L'ultimo bacio di Cassini a Titano, il satellite ricco di molecole organiche

Cassini è riuscito a compiere le sue ricerche scientifiche grazie a Titano, il gigantesco satellite che per 13 anni ha guidato le orbite della sonda.

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Cassini è morto, ma la portata storica delle scoperte della sonda che per 13 anni ha esplorato Saturno e i suoi satelliti continueranno a riecheggiare per i prossimi secoli. Vi abbiamo parlato della scelta della NASA di distruggerlo sull'atmosfera del gigante gassoso, della luna Encelado e del suo oceano di acqua nascosto sotto la sua crosta ghiacciata, dell'effetto ottico generato dagli anelli del pianeta e di una lunga serie di tappe del lungo viaggio della sonda, eppure manca ancora un tassello fondamentale nella sua storia, quello che ha spinto tutta la NASA a puntare in alto con la missione Cassini: Titano, uno dei satelliti più grandi di tutto il sistema solare, poco più largo di Mercurio. La luna più massiva di Saturno è stata esplorata per la prima volta nel 1980 da Voyager 1, che scoprì un'atmosfera così densa costituita da azoto che per la sonda fu impossibile scrutare la superficie del pianeta. Gli scienziati della NASA hanno dunque deciso di lanciare il gigantesco orbiter Cassini munito del lander Huygens, una sonda secondaria che è stata lanciata nel 2005 proprio dentro la fitta atmosfera di Titano. Da lì, le incredibili meraviglie del satellite si sono rivelate alle civiltà umane in tutta la loro bellezza.


Huygens scende su Titano e riprende la sua superficie rocciosa

Il satellite possiede un'atmosfera densa e dorata (foto precedente), fatto inusuale per una luna: solitamente queste ci appaiono come masse rocciose per lo più ghiacciate che orbitano attorno a dei pianeti, ma non è il caso di Titano. Quando Huygens, il lander lanciato da Cassini, si è inoltrato nella densa atmosfera, dopo 2 ore di caduta è riuscito ad avvistare l'incredibile morfologia della superficie: un altopiano freddo e roccioso coperto da sassi e rocce composti da ghiaccio d'acqua, dove scorrono fiumi scuri che si pensa siano composti da metano liquido. Nella foto qui sopra trovate l'unica foto che ha scattato Huygens prima di spegnersi definitivamente: la roccia centrale è larga circa 4 centimetri e dista meno di un metro dal lander. Cassini invece ha rilevato laghi e mari di idrocarburi in prossimità dei poli di Titano, mentre la maggioranza della sua superficie è costituita da dune sabbiose simili a quelle della Namibia sulla Terra. Nell'atmosfera ha identificato gigantesche nuvole scure ricche di idrocarburi sui poli e altre più chiare e leggere sopra il paesaggio, che rilasciano una pioggia di metano che scurisce la superficie. Probabilmente sotto la crosta ghiacciata di Titano si nasconde un oceano di acqua. Il 67% di tutta la sua superficie è stato studiato durante i 127 passaggi di Cassini in sua prossimità, tracciandone una mappa ad alta risoluzione. Non è ancora chiaro però come avvengano i cambiamenti atmosferici, che risultano molto lenti rispetto alla variazione delle stagioni e non si capisce come venga immesso il metano nell'atmosfera che poi cade come pioggia sulla superficie. I dati inviati da Cassini sulla terra sono così tanti che la risposta a queste domande potrebbe arrivare nei prossimi mesi o anni.


Titano è stato il vero carburante di Cassini

La massa del gigantesco satellite è stata il vero carburante di Cassini: una sonda deve sfruttare l'attrazione gravitazionale dei pianeti o dei satelliti il più possibile e le manovre effettuate con i propulsori devono essere eseguite solo se strettamente necessario. L'attrazione gravitazionale di Titano è stata sfruttata più e più volte dagli scienziati per far si che Cassini cambiasse la sua traiettoria, spedendolo a volte tra Saturno e i suoi anelli, a volte più lontano in prossimità di altri satelliti. Con questo escamotage è stato possibile esplorare satelliti lontani oppure osservare gli anelli del gigante gassoso da prospettive diverse, regalandoci non solo dati preziosi ma anche scorci e scatti paragonabili ad opere d'arte.


L'ultimo bacio di Cassini a Titano

L'ultima foto di Cassini a Saturno è del 13 settembre (foto seguente), 2 giorni prima della fine della missione. In quell'occasione la sonda ha dato il suo ultimo bacio alla luna che l'ha guidata in tutti questi anni, l'immensa sfera dorata avvolta dalla sua atmosfera densa che ha nascosto grandi sorprese. Ci sono già proposte di missioni per tornare su Titano, come Dragonfly, che prevede l'uso di un quadcopter per continuare a raccogliere dati importanti per l'avanzamento delle ricerche. Alcuni scienziati hanno inoltre studiato la capacità energetica del satellite che potenzialmente è immensa viste le risorse che contiene. L'unica certezza per ora è che questo ambiente ha tutto quello che serve per lo sviluppo della vita in futuro ed è anche per questo che la NASA ha voluto distruggere cassini, così da evitare che si schiantasse (senza carburante) proprio su Titano, con il rischio di compromettere la sua atmosfera.