Intelligenza artificiale e cervello umano: c'è ancora differenza?

Le intelligenze artificiali stanno compiendo passi da giganti, macinando successi anche nei campi che competono all'essere umano: verremo presto superati?

Intelligenza artificiale e cervello umano: c'è ancora differenza?
Articolo a cura di

Creatività, immaginazione e senso comune. Sono queste le ultime facoltà che distinguono l'essere umano dall'intelligenza artificiale. Escludendo il vasto mondo delle emozioni, difficile da interpretare anche per l'uomo stesso, sono pochi i campi in cui le abilità umane non vengono surclassate dalla capacità computazionale di una macchina. In un mondo dominato dalla matematica, infatti, essere in grado di risolvere algoritmi vuol dire avere la chiave di accesso al vaso di Pandora. Per essere più precisi, giungere alla risoluzione di un problema complesso permette di girare la chiave nella serratura, ma tassello fondamentale rimane colui che ce la fornisce.
Quello che ancora ci rende superiori alla macchina, quindi, è la capacità di elaborare l'algoritmo stesso. Un compito che non può essere semplicemente risolto con l'analisi di una grande quantità di dati, ma che richiede la formulazione di un'ipotesi utilizzando appunto creatività, immaginazione e senso comune. Nel momento in cui questi capisaldi dovessero venire a mancare, la situazione potrebbe iniziare a preoccuparci. Tuttavia l'obiettivo di questo articolo non è ipotizzare scenari apocalittici attraverso interpretazioni fantascientifiche, bensì analizzare gli importanti traguardi raggiunti nel campo dell'intelligenza artificiale.

Creatività

La prima colonna d'Ercole che inizia a vacillare è quella della creatività. È estremamente complesso dire se un computer sia in grado di creare, perché è difficile concepire l'atto dell'ideazione senza l'atto del pensare. Senza dubbio una macchina può apprendere. Utilizzando gli ormai classici sistemi di machine learning , si dà in pasto all'intelligenza artificiale
un'enorme quantità di dati da analizzare per estrapolarne numerose informazioni: mostriamo milioni di foto di animali alla macchina e presto questa saprà riconoscere tra tante immagini diverse quelle contenenti un cane o un gatto. Ma chiediamo ora all'intelligenza artificiale di creare un nuovo animale, una bestia che non abbia nulla in comune con quelle finora note all'uomo. Ne sarebbe in grado? Questa è la direzione in cui la ricerca si sta muovendo e i primi traguardi sono impressionanti. Non solo l'intelligenza artificiale ha aiutato a scrivere ballate pop e a simulare lo stile di grandi pittori, ma ha anche preso parte alla creazione di un trailer cinematografico.

Le creazioni di Watson

Nell'estate del 2016, la 20th Century Fox chiede a IBM di utilizzare il suo supercomputer Watson per creare un trailer per il film horror Morgan. Watson è stato quindi mandato a scuola di cinema. Studiando una moltitudine di esempi, l'intelligenza artificiale ha appreso le caratteristiche che accomunano le anteprime cinematografiche ed è stata in grado di selezionare le scese più intense, movimentate e potenzialmente spaventose, affinché fossero unite per formare un trailer degno di nota. I successi di Watson non si fermano qui. A distanza di un anno, infatti, i limiti dell'intelligenza artificiale sono stati ulteriormente spinti in avanti. Gaurav Gupta e Falguni & Shane Peacock, due importanti voci nel panorama della moda indiana, hanno recentemente collaborato con IBM per testare le potenzialità della IA applicata al settore creativo.
Dopo aver analizzato più di seicentomila immagini di diverse tipologie di design, Watson non solo ha imparato a riconoscere gli stili e a comprendere forme e colori, ma è stato anche in grado di generare fantasie uniche. Utilizzando queste ultime i designer hanno completato la prima collezione di moda orientale concepita da un'intelligenza artificiale.

La sfida dei Captcha

Il captcha, acronimo di Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, è un test utilizzato per determinare se l'utente è un essere umano o un bot informatico. Tipicamente un captcha consiste nell'inserimento di una stringa di caratteri visualizzata a schermo in maniera distorta. Utilizzando pattern geometrici non costanti che si sovrappongono al testo da analizzare e contornando quest'ultimo con bordi incompleti oppure curvilinei, si impedisce agli algoritmi di analisi di distinguere le lettere dallo sfondo in cui si trovano. L'uomo, invece, riesce a riconoscere il testo proposto perché ha una comprensione degli oggetti e di come questi si possono disporre. Utilizzando quindi il proprio buon senso, riesce a immaginarsi gli elementi mancanti riconoscendo la forma e l'apparenza di una determinata lettera. Nonostante questo sistema, in utilizzo dal 2003, sia in costante aggiornamento per combattere le crescenti capacità delle intelligenze artificiali, presto potremmo vederne il tramonto. Pochi giorni fa Vicarius, una Start-Up di San Francisco, ha finalmente rilasciato tutti i dettagli sullo di sviluppo del loro network neurale proprietario denominato: Recursive Cortical Network.

RCN è un sistema artificiale ideato e sviluppato per mimare il funzionamento del cervello. Come tutti i sistemi di deep learning, necessita di grandi quantità di dati, ma in questo caso le informazioni vengono date in pasto a dei neuroni artificiali, componenti in grado di lavorare insieme per risolvere problemi come l'identificazione di un testo o il riconoscimento di un discorso vocale. A differenza degli altri sistemi, la rete neurale di RCN può modificarsi, alterando lo schema di connessioni tra i neuroni artificiali per cambiare il modo in cui essi interagiscono e la metodologia risolutiva per ciascun problema. Così facendo, la rete neurale reitera lo stesso problema affrontandolo con diverse strategie fino a trovare quella migliore. In questo modo il sistema di Vicarious richiede molti meno dati rispetto ai tradizionali sistemi di machine learning. Il problema dei captcha, in particolare, è sempre stata una sfida notevolmente complicata per le intelligenze artificiali a causa delle numerosissime variabili possibili.
Per ottenere una percentuale di successo, spesso anche molto bassa, è infatti necessario allenare il bot con milioni di captcha precedentemente catalogati, scrivendo a mano i passaggi da seguire per superare le diverse tipologie di immagini richieste. Il sistema di Vicarious, invece, richiede una quantità di materiale preparativo fino a trecento volte inferiore agli attuali standard. Proprio come il cervello umano, la rete RCN ha bisogno di pochi esempi per imparare a identificare oggetti e immagini sfruttando il riconoscimento di superfici e contorni ottenendo risultati stupefacenti: circa il 60% dei captcha risolti. Risulta ormai evidente come questa tecnologia stia diventando obsoleta e dovrà presto essere sostituta con qualcosa di più efficace. Certo, rendersi conto che una macchina è ora in grado di superare un test il cui compito è proprio quello di distinguere l'uomo da un bot fa davvero riflettere, ma forse è soltanto il naturale evolversi della tecnologia.

Dobbiamo preoccuparci?

Senza essere troppo catastrofici e allarmisti, è comunque molto importante riflettere sui rischi ai cui potremmo andare incontro con l'evoluzione delle intelligenze artificiali. Sono numerose le grandi menti, tra cui troviamo Stephen Hawking, Bill Gates ed Elon Musk, che hanno pubblicamente messo in guardia la specie umana dalle crescenti capacità dei cervelli virtuali, sottolineando come questi ultimi possano essere un'arma a doppio taglio. Famoso è il paradosso fantascientifico sulla creazione di una macchina superiore all'uomo. Se fossimo in grado di realizzare un robot più intelligente dell'essere umano, infatti, questo sarebbe sicuramente in grado di eguagliarne i successi. Sarebbe quindi capace di costruire a sua volta un nuovo robot più intelligente di lui, innescando un processo a reiterazione infinita.
L'evidente risultato è quello di un futuro popolato da macchine super intelligenti, in cui l'uomo occupa il gradino più basso della scala sociale. Tutto ciò rimane comunque pura speculazione, ma è comunque possibile che in futuro si vedranno comparire regole e normative per limitare i possibili rischi dovuti allo sviluppo di intelligenze avanzate complesse. Sicuramente questa tecnologia ha compiuto passi da gigante, portando numerosi vantaggi in diversi settori, e presto otterrà nuovi successi spingendosi sempre più in là, si spera sulla strada giusta.