HDR+: cos'è, come funziona e come vedere il nuovo standard

HDR+ è uno standard destinato a diffondersi maggiormente nel corso del 2018, portando ancora più in alto la qualità video.

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Il 2017 è stato l'anno dell'HDR. Dai TV alle console, passando per gli schermi di PC e smartphone, l'HDR è stato spinto in diversi settori tecnologici, per uno standard che migliora molto la qualità di visione se utilizzato al meglio e con il giusto hardware. Quest'anno invece, la parola d'ordine è HDR+, nuovo standard che arriverà su diversi TV nel corso del 2018 (ma anche su quelli passati previo aggiornamento, se disponibile) e che permette di aumentare considerevolmente il livello di dettaglio a schermo. Abbiamo davvero bisogno di questo aggiornamento? La risposta a questa domanda è si, scopriamo il perché.

Cos'è l'HDR?

Lo scorso anno l'HDR è stato compreso con difficoltà dal pubblico di massa. Da un lato non è semplice spiegare un concetto che non può essere chiarito se non viene visto dal vivo e su un televisore adatto, dall'altro anche il mercato ci ha messo del suo, con la lotta tra gli standard HDR10 e Dolby Vision e televisori HDR che di esso hanno solo il logo e non riescono a riprodurlo nel modo corretto.
Ma andiamo con ordine e partiamo dalle basi: cos'è l'HDR? L'HDR (High Dynamic Range) è uno standard video che eleva il rapporto di contrasto e la gamma cromatica visualizzata sullo schermo, migliorando anche le sfumature di colore nelle aree del display che visualizzano contenuti ad alto/basso contrasto, evitando così anche la formazione di difetti come il color banding. Le prime immagini che trovate in questo articolo mostrano l'effetto dell'applicazione dell'HDR, simulando come questo incida sulla qualità di immagine e sulla resa delle sfumature di colore.
Il risultato finale è strettamente legato alla tipologia di pannello e ai picchi di luminosità massima/minima che esso riesce a raggiungere. Un TV, per offrire un HDR di qualità, deve avere una luminosità di picco di almeno 1000 nit per garantire un adeguato contrasto, ma anche un pannello a 10 bit per riprodurre tutte le sfumature di colore consentite da questo standard. Queste indicazioni valgono per i TV LCD, quelli OLED invece riescono ad offrire un'ottima resa anche senza raggiungere i 1000 nit. Ad esempio, il Panasonic EZ1000, uno dei migliori OLED usciti nel 2017, ha una luminosità di picco di 800 nit, ma grazie alla riproduzione assoluta dei neri, caratteristica tipica dei display OLED, il contrasto elevatissimo riesce comunque a garantire una resa a schermo ottima.
I TV arrivati lo scorso anno sul mercato potevano scegliere tra due differenti standard HDR con cui gestire i contenuti in streaming e quelli provenienti da fonti esterne (come gli Ultra HD Blu Ray): HDR10 e Dolby Vision. Un terzo, l'HLG, è dedicato invece alle trasmissioni televisive e arriverà presto anche in Italia con Sky. Meglio focalizzarsi però su HDR10 e Dolby Vision, due standard all'apparenza simili ma molto diversi. HDR10 supporta pannelli fino a 10 bit e luminosità di picco, per ora solo teorica visto che non ci sono TV in grado di raggiungerla, di 4000 nit. Dolby Vision invece spinge le specifiche ancora più in alto, con pieno supporto ai pannelli a 12 bit (per ora non utilizzati in ambito consumer) e luminosità di picco di ben 10000 nit.

Altra differenza tra i due riguarda i metadati, ovvero l'insieme delle informazioni che la sorgente del segnale video invia al TV per riprodurre l'HDR a schermo. Dal gamut al punto del bianco, passando dalla luminanza massima/minima, sono i metadati a dire all'elettronica del TV come gestire questi parametri. L'HDR10 supporta solo quelli statici, mentre il Dolby Vision anche quelli dinamici. Su questo punto torneremo a breve, ma è bene sottolineare come la presenza di uno dei due standard su un TV non esclude l'altro. Perché allora i televisori sul mercato sono tutti HDR10 mentre in pochi hanno scelto il Dolby Vision? La risposta a questa domanda è molto semplice e va ricercata nella natura Open di questo formato, mentre il Dolby Vision viene concesso solo previo pagamento di royalties a Dolby. I produttori di TV, lettori Ultra HD Blu Ray, etc. riescono così ad abbassare le spese necessarie allo sfruttamento dello standard, sacrificando però i metadati dinamici sull'altare del risparmio. Quest'anno però con l'HDR+ le cose stanno per cambiare, visto che i metadati dinamici sono proprio la grande novità di questo formato video.

Il vero HDR

I concetti alla base dell'HDR+ sono gli stessi dell'HDR tradizionale e rimangono validi. L'unica differenza è proprio l'utilizzo dei metadati dinamici, che consentono di elevare la qualità di visione in maniera sostanziosa. Possiamo affermare che l'HDR+ è quello che fin dall'inizio avrebbe dovuto essere l'HDR, con caratteristiche in grado di valorizzare al meglio il contenuto video. Lo aveva capito fin dal principio Dolby con il suo Dolby Vision, ma la presenza di royalties ha impedito la diffusione massiccia di questo standard, almeno per ora. Il passaggio dai metadati statici a quelli dinamici è un bel passo avanti, ma cosa cambia nella pratica? Cerchiamo di capirlo con un esempio molto semplice. Immaginate di avere un'automobile con sei marce, ma che può utilizzare solo la terza. Appare chiaro come l'unico frangente in cui la vettura funziona al meglio è in un range di velocità adatto a quella marcia. A basse velocità la ripresa stenta, mentre la massima velocità non è raggiungibile, o per lo meno lo è ma con uno sforzo enorme per il motore. Con l'HDR+ è come avere accesso a tutte le marce della vettura, che può tarare le sue prestazioni in base alla velocità e al contesto d'uso.
Con i metadati statici e dinamici avviane infatti la stessa cosa. Nel caso del normale HDR i metadati sono gli stessi per tutta la durata del contenuto video, offrendo così una resa finale identica per tutta la sua durata, mentre nel caso dei metadati dinamici questi possono essere adattati fino al singolo frame visualizzato, frame che può anche essere suddiviso in zone differenti, per un livello di precisione assoluto.
Abbiamo potuto vedere delle demo nel corso della recente convention di Panasonic e possiamo affermare senza dubbio che il passo in avanti sia notevole, soprattutto nei frangenti in cui sullo schermo sono presenti elevati picchi di luminosità e nelle scene notturne. Una delle demo mostrava una spiaggia con segnale video HDR: immagine molto bella, picchi luminosi elevatissimi, ma anche perdita di dettaglio. Nuvole e sabbia infatti risultavano sovraesposte in alcune zone, rendendo impossibile notare, ad esempio, i contorni delle nuvole, o le trame della sabbia. Questo è dovuto all'impossibilità di tarare al meglio contrasto, colori e luminanza della scena, visto che i metadati rimangono sempre gli stessi indipendentemente da quello che viene mostrato a schermo.
Con l'HDR+ invece, la stessa scena risulta decisamente più ricca di dettagli: i contorni delle nuvole diventano visibili e anche la sabbia raggiunge un livello di dettaglio decisamente più elevato. Molto interessante anche la differenza nelle scene più buie, dove molto spesso i pannelli OLED perdono dettaglio. Anche qui, l'HDR+ fa la differenza, consentendo di mostrare particolari prima assolutamente invisibili, soprattutto nei picchi più bassi di luminosità. L'HDR+ non è una rivoluzione quindi, ma va ad eliminare il limite più grande dell'attuale standard HDR, offrendo una resa a schermo decisamente superiore, il tutto senza tagliare i ponti con il recente passato. Il nuovo standard è infatti retro compatibile: un TV che supporta l'HDR ma non l'HDR+ utilizzerà infatti i metadati statici per gestire la riproduzione del segnale, ugualmente presenti nella traccia video.

Come vedere l'HDR+

Allo stato attuale, solo Panasonic e Samsung hanno scelto lo standard HDR+, mentre gli altri rimangono ancorati all'HDR10 per i contenuti con metadati statici e al Dolby Vision per quelli dinamici. Tutta la gamma Panasonic 2018 è compatibile con questo formato, dai modelli OLED a quelli LCD, e sembra alquanto probabile che anche alcuni TV del 2017 saranno aggiornati per supportare il nuovo standard. Per quanto riguarda i contenuti invece i problemi saranno maggiori. L'accordo con 20th Century Fox porterà l'HDR+ negli Ultra HD Blu Ray prodotti dallo studio americano, mentre Amazon Video offre già oggi tutti i suoi contenuti HDR anche in HDR+. Nessuna novità arriva da Netflix, che non supporta ancora il nuovo formato.
Del resto, il Re dei servizi di streaming ha già nel suo catalogo contenuti in Dolby Vision, per cui i metadati dinamici sono disponibili da un pezzo sulla piattaforma di Reed Hastings. HDR, HDR+ e Dolby Vision sono quindi le facce della stessa medaglia, in una lotta per gli standard che sta spingendo l'innovazione ma che crea molta confusione e frammentazione, in un mercato che invece ha un estremo bisogno di chiarezza per comunicare al meglio le ultime innovazioni al pubblico.