La vita quotidiana nell'antico Giappone medievale

Un viaggio nel modo di vivere di una persona comune, dalla sua nascita fino alla vecchiaia, nel Giappone medievale.

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Nei precedenti due articoli abbiamo esaminato gli usi e gli stili di vita dei pirati e abbiamo raccontato la vita e le gesta dei pirati più famosi della storia. Ora invece ci spostiamo dalla parte opposta del globo, ma anche nel tempo, andremo infatti nel Giappone medievale. Inizia da qui il nostro viaggio in un Giappone inusuale, lontano dai campi di battaglia dove i Samurai, i guerrieri al servizio di un signore locale, si fronteggiano e combattono all'ultimo sangue.
Il nostro viaggio, infatti, si concentrerà sulla vita quotidiana della popolazione comune: contadini, artigiani, piccoli borghesi, osservandone lo stile di vita nelle situazioni di tutti i giorni, a partire dalla nascita fino alla morte, toccando tutte le tappe importanti della vita di un uomo e di una donna.

E' una storia, forse, diversa dal solito, diversa dalle celebri gesta di eroismo dei Samurai e degli scaltri Ninja ma, decisamente, non meno interessante perché toccheremo temi che sono molti vicini a noi come l'amore, il matrimonio e il sesso.
Il nostro viaggio ci porterà nel Medioevo giapponese, più precisamente nel periodo Kamakura, un'epoca che inizia nel 1185 e termina nel 1333.
Al governo si trova lo Shogun, il Signore della Guerra, il vero detentore del potere politico, mentre l'Imperatore è relegato ad un ruolo marginale e di rappresentanza, rinchiuso all'interno del suo Palazzo e vincolato ad una vita noiosa da un'etichetta rigidissima.

In questo periodo i signori locali, quelli che verranno in seguito chiamati daimyo, acquistano sempre più potere e autonomia. Il Giappone si vede unito, nella baia di Hakata, a fronteggiare l'invasione mongola che riuscì a sconfiggere solamente grazie al provvidenziale intervento di forti tempeste marine note come kamikaze, un nome che, successivamente, porterà infausti ricordi.
Iniziamo dunque questa avventura, pronti ad osservare, da una posizione privilegiata, la vita di una persona comune del Giappone medievale

La nascita

Ci troviamo ai piedi del monte Fuji, in uno dei tanti piccoli villaggi che costellano il Giappone. E' una mattina d'inverno molto fredda e, come di solito avviene per i periodi più freddi, i contadini sono lontani dai campi. Il villaggio è, però, stranamente silenzioso, fatta eccezione per un gruppo di ragazzi che giocano ed un cane cha abbaia. In una delle tante case del villaggio si leva un fumo grigio e una donna sta partorendo.
I parti, solitamente, avvengono in casa e la partoriente, aiutata dalle donne della famiglia, è alle prese con il travaglio. Non urla nonostante i dolori atroci che la attanagliano e stringe i denti ad ogni contrazione. Le donne, al momento del parto, solitamente non urlano per non perdere la faccia ed essere giudicate indecenti dai concittadini. Questo, per lei, non è il primo parto e sa bene come ci si deve comportare e cosa bisogna fare per far nascere un bambino sano. Le donne rimangono incinta ogni anno o quasi e, benché le nascite siano quindi comuni, l'etichetta impone di non far sapere a nessuno il momento esatto della nascita, men che meno con urla e grida.

Per l'occasione, poco lontano dalla casa dove sta per nascere il bimbo, si trova un giovane monaco buddhista intento a recitare preghiere per scacciare i demoni e garantire un parto sicuro. Il monaco è costato non poco alla famiglia di contadini che, usando i loro risparmi, hanno ingaggiato il sacerdote direttamente dal tempio. In mancanza di un monaco, di solito, si ingaggia un cacciatore che, facendo vibrare la corda di un arco in maniera regolare, tiene lontano gli spiriti maligni dalla madre. In mancanza delle due figure è il padre dell'imminente nascituro che, citando preghiere, fa le veci del monaco o del cacciatore.

Al termine del parto madre e figlio si riposano. Il nome al bambino viene dato solamente tre giorni dopo, durante una festa organizzata dalla famiglia, perché la vita di un neonato è sempre in bilico, nel Medioevo, dove la mortalità infantile è altissima tanto che si pensa che ci vogliano trenta giorni affinché l'anima del nascituro si saldi al corpo.
Il nome è provvisorio ed accompagnerà il piccolo per tutta l'infanzia (più avanti nella lettura capirete in che senso). Solitamente, per i maschietti, si sceglie come nome un numero che indichi se si tratti di un primo figlio, Ichiro (primo nato), un secondo figlio, Jiro (secondo nato) e così via. Alle ragazze il nome scelto è più fantasioso come, ad esempio, quello di un fiore o di una qualità (Purezza, Bontà, ecc.). La nascita dei gemelli non è ben vista e, infatti, gli si dà di solito nomi allegri per scongiurare, in questo modo, influssi e intenti malefici.

E' passato un mese dalla nascita del figlio che è cresciuto forte vigoroso, così i genitori si recano al tempio locale. A nessuno dei due interessa il sesso del piccolo perché i maschi possono aiutare nei lavori mentre le femmine possono sposare qualcuno che elevi, in futuro, la famiglia.
Al tempio un sacerdote, aiutato dalla madre che batte forte le mani, fa sì che i Kame locali osservino il piccolo e lo riconoscano come un nuovo giunto al villaggio.

Al termine del centoventesimo giorno il figlio o la figlia viene svezzato e, per la prima volta, gli si dà del cibo solido, solitamente una pappetta fatta con il riso. Durante questa giornata i genitori organizzano una grande festa in cui sono invitati i parenti e gli amici intimi della famiglia che, tra un brindisi e l'altro, offrono al pargolo dei voti per una buona salute.

L'infanzia

Il tempo passa e giunge, infine, il primo anniversario della nascita. La piccola casetta di contadini vede un via vai di persone allegre e brille che festeggiano il primo anniversario dalla nascita. Il fanciullo è oltremodo felice perché riceve i suoi primi giocattoli. Ninnoli semplici, bambole di pezza e piccole figurine di legno, ma sono i suoi primi giocattoli.
Nel Giappone antico si contava il tempo della gestazione come il primo anno di vita del nuovo nato, poi all'inizio dell'anno successivo, alla nascita, gli veniva attribuito un altro anno. Succedeva così che un bambino nato nell'ultimo giorno di un anno avrebbe avuto, dal giorno dopo, ben due anni di vita. Il bambino cresce in fretta ed i genitori gli comprano degli abiti molto larghi in modo che ci possa crescere all'interno. Ma a crescere sono anche i capelli e, infatti, verso i 4-5 anni avveniva il primo taglio di capelli, chiamato Kamisogi.
Nel nostro piccolo villaggio tutti i bambini giocano insieme, maschi e femmine, passando gran parte del tempo fuori casa. Non hanno preoccupazioni e non hanno paura di nulla, sono troppo piccoli per andare a lavoro e le scuole pubbliche ancora non esistono.
Non vi è differenza tra maschi e femmine perché, durante l'infanzia, sia i maschietti che le femminucce vengono vestiti in egual maniera ed anche i capelli sono tagliati allo stesso modo. E' difficile, a volte, distinguere persino il sesso dei bambini.

E così, durante le lunghe giornate di primavera, in una radura non lontano dal villaggio ma abbastanza lontana dagli occhi dei genitori, si sentono i bambini giocare e divertirsi a pallamaglio (un gioco in cui si spinge una palla con un maglio) o si divertono a fare delle gare di velocità a bordo di lunghi trampoli. Intorno ai cespugli che delimitano la radura altri bambini stanno giocando con degli insetti.
Le libellule, molto abbondanti in questo periodo dell'anno, affascinano i bambini con il loro volo, tanto che i piccoli chiamano questi insetti "Signorine dal volo aggraziato". Giocando lentamente, il sole scende e tramonta. La radura si spegne mentre gli stoppini ed i fuochi all'interno delle case si accendono.

Molti bambini tornano a casa mentre altri decidono di rimanere ancora un po' perché, dopo il tramonto, le anime delle persone morte tornano sotto forma di lucciole. Il gruppo di bambini osserva affascinato gli insetti luminosi, qualcuna viene catturata ma nessuna uccisa, per rispetto.
I fanciulli sono tranquilli anche se si fa tardi. Sanno che i genitori non li picchiano, al massimo verranno sgridati, perché si crede che le divinità amino così tanto i bambini che, a volte, si incarnano in loro. Rischiare di tirare uno schiaffo ad una divinità non era infatti consigliato.

L'infanzia dura però poco: nel Giappone medievale fino ai sette anni. Se fino ad allora bambini e bambine vestono allo stesso modo, da quel momento in poi ai maschi viene dato il permesso di indossare dei calzoni chiamati hakama e le bambine possono indossare il primo Kimono. Nonostante questa prima differenza tra maschi e femmine, i due sessi possono continuare a giocare insieme e anche a dormire insieme. Le case hanno spesso un unico grande ambiente ed i figli dormono nella stessa stanza dei genitori.

Si viene velocemente e precocemente a contatto con il sesso e non vi sono falsi pudori. Il sesso viene vissuto in maniera molto libera da entrambi i sessi, non vi si dà più importanza del necessario e lo si reputa allo stesso livello del respirare e del mangiare.

La maggiore età

La maggiore età giunge intorno ai 13 anni e, all'arrivo di questo traguardo, ai maschi e alle femmine non è più consentito giocare insieme. Una nuova cerimonia accompagna l'entrata dei giovani nell'età adulta e la famiglia invita parenti e amici per passare del tempo assieme. Il raggiungimento della maggiore età è un passo importante, sia per le femmine che per i maschi. Un nuovo taglio di capelli accompagnerà la vita da adulto dei maschi, insieme ad un nuovo nome, un nome da adulto, formato da due nomi diversi, uno ereditario ed uno specifico.
Le femmine delle famiglie più ricche si depilano completamente le sopracciglia, si aggiustano i capelli e si tingono i denti di nero secondo i canoni di bellezza dell'epoca. Un po' come i maschi, con una crocchia superiore. Le donne delle classi meno ambienti non si radono le sopracciglia ma si tingono solo di nero i denti.

Al termine della cerimonia si diventa maggiorenni e responsabili delle proprie azioni.
Da quel giorno in poi le priorità cambiano. Ora si è abbastanza grandi da poter aiutare nei campi ed i maschi iniziano a cercare moglie. Le femmine aiutano a lavorare nei campi esattamente come i maschi ma, a differenza di questi ultimi, non hanno tanta fretta di sposarsi, complice sicuramente la libertà sessuale che le donne e gli uomini godono a quel tempo.

La maggiore età rappresenta anche l'avvicinarsi di uno dei traguardi più importanti nella vita del Giappone feudale, ovvero quello del matrimonio. Soprattutto gli uomini cercano di sposarsi presto, in modo da avere da giovani dei figli che, una volta diventati grandi, possano aiutarli nel lavoro. Ma di questo ne parleremo nel prossimo speciale...