IPTV e multe: cosa rischiano gli abbonati al "pezzotto"?

Il caso delle IPTV illegali continua a far parlare di sé. Ma cosa rischiano davvero gli utenti che vengono scoperti dalle autorità?

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Multe fino a 26 mila euro e fino a tre anni di carcere. Sembra questo il pesante scotto da pagare per chi ha utilizzato le IPTV in modo illegale, abbonandosi ad uno dei pacchetti che, a poche decine di euro, permettono di accedere ad una serie di servizi streaming e pay tv in abbonamento.
In una lotta senza quartiere sempre più serrata, sembra che le mire delle autorità possano presto dirigersi anche verso gli utenti, tra multe e addirittura pene più severe per i casi più gravi. Se quasi sempre i consumatori l'hanno passata liscia c'è il rischio che in futuro le cose possano cambiare.

I primi casi

Le notizie sembrerebbero confermare i primi passi della Guardia di Finanza nel punire gli abbonati, non solo i fornitori dei servizi. Le prime notizie sono arrivate dal quotidiano Italia Sera, che ha parlato di un utente siciliano che si sarebbe visto recapitare una multa di quasi 2000 euro per utilizzo di IPTV. Il Quotidiano del Molise ha invece riferito del proprietario di una bar in provincia di Campobasso scoperto dai carabinieri mentre utilizzava un abbonamento IPTV illegale per trasmettere le partite ai suoi clienti, fatto che avrebbe fatto scattare un'immediata denuncia alle autorità per violazione di diritto d'autore.
Proprio la violazione delle norme sul copyright sarebbe la chiave per punire gli utenti: per questo tipo di violazioni, infatti, la legge italiana prevede, all'articolo 171 della legge del copyright del 1941, multe dai 2500 ai 25882 euro.

La legge

Secondo la legge ad essere punito è qualsiasi utente che "a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale". Ad anticipare l'arrivo delle prime multe era stato l'amministratore delegato della Serie A Luigi De Siervo, pronto a fare di tutto per punire chi aveva utilizzato le IPTV illegali per guardare le partite di calcio legalmente trasmesse da Sky o DAZN. Se gli importi più bassi saranno riservati ai singoli utenti, quelle più alte saranno inviate a bar, ristoranti o locali pubblici che utilizzavano questi servizi nelle loro attività, servendo un numero molto più alto di persone.

Oltre a questo ad alcuni potrebbe essere contestato anche un reato di frode informatica, soprattutto per quelli sorpresi a utilizzare il servizio. Sanzioni penali cui potrebbero aggiungersi anche risarcimenti vari per le Pay TV danneggiate: il mezzo utilizzato per utilizzare le IPTV non fa differenza, è la finalità fraudolenta ad essere punita.

Cambio di rotta

La tranquillità che fino ad ora aveva contraddistinto gli abbonati a questi servizi, intoccabili e quasi impossibili da rintracciare, potrebbe presto cambiare. Ad ammetterlo è stato lo stesso De Siervo, a margine della grande operazione dello scorso anno che ha portato allo smantellamento di un'organizzazione criminale ramificata in tutta Italia, che utilizzava il software XStream Codes per gestire il flusso di streaming verso gli abbonati.
Secondo lui, infatti, attraverso la cronologia del portale è stato possibile fotografare gli utenti ad essa collegati. Confrontando questa cronologia con le offerte sottoscritte da ogni cliente sarà possibile capire se queste persone hanno effettivamente aderito al servizio illegale. Il flusso generato da ogni IPTV è infatti facilmente tracciabile dalla Polizia: le autorità hanno piene possibilità di entrare in possesso degli indirizzi IP di chi ha utilizzato il servizio. Se fino ad ora agli utenti non è successo niente è perché la Polizia aveva deciso di non intervenire. In futuro potrebbe non essere più così.

Nuove prospettive

Il vero problema di questa eterna battaglia è il fatto che queste associazioni illegali riescano in men che non si dica a correre ai ripari. La Guardia di Finanza si adopera nel chiudere server e smantellare interi apparati informatici, ma spesso e volentieri questi blocchi vengono aggirati e alcuni sistemi IPTV riprendono a funzionare in poco tempo.
Queste organizzazioni avvisano subito i loro "abbonati" via WhatsApp o Telegram del cambio dei loro indirizzi, fornendo agli utenti nuove chiavi di accesso e dando a tutti la possibilità di aggirare il "disservizio".
Un po' come accade con numerosi siti di download illegale che prima vengono chiusi e poi cambiano indirizzo e tornano magicamente online dopo poco tempo.
Una lotta impari in cui le autorità sembrano partire sconfitte in partenza: da qui il cambio di obiettivo, se non si riescono a sconfiggere le organizzazioni si inizierà a colpire gli utenti, la vera e più reale fonte vitale di questi servizi che, se spaventata e decimata, potrebbe essere disincentivata anche in futuro ad abbonarsi.

Punizioni esemplari

L'impunità verso alcuni utenti potrebbe quindi essere del tutto invertita a favore di un metodo nuovo di lotta a questi fenomeni. Per ora, in tutti gli altri casi, gli utenti sono in qualche modo stati graziati, ma è bastato toccare in maniera profonda il mondo del calcio e quello dei servizi streaming legali per far partire un fuoco di fila che potrebbe davvero non risparmiare nessuno. Le multe potrebbero iniziare ad arrivare a fiumi, per una strategia che vuole disincentivare gli utenti ad abbracciare questi metodi illegali di fruizione dei contenuti. In questo modo si vuole punire chi si è macchiato di un reato ma anche disincentivare chi il reato vorrebbe compierlo.

Questo si che sarebbe il colpo più duro alle IPTV legali, cambiare radicalmente la cultura degli utenti e convincerli a fare un abbonamento legale o almeno fargli capire che questi servizi non sono un danno solo per chi i contenuti li produce, ma anche per tutti gli altri utenti che ogni mese pagano abbonamenti legali per vedere partite di calcio, film e serie TV. Questa sarebbe la vera sconfitta per il mondo dello streaming illegale, senza alcun dubbio.