La scienza di Star Wars sta diventando realtà?

Spade Laser, ologrammi, motori ionici: quanto è lontano il mondo di Star Wars dalla realtà attuale? La tecnologia può forse darci un po' di speranza?

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Di saghe fantasy e sci-fi ne esistono a bizzeffe, e bene o male tutte ci hanno regalato momenti esaltanti e avvincenti, concedendoci la possibilità di dare uno sguardo a mondi e a "tecnologie" che forse nell'arco della nostra vita non vedremo mai. Abbiamo visto robot ribelli fare la guerra agli umani per poi tornare indietro nel tempo ed eliminare scomodi rivali, abbiamo assistito a draghi parlanti capaci di concedere pezzi del loro cuore per salvare chi non lo meritava, siamo stati testimoni di scuole di magia e abbiamo visto galassie lontane lontane pullulare di vita e di miracoli hi-tech.
Tutte queste storie sono rimaste nel cuore di ognuno di noi, ma una in particolare si è cementata nell'immaginario collettivo, Star Wars, l'epopea fantasy a sfondo spaziale più famosa di tutti i tempi, capace di rinnovare e sconvolgere ogni settore con cui abbia avuto a che fare: il cinema, i fumetti, i libri, e anche i videogiochi. Tra veterani di vecchia data e leve dell'ultima generazione, una domanda però ha sempre serpeggiato costantemente, come un chiodo fisso senza mai scemare di intensità: "ma quelle mirabolanti cose che ho appena visto, saranno mai realtà? O esistono già?". La nostra analisi di oggi ci porterà a scoprire che non esiste una risposta definitiva a tale domanda, e che c'è bisogno di un'analisi che vada caso per caso, ma le sorprese non mancheranno di certo.

Gli Ologrammi e le Olocomunicazioni

Nell'intera ennealogia di Star Wars abbiamo assistito spesso a "videochiamate olografiche", in cui gli interlocutori potevano interagire mediante una rappresentazione 3D a tutti gli effetti. Mentre si guardava - tanti anni fa - la prima trilogia, ci sembrava di assistere ad un vero e proprio strumento di fantascienza (basti ricordare che all'uscita di Star Wars Ep IV - nel 1977 - i telefonini erano stati appena inventati, avevano un costo di oltre 4000 dollari, e che erano grossi quanto una borsa 24h).
I decenni però sono passati e la tecnologia ha fatto grandi conquiste, soprattutto nel campo della comunicazione e dell'intrattenimento, e ci spinge oggi - a più di tre mesi dall'uscita di L' Ascesa Di Skywalker - a domandarci se la cosa sia rimasta irrealizzabile o è diventata una possibilità concreta. Nel complesso si può dire "yes, actually no", ma scherzi a parte vediamo perché la risposta (forse) potrebbe non soddisfarci a pieno. In molti, sia tecnici di laboratori professionali sia fan smanettoni, hanno tentato nell'impresa di ricreare un vero ologramma, e sebbene ci siano stati risultati positivi di certo non possono essere paragonati a quelli che Star Wars ci ha "insegnato".

L'esempio più eclatante è dell'esperimento avvenuto qualche mese fa, a novembre 2019, nei laboratori dell'Università di Sussex, dove un gruppo di ricercatori ha creato un dispositivo di nome MATD (Multimodal Acoustic Trap Display) capace di generare dei piccolissimi ologrammi, aggiungendo persino dei colori (scacco matto ologrammi in bianco e nero di Star Wars!). In realtà l'invenzione è sì di ampia portata ma ancora in una fase embrionale: i suoi utilizzi ad oggi sono scarsi e di difficile applicazione, ma questo di certo non deve far disperare i sognatori più accaniti.

Il MATD ha la straordinaria capacità di muovere una pallina di polistirene sospesa nel vuoto mediante l'utilizzo di ultrasuoni; la pallina viene mossa ad una velocità così elevata da comporre un'immagine nel giro di 0,1 secondi, in modo tale da "ingannare" gli occhi umani e far sembrare il movimento della pallina come una linea costante.
Sebbene si possano riprodurre solo figure o numeri di ridotte dimensioni, in futuro è possibile che il dispositivo venga potenziato in modo più accurato rendendo possibile immagini complesse e mutevoli. Negli ultimi anni inoltre le compagnie telefoniche e le grandi case produttrici di smartphone hanno spinto sulla possibilità di rendere le nostre comunicazioni sempre più veloci e più realistiche, e non a caso uno degli obiettivi che ci si pone entro la fine dell'era 5G (possibilmente prima del lancio del 6G, già in sviluppo in Giappone) è proprio quella di rendere possibili chiamate e conferenze in 3D.
Le tecnologie dunque sembra ci siano, bisogna solo trovare il modo di metterle a punto e di fonderle in un qualcosa di sfruttabile velocemente. Nel frattempo, i piani della Morte Nera sarà meglio conservarli - ancora per un po' - in JPG.

Le spade laser

La cosa più bramata in assoluto da ogni fan o nerd che si rispetti, è una delle iconiche e famosissime armi "eleganti e non erratiche" dei Cavalieri Jedi, le cosiddette Spade Laser. Che siano di plastica, di peluche o ultra-meccaniche, sono probabilmente uno dei merchandise più venduti in assoluto nella storia dell'umanità. Eppure, quando se ne compra o riceve una, si ha sempre la sensazione di doversi mettere il cuore in pace: nessuna di quelle che si trova in commercio, per quanto minuziosa e dettagliata, potrà mai dare anche solo la parvenza di una vera Lightsaber. Purtroppo, questa è una realtà dei fatti con la quale si convive fin dagli anni '70, e a poco sono serviti i 43 anni di evoluzione e di ingegneria trascorsi dalla prima apparizione di tale arma sul grande schermo. La scienza - per ora - parla chiaro: le spade dei Jedi, così per come le conosciamo, sono una semplice utopia. La più grande difficoltà nel costruire un tale congegno è quella di dover contenere sostanzialmente un laser (o quanto meno un plasma) in una forma che somigli ad una spada, e renderla allo stesso tempo capace di interagire con gli oggetti che la circondano.

Se immaginassimo la spada fatta di vero laser avremmo la possibilità di crearne una molto simile (l'elsa ad esempio sarebbe fattibile al 100%), dotata magari di un tasto che attivi all'occorrenza il raggio letale pronto a fendere i nemici. Il problema - come avviene anche per i laser ad alta energia usati nei laboratori di Fisica di tutto il mondo - è quello di riuscire a contenere tale raggio, e di impedire che vada a colpire "all'infinito" nella direzione in cui è puntato.
Inoltre, sarebbe ancor più complicato generare dei laser ad alta energia capaci di respingersi se venissero "in contatto" tra loro (insomma il duello con le spade laser sarebbe piuttosto noioso e sbrigativo senza possibilità di parare), infine senza un' adeguata quantità di polveri o fumo il laser risulterebbe quasi invisibile all'occhio umano.

Insomma, le speranze di vedere una Spada Laser sono praticamente zero nel mondo di oggi. L'unica cosa che si è riuscita a ricreare abbastanza fedelmente è quella che anche nell'universo di Star Wars è definita come un prototipo di Lightsaber, usata circa 5000 anni prima dell'esplosione della prima Morte Nera: la cosiddetta Protosaber. Il canale youtube HackSmith - molto apprezzato per le sue pazze creazioni e invenzioni - è riuscito a ricrearne una nei minimi dettagli: per renderla funzionante si è scelto di abbandonare l'idea della spada "retrattile" mediante il semplice uso del bottone, e di dotarla invece di una "lama" di tungsteno ricoperta di ceramica e titanio, portandola ad una temperatura di oltre 1600°C in pochissimo tempo, rendendola un'arma estremamente pericolosa, persino per chi la brandisce. Nonostante il suo uso pressoché impossibile in una eventuale battaglia e di una creazione prettamente goliardica, è comunque un piccolo successo, un must per gli appassionati.

Propulsione a Ioni

Se pensavate ci potesse essere speranza riguardo alla fattibilità dei motori "iperluce" del Millenium Falcon, purtroppo c'è solo da rimanere delusi: mettersi a bordo delle proprie navette e fare salti di migliaia di anni luce è per noi umani una realtà irrealizzabile sotto tutti i punti di vista. Forse nemmeno tra un millennio ne saremo capaci, ad eccezione di qualche scoperta rivoluzionaria che apra una nuova era della scienza (e chi non ci spera ogni giorno in una tale notizia). Ergo è banalmente inutile stare qui a constatare il fatto che le navi di Star Wars volino nella galassia con dei motori di pura fantascienza, quindi abbiamo spostato la nostra attenzione su un altro tipo di mezzo e di motore: i caccia TIE e gli X-Wing con i loro motori a "propulsione ionica". Sebbene possa sembrare anche questo un parolone fantascientifico che abbia un senso solo nelle battaglie spaziali al largo della Luna di Endor, in realtà abbiamo a che fare con una delle tecnologie più usate (e rodate) degli ultimi decenni, in particolare nell'esplorazione spaziale.

Il motore a Ioni fu sviluppato già alla fine degli anni '50 e dopo vari test sperimentali è stato adoperato con successo nella sonda Deep Space 1, alla fine del 1998. Il suo funzionamento però, nel mondo reale, presenta alcune complicazioni che lo rendono non così adatto ad un caccia stellare: a differenza della classica propulsione chimica (i razzi che tutti conosciamo), la spinta ionica è molto meno potente nell'immediato, ed è poco utilizzabile in ambienti in presenza di attrito (quindi sono motori che danno il meglio di sé nel vuoto).

La loro peculiarità sta nel fatto di esercitare invece una spinta costante e prolungata nel tempo, ideale per dirigere sonde nello spazio profondo. La loro progettazione richiede costi più alti dei classici razzi chimici, ma è anche vero che usano molto meno propellente e si eliminerebbe l'intoppo del peso del combustibile.
Il loro utilizzo dunque può essere ideale non tanto per combattere o fare manovre folli o avvitamenti (cosa poco praticabile con quasi tutti i mezzi di propulsione a noi conosciuti) ma quanto più per fungere da motori per i nostri futuri "taxi spaziali". Navette che hanno bisogno di fare avanti e indietro per lunghe distanze - immaginiamo ad esempio le missioni che un giorno porteranno pezzi per costruire basi terrestri o orbitali su Marte - troveranno grande vantaggio in questo tipo di propulsione in quanto il rendimento del veicolo rimarrà sempre alto anche nello spazio profondo, e in più il viaggio dovrebbe essere sensibilmente più breve: è vero infatti che la spinta, come abbiamo detto prima, è meno intensa di quella di un razzo, ma è anche vero che una discreta propulsione permette velocità di crociera più alte se si ha a disposizione un lungo lasso di tempo (e Marte, come sappiamo, non è proprio dietro l'angolo).

Non a caso è proprio quello che le agenzie spaziali stanno progettando e facendo da anni ormai con i loro veicoli. Il motore ionico difficilmente andrà a sostituire i grandi razzi propulsivi - fondamentali per ottenere la velocità di fuga per i vettori spaziali - ma più che altro andranno a formare un connubio sempre più integrato e performante pronto a portarci, in un giorno non poi così lontano, su nuovi orizzonti.
Forse la nostra generazione, e presumibilmente anche quella futura, non vivrà abbastanza a lungo per vedere un doppio tramonto come su Tatooine, ma probabilmente durante il lungo percorso incontreremo scenari di eguale - se non superiore - bellezza. Che la Forza della scienza sia con noi.