Honor, un nuovo corso che sa di rinascita

Honor è finalmente tornata in Europa con tanti nuovi dispositivi, dagli smartphone ai portatili, per un progetto pensato per restare.

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Una fenice è risorta in Europa con un nuovo corso: Honor è tornata. Il brand, fondato nel 2013 a Shenzhen da Huawei, due anni fa sembrava destinato a crollare sotto il peso del ban nei confronti dell'azienda madre. La guerra tecnologica e commerciale tra Stati Uniti e Cina, portata avanti dall'amministrazione Trump e dal leader cinese Xi Jinping, è proseguita nella tensione generale con piccoli ma pur sempre cruciali passi da parte di entrambi gli attori. Tra 2019 e 2020, però, il tycoon statunitense ha sferrato colpi decisivi ai danni del Dragone, puntando il mirino soprattutto sulla sempre più importante Huawei.
Le conseguenze le avrebbe pagate anche Honor, se non fosse stato per la decisione di vendere il marchio al consorzio Shenzhen Zhixin New Information Technology. Dal novembre 2020 è dunque iniziata la ripresa del brand, una nuova avventura che ha preso il via in maniera sorprendentemente rapida.

L'ascesa nazionale e internazionale

La storia di Honor ebbe inizio nel 2013, quando fu fondata da Huawei. L'azienda madre aveva un obiettivo ben chiaro in mente: competere con Xiaomi e altri marchi low-cost sul mercato domestico. Il successo iniziale non passò inosservato e, solamente un anno dopo, la società iniziò l'espansione internazionale giungendo in Europa nell'ottobre 2014. In tale occasione venne presentato Honor 6, smartphone allora venduto al prezzo shock di 299 Euro, per un rapporto qualità-prezzo estremamente elevato. In otto mesi, Honor era già conosciuta e diffusa in 74 Paesi.

Il biennio 2015-2016 fu cruciale per Honor, non solo per il lancio di Honor 7 ma anche per il debutto del negozio online in Europa e nel Regno Unito e per l'approdo negli Stati Uniti tra dicembre 2015 e gennaio 2016. I dati parlavano chiaro già allora: Honor stava crescendo rapidamente, tanto che mentre nell'ottobre 2015 si parlava di 20 milioni di smartphone venduti globalmente, già nell'agosto 2016 vennero registrate vendite per 60 milioni di unità.

Gli anni a venire furono solamente la conferma del successo di Honor: dalla produzione e vendita di soli smartphone si passò anche al mercato dei dispositivi wearable con Honor Band Z1 e altre smartband, oltre a smartwatch come Honor Watch GS Pro. Il portfolio di dispositivi mobili si arricchì di sempre più modelli, per un'espansione che stava portando Honor a competere nella fascia più alta del mercato, quella dei top di gamma. L'ascesa sembrava ormai consolidata, fino a quando il ban della casa madre Huawei non ha imposto un stop forzato alla crescita di Honor.

La strategia per il ritorno

Honor fu come uno spettatore non pagante, fermo ad assistere a questo improvviso crollo dell'azienda madre. Curiosamente, Honor 9X Lite fu l'ultimo smartphone Huawei a utilizzare Android e i Google Mobile Services: dopo il maggio 2020, le due società dovettero dire addio ai servizi di Big G.
Per tutto il 2020 Huawei continuò a subire duri colpi nei vari paesi d'influenza occidentale e, infine, decise di salvare il brand vendendo Honor nel novembre 2020 a Shenzhen Zhixin New Information Technology, consorzio di 30 agenti e distributori unici possessori delle quote della compagnia. L'obiettivo? Salvare Honor e proteggere gli interessi dei consumatori e dei fornitori dell'ormai ex sub-brand.

La vendita di Honor consentì al marchio di sopravvivere e di cercare fortuna ripristinando gli accordi commerciali con fornitori e partner occidentali. Il tutto iniziò nel dicembre 2020 con l'accordo di cooperazione globale tra Huawei e Microsoft per l'utilizzo di Windows 10 nei suoi computer portatili. La partnership ha portato i suoi frutti fino a oggi, dato che Honor MagicBook V 14 è il primo laptop con Windows 11 al lancio.

Appena una settimana dopo, la società cinese riallacciò i rapporti con Qualcomm per risolvere il problema di forniture di chipset per gli smartphone. Così facendo, il brand ora indipendente da Huawei si riassicurò una maggiore competitività sul mercato. Nel gennaio 2021 Honor firmò poi un fiume di accordi con AMD, Intel, Micron, Samsung, SK Hynix e Sony, partnership chiave per la fornitura di componenti essenziali.
Ma il pezzo più importante del puzzle furono le trattative con Google per i suoi servizi su smartphone. L'amministratore delegato George Zhao rivelò a fine gennaio che l'azienda stava già intrattenendo un dialogo con la compagnia di Mountain View per garantire agli utenti occidentali la dotazione delle sue app stock su dispositivi mobili. Dopo diversi mesi, nel giugno 2021, la conferma giunse in Cina con il debutto di Honor 50 e l'annuncio del ritorno dei GMS in Europa, assieme ad Android 11.

I primi tasselli: Honor 50, futuro foldable e non solo

Dopo due anni difficili, Honor è quindi tornata anche in Italia con lo smartphone Honor 50. Design ereditato da Huawei Nova 9, scelta logica data la separazione formale avvenuta da poco, ma dettagli lato software che fanno sorridere gli utenti del Belpaese.

Molti di essi, infatti, si sono distaccati da Huawei per la questione degli Huawei Mobile Services, poco pratici per chi confida sui servizi Google. Honor 50 si pone quindi come ponte tra gli amanti dell'estetica Huawei e la necessità di applicazioni Google. La nostra recensione di Honor 50 ha dato un verdetto positivo per la società cinese: la sua esperienza si vede, le prestazioni sono molto buone e non mancano valori aggiunti da non sottovalutare. Insomma, il primo tassello del ritorno di Honor non ha deluso e servirà come trampolino di lancio per il marchio in Europa. Sarà senza dubbio di nostro interesse, e dei fan, osservare cos'avrà in serbo per noi per gli anni a venire.

Ma l'azienda non s'è fermata a questo punto, affatto. Un rilancio come si deve avviene rilasciando un nuovo portfolio di dispositivi. Un chiaro esempio sono gli auricolari Earbuds 2 Lite da noi provati assieme al detto smartphone.
Anche i nuovi auricolari TWS non hanno deluso: custodia rivisitata, estetica curata, ottimizzazione del prodotto in toto sia per quanto concerne il peso che le feature in dotazione e il suono. Il software si allaccia ancora al passato con Huawei, trattandosi di AI Life; nonostante ciò, è un ritorno convincente anche su questo fronte.

Il portale italiano di Honor offre poi il laptop MagicBook Pro con processore AMD Ryzen 5 4600H, assieme agli smartwatch MagicWatch 2 e alla smartband Band 6. In aggiunta, è notizia di pochi giorni fa l'annuncio dei nuovi MagicBook X 14 e X 15, che mettono sul piatto alcune delle soluzioni più interessanti con processori Intel, assieme alla ufficializzazione di Honor 50 Lite tramite il catalogo online Honor, versione più economica del già citato Honor 50.
Un segnale chiaro potrebbe essere l'approdo in Europa dei primi smartphone pieghevoli firmati Honor. Si tratta ancora di indiscrezioni di mercato, ma presso l'European Union Intellectual Property Organization o EUIPO l'azienda ha già registrato i nomi Honor Magic Fold e Honor Magic Wing, rispettivamente foldable a libro e a conchiglia. Una proposta più economica rispetto alla controparte Samsung top di gamma potrebbe rivelarsi cruciale affinché Honor si distingua come nei primi anni di attività.

Il messaggio chiave resta lo stesso: Honor è tornata, si è rinnovata, è ben distinta da Huawei e ora vuole puntare davvero in alto allargando il bacino di utenza d'interesse, soddisfando non solo gli amanti dei low-cost ma anche coloro che sono alla ricerca di prodotti di alta qualità a prezzi allettanti. Chissà, quindi, quale sarà il prossimo tassello destinato ad approdare nei negozi: un altro smartphone, magari i primi pieghevoli? Oppure nuovi notebook, fitness tracker e smartwatch?