I disastri di Google: da Answers a goo.gl, i grandi fail dell'azienda

Il gigante della Silicon Valley ha spesso tentato la fortuna con progetti più o meno interessanti, lasciandosi dietro una sorta di "cimitero".

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"Facciamoli uscire, sarà il pubblico a decidere la bontà dei progetti". Sembra essere questa la filosofia interna di Google da ormai molto tempo, visto che la società di Mountain View non ha mai avuto paura a investire ingenti somme di denaro in ambiziosi servizi o prodotti che partivano sin da subito in salita. Pensiamo a Google+, il social network uscito nel bel mezzo dei tempi d'oro di Facebook e Twitter, oppure ad Allo, l'applicazione di messaggistica istantanea approdata sul mercato negli anni dell'esplosione di WhatsApp.
Ebbene, quest'anno le "pulizie di primavera" sono ancora più corpose del solito, visto che vedranno la chiusura di ben quattro progetti: Allo (già chiuso), Inbox (fine marzo), goo.gl (30 marzo) e Google+ (2 aprile). Insomma, il "cimitero" della società californiana inizia a essere sempre più popolato e iniziamo ad avvicinarci ai 50 servizi chiusi dal 2010 a oggi. Andiamo, dunque, a ripercorrere la storia dei progetti cestinati da Google negli ultimi 10 anni circa.

Quali sono i servizi che sono stati chiusi?

Tutto ebbe inizio nel 2006, anno in cui smise definitivamente di funzionare Google Answers. Quest'ultimo era un sito Q&A a pagamento: l'utente poneva una domanda e inseriva l'importo che era disposto a pagare per ottenere la risposta e un GR (Google Researcher) cercava e forniva la risposta. Insomma, un servizio per chi non aveva il tempo o le competenze necessarie per effettuare una determinata azione ma disponeva dei soldi per far lavorare qualcun altro. Il servizio venne chiuso per l'abbandono da parte degli utenti, che trovarono in altri lidi la possibilità di effettuare tutto questo in modo gratuito. Nel 2007 ci fu invece la fine di Dodgeball, un social network sperimentale basato sulla geolocalizzazione dei dispositivi mobili.
Gli utenti condividevano la loro posizione tra di loro, in modo da trovarsi in un qualche punto d'interesse suggerito dal servizio. Il progetto è stato sostituito nel 2009 da Google Latitude, un altro servizio di geolocalizzazione che è stato successivamente disattivato nel 2013. Alcune funzionalità di quest'ultimo sono state successivamente implementate in Google+, il social network che andrà in pensione il prossimo 2 aprile.

La storia delle idee fallite di Google è una catena infinita di progetti assorbiti da altri fino ad arrivare alla chiusura definitiva di una serie di servizi. Tuttavia, la società californiana è sempre stata molto abile a "riciclare" i vecchi progetti, riutilizzando parte del codice o utilizzandolo come base. Dal 2008 in poi la società di Mountain View ha visto la chiusura di innumerevoli servizi: Lively, Page Creator, Web Accelerator, Audio Ads, Ride Finder, Search Wiki, GOOG-411, Google Gears, Google Buzz, Google Notebook, Aardvark, Google Dictionary, Google Labs, Google Desktop, Sidewiki, Google Fast Flip, Google Wave, Google Video, Google Health, Knol, Picnik, Google Jaiku, Urchin, Code Search, Sparrow, Google Reader, iGoogle, Google Checkout, Google Latitude (come ricordavamo sopra), Building Maker, Orkut, Google Catalogs, Helpouts by Google, Google Moderator, Picasa, Google Code, Panoramio, Project Ara, Google Talk e Google Spaces.

Insomma, potete ben capire che il numero di progetti cestinati inizia a farsi considerevole e potete vederlo con i vostri occhi anche dal sito Google Cemetery. Alcuni dei servizi citati sono stati completamente fallimentari, mentre altri hanno fatto semplicemente il loro tempo. Quello che emerge da questa lista è però la continua volontà di Google di sperimentare, fattore che forse è alla base della fortuna accumulata dalla società di Mouintain View.

Ma veniamo ai progetti che stanno chiudendo in questi giorni: Allo, Inbox, goo.gl e Google+. Di quest'ultimo si è parlato fino allo sfinimento e non approfondiremo quindi ulteriormente in questa sede, è però interessante capire cosa ha portato alla chiusura dei primi tre. Partiamo dal servizio di messaggistica istantanea Google Allo: la società californiana ha recentemente annunciato che è giunta l'ora di sviluppare una nuova applicazione nativa per Android, in grado di fornire un'esperienza simile ad iMessage su iOS.

Per questo motivo, il servizio Allo, che non è mai in realtà decollato per via dell'agguerrita concorrenza, è stato chiuso definitivamente lo scorso 12 marzo. Sono di facile ricostruzione anche i motivi dietro alla chiusura di Inbox, che avverrà a fine marzo: l'app per la posta è oramai diventata obsoleta e completamente sostituita direttamente da quella di Gmail e quindi il servizio ha semplicemente fatto il suo tempo. Risulta più difficile invece capire il perché la società californiana chiuderà goo.gl il prossimo 30 marzo.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un servizio pensato per ridurre la lunghezza dei link, in modo che gli utenti possano riscriverli agevolmente anche a mano in caso di necessità. Goo.gl ci accompagna da anni (lo abbiamo utilizzato molte volte anche su queste pagine) e parecchi utenti lo sfruttano ancora oggi. Le motivazioni ufficiali dietro alla chiusura del progetto sono da ricercarsi nel fatto che "il modo in cui le persone scambiano le informazioni sul Web è cambiato". Sarà pur vero, ma in molti si erano affezionati al servizio. Nonostante questo, le alternative non mancano di certo. Insomma, altri progetti si stanno lentamente aggiungendo al "cimitero" di Google: chissà cosa ci riserverà il futuro.