Che fine ha fatto Immuni? Presente e futuro dell'app per tracciare il Covid

L'app per tracciare la diffusione del Covid in Italia non ha ottenuto i risultati sperati. Quale sarà il suo destino?

Che fine ha fatto Immuni? Presente e futuro dell'app per tracciare il Covid
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Che fine ha fatto Immuni? L'app di contact tracing di cui tanto si è discusso nei mesi scorsi sembra essere definitivamente sparita dai radar. Lanciata dal Governo come uno degli strumenti più efficaci per contenere la curva dei contagi e prevenirne di nuovi, l'app non ha mai ottenuto le adesioni sperate.
Con il passare dei mesi quasi tutti sembrano essersene dimenticati e tanti dubbi emergono sul futuro di uno strumento che, con i vaccini e la terza ondata in atto, potrebbe essere molto utile. Il nuovo governo, che tanto sembra puntare sulle nuove tecnologie, proverà a rilanciare il servizio o lo spingerà giù dal baratro che sembra essere sempre più vicino? La funzione che permetterà finalmente agli utenti di caricare in autonomia i propri dati verrà lanciata tra pochi giorni: basterà a risolvere la situazione?

Numeri impietosi

Dieci milioni circa di download, con poco meno di 2 milioni di adesioni in più rispetto a quelle fatte registrare a ottobre, momento forse di picco massimo della sua popolarità. Tanta acqua è passata sotto il ponte di Immuni, nel frattempo giunta effettivamente sotto il controllo dello stato, tra problemi e un utilizzo che definire inutile sarebbe riduttivo. La sua effettiva efficacia nella lotta alla pandemia è stata praticamente nulla: basta guardare i numeri per capirlo; non solo adesioni piuttosto basse, ma anche registrazioni per i positivi difficoltose.
Dei 10 milioni che l'hanno utilizzata, solo 11.500 persone hanno registrato la propria positività, un numero troppo basso rispetto alla reale curva dei contagi e al numero di positivi che ogni giorno viene registrato. Con giornate in cui si superano ampiamente i 20 mila nuovi contagi al giorno, è chiaro che se in totale sono stati registrati su Immuni solo 11 mila positivi qualcosa di serio non ha funzionato.
Con così poche registrazioni è chiaro che anche il sistema di notifica di esposizione per tutti quelli che utilizzano l'app risulta assolutamente inefficace. Dalla sua nascita solo 88 mila persone hanno scoperto grazie all'app di essere vicino a una persona positiva. Quasi nessuno, insomma, ha tratto beneficio da Immuni.

Cosa non ha funzionato

Ma quali sono i problemi alla base di questo sonoro fallimento? A livello tecnico l'app è costruita bene e fa perfettamente il suo lavoro. Il sistema di tracciamento funziona, utilizza bene gli strumenti forniti da iOS e Android e non da problemi tecnici di sorta. I veri problemi alla base di Immuni sono essenzialmente due: la scarsa fiducia che sin da subito l'app ha avuto per molte persone, anche a livello istituzionale, e il farraginoso, complesso e inefficace sistema per la registrazione di una eventuale positività.
Per scarsa attenzione da parte del Governo, che non ha mai davvero creduto nell'app e diffidenza da parte di molte regioni e istituzioni ospedaliere, l'app non si è mai davvero integrata all'interno del sistema sanitario, mai riconosciuta come strumento utile dagli addetti ai lavori. Una volta notificata la propria positività, l'utente non poteva inserire in autonomia il suo referto sull'app: per farlo era necessario l'intervento degli operatori sanitari, che dovevano caricare i dati all'interno dei server.
Una procedura lunga, che ha frenato Immuni in quello che doveva essere il momento della sua massima diffusione. L'attivazione di un call center nazionale unico per facilitare le operazioni non ha cambiato di molto la situazione.

Immuni oggi

Rispetto a cinque mesi fa caricare i dati su Immuni è diventato molto più semplice. Ad oggi basta chiamare il call center dedicato e riferire il codice presente sul referto del proprio tampone insieme agli ultimi numeri della propria tessere sanitaria. Il caricamento dei dati viene così sbloccato da remoto e gli utenti possono inserirlo all'interno dell'app. Finalmente è stato inoltre annunciato il tanto atteso aggiornamento che consentirà a tutti di inserire i dati all'interno dell'app, senza alcuno sblocco tramite telefonata: una possibilità che renderà tutto molto più semplice ma che in tanti temono sia arrivata troppo tardi. Se il call center fino a qui non ha funzionato, si spera che la nuova procedura, che funzionerà semplicemente inserendo il codice unico del proprio tampone e le ultime 8 cifre della propria tessera sanitaria, dia la svolta definitiva ad un uso più marcato di Immuni. Potrebbe davvero essere la sua ultima possibilità.

La nuova funzione, che ha ricevuto il via libera dal garante della privacy, pare ormai imminente per un app non più utilizzata da chi si era iscritto e non promossa adeguatamente come strumento efficace. Non viene vista come una reale priorità: nessuno ha più pubblicizzato le sue migliorie e anche il sistema sanitario, con ogni regione che si comporta in modo diverso, non fornisce procedure uniche che permettano agli utenti di utilizzare Immuni nel migliore dei modi. Si spera che questa nuova e importantissima funzione venga pubblicizzata come si deve, vista l'importanza e il cambio di usabilità che comporterà a tutto il sistema

Frammentazione

Il reale problema è forse il differente approccio che ogni regione ha nel tracciamento dei dati, nell'esecuzione dei tamponi e nel sistema di tracciabilità. Per lungo tempo regioni intere non si sono dotate dei sistemi necessari per garantire il corretto funzionamento di Immuni, governatori e istituzioni hanno più volte definito l'app come dannosa, inutile e inefficace, spacciandola per un vero e proprio attentato alla privacy dei cittadini. Prima, quando il call center non era attivo, gli ospedali facevano fatica a caricare i dati, tralasciando quella che ritenevano una lungaggine inutile.
Oggi, con il call center in funzione e l'imminente possibilità per gli utenti di caricare in autonomia i dati, diventa difficile per molti reperire il codice univoco del proprio tampone positivo: alcuni lo inseriscono nel referto, altri lo mandano via sms, altri non lo mettono proprio. Una differenza di approcci che non fa altro che creare confusione e mettere in ulteriore secondo piano Immuni. Il Governo non si è mai davvero preoccupato di uniformare le cose, mostrando palesemente di non aver mai creduto in pieno all'utilità di un'app di contact tracing, bollata quasi subito come inutile e fallimentare. Con la possibilità di caricare i dati in autonomia dovrà essere uniformata la catena di invio dei referti, che dovrà essere uguale per tutte le regioni e riportare obbligatoriamente il codice unico del proprio tampone, necessario per caricare i dati.

Cosa succede all'estero

Eppure in alcuni Paesi il sistema di contact tracing nazionale si è rivelato piuttosto utile per seguire la curva epidemiologica e, in alcuni casi, per prevenire nuovi contagi. L'app utilizzata nel Regno Unito, ad esempio, sembra funzionare piuttosto bene, merito di una fortissima adesione degli utenti, della possibilità di prenotare un test direttamente all'interno dell'app e il suo risultato che finisce direttamente all'interno del sistema senza alcuna registrazione, nonché la possibilità di mandare segnalazioni anonime ai propri contatti e di verificare se zone e locali sono state frequentate da positivi.

Secondo recenti studi il sistema dell'app britannica ha impedito il diffondersi di almeno 600 mila contagi. Anche in Germania, nonostante le polemiche intorno all'app e alla sua efficacia, non solo il numero di download è stato sensibilmente più alto, ma il numero di positivi che hanno registrato il proprio tampone è stato molto di più, segno forse di un sistema che sin da subito ha ha funzionato meglio e si è rivelato più facile. Insomma, se ben utilizzato e pubblicizzato il contact tracing sembra funzionare, garantendo comunque un alto grado di privacy e dimostrandosi strumento di rilevazione utile ed efficace.

L'arrivo di Draghi

Che ne sarà quindi di Immuni? Con il nuovo Governo ormai perfettamente insediato e nel pieno delle sue funzioni la palla per la gestione dell'app è passata al nuovo Ministro per l'Innovazione, Vittorio Colao. Quasi un anno fa lo stesso Colao aveva espresso più di una perplessità su Immuni, parlando di un protocollo di raccolta dati inefficace e troppo blando: secondo lui un sistema efficace di contact tracing si dovrebbe basare sull'utilizzo del GPS e quindi sulla registrazione della posizione degli utenti e non sul protocollo bluetooth che utilizza Immuni e che è stato sviluppato da Apple e Google per garantire l'anonimato.
Immuni è stata sin dall'inizio pensata con un sistema che è quello che utilizzano tutte le app di contact tracing presenti sul mercato. Creare da zero una nuova app con nuovi protocolli sarebbe impresa piuttosto ardua, senza contare che il sistema di rilevamento tramite GPS solleverebbe non pochi problemi in materia di privacy degli utenti. Si deciderà quasi sicuramente di utilizzare la stessa Immuni e i suoi sistemi, ma si dovrebbe spingere maggiormente sulla pubblicità e le adesioni, pubblicizzando i miglioramenti e le nuove funzioni.

Possibilità e prospettive

Lo stesso Colao aveva definito efficace il sistema di contact tracing, a patto però che questo venisse utilizzato dalla maggior parte della popolazione. Va da se che spingere a nuove adesioni sarebbe fondamentale per il rilancio di Immuni. Qui le strategie da attuare potrebbero essere diverse: o un rebranding dell'intero sistema, rilanciato con un nuovo nome e una nuova strategia comunicativa, o una nuova pubblicità per Immuni, accompagnata da reali miglioramenti nel suo sistema di utilizzo o, magari, da un obbligo per tutti i positivi di registrare sull'app la propria positività. Tutte supposizioni che lasciano comunque il tempo che trovano: un fatto incontrovertibile è che nessun esponente del nuovo Governo, per ora, ha parlato o detto qualcosa su Immuni.

Draghi in questo si è alleato alle ultime mosse di Conte, nascondendo sotto il tappeto un progetto considerato inutile e forse fallimentare. Sembra tristemente sempre più probabile che il destino di Immuni sia quello di sparire ed essere dimenticata per sempre. Un vero peccato, vista l'utilità che il servizio potrebbe avere alla vigilia di una campagna vaccinale di così enormi proporzioni e, soprattutto, visto l'alto numero di soldi spesi per la creazione e lo sviluppo dell'app.
A Immuni è stato riservato un trattamento non proprio consono, segno di un'unità nazionale e d'intenti davvero difficile da raggiungere, anche in tempi in cui tutti dovremmo remare nella stessa direzione o almeno mostrare di credere davvero nei progetti che vengono creati e che andrebbero, per coerenza, portati avanti fino in fondo.