Humans. The Next Ones. Il punto sull'AI e il suo impatto in Italia e nel mondo

Si è tenuto a Roma l'evento che ha radunato esperti e non di AI, per indagare il rapporto uomo-macchina dal punto di vista umanistico e scientifico.

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Everyeye.it ha partecipato alla conferenza "Humans. The Next ones" tenutasi a Roma il 22 novembre, che ha riunito importanti personalità del mondo scientifico ed umanistico per capire a che punto siamo con la tecnologia sull'intelligenza artificiale e il suo impatto nella società odierna. Dall'astronauta Umberto Guidoni al docente di etica della teologia Paolo Benanti, gli invitati hanno espresso un quadro a 360 gradi che individua non solo l'aspetto prettamente scientifico dell'intelligenza artificiale, ma anche le regole etiche alle quali dovrebbe obbedire nelle sue incarnazioni future, nonché gli ambiti dove il suo contributo può migliorare in modo netto la vita delle persone e quelli dove invece può causare danni. Prima di addentrarci nelle lunghe discussioni che sono state esposte all'evento è bene stabilire un punto importante: l'intelligenza artificiale non è più considerabile una tecnologia lontana, perché ormai le sue applicazioni nella nostra quotidianità stanno aumentando di anno in anno.
L'organizzazione dei dati nel nostro smartphone, il navigatore che ci indica le strade trafficate, i sistemi online che ci consigliano articoli di nostro interesse o pubblicità, sono solo pochi esempi di quello che può essere considerato un sistema dotato di intelligenza artificiale e nel corso del nostro speciale ve ne porteremo tanti altri.


Dal cruciverba allo spazio, la nuova frontiera dell'AI

Quand'è che possiamo parlare di intelligenza artificiale? Un'interessante definizione la determina come un'intelligenza che agisce secondo l'esperienza pregressa che riesce a ricordare. In generale è questo che contraddistingue gli algoritmi intelligenti, che si basano per lo più sul machine learning (apprendimento automatico) che prevede l'analisi di un'enorme mole di dati (Big Data) per poter addestrare un algoritmo a compiere una scelta o a restituire una previsione specifica. Così ad esempio nasce il sistema di sblocco dell'iPhoneX, che impara la fisionomia del volto del proprietario ed aggiorna le sue variazione nel tempo.

Marco Gori dell'università di Siena ha definito una separazione netta tra un semplice codice che esplora tutte le soluzioni possibili rispetto ad uno che invece interpreta la situazione che ha davanti, facilmente distinguibile in un programma che deve risolvere le parole crociate. Un computer, per quanto sia veloce, non sarà mai in grado di portare a termine il compito in modo sensato, a meno che non sia basato sul machine learning: in questo caso basta garantirgli l'accesso ad un motore di ricerca per completare il task. Attualmente non è in grado di battere i professionisti del settore, ma è comunque incredibile che un gruppo di italiani sia riuscito a creare un algoritmo in grado di completare le parole crociate. Cambiando completamente ambito, un campo dove l'intelligenza artificiale è applicata in modo estensivo è lo spazio, con la NASA che ha sempre speso un'ingente quantità di denaro nello sviluppo di queste tecnologie.

L'astronauta Umberto Guidoni, il primo europeo a mettere piede sulla ISS, ha elencato tutta una serie di successi che l'AI ci ha permesso di ottenere in questi anni e le grandi sfide che dovrà affrontare. Da Juno a Cassini, qualsiasi sonda ha bisogno di essere parzialmente autonoma una volta lanciata nello spazio, così da evitare quando possibile la comunicazione con la Terra. Ogni anno queste sonde raccolgono un'infinità di dati che dovranno essere analizzati dagli esperti del settore. Progetti come lo Square Kilometre Array, un sistema di antenne gigantesche che verrà costruito in Sud Africa e in Nuova Zelanda (Australia), una volta ultimato produrrà ogni giorno anche terabyte di dati, una quantità davvero troppo grande per poter essere approcciata da un essere umano. In quel caso sarà indispensabile l'uso di un'intelligenza artificiale che li analizzi e che trovi delle connessioni fra di essi autonomamente, lasciando agli scienziati la decisione del tipo di relazione della quale vogliono un riscontro.

Altri casi nei quali un'AI è assolutamente indispensabile sono le future missioni di esplorazione dei satelliti Europa (Giove) ed Encelado (Saturno), che al di sotto della loro crosta ghiacciata conservano oceani ricchi di acqua liquida. Un eventuale drone che andrà ad esplorare le profondità di queste lune non sarà in grado di comunicare con la terra per via dell'acqua liquida e del ghiaccio che impediscono di inviare qualsiasi comunicazione, e dovrà agire scegliendo cosa analizzare in un ambiente mai visto prima. Chissà se grazie all'intelligenza artificiale riusciremo finalmente a trovare delle forme di vita primitive su questi due satelliti che sono nelle brame di tutta la comunità di astronomi.

L'AI ha bisogno di un'etica dettata da leggi chiare

Finché si tratta di applicazioni spaziali e di giochi non c'è da preoccuparsi, ma il rapporto uomo-macchina non va assolutamente sottovalutato quando quest'ultima viene usata in contesti più commerciali. Sono stati citati già gli esempi relativi agli smartphone, ma anche un robot che pulisce il pavimento o un'automobile con guida autonoma sono esempi da considerare. Su quest'ultimo vi abbiamo già parlato del caso estremo nel quale un'AI al comando di un veicolo deve decidere se salvare una persona piuttosto che un'altra. Ma ci sono tante considerazioni da fare sull'argomento e Paolo Bonanti le ha esposte in maniera assolutamente impeccabile.
Nel momento nel quale un'intelligenza artificiale deve compiere una scelta che ha conseguenze sulla vita di una persona, come la strada da prendere in condizioni di traffico o decidere se un paziente soffre o meno di una malattia potenzialmente mortale è chiaro che devono essere stabilite delle regole nel concepire questi algoritmi. Far prendere la strada sbagliata ad una persona sarà poco influente nella sua vita, ma scegliere una diagnosi errata può comportare la vita o la morte di un individuo. Vietare l'utilizzo della AI è paradossale, perché possono migliorare la nostra vita in maniera significativa: concedere i dati personali per scopi medici e farli analizzare ad AI rivoluzionerà e migliorerà la sanità in modo significativo, intervenendo lì dove necessario quando si sviluppano i primi sintomi di una malattia.

Molti credono che la cessione dei propri dati sia in qualche modo collegata solo al fantomatico "controllo di massa" visto con una connotazione molto negativa in stile "Grande Fratello", ma la realtà è che questi dati possono aiutare lo sviluppo sociale significativamente in casi come la gestione del traffico quotidiano in città o per il monitoraggio dello stato di salute del singolo individuo. Paolo Bonanti ha ricordato che l'uomo da sempre si è adattato al mondo tramite la tecnologia, fin dall'antichità quando costruiva armi per cacciare e utilizzava le pelli degli animali per proteggersi dal freddo, quindi è fuori discussione che il suo rapporto con l'ambiente continui a svilupparsi tramite la tecnologia stessa. Però bisogna partire dal presupposto che non è possibile acquisire un database perfetto, quindi avere una rappresentazione esaustiva della realtà che ci circonda: questo limite impedisce a qualunque intelligenza artificiale di avere abbastanza dati per prendere decisioni che possono considerarsi corrette.
La memoria limitata a disposizione e l'imprecisione dei sensori sono fattori che vanno tenuti in considerazione nel momento in cui si forniscono input ad un AI, quindi vanno impartite 4 semplici regole per far sì che il rapporto fra l'uomo e la macchina sia basato sulla relazione "Uomo + Macchina" piuttosto che "Uomo vs Macchina".

La prima regola è che la macchina deve essere intuitiva e capire quando è necessario il suo intervento senza che questo sia esplicitamente richiesto dall'uomo: ad esempio un robot deve automaticamente capire se una persona anziana ha bisogno di essere soccorsa qualora questa si fosse infortunata. La seconda regola è creare un algoritmo trasparente, non protetto da nessun tipo di proprietà intellettuale, così che sia possibile analizzare il flusso dei dati se dovesse compiere delle scelte strane. In terzo luogo queste AI devono capire l'emotività delle persone per variare il loro comportamento in base ad essa: se le future Siri o Alexa sanno che il proprietario è giù di morale ed evidentemente poco incline ad interagire con loro, devono capire quando è il caso o meno di intervenire e modulare il proprio discorso.
Una persona in preda all'ira non sarà certo felice di sentirsi dire da un bot che "oggi è una bella giornata". L'ultima regola suggerita da Bonanti è far capire all'AI quando la sua attività è "sufficiente". Se un robot ha il compito di pulire il pavimento deve avere dentro di sé la possibilità di valutare che il completamento dello stesso non è possibile al 100% e capire fino a che punto va svolto, così da evitare che pulisca ogni centimetro quadro della stanza e impieghi un tempo troppo lungo nello svolgere la sua mansione. Queste leggi sono state formulate avendo in mente qual è la tecnologia alla base delle AI e degli automi robotici così da facilitare l'interazione con gli esseri umani.


Dai Big Data alle Big Actions

Con i Big Data siamo in grado di capire le preferenze di ricerca delle persone in una nazione, come si congestionano le strade e disegnare tanti altri tipi di grafici che possono aiutare le società nel prevedere la prossima strategia aziendale: avere l'informazione sullo sviluppo dell'influenza indica il numero di vaccini o medicinali da produrre in quel periodo.
Questo è quello che si fa oggi con i Big Data, eppure si potrebbe passare al livello successivo sfruttandoli per passare letteralmente all'azione e mettere in piedi un sistema di controllo avanzato che sfrutti i dati per un miglioramento netto della qualità della vita. Chi conosce Ghost in the Shell forse avrà capito di cosa stiamo parlando, ma avete mai pensato a un sistema che controlla il traffico stradale avendo a disposizione la posizione di qualsiasi veicolo della strada?

Ad oggi il pilota automatico della Tesla ha dimostrato quanto è avanzata questo tipo di AI che riesce tramite i suoi sensori ad identificare gli oggetti nella sua traiettoria, ma il sistema ha una falla non indifferente: non può funzionare bene in un contesto non completamente automatizzato. Una Tesla nel traffico di Roma sarebbe praticamente incapace di muoversi senza violare le leggi stradali, per non citare casi più estremi di alcune città indiane. In realtà è stato dimostrato che possono capitare delle situazioni di stallo nelle quali anche quattro macchine con guida autonoma rimangono inevitabilmente bloccate e nessuna di loro riesce a prendere l'iniziativa.
Un sistema di macchine dotate di AI che ricevano dati da un'AI che conosce la posizione di tutti i veicoli in una certa zona sarebbe perfetto in questo caso, perché eliminerebbe qualsiasi possibilità di blocco del singolo veicolo, riuscirebbe ad eliminare il traffico o a ridistribuirlo, portando la possibilità di un incidente tra più veicoli o tra veicoli ed esseri umani a zero. L'idea non è assolutamente futuristica, la tecnologia per attivare un sistema del genere è già disponibile, l'unico ostacolo per ora è la diffusione pressoché nulla di veicoli a guida autonoma e l'assenza di direttive politiche su questa strada, ma presto si sentirà parlare sempre più di Big Actions piuttosto che di Big Data.


Il contesto economico italiano e il pensiero politico

Lo scenario odierno dipinge un futuro in cui le AI possono migliorare le condizioni della vita umana e attualmente la realtà italiana non è tra le più rosee. Gli esperti del settore hanno evidenziato delle criticità di cui bisogna tener conto: la disparità tra le classi più "ricche" e le classi più "povere" sta aumentando di anno in anno nel nostro paese e la soddisfazione delle persone verso il proprio lavoro diminuisce.
Considerazioni del genere potrebbero sembrare completamente slegate ma è importante sapere che attualmente non ci sono segnali che lascino intendere che la società si stia dirigendo verso un benessere che sia percepito ugualmente dalle persone indipendentemente dal proprio stipendio. Un robot che aiuti gli anziani ad essere più indipendenti è un'idea sicuramente geniale e praticabile, ma su chi viene scaricata la spesa di un'apparecchiatura così costosa ed avanzata?

Dal lato politico la situazione non è delle più rosee: c'è davvero poco interesse verso lo sviluppo di queste tecnologie e la cosa pubblica rischia seriamente di rimanere indietro rispetto alle aziende private se non impiega le AI nelle sue strategie future. Lo stato potrebbe trovarsi in un futuro dove è letteralmente incapace di capire le vere necessità della popolazione a causa dell'assenza di dati e statistiche che aiutino a capire quali sono i settori che hanno bisogno di finanziamenti. Chiaramente parliamo di casi ipotetici citati diverse volte all'interno della conferenza e non vanno presi come certezze di un futuro nero. Marco Bani dell'Agenzia per l'Italia Digitale è uno dei promotori della digitalizzazione dello stato e dell'implementazione delle AI nel contesto pubblico, ed ha descritto uno scenario sicuramente arretrato ma che ha ancora la possibilità di compiere il salto di qualità.