La Banca d'Italia sconsiglia di comprare criptovalute, ecco perchè

La banca centrale italiana con un dossier ha sconsigliato di investire nelle criptovalute, a partire dai Bitcoin. Forse dovreste dargli una lettura.

La Banca d'Italia sconsiglia di comprare criptovalute, ecco perchè
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"L'acquisto, il possesso o lo scambio di valute virtuali possono comportare rischi significativi". Questo il monito della Banca d'Italia, contenuto in un dossier di tre pagine indirizzato a risparmiatori, aziende ed investitori italiani. Il dossier dal titolo "Avvertenza sull'utilizzo delle cosiddette valute virtuali" è chiaramente destinato alle persone meno informate. Ormai bitcoin, ethereum e le cripto in generale hanno raggiunto la sfera del mainstream e non passa settimana senza che perfino la stampa generalista non dedichi al fenomeno un paio di articoli. Morale? Sempre più persone sono ingolosite dal fenomeno, soprattutto in ragione del trend più che positivo che ha accompagnato le principali valute -Bitcoin su tutte- fin dalla loro nascita. Così, anche in Italia, molti risparmiatori hanno deciso di puntare qualche gruzzoletto sulla lotteria dei Bitcoin, con il rischio di farsi non poco male. E sia chiaro, non diciamo lotteria dei Bitcoin per sminuire questa tecnologia, il suo potenziale e la filosofia che c'è dietro, ma per il semplice fatto che quando si investono soldi senza la minima conoscenza e senza il minino studio, di questo si parla: gioco d'azzardo, nulla di più, nulla di meno. La Banca d'Italia, quindi, ha messo i puntini sulle i facendo chiarezza su molte controversie, specie quelle di natura fiscale. Così, dopo una pagina di definizioni e spiegazioni a spanne di cosa sia la blockchain e di come funzionino le principali valute digitali, troviamo i motivi per cui la banca centrale italiana sconsiglia di investire in queste valute.

L'avvertimento della Banca d'Italia

In primo luogo l'opacità che ancora regna sovrana quando si parla della maggior parte delle valute. Il documento parla di "carenza d'informazioni" e questo è senz'altro vero per la maggior parte delle altcoin, delle valute digitali minori, molte delle quali -si legge nel documento- muoiono dopo pochi mesi dalla loro nascita; un monito che trova conferma nelle parole dello sviluppatore di Monero -una delle valute più promettenti dopo bitcoin, ehereum e litecoin- Riccardo Spagni, che in una intervista a Bitcoin Magazine aveva definito il fenomeno come assolutamente disgustoso: "La maggior parte (delle altcoin) sono semplicemente scam. Identificare le truffe -spiegava Spagni- diventa sempre più difficile per via del fatto che questi progetti a volte riescono a cooptare sviluppatori innocenti che credono genuinamente di star sviluppando qualcosa di unico".

Il secondo problema che evidenzia la banca centrale è l'assenza di tutele legali: "le transazioni in valuta virtuale sono generalmente irreversibili, spesso non sono supportate da un contratto né da procedure di reclamo e le controparti sono anonime", evidenzia, infatti, il documento. E sempre rimanendo nell'ambito dell'assenza di tutele legali, tra i motivi per cui si scoraggia di investire nel mondo delle valute digitali, c'è anche l'assenza di controllo e vigilanza da parte della stessa Banca d'Italia o altre istituzioni, così come l'assenza di tutela sulle somme depositate negli exchange. Questo ci sembra un punto particolarmente ragionevole: di casi in cui intermediari siano falliti o siano stati hackerati ce ne sono a iosa, nella maggior parte di questi i clienti che avevano lasciato soldi nella piattaforma hanno perso tutto. Ormai il tempo ha reso piuttosto semplice porre un discrimine tra le piattaforme di scambio serie e quelle che qualche dubbio dovrebbero farlo venire, ma i rischi sono sempre e comunque dietro all'angolo ed è bene tenero a mente. Non a caso, uno dei consigli che gli appassionati con un minimo di esperienza danno sempre, è quello di non lasciare mai grosse somme depositate negli exchange, è sempre bene dirottare tutto nei propri wallet.

Uno studio di alcuni ricercatori riportato nel 2013 da Wired aveva monitorato circa 40 exchange che permettevano di convertire valuta fiat in bitcoin, e viceversa. Di questi 40, sono ben in diciotto ad aver chiuso nell'arco di breve tempo portandosi nel baratro i soldi dei loro clienti: parliamo del 45%. Uno dei casi più rilevanti è sicuramente quello di Mt.gox, exchange giapponese che, non troppo tempo fa, rappresentava uno dei principali punti di riferimento per la comunità di investitori. Nel 2013 Mt.Gox gestiva circa il 70% degli scambi in bitcoin, ciò nonostante il servizio chiudette per bancarotta a febbraio del 2014: mancavano all'appello 850.000 bitcoin, equivalenti all'epoca a 450 milioni di dollari. Mt. Gox dichiarò di essere stato vittima di una frode. Stando alle prime dichiarazioni un gruppo di persone avrebbe sfruttato un bug del sistema per sottrarre ingenti somme di denaro alla piattaforma. Una vicenda già all'epoca poco chiara e su cui tutt'oggi non mancano ancora delle perplessità.

E poi viene la questione fiscale. Se in alcune realtà come Chiasso, in Svizzera, è addirittura possibile pagare le tasse con i bitcoin, in Italia, al contrario, manca del tutto una legislazione chiara e pertinente sul tema. Tutto quello che abbiamo ad oggi è una risoluzione dell'Agenzia delle Entrate dove si legge che sarebbero tassate le sole plusvalenze al pari di quanto avviene per le valute estere acquistate a fini speculativi. Anche qua non mancano diverse interpretazioni e sul tema, ad esempio, segnaliamo questo interessante commento ad opera del commercialista e co-fondatore di AssoB.it Stefano Capaccioli, pubblicato all'epoca sul Sole 24 Ore. Ma allora, posto che linee guida del fisco ci sono quale sarebbe il problema? Il problema è che mancando una normativa organica verosimilmente il legislatore si troverà nella posizione di dover intervenire con una normativa specifica e, come tragicamente spesso accade, potrebbe decidere di introdurre norme con effetto retroattivo. Insomma, tributi che colpiscono anche i guadagni e le transazioni indietro nel tempo, per quanto questa sia una pratica estremamente controversa su cui la Corte Costituzionale ha già avuto modo di ridire più volte."La natura decentralizzata delle rete di valute virtuali e l'assenza di regolamentazioni fanno sì che il trattamento fiscale delle valute virtuali -scrive poi la Banca d'Italia- possa presentare incertezze e lacune, a cominciare dall'individuazione dello Stato beneficiario, dando vita a implicazioni imprevedibili per i soggetti coinvolti".

Bitcoin Quello evidenziato dalla Banca d'Italia è uno scenario dove le incertezze regnano sovrane. Siccome parliamo di soldi, siccome parliamo di realtà relativamente nuove ed instabili, prima di farsi prendere da questa nuova febbre dell'oro digitale è bene prendere il fiato e riflettere due volte. Poi ognuno, consapevolmente, fa le sue scelte. E se proprio siete convinti dell'idea di voler investire un gruzzolo di denaro (grande o piccolo che sia) nei Bitcoin o nelle altre valute, beh, come minimo prima premuratevi di leggere la guida dedicata al tema di Everyeye.it.