Da Netflix a Facebook, i più celebri server down della storia

Da quando internet è diventato fondamentale nelle nostre vite sono stati numerosi i problemi ai servizi che utilizziamo ogni giorno. Ecco i più celebri.

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Gran parte della nostra vita si svolge su internet. La maggior parte delle operazioni che compiamo ogni giorno si svolgono davanti allo schermo di un computer o a quello di uno smartphone. I servizi che utilizziamo di più viaggiano a velocità altissime sulla rete e i nostri dati, da quelli più importanti a quelli più assurdi, si ritrovano immagazzinati in server farm gigantesche, protette e tecnologicamente avanzate. Nonostante questo, soprattutto negli ultimi anni, si sono susseguiti abbastanza frequenti blocchi o disservizi a numerosi siti o servizi di fondamentale importanza. Server in difficoltà, siti inaccessibili e blocchi totali che, seppur per poche ore, possono condizionare in maniera importante le nostre vite. Ecco alcuni dei momenti più critici della più recente storia di internet e dei suoi servizi.

Facebook, la vita si ferma

I down al social di Zuckerberg non sono mai stati tanto frequenti ma il loro peso specifico si è sempre rivelato parecchio importante e non potrebbe essere altrimenti vista l'importanza che Facebook ricopre nelle nostre vite. Tutti noi, ogni giorno, passiamo buona parte della nostra vita sul portale e spesso ci preoccupiamo o allarmiamo quando questo funziona male o non funziona proprio. I down più clamorosi nella storia del sito sono arrivati per colpa di attacchi hacker di varia natura. Il primo è datato 2005 ed è arrivato per colpa dello studente americano Chris Putnam, che era riuscito a fare in modo che i profili attaccati trasformassero la loro grafica in quella di Myspace. Dieci anni dopo, nel 2015, l'eco è stato ancora più forte, con il sito rimasto inaccessibile per circa quaranta minuti per un crollo dei server dovuto ad un sospetto attacco, poi smentito dagli stessi vertici. L'ultimo caso in ordine di tempo risale invece allo scorso 23 agosto, con Facebook irraggiungibile in quasi tutta Europa con evidenti problemi in Inghilterra. I disagi, iniziati nella serata precedente, si sono poi allargati a macchia d'olio, accompagnati dall'hashtag #facebookdown su Twitter e da una psicosi collettiva che si è risolta solo con il passare delle ore, una volta che tutto è tornato alla normalità.

Il grande crollo del 2016

Il 21 ottobre del 2016 sarà ricordato per uno dei più clamorosi down della storia di internet, capace di coinvolgere alcuni dei programmi più utilizzati sulla rete. Un attacco hacker ad una grossa infrastruttura di server gestiti dalla società Dyn aveva infatti provocato profondi e diffusi disservizi ad un numero spropositato di programmi. I problemi, iniziati negli Stati Uniti, si erano poi propagati anche in Europa, per essere risolti solo in tarda serata. Ad essere colpiti erano stati in primo luogo Twitter, Spotify, Netflix e il PlayStation Network, ma anche servizi come PayPal, Github, Reddit, Pinterest, Disqus o i portali di Wikia, Xbox, Wired, BBC, Mashable, SoundCloud, Cnn, Guardian e tantissimi altri. Il guaio, di portata mondiale, era stato complicato da un'altra serie di attacchi minori, poi tutti risolti da Dyn, ma incredibile era stato il disservizio per gli utenti, che avevano visto totalmente inagibili numerosi siti, prova tangibile della grande importanza che questi hanno nella vita delle persone e di come basti un problema ad una sola infrastruttura per mandare al collasso buona parte dei servizi che usiamo tutti i giorni.

WhatsApp, comunicazione negata

Più di Facebook e di tutti gli altri social, WhatsApp è uno dei modi di comunicare più diffusi in Italia e nel resto del mondo, vero e proprio sostituto dei vecchi sms. Ogni volta che il servizio è andato in crisi le lamentele e i disagi sono stati notevoli. Uno dei più clamorosi è arrivato il 22 febbraio del 2014 quando l'app è andata in crisi per quasi mezza giornata, con gli utenti che si sono riversati in massa su Twitter per esprimere tutto il loro disappunto. Caso ha voluto che questo grave disservizio sia arrivato a pochi giorni dall'acquisto della società da parte di Zuckerberg. L'iniziale paura per un attacco hacker e un furto di account è stata poi scongiurata dalla scoperta della reale causa del down, un black out di circa 210 minuti dei server di New York, vere colonne portanti dell'intera impalcatura dell'azienda. Per alcuni la causa del corto circuito era stata proprio l'impennata di download dopo l'acquisto record di Facebook: i troppi accessi contemporanei potrebbero aver mandato in crisi dei server già sovraccarichi, circostanza più volte sperimentata da numerosi altri siti.

PokemonGo, il gioco zoppo

Il grande successo può dare alla testa e, a volte, intasare talmente tanto i server da mandare in crisi un lancio studiato per svariati mesi; è quanto successo a PokemonGo, il gioco della scorsa estate, attesissimo in tutto il mondo e, già dal lancio, falcidiato da una serie di problemi che ne hanno minato pesantemente la giocabilità. Quanto successo al lancio in Italia ha avuto del clamoroso. La comparsa del sito negli store di Google e Apple ha portato ad una serie di download contemporanei mai visti prima e ad un numero di accessi talmente alto da mandare in crisi le strutture server di Niantic, l'azienda che ha gestito e creato il gioco. Per parecchi giorni il gioco è rimasto inaccessibile per tantissimi utenti, malfunzionante, soggetto a continue disconnessioni e a problemi di varia natura. Tanta la rabbia degli appassionati, vogliosi di provare il gioco ma costretti a metterlo da parte per parecchio tempo per l'impossibilità di avere tra le mani l'esperienza gioco che gli era stata promessa. L'azienda era stata costretta a limitare il numero di nuovi account per evitare ulteriori problemi e per mesi il gioco ha continuato ad essere soggetto a numerosi problemi per i troppi accessi contemporanei. Solo il calo di popolarità e gli investimenti sulle strutture tecniche e i server hanno reso il gioco finalmente soddisfacente, ma forse troppo tardi rispetto a quando sarebbe servito.

Aruba, il caso italiano

Il più grande down nella storia italiana è arrivato nel 2011, quando un incendio ha mandato in crisi Aruba, una delle società di internet più famose nel nostro Paese. La terribile circostanza ha bloccato l'accesso ad alcuni dei siti italiani più importanti. Intorno alle 4 del mattino di venerdì 29 aprile un principio di incendio alla web farm dell'azienda ha portato ad un completo disattivamento della corrente, provocando la prima vera ecatombe di internet della storia italiana. La gravità della situazione era stata amplificata dal numero di hosting, domini, caselle email e server in possesso di Aruba, allora numero uno del suo settore in Italia. Profondi i disservizi, risolti solo nel pomeriggio successivo e una volta domate le fiamme, ma niente di paragonabile a quanto sarebbe successo se le stesse circostanze si sarebbero verificate negli ultimi anni. La situazione era stata talmente grave e il sito inaccessibile da costringere la stessa Aruba ad aprire un account Twitter per comunicare con i propri utenti e aggiornarli sulla situazione, ennesima dimostrazione dell'importanza della piattaforma di microblogging nella gestione di certe "situazioni di crisi".

Effetto Amazon

Tutti i down più celebri della storia hanno mostrato quanto un piccolo problema possa rivelarsi, in pochissimo tempo, ben più grave del previsto. E' quanto accaduto lo scorso marzo ad Amazon, quando il suo Web Service ha smesso di funzionare, mandando in crisi siti o servizi come Dropbox, Tinder, Trello, Minecraft, Yahoo e tantissimi altri. La struttura di Amazon è infatti una delle più importanti del mercato statunitense di siti web con i suoi web services. Per tre ore il servizio è diventato inaccessibile, mandando in crisi il mezzo milione di utenti e gli oltre 148 mila siti che ne usavano le prestazioni. A causare il problema potrebbe essere stato uno dei frequenti errori interni che colpiscono questo tipo di sistemi. Sfortuna ha voluto che nello stesso momento numerosi server abbiano avuto lo stesso problema, rendendone di conseguenza più difficoltosa la risoluzione. Se è un solo server a non funzionare i problemi sono facilmente risolvibili, se iniziano ad essere tanti le cose si fanno infinitamente più complicate.

Ecatombe Netflix

Nella notte tra l'1 e il 2 ottobre 2016 una tragedia si è abbattuta su Twitter e internet in generale. L'hashtag #NetflixDown ha iniziato a imperversare come mai era accaduto. Nonostante fosse un sabato sera tanti utenti, in Italia e in tutto il mondo, non hanno avuto la possibilità di accedere ai propri contenuti in streaming. Un problema di non troppo specificata natura ha reso indisponibile il servizio per qualche ora, provocando una crisi che ha trasformato gli utenti in bestie fameliche alla ricerca dei propri contenuti. Per lungo tempo era impossibile accedere o visualizzare film e serie TV, con gran parte degli spettatori riversati sui social per provare a risolvere la situazione. L'azienda ha naturalmente sfruttato i suoi canali per scherzare sull'accaduto e informare tutti sul problema, coinciso tra l'altro con l'arrivo di numerosi prodotti inediti da visionare. Nord Europa e Stati Uniti sono state le aree più colpite, con picchi di disservizio proprio nel momento, almeno in Italia, della prima serata, tra le 21 e le 22. In poche ore la piattaforma è piano piano tornata disponibile, con grande gioia degli internauti. Ignota la causa scatenante del "disastro": ancora una volta potrebbe essere stato un malfunzionamento diffuso a qualcuno dei server. La dura legge di internet non fa sconti a nessuno.