Huawei P20 Pro, Leica e la rivoluzione silenziosa: l'AI cambierà la fotografia?

Con la presentazione del P20 Pro, Huawei e Leica hanno forse messo le basi per la fotografia del futuro, meno tecnica ma artificialmente intelligente.

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Quando nell'aprile del 2016 è arrivato sul mercato il P9, primo smartphone Huawei realizzato in collaborazione con Leica, tutti gli amanti della fotografia più pura hanno storto leggermente il naso. Quando si nomina Leica infatti si parla della storia della fotografia, analogica prima che digitale, un marchio tedesco considerato da molti il primo della classe quando si parla di corpi macchina e soprattutto obiettivi - certo c'è Hasselblad, anche se giochiamo un altro campionato. L'innovazione della Cina ha dunque incontrato la tradizione della Germania, creando un'inedita partnership che ha generato più curiosità che effettivi risultati tangibili, almeno sino ad ora.
Nel corso della settimana appena passata la società cinese ha infatti presentato il nuovo P20 Pro, un prodotto che non solo conferma come la fotografia sia diventata di primaria importanza per gli attuali produttori di smartphone, tanto da sembrarne ossessionati (Apple e Samsung soprattutto), ma dimostra anche come tradizione e tecnologia possano davvero lavorare in simbiosi per creare qualcosa di sbalorditivo, di nuovo, che un giorno potrebbe sbarcare nel settore fotografico professionale cambiando non poche carte in tavola.

Oltre le camere c'è di più

Partiamo dai fatti: il nuovo P20 Pro si è mostrato al pubblico con ben tre fotocamere principali a bordo firmate Leica, una master RGB da 40MP e f1.8 (al momento la camera più risoluta dell'intero mercato smartphone), un'ausiliaria da 20MP in bianco e nere e f2.4, una terza da 8MP RGB f2.4 che funziona da teleobbiettivo. Queste tre camere, che potrebbero sembrare una sterile dimostrazione di forza rispetto alla concorrenza, in realtà nascondono nella manica un asso non da poco, che effettivamente potrebbe lasciare il segno sul panorama internazionale: l'AI. Grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale, Leica e Huawei sono riuscite a migliorare la resa degli alti ISO e gli scatti in condizioni di scarsa luce, che su sensori minuscoli è quasi fantascienza. Con la fotografia digitale, avere degli alti ISO estremamente puliti significa avere un sensore ampio e costoso (meglio se Full Frame), mentre scattare splendide foto in notturna implica l'utilizzo di un ingombrante cavalletto, sempre che il soggetto fotografato sia immobile (un paesaggio ad esempio). La tecnologia a bordo del P20 Pro scardina entrambi questi meccanismi: parlando di ISO il nuovo gioiellino Huawei può arrivare fino a livelli molto elevati, mentre l'AI consente di scattare foto a mano libera perfettamente stabili e a fuoco in condizioni estreme, utilizzando anche 6 secondi di esposizione.
Sulla carta, un'autentica follia, eppure il sistema creato da Huawei e Leica sembra funzionare molto bene, rendendo possibili fotografie altrimenti irrealizzabili - come ad esempio il ritratto di una persona in movimento perfettamente immortalata, senza scie di sorta, dopo una lunga esposizione.

Meno tecnica, più intelligenza

Prima che qualcuno insorga, precisiamo: chiaramente i risultati finali in termini di qualità estrema sono ben lontani da quelli ottenibili con una reflex o una mirrorless, di strada da percorrere i produttori di smartphone ne hanno ancora parecchia, sicuramente saranno sempre qualche passo indietro, ma non è questo il punto. Huawei e Leica potrebbero rivoluzionare l'intero settore, scardinare le attuali leggi conosciute in relazione alla fotografia - che come sappiamo è la combinazione di tre elementi fondamentali, otturatore, diaframma e sensibilità della pellicola/sensore (i famosi ISO). Grazie all'intelligenza artificiale, il tempo di apertura dell'otturatore potrebbe perdere totalmente senso; al suo posto lavorerebbe non più la logica, ma un processore in grado di scegliere ed elaborare in autonomia il momento migliore per lo scatto. La stessa Huawei, con i suoi claim pubblicitari, afferma che non c'è più bisogno di essere degli esperti per scattare grandi fotografie; quella che potrebbe sembrare un'eresia, potrebbe iniziare ad avere un fondo di verità, almeno dal punto di vista tecnico. Nel senso: per effettuare un particolare scatto notturno o in condizioni proibitive, ottenendo risultati ottimi, a oggi bisogna conoscere in maniera approfondita la tecnica fotografica, di esecuzione come di lavorazione post-scatto, tutte conoscenze che verrebbero colmate dall'AI, capace di lavorare in autonomia una volta che si è premuto - semplicemente - il pulsante di scatto.
Se Leica ha portato i suoi sensori e le sue lenti negli smartphone Huawei, un giorno non troppo lontano potremmo ritrovarci l'AI Huawei nelle costose fotocamere Leica, pronta a inaugurare una nuova era. Dopo aver perso lo specchio, le macchine fotografiche del prossimo futuro potrebbero lasciare alla storia anche l'otturatore e il diaframma, con tempi e sfocature gestiti direttamente dall'intelligenza artificiale. Una rivoluzione che Huawei e Leica forse hanno già iniziato, trasformando una normale partnership commerciale in un rapporto più profondo, ma questo saprà dircelo soltanto il tempo.