Jack Ma e Alibaba, tra multe e dissenso quale sarà il loro futuro in Cina?

Jack Ma e Alibaba sembrano essere al centro di un ciclone in Cina, con il Governo coinvolto tra multe e censure. Che sta succedendo al gigante asiatico?

Jack Ma e Alibaba, tra multe e dissenso quale sarà il loro futuro in Cina?
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Il 2021 finora è stato un anno di fuoco per Alibaba e il suo fondatore ed ex CEO Jack Ma. Il gigante asiatico a fine 2020 era scomparso dalla scena in seguito a una pubblica dimostrazione di dissenso nei confronti di Pechino, del presidente Xi Jinping e del vertice del Partito Comunista Cinese. Da quella fatidica occasione, avvenuta in data 24 ottobre 2020, il filantropo e imprenditore cinese non si è più mostrato dinanzi telecamere e testate giornalistiche, sollevando così non poche domande in Occidente e non solo.
A gennaio 2021 si è parlato di possibili censure da parte del Governo del Dragone, il quale avrebbe ordinato ai media nazionali di rispettare a ogni costo la linea presa dall'organo Antitrust in merito all'indagine per "sospette pratiche monopolistiche" nei confronti di Alibaba. A fine mese il magnate è ricomparso per 48 secondi davanti alle telecamere; ciononostante, c'è ancora un grande mistero attorno all'intera vicenda, che richiede un'ulteriore analisi per comprenderla meglio.

Il mistero di Jack Ma, tra dissenso e monopolio

L'ex amministratore delegato del gigante dell'e-commerce Alibaba, ancora fulcro della scena imprenditoriale cinese, in occasione della mega IPO (offerta pubblica iniziale, entrata di una società in un mercato regolamentato, ovvero quotazione in borsa) della fintech Ant Group aveva affermato che "la Cina non ha un rischio finanziario sistemico semplicemente perchè non ha un sistema" e che le banche cinesi operavano con una "mentalità da banco dei pegni" muovendosi nel mondo della finanza digitale con metodi antiquati e inadatti. Tutto ciò immediatamente in seguito al discorso di Wang Qishan, braccio destro del presidente Xi Jinping, in cui venne detto l'esatto opposto.
Una dichiarazione piuttosto pungente, specialmente se si considera che Ma è iscritto da sempre al Partito Comunista Cinese e ha pure ricevuto premi come innovatore della crescita cinese. Una critica contro la retorica di Pechino che, secondo gli analisti occidentali, avrebbe irritato l'establishment bancario a tal punto da costringere Xi Jinping a intervenire. Nei giorni seguenti al 24 ottobre 2020, dunque, Jack Ma e colleghi sarebbero stati convocati dalle autorità di regolamentazione di mercato, la quotazione in borsa di Ant Group venne annullata e le azioni di tutte le società in cui Ma era coinvolto (Alipay e Alibaba su tutte) hanno visto cali di valore per un totale di 76 miliardi di dollari di perdite.

Dopo tale evenienza non si seppe più nulla di Jack Ma: sul social network cinese Weibo l'hashtag con il suo nome cinese venne censurato, mentre nel novembre 2020 Ma venne rimpiazzato da Peng Lei nell'episodio finale del reality show Africa's Business Heroes (creato dallo stesso Ma) per "conflitto di orari" e, più tardi, non apparve durante l'incontro annuale della Shanghai Zhejiang Chamber of Commerce per la prima volta dal 2016. Parallelamente, le autorità del Dragone ordinarono un'indagine nei confronti di Alibaba per "pratiche monopolistiche" e imposero ad Ant Group un ridimensionamento delle sue operazioni.

George Magnus, ricercatore presso l'Oxford University's China Centre, ha spiegato alla stampa britannica che la Cina di Xi Jinping opera con un approccio ideologico leninista per cui gli interessi di imprese e gruppi sociali devono allinearsi a quelli del Partito Comunista.
Jack Ma non sarebbe stato "politicamente conforme", divenendo soggetto a un tipo di trattamento che ha fatto non poco scalpore - più per dubbi e misteri che certezze - specialmente a causa della popolarità del personaggio in Occidente. Solo il 20 gennaio 2021 l'ex insegnante di inglese diventato imprenditore è ricomparso in un filmato inviato a un'associazione in occasione di un evento a favore di un gruppo di insegnanti nelle zone rurali cinesi.
In tale contesto, la stampa ha riportato che Ma e i suoi colleghi imprenditori dovrebbero dedicare tempo e risorse alla "rivitalizzazione rurale e alla prosperità comune", piano che rientra esattamente nell'agenda del presidente del PCC. 48 secondi che sono bastati per far ricrescere Alibaba dell'8,5%; 48 secondi in cui, però, è impossibile capire in che luogo e in che stato si trovi Jack Ma.

La multa e il ritorno "sotto il PCC"

La scomparsa e il ritorno di Ma sono stati un segnale piuttosto chiaro per gli altri imprenditori e investitori nazionali: il Partito Comunista Cinese sembrerebbe essere pronto ad agire, in maniera brusca e con intenti ben definiti, anche contro colossi come Alibaba e Alipay che ormai da molti anni sono parte integrante fondamentale della vita quotidiana dei cinesi.
Tra marzo e aprile 2021 il regolatore nazionale ha sanzionato ben 12 società, tra cui Alibaba, Baidu e Tencent, per violazioni delle regole anti-monopolio, per le quali Alibaba ha dovuto pagare una multa da ben 3,3 miliardi di euro, la più grande mai posta dalle autorità cinesi e corrispondente al 4% delle vendite nazionali della casa di Jack Ma nel 2019.

Insomma, una multa meramente simbolica ma a cui la stessa Alibaba ha reagito piuttosto bene, addirittura ringraziando le autorità: "Alibaba non avrebbe mai potuto raggiungere una tale crescita senza le strette norme del Governo cinese, e la visione critica, la tolleranza e il supporto da parte sua sono stati elementi cruciali per il nostro sviluppo. Per questo, siamo pieni di gratitudine e rispetto [nei suoi confronti]". Queste ultime settimane in particolare hanno visto il Governo cinese agire in maniera decisa verso le maggiori compagnie cinesi nel mondo della tecnologia, tra cui colossi come JD.com, Meituan, Bytedance e le suddette Baidu e Tencent. In tutto, a 34 grandi nomi del settore, il PCC avrebbe dichiarato, con forza ma in modo subdolo, che Alibaba era solo la lezione da imparare per il futuro.

Le preoccupazioni del Governo, tra aziende nazionali e Stati Uniti

"Se si leggono le leggi nazionali, i regolatori cinesi stanno cercando di essere più lungimiranti e pensare al futuro, nel tentativo di regolamentare un settore che si sta muovendo così velocemente". Queste sono le parole dell'analista cinese e co-conduttore del podcast Tech Buzz China Rui Ma, il quale ha spiegato in alcune sue puntate come queste mosse da parte del Partito Comunista Cinese e del presidente Xi Jinping sono pensate per far sì che l'influenza del Governo nei confronti delle aziende tech rimanga.

In seguito all'ormai famoso discorso di Jack Ma contro l'establishment bancario, infatti, i vertici del Dragone avrebbero temuto un seguito da parte degli altri colossi nazionali a tal punto da decidere di agire a gamba tesa contro il "Wild West" che è stato fino agli ultimi anni il settore tech in Cina. L'obiettivo, ora, è quello di definire un quadro normativo più restrittivo e mantenere il controllo.
Da una parte, il vicepresidente esecutivo di Alibaba Joe Tsai ha dichiarato: "Dal punto di vista normativo, nel nostro caso abbiamo sperimentato il controllo e siamo felici di avere la questione alle spalle. [...] Penso che in futuro, a livello globale, la tendenza sarà quella per cui le autorità di regolamentazione saranno più desiderose di esaminare alcune delle aree in cui potrebbe esserci della concorrenza sleale". Dall'altra, la professoressa all'Università di Hong Kong Angela Zhang ha spiegato che i regolatori nazionali in passato seguivano un approccio piuttosto "rilassato" verso le aziende tech, ma quello odierno è un periodo storico in cui è necessario agire il prima possibile per far sì che ognuna di esse rispetti la leadership cinese, garantendosi comunque dei margini di crescita fondamentali per la prosperità dell'intero paese.

Tutto ciò resta funzionale in ottica internazionale, considerato che anche dopo la fine dell'amministrazione Trump e l'inizio dell'era Biden la guerra tecnologica tra USA e Cina è alquanto fredda. La tensione è decisamente palpabile e il nuovo Presidente degli Stati Uniti nel marzo 2021 è stato chiaro: le restrizioni nei confronti di Huawei, ZTE e altre aziende cinesi non verranno rimosse, anzi ne verranno aggiunte altre. Se verso Occidente il futuro delle maggiori società del Dragone sembra coperto da una fitta coltre, l'occhio dei vertici del PCC deve guardare soltanto verso Oriente per usare l'influenza attuale e trarre i vantaggi economici desiderati.
Solo in questo modo sarà possibile raggiungere una nuova solidità e prosperità non più strettamente dipendente dal successo in Europa e in America, dove le apparecchiature cinesi per 5G o per le telecomunicazioni in toto sono ormai vietate o in fase di abbandono a favore degli strumenti prodotti dalle storiche Nokia ed Ericsson nel Vecchio Continente.


Jack Ma è stata una pedina del PCC?

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro delle compagnie interessate, specialmente di Alibaba, né tantomeno sono definibili le misure che il Governo cinese attuerà. La conclusione più logica del mistero attorno a Jack Ma vede dunque lui e Alibaba come delle semplici pedine per lanciare un segnale di forza nella scacchiera nazionale e internazionale: il Governo cinese ha o vuole ottenere il controllo del settore tech domestico, e per farlo è pronto anche ad agire contro le realtà che lo hanno reso forte nel corso degli ultimi decenni.