In Cina non si ride più: satira e parodie sul web non sono più ammesse

Con una mossa a sorpresa, il governo cinese mette al bando satira e parodie sul web, ritenute da ora in avanti illegali.

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In Cina l'ironia non è più permessa online. Con questa mossa, il presidente Xi Jinping, il cui mandato è stato appena rinnovato a vita dall'Assemblea nazionale del popolo, ha dato un giro di vite alla produzione di contenuti ironici sul web, utilizzati spesso anche dai blogger dell'opposizione per diffondere il loro dissenso verso un paese che cresce a ritmi sostenuti e in cui le condizioni di vita sono migliorate molto negli ultimi decenni, ma che continua a porre forti limitazioni sulla libertà di espressione. Il potere di Xi Jinping è più forte che mai, e questo provvedimento lo conferma ancora una volta, ma come giustificare una norma tanto draconiana? Semplicemente mettendo davanti a tutto i valori socialisti del paese, per un provvedimento che, sul fronte della libertà di espressione, spiega molto bene il pensiero del neo presidente a vita.

Il web sempre più sotto controllo

La norma appena introdotta dal governo cinese si basa su un assunto molto semplice: qualsiasi contenuto messo online che violi i valori fondamentali del socialismo cinese è da considerarsi illegale. Una definizione decisamente generica e che apre alla censura di una vasta tipologia di contenuti online, dopo che il governo aveva già rafforzato i controlli sui media tradizionali negli ultimi mesi. Interessante notare come la nuova direttiva sia stata classificata come "Estremamente urgente" dal legislatore asiatico, un fatto insolito visto anche l'argomento che tratta, non certo di vitale importanza nazionale. Ma cosa significa "Estremamente urgente"? Semplicemente che le regole vanno applicate immediatamente, fatto che provocherà non pochi problemi agli addetti ai lavori, che dovranno, fin da subito, modificare i loro contenuti per renderli più seri e più in linea con i valori socialisti. Chi non si adegua, vedrà il proprio sito chiuso o il proprio lavoro censurato. Per capire l'impatto della norma, Reuters cita il caso di JustXiait, un gruppo di blogger cinesi specializzati nel ridoppiaggio ironico di film, che in un post sul loro blog ufficiale hanno affermato che elimineranno volontariamente tutti i video per: "rendere i contenuti più in linea con le leggi e i regolamenti, e per fornire al pubblico programmi più interessanti e salutari".

Interessante notare come la norma arrivi una settimana dopo il caso di una reporter, Liang Xiangyi, che durante una lunga conferenza stampa del parlamento cinese, ha manifestato il suo disappunto per le domande poste con una serie di espressioni facciali che hanno poi fatto il giro del web, diventando virali. Ebbene, questo è un esempio perfetto per spiegare cosa intende il governo cinese quando parla di un contenuto che "violi i valori fondamentali del socialismo", visto che è stato prontamente censurato. A questo punto, speriamo solo che Xi Jinping non voglia dare ulteriori strette alla libertà di espressione online in Cina, ma se questo è uno dei primi provvedimenti fatti dopo la sua nomina a vita le premesse non sono certo buone.