Google Fuchsia: cosa aspettarsi dal sistema operativo che sostituirà Android

Continua lo sviluppo del misterioso OS che potrebbe andare a sostituire Android tra qualche anno. Qual è la verità dietro Google Fuchsia?

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Il colore preferito da Google per i prossimi anni potrebbe essere il fucsia, con buona pace di chi credeva che il verde l'avrebbe fatta per sempre da padrone. Che Mountain View stesse da tempo lavorando ad un nuovo sistema operativo per i suoi prodotti era cosa più che risaputa, ma che questo sarebbe andato a sostituire Android entro cinque anni è un'indiscrezione che ha del clamoroso. A lanciare la bomba è stato Bloomberg, che ha chiarito quanto Google Fuchsia, il nuovo sistema operativo della grande G, sia in piena fase di sviluppo, pronto a entrare nei dispositivi domestici già nei prossimi tre anni, per poi aprirsi a tutta la galassia di prodotti tecnologici a marchio Google, rompendo lo storico dominio di Android. Sarà davvero così? Quali sono i piani? Come sarà Fuchsia? E, soprattutto, il robottino verde cesserà davvero di esistere?

Alle origini di Fuchsia

Dal 2016 almeno 100 ingegneri stanno lavorando ad un nuovo progetto, con l'obiettivo di creare qualcosa di diverso e superare definitivamente Android e le sue limitazioni. Google Fuchsia, questo il nome del nuovo sistema operativo, ha preso piano piano corpo, trasformandosi da semplice suggestione a vero e proprio sistema operativo, con tanto di versione beta che alcuni appassionati hanno avuto modo di provare. Con la tecnologia in costante evoluzione, l'intelligenza artificiale sempre più al centro della vita di tutti noi e l'internet delle cose ormai realtà, a Mountain View stanno cercando di fare il possibile per non farsi cogliere impreparati, seppur con una certa dose di prudenza. Android è infatti un colosso diffuso e potente, amato dagli sviluppatori e dai produttori, ma ha dei limiti che Google ha tutta intenzione di superare.
Per questo la tabella di marcia sarà scandita da passi fondamentali, che ne modificheranno le caratteristiche ma non le linee guida: si inizierà con i dispositivi per la casa e gli smart speaker tra tre anni, per poi passare agli smartphone tra cinque anni. L'obiettivo numero uno è quello di avere un OS che giri su tutto l'ecosistema di dispositivi a marchio Google, in un viaggio verso la continuità del tutto simile a quello intrapreso da Apple con i suoi iOS e macOS.

Possibili caratteristiche

La tanto agognata continuità tra dispositivi diversi sarà ottenuta tramite un'interfaccia che avrà la possibilità di adattarsi al dispositivo nel quale sarà inserita, dando la sensazione di avere a che fare sempre con lo stesso sistema, con le stesse linee guida e gli stessi comandi, che sia quindi capace di non disorientare l'utente. Tablet, smartphone e laptop faranno parte di un'unica galassia con l'esperienza mobile e desktop finalmente unificata e la possibilità per gli utenti di compiere azioni con continuità su qualsiasi dispositivo. A livello grafico, per ora, la strada sembra essere quella già intrapresa con Android, con l'ormai noto concetto di "material design" e app con grafiche, finestre e comandi uguali su ogni dispositivo.
Ma l'estetica, probabilmente, non cambierà così tanto: a cambiare radicalmente sarà il cuore stesso del prodotto. Fuchsia, infatti, abbandonerà Linux e si baserà su un nuovo kernel, un cuore pulsante inedito che ne influenzerà radicalmente tutta la struttura interna. Questo Kernel si chiama Zircon ed è stato creato interamente da Google: per funzionare non avrà più bisogno di Java, la tecnologia di Oracle utilizzata per creare Android. A Mountain View vogliono costruire un sistema open source che sia creato dall'azienda sin dalle fondamenta e che non sia dipendente da nessun'altra tecnologia se non quella proprietaria.

Privacy e Sicurezza

Oltre che avere un livello di compatibilità e continuità altissimo tra dispositivi diversissimi, Google Fuchsia dovrà per forza di cose essere attento ai due mantra che stanno decidendo il futuro della rete e dell'alta tecnologia, due obiettivi che nessuno è ancora riuscito a centrare in pieno. Parliamo di attenzione alla sfera privata degli utenti e di sicurezza dei dispositivi utilizzati. Avere un sistema tutto basato sulle proprie tecnologie permetterà a Mountain View di rilasciare aggiornamenti più regolari, che diano possibilità agli utenti di avere sempre le migliori protezioni possibili. Altro obiettivo è quello di rendere il sistema ben più attento alla privacy rispetto ad Android. Scelte queste che, almeno sulla carta, renderebbero più difficoltose le procedure di raccolta dati, vera e reale fonte di profitti e guadagni per Google e indiretta e insostituibile fonte di sostentamento per la tecnologia Android.
Da qui le indiscrezioni secondo cui Fuchsia sarebbe stato al centro di un contenzioso tra gli ingegneri e il team commerciale interno. Una troppa attenzione alla privacy porrebbe un freno alle entrate pubblicitarie e ai guadagni: concreta quindi la possibilità che l'attenzione alla sfera privata degli utenti rimanga un miraggio, a meno che Google non decida di cambiare clamorosamente buona parte della sua ormai conclamata filosofia.

Tanta cautela

Superare i limiti di Android è un conto, ma sostituirlo è davvero un altro paio di maniche. L'85% degli smartphone ad oggi sul mercato lo utilizza. Mandarlo in pensione in anticipo significherebbe rompere contratti commerciali e accordi che hanno reso la stessa Google quella che è oggi. Da qui la voglia di prudenza assoluta sul da farsi. Sostituire l'uno con l'altro potrebbe risultare una mossa controproducente, soprattutto sul breve periodo, ed è per questo che ad essere coinvolti saranno in primo luogo i dispositivi della smart home. Fuchsia potrebbe inoltre rimanere per lungo tempo sotto traccia, diventando il cuore pulsante di Android stesso più che un suo reale sostituto. Anche in questo caso però, seppur per gli utenti non andrebbe a cambiare praticamente nulla, sarebbe l'infrastruttura stessa a cambiare, costringendo gli sviluppatori a un nuovo tipo di lavoro per creare app e programmi, modificando radicalmente delle procedure da anni salde e consolidate.
Per spingere le aziende a seguirla Google dovrebbe naturalmente offrire qualcosa in cambio, e qui tornerebbero in gioco i dati degli utenti, ago della bilancia praticamente imprescindibile. Superare i limiti di Android per dare vita a un nuovo Android? Chiudere le porte a tutti gli altri e fare tutto da soli cambiando completamente la propria filosofia aziendale? Dubbi amletici cui ora è impossibile trovare una soluzione.

Salto in avanti?

Quel che è certo è che un salto tecnologico deve essere comunque fatto, in modo da non farsi trovare impreparati alla nuova era di internet, quella in cui Android come lo conosciamo ora potrebbe rivelarsi un limite più che una risorsa. Bisogna fare in modo che il nuovo sistema sappia adattarsi a diversi contesti d'uso, essere sicuro, attento ai dati e adatto a interfacciarsi con dispositivi di ogni sorta, sia tramite "contatto diretto" che, soprattutto, con l'utilizzo di comandi vocali, vero fulcro dell'interazione futura tra l'uomo e i dispositivi tecnologici. L'85% di diffusione non basta più a Mountain View, che vuole forse raggiungere livelli di eccellenza anche in altri campi: solo il 10% degli utenti aggiorna il proprio Android con le nuove versioni, con i produttori per nulla interessati agli aggiornamenti ma solo alla vendita di nuovi e più performanti device.
In questo modo i servizi più recenti di Google non raggiungono praticamente mai l'utente finale, soffocati dalle esigenze economiche dei grandi produttori. Da qui la scelta di chiudersi un po' di più, creare nuove logiche e proiettarsi verso un futuro di indipendenza e verso rapporti diversi con i partner, non più basati solo su scambi economici e di dati. Si sta insomma cercando di trovare il modo migliore per andare avanti, per sviluppare nuove logiche e per crescere. Dei sacrifici andranno fatti ma si spera saranno necessari per un'auspicata crescita tecnologica che, con l'avvento della nuova era di internet, non può più essere rimandata.