I vinili superano i download digitali: quale futuro per la musica?

I vinili hanno messo la freccia, superando in termini di vendite i download digitali. È la fine di un'era oppure un fenomeno passeggero?

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Chiamatela moda passeggera, al peggio mania hippy, ma resta il fatto che quello che sembrava essere inizialmente un fenomeno temporaneo, con il passare del tempo è diventata una certezza assoluta per il mercato musicale. E pensare che stiamo parlando di un settore in cui l'innovazione è alla base di tutto, in cui soprattutto nell'ultimo decennio abbiamo assistito a una trasformazione molto profonda, che ha portato alla scomparsa dei supporti fisici a favore del cloud e del digitale. È innegabile che l'impatto avuto da iTunes sulla musica l'abbia cambiata profondamente: la possibilità di acquistare singole canzoni al posto degli album interi, e di poterle memorizzare su un dispositivo che si tiene in una mano o comodamente in tasca, ha rappresentato per milioni di utenti a livello mondiale una vera e propria manna dal cielo, che è stata perfezionata, adattata e migliorata dalle piattaforme di streaming musicale. In questo caso Apple però è rimasta indietro e ha dovuto aspettare qualche anno prima di presentare il suo Apple Music che, sebbene sia uno dei servizi più importanti, è ancora all'ombra del gigante Spotify. Da questo punto di vista la musica è diventata ancora più "astratta", perché queste piattaforme hanno dato la possibilità di ascoltare tutte le tracce pagando un abbonamento da poco meno di 10 Euro al mese, senza la necessità di salvarle sui dispositivi ma riproducendole in streaming. È proprio sul tema dell'astrattezza che probabilmente si basa questo nuovo boom del vinile.

Quella necessità di toccare con mano la musica

Partiamo dal fatto che la musica è di per se astratta, in quanto non possiamo toccare le singole note di una canzone, la digitalizzazione attraverso piattaforme di streaming poi l'ha resa ancora più "Immaginaria". Da qui nasce la moda (che come abbiamo detto in apertura, è un fenomeno ormai consolidato) del vinile. Un fenomeno certificato anche dalla RIAA, Record Industry Association of America, che nell'ultimo rapporto ha snocciolato dati a tutti gli effetti rivoluzionari. La musica in streaming, infatti, sta prendendo a tutti gli effetti il sopravvento nel settore discografico ma, per la prima volta dal 2011, nel 2017 le vendite di vinili e CD sono state superiori a file e ascolti digitali.
Le statistiche, pubblicate da The Verge che ha avuto modo di mettere le mani sul rapporto, mostrano che i download musicali hanno registrato un calo, generando introiti per 1,3 miliardi di Dollari e fin qui va tutto bene. Il punto che più lascia a bocca aperta è rappresentato dal fatto che le vendite di supporti fisici (CD, vinili e musicassette) hanno raggiunto un fatturato complessivo di 1,5 miliardi di Dollari. Già in passato ci eravamo interrogati su questo fenomeno, che per molti era assolutamente temporaneo, ma i motivi che spingono ad acquistare un vinile anziché un album digitale sono tanti. Innanzitutto bisogna considerare il fattore collezionismo: a oggi, pur essendo più comoda, una piattaforma di streaming non lascia nulla tra le mani.
La musica resta comunque sul PC o smartphone e non dà quella sensazione di possesso fisico. Non bisogna nemmeno dimenticare l'aspetto qualitativo, che è di importanza fondamentale per alcuni generi e artisti, che non a caso preferiscono i vinili per la loro ricchezza di frequenze - un tipo di riproduzione molto fedele alle registrazioni in studio. Esperienza che in digitale diventa riproducibile attraverso il formato FLAC, che è diventato diffusissimo e viene messo a disposizione da molti gruppi che offrono il download dei bootleg.

Dello stesso avviso sono anche i produttori musicali e manager, tra cui Claudio Trotta, che ha definito il vinile "il più bell'oggetto per ascoltare musica e il più completo, nonché il migliore". Non si può certo fare lo stesso discorso per le musicassette (che sì, sono a tutti gli effetti una moda hipster destinata a esaurirsi nel breve periodo), che offrono la stessa esperienza dell'MP3 sacrificando la qualità audio e la fedeltà dei suoni a favore di maneggevolezza e versatilità (almeno pensando ai tempi d'oro). La musicassetta, come l'MP3, è un prodotto per il mercato di massa, mentre il vinile è a tutti gli effetti per gli amatori e i fan. A dimostrazione del fatto che il vinile non si può etichettare come moda passeggera, ci hanno pensato anche i vari produttori di giradischi come Panasonic, che dopo quasi un decennio è tornata a produrre a pieno ritmo.

Lo streaming continua a dominare

L'altra faccia della medaglia, come dicevamo nei paragrafi precedenti, è rappresentata dallo streaming, che continua a essere comunque il mezzo preferito dagli utenti per fruire dello streaming.
Lo scorso anno, quasi due terzi dei ricavi musicali, oltre 5,7 miliardi di Dollari, sono stati generati dallo streaming, che ha riportato un aumento del 43 per cento.
Il tutto ovviamente è dovuto alla crescente popolarità di servizi di abbonamento come Spotify e Apple Music, ma con il passare del tempo si starebbe facendo largo un nuovo tipo di sottoscrizione, battezzato "abbonamenti a livelli limitati", che sostanzialmente offrono l'accesso al catalogo solo da determinati prodotti.

Tale categoria non è in alcun modo da sottovalutare, in quanto nel 2017 ha rappresentato il 14% degli abbonamenti, rispetto all'11 per cento del 2016, con una crescita annua del 125% in termini di fatturato, in crescita dai 263 ai 592 milioni di Dollari, al di sopra anche del vinile.
L'industria musicale si conferma ancora una volta molto frammentata, ma le case discografiche e i gestori di piattaforme online hanno il dovere di interrogarsi sul motivo per cui gli utenti scelgono di acquistare sempre più vinili e CD al posto di effettuare i download in digitale. Qualcosa, evidentemente, continua a non convincere.