Il Paradosso di Fermi: siamo unici e soli nell'universo?

"Se gli alieni esistono dove sono?" Enrico Fermi si era posto la stessa domanda, da cui è nato il famoso paradosso.

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La parola paradosso indica qualcosa di irreale o difficile da credere, un qualcosa che non rientra nella semplice realtà che circonda gli esseri umani. La natura di un paradosso porta un ragionamento contraddittorio a diventare veritiero e uno veritiero a diventare contraddittorio, riuscendo spesso a sorprendere e ad andare contro l'opinione comune.
Quello di Fermi è uno dei paradossi più chiacchierati e citati - magari non direttamente - quando si parla di vita extraterrestre, che si può riassumere facilmente in questa frase: "Se ci sono perché non si fanno vedere? O perché non li vediamo?". Le possibili soluzioni sono diverse, e tutte ugualmente raccapriccianti.

Un po' di numeri

Solamente la nostra galassia, la Via Lattea, contiene circa 400 miliardi di stelle, di queste stelle, circa 20 miliardi hanno caratteristiche molto simili a quelle del Sole, e un quinto di loro hanno almeno un pianeta simile alla Terra che gli orbita intorno. Se, ipoteticamente, lo 0.1% di questi pianeti nella Via Lattea ospitasse la vita, ci sarebbero in tutto 1 milione di pianeti (solo nella nostra galassia); numero che sale in modo esponenziale se parliamo di Universo.
Gli astronomi hanno stimato che, in tutto l'universo, c'è una possibilità che va dal 5% al 20% che una stella sia simile al nostro Sole. Anche se, per adesso, tutto quello che si trova al di fuori del nostro gruppo locale è fuori dalla nostra portata.

Singolarità tecnologica

Se dovessero esistere delle altre civiltà all'infuori della Terra, è un bene distinguerle in base alla loro conoscenza tecnologica, o almeno così ha pensato Nikolai Kardashev, un astronomo russo che nel 1964 distinse tre tipi di civiltà interspaziale. Kardashev ha catalogato le civiltà in base alla quantità di energia che sono capaci di sfruttare:


Tipo I: La civiltà in questione riesce a sfruttare tutta l'energia presente sul loro pianeta, usando la forza dei vulcani, delle tempeste o l'atomica per produrre energia. Noi essere umani rientriamo in questa categoria, ma siamo ancora di Tipo 0, e dovremmo raggiungere la vetta tra qualche secolo.

Tipo II: La civiltà riesce a sfruttare tutta l'energia prodotta dalla sua stella (e, almeno ipoteticamente, è una cosa fattibile).

Tipo III: La civiltà riesce a sfruttare tutta l'energia prodotta dalla sua intera galassia.

Durante gli anni la scala di Kardashev si è espansa, e sono state aggiunte altre possibili tipi di civiltà (altre sette), anche se si avvicinano più ad un concetto fantascientifico. Ad esempio, la civiltà di Tipo V potrebbe sfruttare l'energia di tutto l'universo, mentre le civiltà di Tipo VII potrebbero creare altri universi che potrebbero utilizzare per raccogliere energia.

C'è però un problema, teoricamente nella nostra galassia ci dovrebbero essere delle civiltà di Tipo II e di Tipo III (circa 1000), ma dove sono? Perché non riusciamo a localizzarle?

Il grande filtro

Una delle opzioni più interessanti è quella del grande filtro, ovvero un ostacolo che, prima o poi, tutte le civiltà incontreranno sulla loro strada. Questo ostacolo potrebbe aver a che fare con un problema legato alla tecnologia, o qualcosa legato all'evoluzione della specie, ci sono due possibilità riguardanti il grande filtro.
La prima è che il grande filtro è dietro di noi. La vita per svilupparsi ha bisogno di infinite costanti e variabili, e noi siamo stati gli unici fortunati ad avercela fatta. Superare l'ostacolo della vita è una cosa molto più rara di quello che ci si aspetti, e devono esserci delle infinite condizioni specifiche per farla accadere: dall'inclinazione del pianeta, ai satelliti presenti, tutto quello che succede potrebbe influenzare negativamente o positivamente la possibilità della creazione della vita.

La seconda possibilità è che dobbiamo ancora arrivare al grande filtro. Potrebbe essere un problema di tutte le civiltà evolute, prima o poi si raggiungerà un punto da cui non si potrà più tornare indietro. Ad esempio a causa di guerre atomiche, per colpa dell'inquinamento, o magari si arriverà ad un certo punto in cui la tecnologia non potrà più fare altri passi avanti.

Il fatto che non stiamo trovando alcuna vita nell'universo farebbe presupporre che il grande filtro si trovi dietro di noi, mentre in caso contrario, trovare delle civiltà più avanzate ci farebbe capire che il grande filtro è davanti a noi. Comunque sia, la Terra ha 4 miliardi di anni, mentre l'universo 13 miliardi; l'uomo esiste da circa 200.000 anni ma abbiamo iniziato ad esplorare lo spazio da circa 60 anni, per cui potremmo essere solo all'inizio.

La foresta oscura

Una delle teorie più discusse e conosciute riguarda quella della "Foresta Oscura", ideata dallo scrittore di fantascienza cinese, Liu Cixin. La teoria fa leva su due regole imprescindibili. La prima è che la sopravvivenza è una caratteristica che hanno tutte le specie, e tutte le specie hanno in mente solo di sopravvivere. Mentre la seconda regola è che nell'universo tutte le civiltà si espandono e crescono, ma le quantità di risorse sono limitate.

Quindi, la teoria della foresta oscura afferma che le civiltà aliene si "nascondono" nell'universo per paura di essere notate da altre civiltà, questo comprende anche lo scambio reciproco di messaggi, perché anche da li si potrebbero carpire nuove informazioni. Nonostante sia una teoria con una presa di posizione molto forte, e a tratti anche surreale, basta prendere come esempio la Terra, l'unico riferimento di specie differenti che si incontrano.
Per diverse specie e razze non è andata molto bene (tra umani e animali, tra umani e umani), e questi risultati si potrebbero applicare anche al contatto interstellare, dove il "più forte" vince e colonizza o distrugge il più debole; per questo motivo, le civiltà se ne stanno nascoste.
Anche uno dei più autorevoli e conosciuti fisici del mondo, Stephen Hawking, ha detto la sua sulla questione: "Un giorno, potremmo ricevere un segnale da un pianeta come questo. Ma dovremmo essere prudenti nel rispondere. Incontrare una civiltà avanzata potrebbe essere come gli indigeni americani che hanno incontrato Colombo. Non è andata a finire molto bene".

Ipotesi o soluzioni?

Ci sono altre migliaia di possibili ipotesi, per spiegare questa solitudine nell'universo. Molto semplicemente non interessiamo a delle eventuali forme di vita superiori, chi spenderebbe delle ingenti risorse, magari per viaggiare a velocità interstellari, per andare ad osservare delle formiche intente a costruire il loro formicaio e, occasionalmente, a farsi la guerra l'uno con l'altro?
Oppure la nostra tecnologia è troppo arcaica per mandare messaggi o segnali nello spazio, un po' come usare i segnali di fumo, quando ormai esistono le mail.

Magari le civiltà evolute ci sono ma sono troppo lontane da noi. Ad un certo punto la velocità della luce potrebbe non bastare, la galassia di Adromeda, che ricordiamo essere la più vicina a noi, ad esempio dista ben 2.5 milioni di anni luce, questo vuol dire che, se dovessimo partire con un mezzo che va alla velocità della luce, impiegheremmo comunque 2.5 milioni di anni per arrivare.

Ci sono milioni di possibilità, che potrebbero essere formulate dal più grande scienziato allo studente delle scuole superiori, il problema è solo uno: non sappiamo niente. Siamo soli? Ci sono civiltà più evolute? E' un mistero, e come disse Arthur C. Clarke, "Esistono due possibilità: o siamo soli nell'universo o non lo siamo. Entrambe sono ugualmente terrificanti."