InSight è arrivato su Marte: le sfide dell'ambiziosa missione della NASA

Fino ad ora la missione InSight è stata un successo su tutti i fronti, ma mancano ancora dei passi fondamentali prima dell'inizio dei lavori.

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Il 26 novembre è stato un giorno da ricordare per la storia dell'esplorazione spaziale. Il lander InSight, un veicolo spaziale costruito per atterrare sulla superficie di un corpo astronomico e restarci, arriva su Marte e dalla Terra comincia la grande festa, condivisa in diretta in ogni parte del mondo. Adesso abbiamo un mezzo che ci permetterà di studiare i movimenti interni del pianeta rosso, quelli che in inglese vengono chiamati marsquake e non sono altro che il corrispettivo dei terremoti su Marte.
Dopo sette lunghi mesi di viaggio finalmente InSight ha compiuto l'ammartaggio, ed insieme a lui anche due piccoli satelliti CubeSat soprannominati EVE e WALL-E sono stati rilasciati con successo nell'orbita marziana. Grazie alle loro antenne radio sperimentali sono stati in grado di ricevere i dati dal lander InSight una volta arrivato sulla superficie, per poi inviarli sulla Terra. Solamente 8 minuti dopo l'ammartaggio (il tempo necessario per un segnale a percorrere la distanza tra Marte e la Terra) qui sulla Terra gli scienziati della NASA esultavano per l'ennesima vittoria.


WALL-E e EVE sono in orbita

I piccoli satelliti CubeSat ufficialmente sono chiamati Mars Cube One A e B, MarCO-A e MarCO-B per brevità, ma devono i loro soprannomi ai protagonisti del film Pixar. Per capire a che distanza del pianeta rosso stanno orbitando basta guardare l'immagine che mostra Marte a 7.600 km di distanza da MarCO-B, ripresa sempre durante la storica giornata del 26 novembre, poco dopo l'arrivo di InSight a destinazione.

Questo tipo di satellite ha delle dimensioni estremamente ridotte, 10x20x30 cm, un piccolo volume che racchiude tutto il necessario per la sua missione, come l'antenna per le comunicazioni e il sistema di propulsione. L'impiego di questa tecnologia è già nota e viene sfruttata nell'orbita terrestre. La verà novità risiede nell'implementazione in un contesto inter-planetario e di fatto il test è riuscito pienamente, garantendo solamente 8 minuti di delay tra la Terra e Marte, un tempo che sarebbe stato maggiore sfruttando altri satelliti già presenti in orbita marziana.

Dunque, i piccoli WALL-E e EVE hanno passato il test, dimostrando che è possibile far atterrare un veicolo spaziale su un altro pianeta ottenendo una risposta dell'esito in tempi più brevi rispetto a quelli ottenuti sfruttando un altro satellite. John Baker, manager del programma MarCO presso il JPL della NASA, è estremamente soddisfatto della riuscita di questa missione secondaria: "I CubeSat hanno un incredibile potenziale che gli permette di portare telecamere e strumenti scientifici nello spazio profondo. Non rimpiazzeranno mai i veicoli spaziali ben più performanti e noti della NASA, ma il loro basso costo ci permette di percorrere nuove strade nell'esplorazione".
Dei due CubeSat solo MarCO-B (WALL-E) ha scattato una foto di Marte, visto che la telecamera di MarCO-A (EVE) si è mostrata difettosa prima del lancio di InSight. Adesso che il loro compito principale è stato svolto, il team monitorerà le performance dei due satelliti per le prossime due settimane, studiando le loro potenzialità nel ricavare dati nonché la loro longevità.

L'ammartaggio di InSight è stato un successo

Il lander InSight è giunto sulla Elysium Planitia, un luogo che si trova nella zona equatoriale di Marte, una pianura desertica che è nota come il più grande parcheggio del pianeta. Per i prossimi due anni, il lander dovrà analizzare il calore all'interno di Marte, nonché i marsquake, movimenti interni che non sono altro che il corrispettivo dei terremoti terrestri.
Non bisogna confondere InSight con un rover come Curiosity o il disperso Opportunity, i due robot grandi quanto automobili e dotati di ruote, perché questa nuova missione è incentrata sullo studio di cosa c'è dentro Marte, quindi non è richiesta alcuna mobilità da parte della sonda. Per i prossimi due anni rimarrà piantata sui suoi piedi, alimentata dall'energia del Sole catturata dagli immensi pannelli di cui è dotata.

Nel video precedente potete vedere la ricostruzione del suo ammartaggio. Dal momento in cui InSight ha raggiunto la rada atmosfera marziana, in 7 minuti ha dovuto aprire il paracadute, separarsi dallo scudo che lo ha protetto dal calore creatosi durante la discesa per attrito con l'atmosfera stessa, tirar fuori i piedi per l'ammartaggio, accendere il radar, azionare i piccoli propulsori per rallentare la discesa ed infine aprire i pannelli solari.

Dopo ben sette mesi di attesa, che corrispondono al lungo viaggio della sonda e dei piccoli MarCO dalla Terra a Marte, viaggio durante il quale il team InSight ha promesso di non radersi la barba, finalmente il Jet Propulsion Laboratory (JPL) in Pasadena, California, è attivo per portare avanti lo studio della zona di ammartaggio. La zona della Elysium Planitia dove si trova attualmente il lander è caratterizzata da sabbia superficiale, che ha causato un'inclinazione di 4° del veicolo: un numero non preoccupante, visto che gli ingegneri hanno progettato InSight per funzionare con un'inclinazione che arriva fino a 15°.
Il team scientifico dietro a InSight non poteva essere più soddisfatto di questo ammarteggio eccezionale. Non ci sono rocce che hanno ostruito l'apertura dei due larghi array solari, che hanno il compito decisivo di catturare i raggi solari e ricaricare la batteria della sonda. Nella prossima foto, gli ampi pannelli solari sono visibili nonché confrontabili con la grandezza di un essere umano.

Per ora il lander ha scattato poche foto che testimoniano la bassa presenza di rocce nelle sue vicinanze: quest'ultima è determinate perché le rocce potrebbero ostacolare la sonda relativa al rilevamento del flusso di calore, nota come HP3, nonché quella SEIS che misura le vibrazioni interne al pianeta. Si può dire che questi sono gli strumenti principali di InSight, che necessitano di un contatto diretto con il suolo così come testimonia la prossima immagine.

Le due fotocamere, la ICC sulla parte frontale e la IDC montata sul braccio robotico, hanno il compito di ispezionare la zona così che il team di scienziati possa decidere dove posizionare le due sonde HP3 e SEIS, che richiedono l'intervento del braccio robotico. Adesso l'obiettivo è capire in quale parte del suolo posizionare gli strumenti ed in seguito testare il corretto funzionamento del braccio robotico di InSight.

Per ora, tutto è andato secondo i piani, includendo la capacità di generare energia elettrica: i due pannelli solari ne stanno generando in quantità da record se si prendono in considerazione tutti i veicoli arrivati sul pianeta rosso, così come testimonia il grafico che trovate nella prossima immagine. InSight produce quasi il doppio dell'energia di Curiosity, il rover dalle dimensioni di un'automobile: parliamo di 4588 wattora prodotti durante il sol 1 del lander, ovvero nella sua prima giornata marziana (più lunga di quella terrestre di quasi 40 minuti).

Possiamo dire che per ora la missione è un successo assoluto e la speranza è che tutti gli step che seguiranno permettano il corretto posizionamento dei due strumenti HP3 e SEIS sul suolo marziano. Gli scienziati si aspettano che la missione duri almeno per i prossimi due anni terrestri, così da studiare approfonditamente il flusso di calore interno di Marte e i suoi movimenti causati dai marsquake, dall'impatto di meteoriti sul pianeta o addirittura dalle vibrazioni indotte dai fenomeni atmosferici superficiali come le tempeste di sabbia.

Marte sembrerebbe non presentare i movimenti interni della Terra causati dalla tettonica delle placche e questo è certamente un vantaggio che ha spinto la missione alla sua realizzazione odierna. In teoria sarà possibile ricavare la grandezza del nucleo del pianeta rosso e capire se è solido o liquido, misurare lo spessore e la struttura della crosta e del mantello e il calore che fluisce dall'interno verso l'esterno. Uno degli obiettivi degli scienziati è capire la natura dei primi materiali (i più interni) che hanno contribuito alla formazione dei pianeti e dei satelliti del sistema solare e forse InSight riuscirà a fornire i giusti indizi per la risoluzione dell'enigma.