L'UE multa Google per 5 miliardi di Dollari: cosa cambia per Android?

Maxi multa dall'Unione Europea nei confronti di Google per abuso di posizione dominante con Android. Il robottino verde pronto a grossi cambiamenti.

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È una batosta senza precedenti, quella comminata dall'Antitrust Europeo ai danni di Google. Il motore di ricerca era da tempo sotto la lente d'ingrandimento del commissario Margrethe Vestager per presunto abuso di posizione dominante nel mercato degli smartphone, con il proprio sistema operativo Android, ed evidentemente le indagini effettuate nell'ultimo anno hanno avuto, per la Commissione Europea, esito positivo, vista la stangata destinata a passare alla storia.
Una decisione, quella da 5 miliardi di Dollari, che è destinata ad avere ripercussioni non tanto sulle finanze di Google, anche se comunque è lecito attendersi qualche riduzione in fase di appello, quanto più sull'ecosistema mobile di Big G.
Ricordiamo infatti che Android è il primo sistema operativo mobile al mondo, ben distanziato da iOS di Apple. Proprio questo, insieme alla natura open source di Google, ha fatto storcere il naso alla Commissione Europea. Alla base c'è una questione "semplice": Big G chiede agli OEM (ovvero i produttori di smartphone) di preinstallare di default su cellulari e tablet la barra di ricerca proprietaria, il browser Chrome e il Play Store. Andiamo però in ordine e vediamo i dettagli del provvedimento e i possibili scenari futuri.

Una stangata da 5 miliardi di Dollari

La notizia era nell'aria già da qualche settimana, da quando le principali agenzie di stampa avevano svelato la volontà della Commissione Europea di multare Google con un provvedimento senza precedenti, ben superiore ai 2,4 miliardi di Dollari del 2017.
La multa, preannunciata da Bloomberg e confermata successivamente dalla stessa Commissione Europea, ammonta a 4,3 miliardi di Euro, pari a 5 miliardi di Dollari.
Secondo l'Antitrust, Google avrebbe abusato della sua posizione dominante sul mercato Android in tre aree chiave, un concetto, questo, ripreso anche dalla stessa Vestager in un tweet pubblicato sul proprio account ufficiale.
Google è stata giudicata colpevole di aver imposto agli OEM l'installazione della barra di ricerca, di Chrome e del Play Store in cambio della licenza gratuita di Android. Ma non è tutto perché, secondo l'Europa, il motore di ricerca avrebbe anche impedito ai produttori di smartphone di creare dispositivi basati su versioni modificate di Android, "pagando determinati operatori telefonici e produttori" per vendere smartphone che eseguissero versioni certificate di Android con a bordo le proprie applicazioni. Il tutto per rafforzare la propria posizione dominante sul mercato, soprattutto quello dei motori di ricerca, per cui era stata già condannata nel 2017 per aver manipolato i risultati.
Google, comunque, ha già annunciato che farà ricorso in appello in quanto, come affermato da un portavoce, "Android ha creato più scelta per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione".

Google chiamato a dare risposte

Oltre all'aspetto puramente economico, che non è certo di secondaria importanza in una vicenda come questa, Google è chiamata anche a fornire delle rapide risposte in termini di usabilità del sistema operativo.
La Commissione Europea, infatti, ha esplicitamente affermato che, entro novanta giorni dalla notifica del provvedimento, Google dovrà terminare la "condotta illegale in modo efficace". Il tutto si traduce in alcune modifiche all'OS che, inevitabilmente, andranno a toccare tutti i dispositivi Android di prossima fattura.
Google dovrà smettere di costringere i produttori a preinstallare Chrome, la Ricerca Google e il Play Store sugli smartphone. Ma non è tutto, perché la società non dovrà impedire ai produttori di telefoni di utilizzare le versioni forked di Android, in quanto secondo la Commissione Europea "non ha fornito alcuna prova credibile che le versioni modificate del sistema siano legate a guasti tecnici, tanto meno a disservizi relativi al mancato supporto delle applicazioni".

Per Android si tratta di una modifica sostanziale, in quanto mai prima d'ora l'OS era stato oggetto di un provvedimento simile. Google, dal canto suo, ha sempre sostenuto di aver inserito una clausola nel contratto con gli OEM per garantire un ritorno economico dalla concessione gratuita della licenza di Android.
Non sappiamo se il tutto sarà effettivo da subito, dal momento che Google ha già annunciato (come abbiamo visto) un ricorso in appello. Ciò potrebbe portare a un allungamento dei tempi, con una battaglia legale che potrebbe durare anche diversi anni. Interessante però notare che, a differenza di quanto fatto con Microsoft e Windows con i browser, a Google non è stato imposto di inserire una scelta al momento del primo avvio degli smartphone. La decisione, in ogni caso, è destinata a far discutere.