La complessità degli aggiornamenti Android: tra obsolescenza e modding

Aggiornare gli smartphone Android è importante ma non sempre possibile a causa dei produttori di smartphone e, soprattutto, quelli di chip: ecco perché.

La complessità degli aggiornamenti Android: tra obsolescenza e modding
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Il problema della cosiddetta "obsolescenza programmata", definita come strategia che mira a limitare il ciclo vitale di un prodotto a un periodo prefissato così da costringere il consumatore ad acquistare un nuovo dispositivo quando necessario, è tristemente noto a molti clienti che, nel corso degli anni e anche in Italia, si sono lamentati tanto da portare a class action contro colossi come Apple. Dalla nascita degli smartphone, specialmente i modelli con sistema operativo Android, i più "smanettoni" hanno però pensato di fare tutto il possibile per salvare i dispositivi più vecchi, allungando la loro vita oltre quella pensata dall'azienda grazie a custom ROM, come la famosa CyanogenMod.
I tempi d'oro del modding, però, sono già finiti e le aziende hanno agito per scoraggiare questa pratica: OnePlus è forse l'esempio più eclatante, dato che il primo modello rilasciato nel 2014 giungeva con CyanogenMod 13 già installata e si proclamava come lo smartphone pensato proprio per i modder, inesperti o meno, ma successivamente il brand ha seguito gli standard del mercato e lentamente abbandonato questo modello.
A salvaguardare questi saldi principi di longevità e supporto per i dispositivi dichiarati "obsoleti" sono due realtà in particolare: Fairphone, brand legato allo smartphone etico dalle componenti sostituibili in autonomia, e LineageOS, team nato dalle ceneri di CyanogenMod.

LineageOS, per garantire un futuro ai più vecchi

LineageOS questo inizio aprile è giunto ufficialmente alla versione 18.1, dotata dell'ultima iterazione del sistema operativo del robottino verde, ovvero Android 11, e pronta a supportare moltissimi dispositivi tra cui gli ormai storici Samsung Galaxy S4 e OnePlus One. Sapere che quest'ultimo a sette anni dal lancio sul mercato può aggiornarsi da Android 4.4.2 (KitKat) ad Android 11, considerati i limiti del chip Qualcomm Snapdragon 801 e le componenti in dotazione, è certamente un fulmine a ciel sereno per gli appassionati di tecnologia, eppure è realtà.
Il lavoro del team di LineageOS è degno di nota non solo per la natura dell'intero progetto, ma anche per la fatica che deriva dal loro operato: sebbene Android sia un sistema operativo open source, ergo il suo codice sorgente è disponibile a tutti per modifiche e ridistribuzione da parte di uno o più individui, per rendere l'OS funzionante come negli smartphone di ultima generazione servono la personalizzazione del produttore del dispositivo, i Google Mobile Services forniti dal colosso di Mountain View (quindi Play Store, Gmail e il resto del pacchetto di app Google ufficiale) e i driver per il System-on-a-Chip (SoC) in dotazione.

Di conseguenza, prendendo d'esempio OnePlus One, risulta necessario innanzitutto il supporto da parte di Qualcomm per il SoC Snapdragon 801, che però resta ufficialmente fermo ad Android 6. Qui entrano in gioco gli esperti di LineageOS che, tramite reverse engineering, dalle build più recenti per i chip attualmente disponibili cercano di ottenere una nuova build che soddisfi le necessità dei dispositivi più datati. Il risultato finale è un pacchetto di driver non fornito da produttori come Qualcomm e MediaTek ma una build non completamente stabile e imperfetta, che però può salvare uno smartphone dichiarato obsoleto.

Fairphone, un progetto per longevità e sicurezza

Parallelamente, Fairphone segue la stessa idea dal punto di vista dell'intero smartphone: appoggiandosi al lavoro della comunità LineageOS, la società olandese lavora assiduamente per garantire agli utenti la maggiore longevità, stabilità, sicurezza ed eticità possibile del prodotto offerto al consumatore. È di fine marzo l'annuncio che Fairphone 2, smartphone lanciato nel dicembre 2015 e la cui produzione è cessata nel 2018, ha finalmente ottenuto l'aggiornamento ad Android 9 proprio grazie a LineageOS, ma ciò non sarebbe affatto possibile nel caso di grandi marchi come Samsung, Xiaomi o OnePlus.

Per fare un esempio con quest'ultima, nel novembre 2020 la società di Pete Lau ha confermato che OnePlus Nord N10 5G e N100 riceveranno solamente un "major update" di Android ad Android 11, mentre le patch di sicurezza minori arriveranno per i prossimi due anni. Un modello decisamente diverso da quello promosso da Fairphone, dettato dalle esigenze del mercato mainstream e, soprattutto, dalle richieste dei produttori di chipset dato che, come spiegato precedentemente, Qualcomm e MediaTek garantiscono supporto ai propri SoC solo per un numero limitato di anni a seconda del modello interessato, prediligendo i dispositivi top di gamma che garantiscono loro entrate maggiori.

Fairphone però ha spiegato, con un nuovo video riguardo l'aggiornamento ad Android 9, un ulteriore aspetto della complessità degli update del sistema operativo: con ogni nuova versione aumentano i test automatici da condurre (attualmente circa 480.000, come spiegato da Fairphone) per ottenere la certificazione di Google, la quale deve coprire obbligatoriamente sia il lato hardware che software e dunque necessita del supporto totale di tutte le società coinvolte nella creazione del dispositivo. La chiave di volta di questo "lasciapassare", quindi, rimane in mano ai produttori di chip.
E qui si presenta un altro problema alquanto pericoloso: ogni aggiornamento include con sé le patch di sicurezza che proteggono il dispositivo da potenziali attacchi da parte dei malintenzionati del caso, i quali puntano a compromettere lo smartphone per ottenere più dati possibili sul malcapitato e trarne profitto.
Per i dispositivi più obsoleti dotati di LineageOS o altre custom ROM, la mancanza di fix per le numerose falle che solo i produttori di chip possono sistemare è un altro fattore che spinge l'utenza ad abbandonare dispositivi vecchi pur di proteggere i propri dati.

Tra eticità e modelli di business, dove sta la scelta giusta?

È per tutti i suddetti motivi che la realtà del modding degli smartphone Android è lentamente passata dal coprire pressoché ogni dispositivo mobile sul mercato a coprire solamente un gruppo esiguo di telefoni: l'attenzione va spostata dai produttori di smartphone, considerati dall'utente medio i principali colpevoli della "morte" dei loro prodotti, ai veri protagonisti del complesso processo di aggiornamenti del sistema operativo, ovvero i produttori di processori, che al contrario di Android stesso,non seguono una politica open source per quanto riguarda i driver dei chip più datati.

Un mercato smartphone più etico, come quello promosso da Fairphone, sembra quindi particolarmente lontano e con esso anche il calo dei rifiuti elettronici annuali: i dati del Global E-Waste Monitor 2020 hanno rivelato che nel 2019 sono stati generati 53.6 milioni di tonnellate di e-waste, di cui solo 9.3 milioni sono stati riciclati, per una crescita stimata fino a 74.7 milioni entro il 2030. Con la vendita e il consumo di sempre più dispositivi - specialmente gli smartphone, data la loro bassa longevità - aumenta anche la quantità di quelli gettati a discapito dell'ambiente e anche dell'intero mercato, dato che si parla di moltissimi metalli preziosi e materiali recuperabili come ferro, rame e oro, utili per produrre nuovi componenti, i quali scarseggiano sempre più e richiedono aumenti dei prezzi per i dispositivi.
I problemi sul lungo termine risultano essere molteplici e vanno tutti a danneggiare l'esperienza d'uso del consumatore, se la situazione dovesse rimanere quella attuale. Il modello di business delle aziende, però, non è ancora incentrato sull'eticità e sulla tutela del cliente e dell'ambiente mediante principi etici che possano supportarli e garantire profitti alle compagnie allo stesso tempo.

Possibili soluzioni per un mercato fondamentale

Pensare a qualche soluzione è lecito, sebbene allo stato attuale siano poco perseguibili: un esempio molto banale potrebbe essere la standardizzazione di un mercato stile Fairphone, ovvero smartphone dai componenti intercambiabili e il cui riciclo e sostituzione vengono effettuati direttamente dall'azienda. In questo caso però le entrate annuali per ogni grande nome del mondo tech sarebbero notevolmente inferiori e il principio per cui ogni anno vengono rilasciati diversi modelli top di gamma per diversificare l'offerta potrebbe venire meno

Mantenendo invece gli smartphone attuali, senza dunque seguire la strada modulare pensata da Fairphone, le aziende potrebbero diminuire il numero di rilasci annuali garantendo però una maggiore longevità ai prodotti lanciati: se il vantaggio, ovviamente, lo trova principalmente il consumatore a causa delle spese meno frequenti per possedere uno smartphone coperto, stabile e d'ultima generazione, lo svantaggio lo vedrebbero i brand produttori di componenti e dispositivi a causa delle vendite inferiori. Altrimenti, ulteriore possibilità potrebbe essere un sistema di garanzie e supporto clienti differente, pensato per coprire il dispositivo per un periodo di tempo più lungo o magari con piani di sostituzione/reso e costi differenti.
Non essendo esperti in materia, però, risulta difficile offrire una soluzione completa data la natura complessa del problema: il mercato dei dispositivi elettronici, con particolare attenzione al settore smartphone, è sempre più fondamentale considerato che sono strumenti ormai necessari nella vita quotidiana. Pensare a dei cambi sostanziali nel modello attuale proposto da ogni azienda coinvolta nella catena di produzione è difficile, dato che sarebbe necessario trovare accordi tra tutti i pezzi del puzzle, eppure è qualcosa di estremamente necessario.