La NASA compie 60 anni: il mito dello spazio tra passato, presente e futuro

In occasione del sessantesimo anniversario della Nasa, ripercorriamo la storia dell'agenzia spaziale americana.

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La NASA compie oggi 60 anni. Sessantanni di ricerche, scoperte, successi e delusioni, che hanno segnato in modo indelebile la storia moderna. In questo speciale non intendiamo descrivere o anche solo elencare tutti i traguardi, i successi ed i primati ottenuti dall'agenzia spaziale statunitense, significherebbe perdersi nella storia del primo satellite meteorologico mai lanciato, il TIROS 1 del 1960; oppure nel primo satellite per le telecomunicazioni Telstar I, del 1962; significherebbe parlare del primo veicolo spaziale in orbita su di un altro pianeta, Mariner 9 attorno a Marte; o del primo volo orbitale dello Space Shuttle nel 1981, e non si è neanche arrivati ai primi anni 90.
Adotteremo quindi una visione più generale, ed anziché analizzare le conquiste ottenute in ambito aerospaziale, meccanico, fisico, è più opportuno porre l'attenzione su cosa abbia significato l'agenzia spaziale statunitense, in questi 60 anni, per l'Essere umano.

La nascita

Il presidente Eisenhower firmò il National Aeronautics and Space Act il 29 luglio 1958, creando di fatto la National Aeronautics and Space Administration, che risulterà attiva il 1 ° ottobre 1958. Tra le motivazioni sicuramente vi fu la volontà di contrastare l'avanzata russa verso lo spazio: la "corsa allo spazio" appunto, iniziata il 4 ottobre 1957 con il lancio dello Sputnik da parte dei russi, indica quel periodo della guerra fredda che trascinò con sé sentimenti agonistici tra le due potenze mondiali. Il lancio dello Sputnik rappresentò un evento notevole, perché manifestò il progresso tecnologico raggiunto dai sovietici, capaci dunque di poter lanciare un carico nell'atmosfera, potenzialmente anche una testata nucleare. Nel pieno di questa "corsa", il 25 maggio 1961 il presidente John F. Kennedy rese nota la volontà degli stati uniti di inviare astronauti americani sulla Luna. Dall'altro lato la Russia si era già preoccupata di inviare quello che sarebbe diventato il primo uomo mai stato nello Spazio, Yuri Gagarin. Un Clima competitivo che sicuramente inspirò l'agenzia spaziale statunitense nel caricarsi a molla e lanciarsi in una delle più grandi imprese mai tentate nella storia.

Hubble

L'immaginario collettivo è stato fortemente influenzato dall'operato della NASA, soprattutto in ambito prettamente visivo: sono le immagini dei "pilastri della creazione", della Nebulosa Farfalla, la Galassia sombrero, diventate famose e che hanno sicuramente contribuito a formare nella mente delle persone l'immagine più reale possibile di queste strutture stellari. Ancora più famose sono le immagini di Giove e Saturno. L'autore di tutti questi scatti è Hubble, l'osservatore al servizio dell'Uomo più performante mai realizzato: venne lanciato in orbita terrestre bassa nel 1990, è attualmente operativo ed è l'unico telescopio ad esser progettato per poter essere modificato da astronauti in orbita. Questo ha permesso l'ottenimento di immagini sempre più dettagliate in oltre 30 anni di attività, ed il posticiparsi del suo pensionamento al 2030-2040.

Sarà però surclassato dal James Webb Telescope, che orbiterà attorno al Sole e si occuperà di indagare l'origine ed i segnali primordiali dell'universo e la formazione di nuove galassie. Verrà lanciato nel 2021.

20 Luglio 1969, Neil Armstrong è il primo uomo sulla Luna

Un evento che ha cambiato per sempre l'uomo. Parzialmente pilotato da Armstrong, il modulo lunare Eagle atterrò nel Mare della Tranquillità in un sito che era circa 6 chilometri più in basso rispetto al punto di atterraggio previsto. L'atterraggio è avvenuto circa un minuto e mezzo prima del programma. Una volta atterrati, il piano preveda che la prima EVA iniziasse dopo un periodo di riposo di quattro ore, tuttavia i tre astronauti non dormirono. Dopo che trascorsero quasi quattro ore, Armstrong piazzò la telecamera per la trasmissione dell'evento sulla Terra. 109 ore e 42 minuti dopo il lancio, Armstrong mise piede sulla luna. E 20 minuti dopo, Aldrin fece lo stesso. Durante la camminata lunare, sempre ben vicini all'Eagle, Armstrong e Aldrin raccolsero campioni di roccia e scattarono foto. Dopo aver trascorso un'ora e 33 minuti in superficie, Aldrin rientrò nel Modulo Lunare, seguito 41 minuti dopo da Armstrong, che dunque toccò il suolo lunare per più di due ore e mezza.

In ricordo dell'evento, furono lasciati sul suolo medaglioni commemorativi con incisi i nomi dei tre astronauti dell'Apollo 1, che persero la vita in una rampa di lancio, e di due cosmonauti morti in incidenti precedenti. Fu lasciato anche un disco in silicio da un pollice e mezzo, contenente piccoli messaggi provenienti da 73 paesi, e i nomi dei capi del Congresso e della NASA. Armstrong e Aldrin hanno trascorso 21 ore e 36 minuti sulla superficie lunare. Dopo un periodo di riposo di sette ore di sonno, si prepararono per ritornare sulla Terra. Rientrati nell'atmosfera e dopo un tempo di missione di 195 ore, 18 minuti, 35 secondi, circa 36 minuti in più del previsto, l'Apollo 11 eseguì un corretto ammaraggio nell'Oceano Pacifico. Apollo 11 atterrò il 24 luglio 1969.
L'intera missione ha rappresentato un incredibile esempio di applicazione ingegneristica, aeronautica, fisica e matematica ai massimi livelli, una sorta di conferma di tutto ciò che era stato sviluppato dall'uomo nei millenni precedenti, partendo da Pitagora e passando per Leonardo da Vinci, ed ovviamente i Fratelli Wright. La responsabilità di farsi carico della vita di tre persone e portarle dove nessuno era mai stato prima, oltre l'unico mondo fino ad all'ora visto da occhio umano, e di farle poi tornare indietro per poterlo narrare, costruiscono la trama di un racconto che sarebbe potuto essere stato scritto da Isaac Asimov.
«Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande salto per l'umanità.»

ISS: l'uomo abita lo spazio

La stazione spaziale internazionale è un progetto portato avanti da Stati Uniti, Russia, Giappone, Canada e dall'Agenzia Spaziale Europea, con l'obiettivo di realizzare un avamposto umano nello spazio. Il primo componente della stazione viene lanciato il 20 novembre 1998; ad esso viene agganciato il modulo Unity, a cui poi si aggiunge Zvezda il 20 luglio del 2000. Negli anni, altri moduli sono stati installati, aggiungendo, oltre ai pannelli solari per coprire la richiesta energetica delle attrezzature, anche laboratori ed archivi per gestire gli esperimenti sulla microgravità ed i test biologici, chimici e fisici attualmente in corso.
La ISS è una struttura unica nel suo genere, che ospita ininterrottamente da 16 anni astronauti di ogni nazionalità: durante il soggiorno, gli astronauti svolgono i loro compiti ed esperimenti, ma la loro vita "domestica" si svolge in un modo non troppo differente da quella terrestre. Il tutto però in una struttura grande quanto un campo da calcio e che orbita attorno alla Terra ad una velocità di 27.743,8 Km/h, pesando 450.000 kg.

L'impronta umana supera il confine del sistema solare

L'essere umano è nulla in confronto alla grandezza della sola Terra. Eppure, a più di 20 miliardi di km da qui, c'è una sonda che sta viaggiando a 17.004 km/h in direzione opposta al Sole, e continua ad allontanarsi. Stiamo parlando di Voyager 1, l'unico oggetto costruito dall'uomo ad aver raggiunto lo spazio Interstellare. Significa che non solo ha superato il confine del sistema solare, ma che allo stato attuale è così distante da non avere nulla attorno a se. Voyager 1 è ancora funzionante, alimentata da una batteria che le ha fornito energia durante questi 40 anni di attività, riuscendo ancora a trasmettere dati e a comunicare con la Terra. Il suo è un viaggio intrapreso dopo aver correttamente portato a termine la sua missione, ovvero quella di raggiungere Giove e successivamente Saturno, fotografandone la superfici.
Recentemente sono stati attivati alcuni propulsori dopo 37 anni di inattività, che forniranno un'ultima spinta prima che la batteria smetta di alimentare la sonda, nel 2025. Tuttavia si perderanno le tracce di Voyager1 tra il 2019 ed il 2020, ovvero quando il suo giroscopio smetterà di funzionare e per la sonda sarà impossibile orientarsi verso la Terra ed inviare segnali nella giusta direzione. Continuerà a viaggiare, assieme al disco Golden record che sta trasportando, e da qui a 30.000 anni sarà addirittura entrata nel campo gravitazionale di una stella diversa dal Sole.

Imparare dal Fallimento

Come per ogni grande progetto, come per ogni grande sogno, arriva il momento in cui ci si scontra con un evento capace di mettere in dubbio tutti i progressi ed i traguardi raggiunti. L'incidente dello Space Shuttle Challenger del 28 gennaio 1986 rappresenta non solo una delle pagine più nere dell'agenzia spaziale statunitense, ma dell'intero genere umano. L'immagine dell'esplosione dello Space shuttle, nella stratosfera a 14.000 metri di altezza, lascia senza parole. Pensare che una squadra di esseri umani si sia ritrovata a vivere quegli istanti così complicati, e senza poter far nulla, trovando la morte, non può che far riflettere.

Questo incidente fece rivalutare alla NASA tutte le sue procedure di analisi dei velivoli ed i controlli di sicurezza. Significò uno stop di 32 mesi, durante i quali furono eseguite ricerche e verifiche strutturali, che portarono ad identificare la causa dell'incidente in alcune guarnizioni difettose. Queste analisi coinvolsero anche una commissione istituita subito dopo l'evento, in cui comparivano elementi di spicco come Neil Armstrong, Chuck Yeager ed il famoso fisico Richard Feyman. Fu proprio Feyman a dimostrare come il materiale utlizzato per gli "O-ring" diventasse molto poco resistente se portato a temperature basse come quelle misurabili nella stratosfera. Si dice che Feyman criticò così aspramente queste lacune nella conoscenza dell'agenzia, che minacciò di non firmare il rapporto ufficiale se la NASA non avesse incluso le sue osservazioni nella documentazione del disastro.
Non fu di certo l'unico incidente affrontato dalla NASA, a cominciare dal simile disastro accaduto allo Space Shuttle Columbia il 1° febbraio 2003; ma l'agenzia ha affrontato anche altri errori costati però non vite umane fortunatamente, ma risorse e milioni di dollari. É il caso della sonda Mariner 1, il cui lancio nel 1962 si concluse in un'autodistruzione volontaria, resa necessaria da un errore presente nella scrittura del codice del software di bordo. Fu un "trattino" mancante in una variabile a generare una serie di errori nel calcolo delle variazioni di velocità, che venivano interpretate in modo incorretto e che causavano continue correzioni di traiettoria. Gli ingegneri furono costretti ad attivare l'autodistruzione del razzo, perdendo così 18,5 milioni di dollari. Lo scrittore Arthur C. Clarke lo definì "il trattino più costoso della storia".

Oppure il Mars Climate Orbiter del dicembre 1998, che dopo aver viaggiato per 9 mesi indisturbato verso Marte, in prossimità dell'atmosfera marziana interruppe il segnale radio, facendo perdere per sempre le sue tracce. La motivazione fu da ricercarsi in un errore nel software che definiva gli impulsi dei propulsori e nel software che calcolava la posizione della sonda: il primo calcolava la spinta tramite il sistema imperiale (libbre al secondo) mentre la posizione era calcolata tramite il sistema decimale. La sonda dunque si distrusse nell'atmosfera marziana.
Il fallimento e l'insuccesso sono sicuramente stati motori che hanno spinto gli uomini della NASA verso nuovi obiettivi e nuovi traguardi, con l'intento non commettere altri errori, imparando da quelli già commessi. Nei prossimi anni la National Aeronautics and Space Administration sarà impegnata in missioni come Exomars, Dragonfly, Cesare ed in generale nel programma New frontiers. Ma sicuramente l'agenzia ricoprirà un ruolo chiave nel raggiungimento di uno dei traguardi più ambiziosi, che cambierà per sempre la storia dell'Uomo: colonizzare un altro pianeta. Il quando ed il come non sono definitivamente noti, ma poco importa: la NASA si sta preparando, e noi siamo già spettatori.