Google Chrome "elimina" i cookie di terze parti: cosa cambia per gli utenti

Il peggior incubo di alcune aziende del settore pubblicitario si è avverato: Google ha intenzione di smettere di supportare i cookie di terze parti.

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Quasi tutti i siti web basano il loro modello di business sulla pubblicità. Per consigliare ai lettori i giusti prodotti/servizi si utilizzano i cookie che, tra le altre cose, archiviano le informazioni relative alle preferenze e al comportamento degli utenti. Questi dati vengono spesso raccolti anche da aziende di terze parti. La linea di demarcazione relativa a quali dati possono raccogliere le società attraverso questo sistema è al centro di un acceso dibattito ormai da anni, ma sembra che finalmente si stia muovendo qualcosa.
Infatti, Google ha recentemente annunciato che il suo browser Chrome smetterà gradualmente di utilizzare i cookie di terze parti così come li conosciamo oggi. La notizia è passata quasi inosservata in Italia, ma in realtà si tratta di un annuncio importante per la privacy di tutti gli utenti del Web.

Una scelta importante per la privacy

Il fatto che Google Chrome, uno dei browser più diffusi al mondo, non utilizzerà più cookie di terze parti così come li conosciamo oggi, presumibilmente entro il 2022, significa che le aziende avranno in mano sempre meno dati sulle attività svolte dagli utenti sul Web. Questo andrà ad impattare sugli annunci pubblicitari e sugli strumenti gratuiti che fanno uso di queste informazioni, generando quindi "scompiglio" tra le società del settore e andando a coinvolgere un numero spropositato di persone. Il motivo per cui ci vorranno almeno due anni per mettere in atto questo cambiamento è semplice: è necessario studiare per bene la transizione e dare il tempo a tutte le aziende coinvolte di "digerire" la decisione di Google.

La società californiana non vuole infatti generare troppi danni alle realtà che basano il loro sostentamento sulla pubblicità online. L'addio ai cookie di terze parti potrebbe portare a una minore precisione nella "scelta" dei banner che vengono proposti agli utenti e di conseguenza a un calo della conversione in termini di vendite.

Justin Schuh, Engineering Director di Google Chrome, ha scritto sul blog ufficiale dell'azienda: "Una volta che queste direttive avranno affrontato le esigenze di utenti, editori e inserzionisti[...], prevediamo di eliminare gradualmente il supporto per i cookie di terze parti in Chrome. [...] La nostra intenzione è di farlo entro due anni". Insomma, prima è necessario trovare delle soluzioni che siano sostenibili per tutti e poi si penserà a rispettare la tabella di marcia, anche se l'azienda californiana sembra essere convinta di poter riuscire a mettere in atto questo cambiamento nel giro di 24 mesi.
Scendendo più in termini tecnici, l'iniziativa di Google, denominata Privacy Sandbox, prenderà il via a partire dal mese di febbraio 2020, iniziando a richiedere ai cookie di terze parti di rispettare determinate caratteristiche legate alla privacy degli utenti. In seguito si procederà alla limitazione dell'utilizzo della nota stringa "user agent", che contiene delle informazioni relative ai client che si connettono a un sito Web.

Verrà quindi utilizzato un meccanismo chiamato Client Hints, che prevede che i portali riescano comunque ad accedere ai dettagli di base, senza però poter ottenere tutte le informazioni di tracciamento attuali. Chiaramente, ci saranno ancora dei dettagli che verranno condivisi, ma questi saranno limitati al minimo indispensabile, visto che molte informazioni verranno mantenute in locale dai client.

La società californiana sta cercando di contrastare le tecniche di fingerprinting, ovvero quelle misure atte a raccogliere le "tracce" lasciate dagli utenti durante le loro sessioni online e "metterle insieme" per ricostruire nel modo più preciso possibile interessi e abitudini, informazioni che solitamente vengono poi usate per cercare di proporre alla persona coinvolta pubblicità mirate. Sembra inoltre che agli utenti verranno date maggiori possibilità per gestire i dati che vengono condivisi online.
Secondo gli esperti, i cookie di terze parti possono essere usati in modo improprio e quindi la scelta di Google potrebbe avere realmente ripercussioni positive per quanto riguarda la privacy degli utenti che navigano sul Web. D'altro canto, probabilmente dovremmo dire addio a molti annunci basati sulle nostre ricerche. Quel che è certo è che la transizione non sarà facile per quelle aziende che hanno basato il loro business su questo tipo di pubblicità. Gli editori, nel frattempo, non possono che stare a guardare e attendere maggiori dettagli in merito a quali saranno le soluzioni alternative proposte, sempre sperando che le promesse di Google vengano mantenute e che non si verifichi quanto accaduto nel 2017 con Safari di Apple, quando una tecnologia di prevenzione dei cookie traccianti aveva creato parecchi grattacapi nel monetizzare le visite generate dagli utenti del browser della società di Cupertino.
Quel che accadrà precisamente in termini pratici ce lo potrà dire solamente il futuro, per il momento sembra configurarsi un web in cui finalmente si iniziano a mettere dei paletti per quanto riguarda la profilazione degli utenti.