Google Yeti: è questo il nome della prima console di Google?

Indiscrezioni provenienti da The Information indicano che Google sta pensando alla realizzazione di una console da gioco.

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Entrare nel mercato delle console è molto complicato oggi. Gli equilibri sono stabiliti e i player di settore sono ormai consolidati: Sony, Microsoft e Nintendo si dividono il pubblico di appassionati, che difficilmente potrebbero venire attratti da altri brand, anche se questi fossero molto importanti. Ma se il nome nuovo fosse Google? Probabilmente, anche in questo caso non basterebbe, perché il buon nome di Big G non ha un background sufficiente in ambito ludico da smuovere le masse, almeno nel caso in cui presentasse una console tradizionale. Ecco perché le voci sull'ingresso di Google nel settore sono interessanti, perché aprirebbero scenari tutti da scoprire anche se non del tutto nuovi, in cui il gioco in streaming potrebbe diventare centrale.

Hardware dedicato o streaming?

È bene precisare che quelle trapelate finora sono solamente voci, associate a un progetto a cui Google ha dato nome codice "Yeti". Ma di cosa si tratta? Alcuni pensano sia il nome della futura console di Google, ma in realtà questa affermazione ha poco senso. A Mountain View e nella Silicon Valley non è più l'hardware ad essere al centro dell'attenzione, ma i servizi, con il cloud a rappresentare la nuova gallina dalle uova d'oro. Ecco perché sembra più probabile che Yeti non sia altro che un servizio game streaming, in pieno stile GeForce Now o PlayStation Now per intenderci, con cui accedere a centinaia di titoli che funzionano su macchine remote, senza quindi bisogno di hardware dedicato. Sono in molti a pensare che questo sia il futuro del gaming, un futuro in cui il software viene slegato dall'hardware, in cui non ci sarà più bisogno di aggiornare componenti o di comprare nuove console.
Questo non significa l'applicazione del modello Netflix, in cui si paga un abbonamento per accedere a una grande libreria di titoli. Troppo forti sarebbero le resistenze degli sviluppatori, che vedrebbero i loro titoli di punta uscire senza un ritorno immediato in termini di introiti. Più semplicemente, Google potrebbe pensare a una piattaforma in stile Steam, con i titoli da acquistare singolarmente ma funzionanti senza il bisogno di hardware locale, sfruttando così la potenza di elaboratori remoti. Un modello che potrebbe prevedere anche un catalogo accessibile con una sottoscrizione mensile, con la presenza di titoli non più nuovissimi ma in grado di attirare l'utenza a cui interessa meno avere subito l'ultima novità.

Google avrebbe difficoltà ad entrare in un mercato come quello delle console di oggi, ma spostando il focus sul gioco in streaming il suo know how porterebbe un peso specifico decisamente superiore a quello di tutti gli altri concorrenti. Questa è ovviamente solo una delle possibilità, ma a oggi appare quella più probabile. Niente hardware dunque? Non è detto, perché per funzionare a dovere un servizio di questo tipo ha bisogno di un client che possa gestire flussi video anche molto pesanti, come quelli 4K a 60 fps. Ecco perché un set top box sarebbe perfetto per gestire lo streaming dei giochi più pesanti, lasciando all'hardware locale l'esecuzione dei titoli Android in modo nativo. A ben pensarci, un dispositivo di questo tipo esiste già da un pezzo, e si chiama NVIDIA SHIELD Android TV. Le potenzialità della piccola console NVIDIA sono enormi e non sempre sfruttate a dovere, complice anche GeForce Now, un servizio che funziona bene ma ancora acerbo sotto molti aspetti, il cui catalogo non può ancora competere con l'offerta disponibile su Steam o sulle console tradizionali.

Sotto il nome Yeti potrebbe quindi nascondersi un servizio più che una vera console da gioco, capace di racchiudere titoli Android e PC. La cosa certa è che è ancora troppo presto per capire realmente i piani di Google, ma le potenzialità per la creazione di un servizio trasversale, che accomuni hardcore e casual gamer, ci sono tutte, sempre che gli appassionati siano davvero disposti a disfarsi del proprio hardware.