IMAX chiude i parchi a tema VR: un brutto segnale per la realtà virtuale

IMAX ha deciso di chiudere le tre sale gioco virtuali aperte negli ultimi anni, un segno inequivocabile delle difficoltà di questa tecnologia.

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La realtà virtuale sta vivendo un momento preoccupante. Nel 2016, anno che ha visto una forte spinta delle aziende del settore per la promozione di queste tecnologie, sembrava che la VR potesse cambiare il modo in cui giochiamo, o guardiamo un film. La macchina produttiva coinvolta e interessata alla diffusione di queste periferiche del resto è enorme, si passa dai produttori dei visori a quelli dei contenuti, passando per l'hardware da gioco, nel caso di utilizzo ludico, dalle GPU alle periferiche.
Oggi, alle porte del 2019, la VR è diventata una nota a margine per molti prodotti. NVIDIA, con le GPU RTX, non ha praticamente menzionato la realtà virtuale durante la presentazione, stessa cosa si può dire per altre tipologie di periferiche, che non stanno più cercando di inseguire questo trend.
Ora, anche IMAX, che tra le prime aveva creduto alla VR, si svincola in modo netto da questo business, chiudendo tutte le sale gioco virtuali aperte fino ad oggi, un segnale evidente che la realtà virtuale non ha, ancora una volta, fatto breccia nel cuore degli appassionati, nonostante le enormi potenzialità ad essa legate.

È ancora troppo presto per la VR?

Il connubio tra IMAX e realtà virtuale è sbocciato in contemporanea con il ritorno in auge di questa tecnologia degli ultimi anni. L'azienda americana ha puntato fin da subito sulla qualità, dotando i suoi parchi a tema di visori StarVR, tra gli altri, praticamente il meglio sul mercato. Abbiamo provato StarVR proprio con alcuni dei contenuti pensati per le sale gioco virtuali di IMAX e siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla loro qualità. In tutto erano tre i parchi a tema aperti, Los Angeles, Toronto e Bangkok, per un progetto su cui IMAX ha puntato ma che non ha portato ai risultati sperati, sancendone la chiusura e la conseguente fine del progetto VR.
"Con il lancio del progetto pilota IMAX VR la nostra intenzione era quella di testare differenti utilizzi della VR in diverse location, allo scopo di capire il giusto approccio al questo business. Dopo un periodo di prova, abbiamo deciso di chiudere il programma e le strutture ad esso legate entro il Q1 2019". Parole che lasciano poco spazio ai dubbi: la realtà virtuale, anche se spinta al massimo dal punto di vista tecnologico e dell'interattività, non ha convinto il pubblico. Una notizia pessima per chi ha investito e per chi crede nella realtà virtuale, e che purtroppo non rimane un caso isolato. StarVR ha infatti annunciato, solo pochi giorni fa, la messa in pausa dello sviluppo del suo visore, una scelta per ora solo temporanea ma che conferma ulteriormente il brutto momento di questa tecnologia.
Se IMAX ha deciso di chiudere, almeno per ora, con la realtà virtuale, non va meglio nemmeno in campo consumer. A fronte di una crescita, nel terzo quarto del 2018, dell'8.2% nelle vendite di visori virtuali e per la realtà aumentata, grazie soprattutto a Playstation VR e a Oculus Go, il settore non sembra più avere quella spinta propulsiva vista nel recente passato.

Il prossimo anno tuttavia potrebbe essere determinante per capire se davvero la VR ha ancora speranze di successo. L'arrivo di nuovi visori tecnologicamente più avanzati potrebbe dare una piccola scossa al settore, che tuttavia mostra numeri ancora troppo piccoli, e una diffusione limitata, per lasciarsi andare a previsioni ottimistiche. Che sia ancora troppo presto per la VR? Probabilmente si, la cosa certa è che gli investimenti fatti negli ultimi anni lasciano credere che le aziende interessate non abbandoneranno questa tecnologia, almeno fino a quando il suo sviluppo non diventerà insostenibile a livello economico.