Speciale iPad

Resoconto del Keynote e tutti i dettagli sul nuovo iPad

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L’attesa è febbricitante... da giorni non si parla d’altro e i rumor rimbalzano tra la rete e la televisione. Le pagine dei forum colme di utenti incuriositi e quelle delle più celebri testate giornalistiche mondiali fanno lievitare l’interesse collettivo di ora in ora. Le indiscrezioni si susseguono intervallate da parodistiche vignette aventi come protagonista un improbabile Steve Jobs camuffato da Mosè, intento a mostrare al mondo intero l’illuminazione divina tramutata in un tablet pc capace di far girare il sistema operativo di Apple.
Benché la casa di Cupertino non sia avvezza a far trapelare informazioni premature sui suoi device e abbia palesato più volte rimostranze anche verso i propri partner che osavano lasciarsi scappare indiscrezioni troppo dettagliate, sul nuovo prodotto “designed in California” si erano pronunciati ormai tutti. Si era già speculato su dimensioni, funzioni, prezzo, eventuali pregi e difetti; si aveva perfino un nome, iSlate, dato ancora per ufficiale a poche ore dal keynote di Jobs e successivamente smentito dopo una manciata di minuti dall’inizio della conferenza del CEO Apple.
Alle 19:00 (ora italiana) del 27 gennaio la mela morsicata apre il suo 2010 con una conferenza che, oltre ad introdurre l’oggetto tecnologico più atteso e chiacchierato degli ultimi anni, segna anche l’ufficiale ritorno del suo chief executive officer (il corrispettivo a stelle e strisce di un amministratore delegato, per intenderci) alla guida della macchina comunicativa che le gira attorno.
Il momento è finalmente giunto. Si comincia.

Keynote

Ottenuto il silenzio in sala le note di Bob Dylan introducono sul palco come al solito, o meglio come non succedeva da un po’, Steve Jobs nel sua abituale “divisa” di jeans e pullover nero a collo alto. Un Jobs sciupato, evidentemente provato dalla malattia che l’ha tenuto lontano dai suoi utenti e seguaci nell’ultimo anno, che non sembra aver perso la spontaneità e la verve capaci di renderlo uno dei colossi della comunicazione di questo ventunesimo secolo.
Non c’è tempo da perdere in chiacchiere, è l’ora degli “update” e Jobs comincia immediatamente a snocciolare dati che faranno di sicuro contenti azionisti e fanboy. Apple è un’azienda che non conosce crisi, non al momento almeno, che colleziona record di vendite sia con i suoi prodotti hardware e software retail che con il digital delivery, grazie al quale, sotto forma dell’iTunes Store e dell’App Store, può vantare primati e traguardi da prima della classe.
I dati economici e di vendite elencati non sono molti, ma di indiscutibile impatto: 250 milioni di iPod venduti dal 2001, 284 negozi sparsi in tutto il mondo che hanno accolto 50 milioni di visitatori nel solo ultimo quarto del 2009, 140 mila applicazioni presenti nell’App Store e 3 miliardi di applicazioni scaricate dal medesimo store fanno di Apple una società da un valore stimato per 15,6 miliardi di dollari.
Scroscianti applausi investono un Jobs che, nonostante non abbia intenzione di osservare la propria compagnia sotto questa prospettiva, si dimostra stupefatto e appagato (e vorremmo ben vedere).
Si cominciano ad analizzare quali sono i reali motivi che hanno portato la mela di Cupertino così in alto, infondo sono gli stessi che li spingono ad introdurre sul mercato l’iPad; possiamo quindi utilizzarli come chiave di lettura per interpretare gli intenti di Apple, del suo nuovo device e, perché no, per far luce sulle funzioni che contageranno tutti gli altri prodotti della casa produttrice californiana che solitamente ben si interfacciano tra di loro e condividono feature e materiale multimediale con pochi click.
I riflettori sono rivolti su una parola chiave molto importante: “mobile”. E’ la trasportabilità, agli occhi di Jobs, che decreta l’immenso successo della sua compagnia accoppiata alla possibilità di connettersi alla rete in qualsiasi posto ci si trovi, in qualsiasi momento.
Anche l’internauta più distratto si sarà ormai accorto che c’è una cosa che accomuna i prodotti Apple più premiati dal pubblico, ovvero che siano facilmente trasportabili ed utilizzabili in luoghi diversi: gli iPhone, gli iPod e molti dei Mac sono “mobile devices” e devono a questa caratteristica il loro trionfo commerciale. La Apple è in effetti la più grande produttrice di dispositivi informatici portatili e ne consegue come possa vantare un giro di affari relativo al settore ben superiore a quello di colossi come Sony, Samsung e Nokia.
Ma veniamo a noi, a quello che ci interessa sul serio e che muove la kermesse mediatica degli ultimi giorni per cui ogni appassionato di tecnologia non sta più nella pelle: l’iPad.
L’iPad nasce con un preciso intento, quello di colmare un vuoto concettuale collocato tra i laptop e gli smartphone e per farlo bisogna, sempre secondo Apple, che questo vuoto venga spazzato via da un prodotto che dia il suo meglio in alcuni utilizzi specifici.
Per farsi carico di questo arduo compito un dispositivo che mira a creare questa nuova fascia di mercato deve permettere di navigare in internet, ricevere e mandare e-mail, gestire album fotografici, consentire di visualizzare e manipolare video, riprodurre la propria collezione di brani musicali, proporre un avvincente esperienza videoludica e un’intuitiva fruizione di eBooks. Il tutto con sguardo rivolto sempre al fattore più importante, la portatilità. Serve qualcosa che permetta di adempire a queste esigenze meglio di un laptop e di uno smartphone. Ma cosa?
Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono già dei prodotti che rispondono a questo domanda, da anni per giunta, e che si tratti dei netbook. Jobs però è lapidario a riguardo: “i netbook non sono meglio in niente! Sono lenti, hanno dei display di bassa qualità e fanno girare software per PC... sono unicamente dei laptop economici”. Esternazioni pesanti, d’impatto, ma più che condivisibili.
La risposta al quesito per Apple è difatti l’iPad: un tablet sottile, dal design elegante, ecologico, leggero, performante e con molti punti in comune con un iPhone... forse anche troppi.
Con le idee chiare sul perché nasca l’iPad, e soprattutto quali siano i suoi obiettivi, possiamo dedicarci ad una sua accurata disamina per capire cosa ha al suo interno e come si presenta agli utenti.

Caratteristiche Tecniche

La prima caratteristica che salta all’occhio è lo schermo: un pannello IPS da 9,7”, multitouch retroilluminato a LED per una risoluzione di 1024x768 pixel a 132 ppi ed un rapporto delle dimensioni tra altezza e larghezza di 4:3. Dal materiale disponibile sulla rete e sul sito ufficiale Apple sembra vantare un’ottima qualità dell’immagine e la presenza del display con tecnologia IPS non ci fa dubitare che dal vivo la resa sia ancora migliore (immaginare di leggervi fumetti, magari a colori, o libri elettronici è un sogno ormai tramutatosi in realtà), ma qualcuno avrebbe preferito uno schermo wide... forse più di qualcuno ad essere sinceri, ma una simile scelta avrebbe potuto inficiare un appagante navigazione sul web o la lettura di libri elettronici a causa di pagine troppo strette.
Su questo promettente schermo è possibile navigare, lavorare, leggere e guardare video in HD H.264 fino a 720p a 30 frame al secondo.
La scocca posteriore è interamente in elegante e resistente alluminio e tutto l’iPad è privo di arsenico, mercurio, PVC e BFR. Ancora una volta a Cupertino dimostrano di avere a cuore il nostro ecosistema introducendo nel mercato un dispositivo a basso impatto ambientale e ad alta riciclabilità.
Lungo il suo perimetro troviamo il connettore dock, un ingresso jack da 3,5 mm, degli speaker integrati, un microfono e l’alloggiamento della micro-SIM (unicamente nel modello di punta con Wi-Fi e 3G), i comandi per la regolazione del volume e il tasto di accensione e spegnimento. Il tutto è perfettamente integrato nel tablet e nel suo design pulito e regolare.
Attorno allo schermo una comoda cornice nera lucida, forse di dimensioni fin troppo generose, consente di impugnare e maneggiare agevolmente l’iPad e, nella parte inferiore di questa cornice, troviamo il tasto Home con il quale abbiamo fatto conoscenza sull’ iPhone.
Il “motore” del gioiello tecnologico che Steve Jobs ci mostra per la prima volta a San Francisco è il nuovissimo Apple A4, anche lui in anteprima mondiale. La CPU ha una frequenza di 1 GHz ed è prodotta dalla stessa Apple; qualcuno ricorderà infatti che non molto tempo fa la casa di Cupertino acquistò la PA Semi, un’azienda produttrice di microprocessori che ha per l’appunto progettato e assemblato il nuovo l’A4 per l’occasione.
Il tablet sarà disponibile in tre modelli distinti per il taglio della memoria interna, rispettivamente da 16GB, 32GB o 64GB (per un prezzo di $ 499 per il modello base e che va a salire in base agli optional). Una batteria al litio promette di sorreggere le funzioni del dispositivo per una durata di 10 ore, nelle quali sarà possibile ascoltare musica, navigare sul web, guardare video o interagire con i propri documenti. Lo stesso Jobs ci rassicura che con l’iPad si potrà affrontare un volo aereo da San Francisco a Tokyo guardando video sul proprio tablet senza interruzioni. Accelerometro, sensore di luce ambientale, Wi-Fi e A-GPS di serie su tutti i modelli e 3G opzionale concludono la lista degli aspetti tecnici salienti.
Ora che abbiamo le idee chiare su cos’è l’iPad focalizziamo l’attenzione su ciò che davvero ci preme sapere: che cosa fa.
Il medesimo sistema operativo degli iPhone e degli iPod Touch rappresenta l’anima del nuovo arrivato tra le fila dei prodotti della mela californiana. Basato sul kernel Darwin, l’OS in questione è la prima delle caratteristiche che possono indurre a storcere il naso sull’innovativo prodotto. E’ da subito palese l’assenza di un file manager che ci aiuti a gestire file e cartelle nel modo in cui tutti siamo abituati nei sistemi desktop.
Ancora un volta Apple si ostina a perseguire una linea di pensiero che impone agli utenti di modificare ed accedere ai file solo tramite i relativi programmi, rendendo di fatto il tutto molto “chiuso”, standardizzato rispettando i propri canoni filosofici per i quali l’interfaccia utente-macchina è l’aspetto più importante di qualsiasi device, che ha il compito di evitare così personalizzazioni estreme dell’interfaccia e di impostazioni, considerate velleità tecniche non conformi all’usabilità tipica del “think different”.
Di riflesso è il momento di constatare una delle due celebri assenze della serata: il multitasking! Come già successo sul “melafonino”, anche qui dobbiamo prendere atto dell’impossibilità di far girare più applicazioni nello stesso momento, eccezion fatta per alcune sviluppate da Apple stessa. Dobbiamo infatti tener conto della consolazione, per quanto magra, che consentirà ai futuri acquirenti di ascoltare musica mentre si naviga, si modificano fogli di calcolo, si leggono e scrivono mail o si sfogliano i propri album di foro digitali.
Benché l'assenza di interazione tra utente e file system e un multitasking fosse ampiamente pronosticabile ed incline alle abitudini di Apple e dei suoi utenti, dall’OS ci si aspettava una versione più evoluta ed articolata di quello di un telefono, per quanto rivoluzionario.
Rimaniamo comunque fiduciosi che, complici i feedback degli utenti, Jobs e compagni vogliano rilasciare presto una versione riveduta e corretta del software alla base del loro tablet... magari, perché no, già disponibile tra qualche mese, al debutto negli store di tutto il mondo (insieme alla versione 4.0 dell’OS dell’iPhone).
Dodici applicazioni da subito preinstallate sul dispositivo: Safari, Mail, Photos, Video, You Tube, iPod, iTunes, App Store, Maps, Notes, Calendar e Contacts. A queste dodici vanno ad aggiungersi le 140 mila presenti già sull’App Store; iPad è infatti completamente retrocompatibile con l’iPhone e permette di farne girare il software anche a schermo intero.
Il tutto è molto fluido ed estremamente reattivo, le applicazioni si aprono e lavorano senza la minima esitazione, l’A4 sembra essere un eccellente processore per questa fascia di prodotti e la delusione nel non vederlo gestire più applicazioni nello stesso momento sale.
Leggere di quanto funzioni bene, di quanto sia intuitivo nell’utilizzo, probabilmente non gli rende giustizia e, come fu nel 2007 con iPhone, siamo sicuri che solo una prova con mano possa restituire un feeling attendibile riguardo questo gioiello tecnologico.
Ad arricchirne le funzioni da subito presenti sarà possibile acquistare tre applicazioni votate alla produttività della suite iWork, specificatamente ridisegnate ed adattate all’iPad e alla sua interfaccia multitouch.
Keynote, Pages e Numbers saranno immediatamente disponibili al prezzo di $ 9,90 per ognuna e, da quello che si è visto, lavorano maledettamente bene nella loro nuova veste multitouch.
Tutto è intuitivo ed immediato, in tutti i programmi, ma ecco che fa la sua comparsa (anzi, scomparsa sarebbe più corretto) il secondo grande assente: il supporto a Flash.
A proposito si è parlato di HTML5, di YouTube che già lo supporta e che sta migrando completamente verso verso il nuovo standard, asserendo che non sia una mancanza così rilevante come possa sembrare e che Apple non ha buoni rapporti con il software Adobe... il futuro del web sarà libero da Flash, su questo non abbiamo alcun dubbio, tutto lecito e corretto, ma al momento è una deficienza grave! Tutti, navigando, guardano contenuti Flash, sono diffusissimi nelle pagine dell’intera rete e infine, ma non per ordine di importanza, questo significa tagliare la possibilità all’iPad di vantare nella propria ludoteca titoli estremamente allettanti, promossi da pubblico e critica che spopolano sui monitor dei computer di tutto il mondo, Mac compresi. Crediamo fortemente che l’universo gaming di questo innovativo tablet sia da cercare verso giochi appartenenti ad una scena per lo più indie, almeno nelle meccaniche; titoli come Machinarium o World of Goo avrebbero un immenso successo grazie all’interfaccia multitouch e, probabilmente, potrebbero riuscire nell’arduo tentativo di mettere alle corde console portatili commercialmente affermate come PSP e DS... di sicuro la strada più intelligente da percorrere sarebbe questa e non quella di portare racing game più o meno realistici ed FPS che mal si prestano ad essere giocati senza comandi fisici come pulsanti e stick analogici.
Continuando ad elencare le diverse mancanze, per quanto alcune non ci preoccupino se non marginalmente, non possiamo non pensare che molte di queste terranno alla larga gli utenti più smaliziati ed esigenti, soprattutto esigenti sul controllo dei contenuti fruibili dalla propria macchina informatica: possibilità di decodifica video limitate ai codec che vuole Apple (che sappiamo bene rispetti sempre gli standard del settore, ma non è ovviamente aperta al circolo parallelo del p2p, quindi agli .mkv), assenza di una videocamera per scattare foto e fare videoconferenze coi iChat, applicazioni ottenibili unicamente tramite l’AppStore e quindi sotto il totale controllo di Apple e assenza di lettori smart card e ingressi USB o Firewire. Sono tutte carenze troppo evidenti... anche agli occhi degli affezionati del marchio.
Riassumendo l’infinita sfilza di indiscrezioni, video dimostrativi, dichiarazioni più o meno lusinghiere e pilotate (il vice presidente di Epic, Mark Rein, ad esempio, dichiara che i netbook sono “in seri guai” e che l’iPad è un fantastico prodotto, anche per i videogiochi) e info tecniche certe sulle quali ponderare un eventuale acquisto, possiamo finalmente farci un’idea.
iPad promosso, ma con delle riserve. Ovviamente non è, non ancora, un prodotto perfetto e pecca sotto alcuni aspetti per qualche limitazione di troppo.
Per come è ora e per quello che offre al momento questo tablet, consigliarne l’acquisto equivale a sbilanciarsi davvero eccessivamente. Eppure, con delle leggere ma sostanziali modifiche software ben mirate l’iPad potrebbe confermarsi da subito un million seller tra gli utenti consumer, bacino d'utenza destinato ad accogliere con una versione dell'OS ampliata in tempi brevi (più realisticamente con un jailbreak) qualche utente prosumer allettato dalla facilità d’uso e dal design di insindacabile valore.
I dubbi che rimangono sono comunque tanti... il nome che già c'era (ed a quanto pare Apple l’ha usurpato ad un’azienda concorrente), un sistema di discrete dimensioni votato ad un uso assai articolato e nonostante ciò così chiuso, l'interfaccia di iBooks che ricalca al limite del plagio quella di Delicious Library, la costellazione di accessori (che certamente non saranno economici) necessari a sfruttarlo nel pieno delle sue funzionalità possono far storcere il naso, ma non smorzano l’interesse per l’iPad che nei prossimi mesi rimarrà elevatissimo.

iPad Tra fan della mela morsicata che gridano al miracolo e i detrattori dell’informatica “stylish” pronti a celebrarne la disfatta, noi ci poniamo nella posizione più razionale ed arguta di attenti osservatori, curiosi e pronti ad accettare la rivoluzione introdotta dal tablet Apple, pur con qualche quesito su quanto una ricerca assoluta del “mobile” sia davvero quello di cui abbiamo bisogno e su quanto il mercato sia pronto ad accettare questo nuovo traguardo (i modelli base non sono, ad oggi, sfruttabili al loro meglio in tutti i mercati). In parte restiamo però delusi da un keynote che non ha speso una parola sul sistema operativo Apple, sui Mac portatili e quelli dedicati agli utenti pro, come invece si sperava. Un ultima domanda ci fa in ogni caso rivolgere uno sguardo fiducioso al futuro: quanto dovremo aspettare per vedere le funzionalità multitouch dell’iPad integrate nei Mac? Scommettiamo (e speriamo) che l’attesa non sia troppo lunga perché quello che d’interessante c’è in quella costosa tavoletta tecnologica non è legato a cosa ha, cosa non ha o a cosa fa e non fa, ma a come lo fa... e molto probabilmente non è altro che il seme di una nuova rivoluzione informatica “designed in California”.