iPhone 7 e jack da 3.5 mm: una miniera d’oro per Apple

La rimozione del jack da 3.5 mm non è andata giù a molti utenti, ma il cambiamento potrebbe rivelarsi una miniera d’oro per Apple.

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Il jack da 3.5 mm è davvero destinato all'estinzione? Difficile dirlo per ora, ma di certo per Apple il momento è arrivato prima del previsto. Dopo l'eliminazione della connettività nei notebook, in favore di quella wireless e del cloud, Cupertino ha deciso di fare un altro passo per agevolare l'utilizzo di periferiche senza fili, mostrando anche diversi motivi per cui il nuovo standard digitale sia migliore del vecchio spinotto analogico. Eppure questa scelta non è andata giù alla maggior parte dell'utenza, almeno da quanto osservato in questi giorni sul web, dove il dissenso non ha tardato ad arrivare. Nonostante questo, Apple ha fatto questa scelta ponderando bene le conseguenze, sia positive che negative. Durante il keynote, un evento che andrebbe analizzato meglio dal punto di vista comunicativo e non basandosi solo sui prodotti, Tim Cook ha mostrato un numero, 900 milioni. Cosa rappresenta? È la quantità di device dotati di connettore Lightning oggi disponibili, di certo una buon argomento con cui presentarsi dai produttori di cuffie e comunicargli la rimozione dai nuovi iPhone di uno degli standard più longevi della storia.

Non è una questione di spazio

Apple ha trovato molti argomenti validi per giustificare il repentino cambio di rotta effettuato con la rimozione del jack da 3.5 mm. Le slide mostrate durante l'evento hanno messo in evidenza il nuovo Touch Id, ora dotato di Taptic Engine, in grado di fornire un feedback tattile anche in assenza di un vero pulsante Home. Impossibile non notare come questo sia piazzato proprio nell'area prima occupata dal jack. La comunicazione in casa Apple non è mai casuale e il fatto che abbiano messo ben in evidenza la posizione del Taptic Engine non serve solo a mostrare la nuova feature, ma anche i benefici di una scelta che Cupertino sapeva sarebbe stata contestata. I motivi del dissenso sono evidenti, soprattutto se si considerano i pro e i contro di questa scelta. Partiamo da i pro, che includono appunto il maggior spazio disponibile all'interno della scocca, che in molti hanno definito utile per diminuire lo spessore dei device. Ebbene, Apple ha deciso di sfruttare lo spazio in più per inserire nuovi componenti piuttosto che diminuire lo spessore, visto che questo dato è rimasto invariato tra iPhone 6s e iPhone 7, per entrambe le varianti, anche se il peso è diminuito di qualche grammo, niente di avvertibile comunque. Sul fronte della qualità audio, il passaggio al digitale avrebbe permesso ad Apple di inserire all'interno di iPhone 7 feature esclusive legate all'ascolto musicale, ma in verità questo non è avvenuto. Tradotto in parole povere, l'audio in uscita dalla porta Lightning sarà identico a quello ottenibile con un iPhone 6s. Non ci sono altri vantaggi evidenti, almeno allo stato attuale, che giustifichino la rimozione del jack da 3.5 mm e in questo Apple ha forse sottovalutato la cosa. Se avesse reso iPhone 7 più sottile o se avesse inserito delle feature uniche da sfruttare solo attraverso la nuova connessione di certo le critiche sarebbero state inferiori.
Dall'altro lato ci sono i contro, decisamente maggiori e più incisivi nella user experience. Il più evidente è senza dubbio l'incompatibilità con tutte le cuffie esistenti, che ha fatto infuriare decine di appassionati. Chi ha investito denaro per l'acquisto di un headset di buona qualità dovrà utilizzare per forza l'adattatore Lightning/Jack, che fortunatamente Apple ha inserito di serie nel bundle di iPhone 7. Il problema è che l'adattatore non renderà la vita facile agli utenti, ad esempio sarà poco pratico da tenere in tasca collegato al telefono, rappresentando comunque un ulteriore elemento da portarsi sempre dietro. Altra cosa impossibile da fare sarà utilizzare le cuffie mentre si carica lo smartphone, se non attraverso un ulteriore adattatore, tutti accessori che aumentano il costo complessivo necessario ad usare iPhone 7. A conti fatti quindi, a fronte dell'inserimento del Taptic Engine nel tasto Home e della semplificazione del processo di impermeabilizzazione di iPhone 7, gli svantaggi sono certamente più consistenti, almeno allo stato attuale.

Ma c'è un vantaggio per Apple da tenere bene a mente: Beats. Beats è di proprietà di Apple, e questo e noto, ma non tutti hanno considerato il fatto che proprio Beats sia il produttore numero uno al mondo di cuffie Bluetooth, sopra LG e Bose, giusto per citare due nomi di spessore. Non è un caso che l'azienda abbia da pochissimo annunciato l'arrivo di tre nuove cuffie senza fili. Se pensiamo che anche i produttori Android potrebbero seguire la strada tracciata da Apple, allora l'affare potrebbe rivelarsi milionario e portare nelle casse di Cupertino un sostanzioso aumento nelle entrate derivanti da questo settore. Non dimentichiamo inoltre che per realizzare accessori compatibili bisognerà passare attraverso l'Apple Licensing Program, per cui tutti i produttori che vorranno rendere compatibili le proprie cuffie con iPhone dovranno pagare un piccolo balzello alla casa di Cupertino. Se a questo sommiamo dongle, adattatori e quant'altro, il giro d'affari potrebbe allargarsi ancora di più. Un motivo davvero ottimo per dare il benservito a uno standard che ancora oggi funziona molto bene.

iPhone 7 La rimozione del jack da 3.5 mm è un passo importante per Apple, ma la casa di Cupertino avrebbe potuto sfruttarlo meglio. Ad esempio rendendo davvero più sottile il dispositivo, oppure inserendo feature esclusive per migliorare la qualità audio. Insomma, l’abbandono del jack appare piuttosto forzato allo stato attuale, e legato più che altro a sinergie con Beats, che porteranno nuovi introiti all’azienda californiana, insieme alle royalties derivanti da cuffie e accessori dei marchi concorrenti, che vorranno rendere compatibili le proprie cuffie con iPhone. Se anche gli smartphone Android seguiranno questa strada per Apple sarà l’ennesima vittoria, ma alla fine a perderci sono stati gli utenti, che dovranno adattarsi per forza di cose al cambiamento.