Il Sole, assassino di mondi: i Flare e l'evento di Carrington

Il Sole ha dimostrato di poter esser non soltanto affascinante, ma anche estremamente pericoloso: scopriamo insieme i più potenti Flare della storia.

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Senza la nostra amata stella nulla di quello che conosciamo esisterebbe: il nostro sistema solare sarebbe un posto vuoto, arido, freddo e senza vita, e ovviamente il sistema stesso non sarebbe neanche mai stato concepito. La gravità del Sole ci tiene coesi e saldi in un equilibrio così ben definito che sembra quasi un miracolo che questa fortuna sia capitata proprio a noi.
Ma, come in ogni storia che si rispetti, anche in quella tra la Terra e il Sole ci sono degli aspetti oscuri, più in particolare dei pericoli, che potrebbero rendere le cose molto complicate per noi terrestri. Il tutto è condito da una buona dose di imprevedibilità che rende la nostra stella un possibile omicida cosmico.
Più di una volta nel corso della storia umana si è avuto prova della potenza dei brillamenti solari, in particolare il famoso Evento di Carrington ha suscitato grande scalpore per la sua potenza; ma ve ne sono stati altri, e sicuramente ce ne saranno molti altri prima della dipartita del nostro Sole.
Cosa ci riserva il futuro? Prima di rispondere facciamo un passo indietro, e analizziamo nel dettaglio la storia e le meccaniche di questo tipo di fenomeni, noti come brillamenti solari.

La meccanica del "Flare"

Il Sole è una stella piuttosto comune e durante lo studio delle stelle che compongono il nostro Universo si è scoperto che non presenta peculiarità particolari: è una stella normalissima, quasi "banale". Guai a sottovalutarne però la potenza: anche la più piccola stella può generare energia pari a milioni di volte le bombe termonucleari ad oggi presenti sul pianeta Terra. Il sole è imprevedibile, soprattutto a causa della nostra limitata conoscenza sull'argomento. La scienza ci ha permesso di fare passi da gigante durante i secoli e di studiarne sempre più minuziosamente i vari aspetti, ma c'è ancora molto da imparare. Un esempio diretto sono state le "macchie solari" che per lunghi anni hanno rappresentato delle vere e proprie incognite per gli astronomi. Soltanto negli ultimi decenni si è data una risposta abbastanza chiara riguardo le dinamiche della loro formazione; per fortuna la sonda di ultima generazione Parker Solar Probe dovrebbe darci man forte su questo fronte.

Ad oggi sappiamo che sono zone lievemente più "fredde" rispetto alla fotosfera circostante e questa sorta di escursione termica le fa apparire più scure, per via della diversa emissività termica (una misura che permette di determinare quanta energia può emettere un determinato materiale, se portato ad una certa temperatura). Quello che più ci importa però è che con il tempo abbiamo capito come le macchie fossero correlate con l'attività solare e con il suo ciclo: maggiore presenza di macchie indicava più attività della stella e quindi più possibilità di brillamenti. Il "flare" in sé, invece, avviene in un modo molto complesso e descriverlo qui nel dettaglio esula dai nostri scopi, ma per semplificare possiamo dire che è frutto della cosiddetta "riconnessione magnetica": è il modo più pratico che l'universo possiede per trasformare le energie di campi magnetici (ed elettrici) in altri tipi di energia, tra cui cinetica e termica.
Quando si verificano le condizioni adatte, la riconnessione ha inizio, spostando l'energia del campo magnetico superficiale del Sole alle particelle microscopiche del plasma, causando così un aumento di volume considerevole e generando una vera e propria esplosione che noi chiamiamo brillamento.

I primi studi e l'Evento di Carrington

Già nel corso del 1700 però, e soprattutto nella sua seconda metà, molti astronomi si dedicarono allo studio del Sole, con particolare enfasi sull'analisi delle macchie, dei suoi brillamenti e di fenomeni ancora oggi affascinanti e poco chiari. Sebbene all'epoca non era nota la natura dei flare, era comunque risaputo che le macchie solari erano indice di grande attività nella nostra stella. Nel 1859 poi, un inglese di nome Richard C. Carrington, mentre cercava di studiare la rotazione differenziale del Sole (voleva dimostrare come l'equatore e i poli ruotassero a velocità differenti - e ci riuscì, visto che ad oggi tale scoperta è assegnata proprio a lui), incorse in uno strano fenomeno, che subito intuì come un qualcosa di eccezionale: dall'oculare del suo telescopio notò come in una delle macchie solari da lui tenuta sotto osservazione si fossero create delle zone brillanti, molto più luminose di tutta la restante superficie solare. La grande luminosità scomparve dopo poco tempo e Carrington rimase piuttosto sconcertato della cosa fino a quando, i giorni successivi, non venne a sapere di problemi alle linee del telegrafo, di aurore boreali fino ai Caraibi e quelle australi fino a nord del Cile.
Dopo queste conseguenze si rese conto di aver assistito ad una tempesta elettromagnetica di tutto rispetto ed era la prima volta, nella storia dell'Uomo, che qualcosa dallo spazio provocava simili disastri.
L'evento in sé fu davvero tra i più potenti registrati, la massa di materiale espulso viaggiò ad una velocità di oltre 2362 km/s (solo 1/127 della velocità della luce!) e percorse la distanza Sole-Terra in poco più di 17 ore. La fortuna di quegli uomini è che si trovavano nel 1859 e si era ancora abbastanza lontani dalla dominazione elettronica che da lì a poco sarebbe giunta. Un evento del genere oggi potrebbe creare molti più problemi e potrebbe spingere il nostro sistema socioeconomico sull'orlo del collasso.

Misurazione e brillamenti moderni

Quello che abbiamo appena descritto è stato sicuramente l'evento più famoso, e il più chiacchierato, ma di certo non è stato l'unico ad essersi presentato dal 1859 fin ad oggi. Ve ne sono stati molti altri di particolare interesse ma, per nostra fortuna, nessuno propriamente indirizzato verso il nostro piccolo pianeta. L'energia dei flare è calcolata mediante una scala che tiene conto della loro luminosità nei Raggi-X. Vi sono 5 step: A, B, C, M ed X, ed ognuno può essere accompagnato da un numero che va da 1 a 9 (al decimo gradino si passa alla lettera successiva). Il più potente mai registrato fin ad ora, ed anche piuttosto recente, risale al 4 novembre 2003, catalogato con una scala di X-28 (anche se molti studi riportano una correzione a X-45, ma c'è ancora diatriba su questo); un altro particolarmente significativo fu quello del 16 agosto 1989, in cui si registrò un fortissimo X-20.In realtà i brillamenti davvero potenti e fuori scala come quello del 2003, o come quello di Carrington, sono piuttosto rari e si presentano circa una volta ogni 500 anni, per non parlare dei "super- brillamenti" che sono ancor più rari e infinitamente più pericolosi, infatti parliamo dell'ordine di milioni di volte più potenti.
Teoricamente le possibilità che colpiscano la Terra sono alquanto ridotte, ma non del tutto assenti. Cosa potrebbe capitarci se uno di questi flare dovesse investirci? A discapito di quanto possano riportare determinate riviste sensazionalistiche non è detto che si debba per forza avere a che fare con una catastrofe biblica o con l'estinzione del genere umano.

Possibili conseguenze per la Terra

Di certo non sarebbe un qualcosa da gestire facilmente, e potrebbero verificarsi problemi per un lungo periodo a seguire, ma ci sono alcuni dati che giocano a nostro favore, il primo di tutti è il fattore tempo.
Grazie alla nostra continua attività nel monitorare il Sole (con sonde, satelliti e telescopi a terra) le avvisaglie di un simile evento sono facilmente riscontrabili, e qualora dovesse presentarsi un flare di grande entità avremmo sempre quelle circa 17 ore di tempo (nella peggiore delle ipotesi) per mettere almeno in sicurezza determinate persone e infrastrutture. Pensiamo per esempio agli aerei e ai relativi strumenti di elettronica: un brillamento potrebbe cuocere tutta la strumentazione lasciando i veivoli totalmente spenti e senza aiuti esterni (anche le comunicazioni salterebbero immediatamente). Gli aerei non precipiterebbero, ma potrebbero correre guai seri soprattutto non conoscendo la propria esatta ubicazione.
Il fattore tempo potrebbe darci una possibilità nel salvare molte vite ma alcune conseguenze sarebbero inevitabili: in primis i satelliti, per la precisione tutti quelli rivolti verso la tempesta solare, verrebbero totalmente fritti potendo così dire addio a GPS, telecomunicazioni, Internet e via dicendo.
Sulla Terra poi ci ritroveremmo con blackout diffusi pressoché ovunque: il nostro sistema elettrico è schermato fino ad un certo punto contro sbalzi di corrente e interferenze magnetiche, e un brillamento del genere sarebbe impossibile da contenere.

Persino gli elettrodomestici senza corrente e stipati in qualche sgabuzzino risulterebbero poi inutilizzabili, come anche le auto, i mezzi pubblici e i nostri smartphone. Quelli a correre gravi rischi sarebbero senz'altro i portatori di peacemaker e le persone che in generale, per sopravvivere, sono collegate a macchinari.
Gli ospedali passerebbero i momenti più difficili di una tale crisi. Per condire meglio una situazione già esasperata ci sarebbe poi da considerare una totale assenza di forniture primarie, come gas e acqua. Senza corrente non funzionerebbe assolutamente nulla e anche eventuali aiuti umanitari potrebbero tardare ad arrivare.

Esiti

Ci ritroveremmo in pratica catapultati in un simil Medioevo e questo di certo non solo per la durata del flare (che non superano mai qualche ora di attività), ma probabilmente per mesi, se non addirittura anni, nell'attesa che ogni singolo trasformatore, cavo e centralina elettrica venga poi sostituito. E se dovesse mancare corrente per così tanto tempo, che fine farebbe l'intero mercato azionario, che da ormai decenni si basa sull'elettronica e sul mondo digitale?Non ci ritroveremmo sull'orlo dell'estinzione, ma potremmo andarci vicino, e in una maniera totalmente inusuale rispetto a ciò che il passato ci ha insegnato. Sarebbe un cambiamento radicale e sconvolgente, al quale anche la peggiore delle previsioni non potrebbe prepararci in maniera completa. A quanto pare il Sole - con il suo luccichio ammaliante - ci ha stregato, nascondendoci il fatto che dietro quella divina palla di fuoco si può celare un assassino di mondi.