I fenomeni più strani del pianeta, dai laghi killer alle piogge di sangue

Il nostro mondo può meravigliarci con fenomeni affascinanti, stravaganti e persino mortali o pericolosi. Scopriamo insieme alcuni dei più famosi.

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Se c'è una cosa sulla quale tutti possiamo concordare è che il mondo, così come lo conosciamo, è davvero un posto strano e originale. Ci basti pensare ai suoi colori così vari, ai tantissimi habitat che lo compongono e perfino agli esseri che lo abitano, in primis gli strampalati umani. Un mondo meraviglioso, come abbiamo visto in passato, che grazie ad una miracolosa alchimia riesce, bene o male, a farci coesistere da milioni di anni.
Nel corso dell'evoluzione, man mano che il nostro intelletto andava ad affinarsi, siamo riusciti a spiegare e a catalogare sempre più stranezze e abitudini del pianeta Terra, rendendoci sempre più padroni e fautori del nostro ecosistema. Eppure, qualcosa resta ancora senza risposta (più o meno) e non si è mai smesso di fantasticare o di creare curiose leggende su alcuni dei casi più eclatanti. Quali saranno mai i protagonisti della nostra discussione di oggi? Mettetevi comodi, stiamo per scoprire alcuni dei fenomeni più strani che il mondo abbia mai offerto, alcuni persino altamente mortali.

Le pietre che camminano

Le "moving rocks" sono un fenomeno tanto strano quanto rarissimo: in un lago asciutto presente nella Death Valley californiana, il Racetrack Playa, alcune rocce delle dimensioni più disparate sembra compiano dei veri e propri pellegrinaggi, spostandosi di quasi mezzo chilometro. La loro scoperta risale ai primi anni '50, quando alcuni ricercatori trovarono questo lago prosciugato e notarono come decine e decine di pietre avessero impresso sul terreno delle scie, sia lunghissime sia a zig-zag o con curve a gomito.
La cosa è rimasta inspiegata e ha attratto centinaia di curiosi (anche se i più hanno rinunciato visto che il lago non è molto accessibile e la Death Valley di certo non è un posto di villeggiatura) e in tanti hanno cercato di dare una spiegazione plausibile a queste vere e proprie "rolling stones". Il posto era stregato? O governato forse da qualche forza elettromagnetica? Per fortuna gli esperti geologi non hanno mai ceduto a queste esagerazioni folkloristiche, ma hanno lavorato sodo per risolvere un mistero affascinante e, a modo suo, buffo e divertente.

Dapprima si propose la spiegazione del vento: durante il periodo invernale in queste zone (e ricordiamo che siamo a oltre 1100 metri sul livello del mare) le raffiche di vento possono arrivare a punte di 140km/h. Delle vere e proprie sferzate che potrebbero spiegare come le rocce più piccole (del diametro di massimo un paio di centimetri) possano spostarsi.

Ma questa spiegazione lasciava varie lacune, in particolare non spiegava come è possibile il movimento lineare o a curva di gomito che spesso si è osservato: una folata di vento è più probabile generi sul terreno un segno randomico e non continuo. Inoltre, cosa ancor più grave, non spiegava come anche le rocce più grandi (persino quelle da quasi 40kg) fossero capaci di cambiare posizione.

La risposta definitiva è arrivata in tempi recenti, nel 2014: dopo un attento studio e monitoraggio della zona, utilizzando decine di micro GPS per seguire passo passo ogni singola roccia, i ricercatori capitanati da Richard Norris hanno potuto stabilire che a muovere le pietre è una particolare combinazione tra scioglimento dei ghiacci invernali e venti deboli.
La neve o l'acqua piovana che ghiaccia sulla superficie del lago si scoglie con l'arrivo delle stagioni più miti permettendo alle rocce rimaste sul pelo dell'acqua (e quindi non totalmente immerse nel ghiaccio) di scivolare lentamente compiendo circa 200 metri in quasi un anno. Il vento dunque non spinge propriamente le rocce, ma influisce sulla direzione in cui le placche di ghiaccio vanno sciogliendosi, trasportando le pietre vagabonde.

Arco Circumorizzontale

Di fenomeni ottici ne conosciamo molti, ma alcuni lasciano più stupore di altri. Sicuramente più volte avremo visto queste foto spacciate come "cieli inquinati", "ingegneria chimica" e fesserie del genere, e a discapito di quanto si possa sentir dire in realtà questo fenomeno è persino indice di un cielo terso e pulito. Ma andiamo con ordine: quando nel cielo si ritrovano sospese particelle di acqua o di ghiaccio è molto facile che i raggi del Sole creino un effetto di dispersione ottica (agendo come un prisma) e che quindi appaiano i colori dell'arcobaleno ben distinti.
Sebbene l'effetto possa essere simile in realtà questo fenomeno non è da confondersi con la formazione di un arcobaleno o delle nubi iridescenti. Innanzitutto, c'è da dire che sono molto rari, molto più di quelli appena citati, e questo per due principali motivi: il primo è che, purtroppo, hanno bisogno di nuvole piuttosto alte in cielo - i cirri - che contengano particelle di ghiaccio esagonali sospese; il secondo motivo è che l'incidenza dei raggi solari deve avvenire con un angolo di oltre 57-58°, il che vuol dire bisogna trovarsi compresi tra i i paralleli 55° N/S per poter sperare di vederne uno.

Per quanto riguarda noi italiani, la fortuna ci sorride e il fenomeno è visibile in qualsiasi luogo della nostra penisola dato che il punto più a sud è a circa 37° N e che, con l'inclinazione terrestre di massimo 23,27° che gioca a nostro favore soprattutto nel periodo estivo, il Sole (che non sempre è così gentile) risulterebbe all'altezza idonea per oltre 700 ore tra inizio aprile e metà settembre. Insomma, di ore a disposizione ne abbiamo, bisogna solo sperare in tutte le altre condizioni favorevoli.

Pioggia sanguigna

Più volte è capitato che un classico fenomeno atmosferico potesse destare scalpore e preoccupazione nella popolazione, soprattutto se ha a che fare con una colorazione fuori dal comune. La pioggia rossa è da sempre presagio di qualcosa di oscuro e di terribile, spesso di distruzione o perfino di punizione. Dalle note bibliche alle superstizioni religiose, è una delle iconologie più rappresentative della collera divina e persino nei tempi moderni non manca di manifestarsi ancora, lasciando spesso sbigottiti coloro che ne assistono in prima persona. Ma c'è veramente poco di soprannaturale, ed anzi ha una spiegazione piuttosto semplice, sebbene non vada confusa con il meccanismo della neve rossa.

La pioggia sanguigna più famosa e singolare che sia avvenuta risale al 2001, quando nel sud dell'India - nello stato del Kerala - si verificò un intenso temporale portando però una pioggia rosso vermiglio, che spaventò molto i locali facendola sembrare vero e proprio sangue (tinse capelli, vestiti, abitazioni e auto). Non furono molto intensi come rovesci, ma si presentarono frequentemente tra luglio e settembre e questo fu sufficiente per fare aprire un'indagine al governo indiano.

Molti avanzarono persino l'ipotesi si potesse trattare di cellule aliene sospese tra le nubi dopo il possibile passaggio di un meteorite. Ovviamente, con tutti questi periodi ipotetici già solo nella premessa, non fu una proposta molto avvalorata dagli esperti (cosa invece che i media fecero, e anche insistentemente).
Si scoprì poco dopo che la causa principale era da ricercare in una particolare alga del posto appartenente al genere Trentepholia e alle sue spore. Queste saturarono tutta l'aria circostante e il ciclo dell'acqua fece il resto del lavoro. La tesi fu ulteriormente comprovata anche più tardi, nel 2012, quando la stessa pioggia rossa, con la quasi identica composizione chimica, cadde a nord dello Sri Lanka (il Kerala e lo Sri Lanka sono vicini, e condividono molti habitat).

Laghi assassini

L'immagine di un lago solitamente non desta alcuna preoccupazione, né tanto meno terrore ma anzi ci fa pensare ad un luogo di pace dove godersi vacanze o vita sedentaria. Ma anche qui la natura ha avuto qualcosa da ridire, trasformando due laghi totalmente innocui e pacifici in serial killer della peggior specie. Sono situati entrambi in Africa, in Camerun, distanziati da circa 103km in linea d'area. Tutto è iniziato nell'anno 1984, quando nei pressi del lago Monoun furono ritrovate ben 37 persone prive di vita, apparentemente soffocate. All'inizio non era chiaro cosa fosse successo, e molti pensarono ad un atto terroristico, o - per assurdo - ad un suicidio di massa.
Ma le persone coinvolte non erano legate in alcun modo tra loro, se non dal semplice fatto che fossero situate tutte nei pressi delle sponde. Il caso rimase sostanzialmente senza risposte fin quando, due anni dopo, nelle vicinanze del lago Nyos non si ebbe prova di una catastrofe ancora più terribile: morirono 1746 persone e 3500 animali, rinvenuti fino a 25km di distanza. A quel punto fu sotto gli occhi di tutti che qualcosa non andava: i due casi quasi sicuramente erano collegati, ma non era chiaro cosa avesse provocato una simile ecatombe.

Dopo approfonditi studi sul territorio, sui cadaveri e soprattutto grazie ad alcune testimonianze dei sopravvissuti, fu possibile stabilire che per entrambe le situazioni si era venuta a creare una cosiddetta "eruzione limnica": è sostanzialmente un'improvvisa e quasi esplosiva fuoriuscita di CO2 che spesso si trova disciolta nelle acque profonde dei laghi.

Sebbene sia un gas presente ovunque in natura, prodotto in quantità sconsiderate dall'uomo stesso, quando si trova ad alte concentrazioni diventa tossico e asfissiante. Bene o male comunque, quasi tutti gli specchi d'acqua che conosciamo al mondo posseggono una certa quantità di CO2, ma alcuni siti sono più pericolosi di altri per via di determinate combinazioni che possono venirsi a creare tra strati e siti vulcanici, fondali stretti e profondi e zone con poca attività ventosa.

Vere e proprie bolle di anidride carbonica si sollevano dal fondo (muovendo tutta l'enorme massa dell'acqua, potendo creare anche dei veri e propri mini-tsnumi - non a caso il fenomeno è anche chiamato "ribaltamento del lago") e il gas nocivo si propaga per tutta la zona limitrofa, seguendo le correnti d'aria; essendo però una zona con venti pressochè assenti la cappa assassina rimase piuttosto concentrata, rimanendo pericolosa per lungo tempo.
La vera e propria causa scatenante però, rimane incerta e per lo più situazionale: possono essere terremoti, frane o attività vulcaniche a innescare il degassamento repentino delle acque, ma non c'è mai una certezza del 100%.
Per nostra fortuna i fenomeni di ribaltamento adesso sono più facili da prevenire e da arginare, e infatti molti laghi simili a questi sono stati dotati di pompe di scarico per permettere all'acqua satura di CO2 di risalire e rilasciare tale gas in modo controllato e in sicurezza.
Ancora una volta l'ingegno umano ha saputo fare la differenza e salvare tante vite: gli studiosi stimano siano stati evitati moltissime eruzioni limniche di laghi a rischio, soprattutto africani, alcuni anche 2000 volte più grandi e potenzialmente devastanti rispetto al Nyos.