dal 2019 la Commissione ha passato al vaglio numerosi casi, raccogliendo oltre 1,3 milioni di documenti e stilando una serie di domande individuali che hanno visto i quattro CEO dover rispondere ad attacchi spesso frontali sui punti più oscuri dei casi oggetto di studio.

Ne è venuto fuori un colloquio di oltre 5 ore, con ben 216 domande totali e cinque minuti di tempo per ogni deputato presente. Mark Zuckerberg è stato quello cui è stato dedicato più tempo, con ben 62 domande; 61 sono state fatte a Sundar Pichai di Google, 59 a Jeff Bezos di Amazon e 35 a Tim Cook di Apple.
Un processo principalmente pensato per accendere i riflettori e attirare l'attenzione, con i deputati incalzanti e sul piede di guerra e i CEO sempre apparentemente tranquilli e mai aggressivi. Un colloquio che per ora non ha portato a nulla di concreto, ma che presto potrebbe tradursi in qualcosa di importante anche a livello giudiziario e legislativo.

Facebook: Acquisizioni scorrette?

Zuckerberg è stato accusato di aggressività nei confronti dei rivali e di pratiche non proprio cristalline nel momento dell'acquisizione di Instagram nel 2012. Dai documenti pare che l'azienda abbia acquisito il social rivale perché diventato troppo minaccioso. Si è chiesto del perché di queste pratiche, del modo in cui Facebook abbia copiato le funzionalità dei rivali e usato la sua posizione per anticipare le mosse avversarie e acquisire aziende rivali che entrano in contrasto con il suo mondo industriale, come accaduto con la stessa Instagram e con WhatsApp.

Zuckerberg ha certato di "sminuire" la posizione della sua azienda, definita come molto meno potente di quello che sembra e spesso in ritardo rispetto ai concorrenti in molti settori, definendo le sue pratiche come leali e frutto solo di una forte competizione tra le parti. Sull'acquisizione di Instagram, invece, il CEO ha ammesso che all'epoca nessuno avrebbe immaginato che la piattaforma avrebbe raggiunto il successo odierno, oggi addirittura superiore rispetto a quello della piattaforma madre.

Google: Ricerche falsate?

Le domande a Sundar Pichai si sono concentrate principalmente sul funzionamento di un motore di ricerca che, secondo i dati, veicola il 90% delle ricerche nel mondo. Google è stato accusato di sfruttare la sua posizione dominante e il suo predominio per veicolare le ricerche degli utenti, favorire i suoi servizi e portare gli utenti all'interno del suo ecosistema, con l'obiettivo ultimo di guadagnare più soldi grazie alla pubblicità. Anche Mountain View è stata accusata di utilizzare pratiche non proprio cristalline per abbattere i concorrenti.
Pichai ha sostenuto di avere concorrenti piuttosto forti in vari settori e che la maggior parte dei risultati delle ricerche fatte sul sito non contiene annunci pubblicitari. Ha anzi lodato il valore della sua piattaforma, competitiva e capace di offri spazi a buon mercato per gli inserzionisti, dando ad aziende e consumatori maggior scelta e prezzi più competitivi.

Amazon: Concorrenza sleale?

Ad Amazon è stato invece imputato un comportamento scorretto nei confronti dei venditori terzi che hanno spazio nella propria piattaforma. Secondo la commissione i partner sono costretti a sottostare alle regole imposte da Amazon con fare intimidatorio e a pratiche che annullano ogni tipo di concorrenza. Non solo, pare che i dati dei venditori vengano usati per favorire la vendita dei prodotti targati Amazon. Jeff Bezos ha controbattuto parlando del successo che i partner terzi hanno all'interno della sua piattaforma e del peso specifico relativamente basso di Amazon all'interno del mercato statunitense, "solo" il 38%, scongiurando così qualsiasi rischio di monopolio.

Ha inoltre ammesso che prenderebbe subito provvedimenti se scoprisse violazioni nell'utilizzo dei dati all'interno dell'azienda. Pur non dando informazioni precise su tutte le accuse anche specifiche che gli sono state rivolte, il CEO ha dichiarato di essere disponibile a fare in modo che la sua azienda venga esaminata, fiducioso che l'esame venga superato a pieni voti.

Apple: Pratiche discutibili?

Seppur "vittima" di molte meno domande rispetto agli altri, anche ad Apple è stato riservato lo stesso trattamento rispetto alle altre aziende. Sotto la lente d'ingrandimento della commissione è finito lo spesso criticato Apple Store, accusato di rimuovere app a proprio piacimento grazie all'utilizzo di regole spesso non trasparenti e fin troppo mutabili e malleabili da parte dei vertici. Tutto questo per favorire il predominio delle app proprietarie rispetto a quelle della concorrenza.
Le accuse sono state respinte da Tim Cook, cui è stato chiesto anche del perché la sua azienda faccia pagare il 30% di commissioni a chiunque voglia entrare all'interno dell'Apple Store. Il CEO ha ribadito la trasparenza delle sue pratiche, la loro chiarezza e la possibilità per tutti gli utenti non soddisfatti del mondo della mela e della sue pratiche di poter passare a quelle dei concorrenti.

Le prime conseguenze

Alla fine, a cosa è servito tutto questo? L'obiettivo era quello di mettere sotto gli occhi di tutti queste pratiche e portarle tutte insieme alla luce del sole come non era mai stato fatto. Le modalità scelte per farlo vanno tutte in questa direzione, con un'udienza prima di tutto spettacolare e mediatica. Per la prima volta i quattro CEO erano presenti tutti insieme, seppur in videoconferenza per evitare problemi vista la situazione Coronavirus. Per la prima volta sono stati messi di fronte ad un contraddittorio senza remore ne problemi a fare attacchi frontali e domande scomode.

Un risultato più che mai raggiunto, seppur si abbia avuto a che fare con risposte spesso di comodo ed evasive, volutamente mai entrate troppo nel merito specifico delle questioni sollevate. Tutto questo per via di una commissione che non può avere i poteri necessari per far seguire azioni concrete ad una semplice indagine. I colloqui hanno però aperto una breccia che ha già iniziato a far muovere ingranaggi governativi molto più concreti.
Il Dipartimento di Giustizia, ad esempio, ha avviato un'indagine verso Google per la sua posizione dominante, mentre la Federal Trade Commission, che si occupa di antitrust, si sta preparando ad un'udienza con Zuckerberg sulla questione delle acquisizioni di Facebook nel settore dei social network. In territorio europeo, invece, sono sotto gli occhi di tutti le indagini e le multe spesso recapitate a queste realtà per tutelare la privacy degli utenti e la libera concorrenza sul mercato.

Cambiamento necessario

Se fino ad ora le accuse hanno solo portato a multe o attacchi pubblici, quest'udienza potrebbe essere capace di sollevare il giusto polverone per scatenare qualcosa di più. Le conclusioni dell'udienza, in questo senso, sono quanto mai esplicative, con il presidente che ha accusato Amazon, Apple, Google e Facebook di avere tra le mani un potere monopolistico che deve essere in ogni modo abbattuto o con oculate regolamentazioni o con delle vere e proprie suddivisioni aziendali interne che ne diminuiscano il peso specifico sul mercato. Seppur la commissione non possa arrivare a imporre leggi o rimedi di alcun tipo ha già avuto il merito di attirare l'attenzione.
Molto presto arriverà un vero e proprio rapporto che darà all'opinione pubblica tutti i dati e i risultati conseguiti dall'indagine, offrendo anche delle possibili soluzioni, con la speranza di portare ad una vera e propria modernizzazione delle leggi antitrust, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo.