Huawei Mate 30 Pro senza licenza Android? Il punto della situazione

La situazione in casa Huawei è molto confusa: Donald Trump sembra non volerne sapere di concedere l'autorizzazione a Google.

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Nelle ultime ore hanno fatto il giro del mondo le dichiarazioni rilasciate da un portavoce di Google, che vorrebbero una Huawei impossibilitata ad avere la licenza di Android per la sua gamma di smartphone Mate 30 di prossimo arrivo. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, visto che in molti si aspettavano che i dispositivi in uscita a fine 2019 non sarebbero stati colpiti dal ban degli Stati Uniti d'America, grazie alla nuova proroga di 90 giorni.
Sembra invece che l'azienda cinese sarà costretta ad affrontare ulteriori problemi dovuti alla scelta dell'amministrazione Trump, ma com'è possibile che la proroga non sia valida per la gamma Mate 30? Ve lo spieghiamo noi, districandoci nei complessi sistemi burocratici statunitensi.

Licenza sì, licenza no

L'azienda cinese è riuscita a ottenere una seconda proroga, ma in realtà quei 90 giorni sono chiaramente pensati per non creare troppi problemi alle società statunitensi. Infatti, l'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di dare il giusto tempo alle aziende USA per sostituire i dispositivi Huawei, in modo da evitare problemi di sorta con i clienti. Certo, Donald Trump aveva affermato di voler aiutare l'azienda cinese, ma poi il Tycoon non ha più mantenuto le sue promesse e secondo molti quelle dichiarazioni furono solamente una mossa politica per guadagnare tempo e consentire appunto alle società americane di apportare le giuste modifiche alle proprie apparecchiature.

Il Governo statunitense può chiaramente fare il bello e il cattivo tempo da questo punto di vista. Il meccanismo della "entity list" funziona così: una società americana, ad esempio Google, deve richiedere direttamente un permesso speciale al Governo per poter vendere prodotti o servizi (come la licenza di Android) a Huawei.
L'amministrazione Trump ha quindi la facoltà di scegliere se concedere un permesso speciale per quella determinata transazione o meno. Le parole del portavoce di Google lasciano intuire che il Governo statunitense non abbia la minima intenzione di fornire all'azienda di Mountain View l'autorizzazione per garantire a Huawei la licenza di Android. D'altronde, l'amministrazione Trump ha recentemente respinto 130 richieste di autorizzazione per trattare con l'azienda cinese.

In realtà, un piccolo spiraglio potrebbe esserci, ma come avrete già intuito sarebbe necessario che il Tycoon in persona dia ordine esplicito di approvare le autorizzazioni, cosa che appare improbabile. I colleghi d'oltreoceano hanno provato in tutti i modi a chiedere delucidazioni all'amministrazione Trump, ma al momento nessuno si è preso la briga di commentare ufficialmente la vicenda e la situazione è quindi piuttosto incerta.

La scelta di Huawei in termini di sistema operativo dipende quindi interamente dalla decisione del Governo statunitense. L'azienda cinese ha infatti dichiarato a più riprese di voler continuare a usare Android fino a quando l'amministrazione Trump glielo permetterà, ma ha anche affermato che HarmonyOS è pronto anche per essere utilizzato sugli smartphone.

Inoltre, ricordiamo che recenti indiscrezioni parlano anche di un inserimento di Aurora OS, sistema operativo russo, anche se in quel caso si parla del segmento tablet. Tuttavia, nel caso Trump non concedesse l'autorizzazione, sembra che per la gamma Mate 30 l'azienda cinese sia intenzionata a percorrere un'altra strada: utilizzare la versione open source di Android. Questo significa che gli smartphone non avrebbero il Play Store e i servizi di Google.

L'esperienza utente offerta da Android è sempre più Google-centrica e sono molti gli utenti ad utilizzare applicazioni sviluppate direttamente dall'azienda di Mountain View, da Google Maps a GMail passando per il Play Store e per Google Drive. Certo, la community del modding non avrebbe problemi a creare un pacchetto contenente queste applicazioni, ma non è una soluzione praticabile a livello consumer.

Senza girarci troppo attorno, probabilmente in pochi comprerebbero un top di gamma che non può installare le applicazioni del Play Store. La potenza mediatica e la comodità offerta dalle app di Google sono difficilmente sostituibili e l'azienda cinese partirebbe sicuramente in una posizione di svantaggio nel caso decidesse di provare a ribaltare la percezione generale del pubblico. C'è ancora tempo tuttavia per cambiare le carte in tavola, ma ora come ora è tutto nelle mani del governo statunitense.