La scommessa del futuro: le Missioni Artemis alla conquista della Luna

La Nasa punta tutto su una nuova serie di missioni per riconquistare la Luna in tempi brevi. Fra problemi e speranze, ecco il suo avvincente programma.

speciale La scommessa del futuro: le Missioni Artemis alla conquista della Luna
Articolo a cura di

Una delle cattiverie più grandi architettate dall'umanità è stata quella di portare un po' di compagnia ad un corpo celeste freddo, spoglio e grigio - che noi chiamiamo Luna - e poi abbandonarlo, rimanendo a guardare e a monitorarlo solo da una certa distanza. Sono passati ormai 47 anni da quando l'ultimo astronauta della missione Apollo 17 ha abbandonato il suolo lunare e da allora nessun essere terrestre vi ha messo piede e più in generale, da allora, l'Uomo non si è mai più allontanato così tanto da casa sua.
Rimediare allora a questa duplice mancanza è un dovere: in primis bisogna tornare a rincuorare una vecchia amica, che ha ancora molto da raccontarci, e le sue storie di certo non sono finite; e poi bisogna tornare anche per spingere noi stessi oltre il limite che ci siamo imposti, un po' per esigenze e un po' per inettitudine. La NASA ha come obiettivo proprio questo, e per risolvere la situazione punta tutto sul suo nuovissimo cavallo (speriamo vincente): le missioni Artemis.

Che cos'è Artemis

Il programma Artemis è sostanzialmente il primo, vero progetto che si pone come obiettivo di portare astronauti, attraverso una serie di missioni, sul suolo lunare e soprattutto stabilire, presumibilmente entro la fine del progetto, la concreta possibilità di creare una presenza lunare umana sostenibile e duratura. Tutto questo sembra quasi fantascienza, ma in realtà è più che fattibile e il programma, a discapito dei primi ritardi e problematiche, sembra aver recuperato molto terreno.
È inoltre il primo progetto a coinvolgere ogni possibile ente aerospaziale, compresi quelli privati e commerciali. Tutto questo ha lo scopo non solo di "conquistare" definitivamente la Luna, ma di aprire la strada verso le missioni marziane. Arriva su Marte è molto complesso per molteplici fattori, quindi compiere una serie di missioni di "andata e ritorno" tra il nostro pianeta e il suo satellite in circa 10 anni - o poco più - è un ottimo modo per addestrarsi alla grande sfida chiamata Marte.

Piccoli passi, che come sappiamo saranno balzi da gigante per l'umanità, ma che per ora dovranno bastarci. Non ci dovrebbe voler molto per vedere i primi frutti: il primo lancio è previsto già per il 2020, ma la tabella di marcia è lunga e piena di step, e conviene analizzarla più da vicino.

Il programma nel dettaglio e la Fase 1

Sebbene si parli di lancio imminente e di prime partenze già nel 2020 in realtà il programma sarà molto lungo, e i primi 3-4 anni potrebbero essere intesi più come "missioni preliminari": la NASA non può permettersi errori e così come avvenne per il programma Apollo anche per Artemis non si faranno eccezioni: i primi voli saranno senza equipaggio e serviranno soprattutto a testare le varie componenti, i nuovi razzi e le nuove tecnologie.
Se ci si pensa bene è come se l'agenzia spaziale avesse dovuto ricominciare da capo: ogni cosa sarà nuova e mai testata, e questo darà ulteriore motivo di apprensione per gli ingegneri, che non avranno nessuna macchina rodata su cui poter contare; ma è anche vero che la tecnologia era ormai obsoleta, e non poteva reggere il confronto con quella moderna: era necessario questo "soft-reset" da parte della Nasa. Occorreva aggiornarsi. Anche questo è uno dei motivi per cui la corsa alla Luna ha subito seri ritardi (ovviamente non contando i grandi incidenti che molto hanno influito sul ridimensionamento del budget e delle missioni spaziali). Tuttavia, una cosa molto più importante è ora in possesso dei nostri esperti e scienziati, una cosa che prima non avevano e che potrebbe fare un'enorme differenza: l'esperienza.

Grazie ad essa molti errori del passato non sono stati ripetuti e le tabelle di marcia sono decisamente più veloci. Per esempio: per il programma Apollo occorsero ben tre missioni senza equipaggio (Apollo 4, 5 e 6) e altre quattro con equipaggio ma senza allunaggio (Apollo 7, 8, 9 e 10), al fine di controllare tutti i sistemi e soprattutto per impratichire gli astronauti alle manovre di "rendezvous" in orbita.
Con il programma Artemis invece la NASA punta veramente a fare meglio: l'anno prossimo (escludendo ulteriori ritardi) si lancerà e si inaugurerà per la prima volta il nuovo e potentissimo sistema di lancio SLS, il vettore su cui l'agenzia spaziale statunitense spera di fare affidamento per tutte le missioni future, almeno fino al 2034.

Questo primo lancio servirà soprattutto a dimostrare la capacità del vettore di andare e tornare dalla Luna in tutta sicurezza, sganciando anche dei piccoli CubeSat a fini scientifici in orbita lunare. Sarà fondamentale anche per sperimentare il comportamento del nuovo modulo di comando Orion, uno dei fiori all'occhiello di questo programma, che promette una grandissima autonomia e integrità strutturale anche in situazioni di emergenza, potendo garantire la sopravvivenza dei suoi passeggeri (è progettata per portare 4 astronauti alla volta) in situazioni critiche, fino ad un approdo sicuro.
Se questo primo lancio dovesse dimostrarsi un successo allora la Nasa si imporrà circa 2 anni di duro lavoro per migliorare al massimo la sua navicella e limare eventuali sbavature, in modo tale che - nel corso del 2022 - si possa dare il via ad Artemis 2, ovvero al primo volo con equipaggio in orbita lunare dopo ben cinquant'anni. Non si eseguirà l'allunaggio, ma sarà un passo fondamentale per il prosieguo della fase 2 della missione.

Fase 2 e il Gateway

Una volta assodato che gli umani non corrano alcun pericolo è possibile pensare a fare davvero sul serio: tra il 2022 e la fine del 2023 ci saranno circa tre lanci che richiederanno di portare in orbita lunare le componenti del famigerato "Gateway". È a tutti gli effetti la prossima Stazione Spaziale Lunare, che permetterà agli equipaggi di attraccare in sicurezza, di vivere lì per medio-lunghi periodi e di fare poi su e giù dalla Luna con più facilità.
Verrà mandato in pezzi e poi si assemblerà in loco, un po' come abbiamo già visto con la ISS - costruita pezzo dopo pezzo - solo che qui la distanza è infinitamente più grande, e i costi più vertiginosi. La cosa interessante è che per questo periodo la NASA affiderà a società private l'onere di portare questi moduli a destinazione, e sarà la prima vera collaborazione tra agenzie nello spazio profondo. Chissà che non siano proprio SpaceX, Orion o BlueOrigin a eseguire il primo volo?
Infine, con Artemis 3 nel 2024 si dovrebbe dare il via, finalmente, all'era del ritorno dell'Uomo sulla Luna, e quasi sicuramente questa volta sarà una donna a rimetterci piede (non a caso il nome della missione è appunto in riferimento alla Dea Artemide), dopo oltre cinquantadue anni. Dovrebbe essere questa la missione che più aspettiamo con ansia e ardore: sulla sua riuscita grava probabilmente l'intero esito di tutto il programma spaziale, e un fallimento potrebbe portare a gravi conseguenze. Ma noi siamo fiduciosi e quindi diamo per assodato che tutto andrà bene.

Fase 3: conclusione "and beyond"

Da qui in poi la strada dovrebbe essere più semplice: con l'esperienza maturata, con le tecnologie affidabili e che si dimostrano all'altezza della grande impresa, continuare con il programma dovrebbe essere una passeggiata e per questo motivo sono previsti tra il 2025 e il 2027 altre tre missioni con equipaggio, allunaggio compreso. Il compito di questi lanci sarà portare non solo nuovi astronauti e condurre esperimenti sempre più complessi e all'avanguardia, ma anche quello di affinare le capacità del Gateway rendendolo sempre più performante al fine di poter partire da lì - un giorno - per costruire la colonia lunare.
Ma l'obiettivo davvero fondamentale è un altro, come già abbiamo accennato prima: la possibilità di replicare gli stessi step per avviare l'esplorazione marziana.

Se tutto filerà liscio basterà semplicemente fare le cose ancora più in grande, e se nel 2028 si potrebbe ipotizzare la conclusione del progetto Artemis allora per inizio 2030 ecco che si potrebbe affacciare la possibilità di quantomeno progettare la futura missione su Marte. Teoricamente nei tempi ci staremmo anche, visto che la NASA ha più volte ribadito di poterci riuscire entro il 2033, salvo intoppi non previsti.
Certo, stiamo parlando di praticamente quindici anni di ipotesi e congetture, e un milione di cose possono andare storte, ma è anche vero che c'è molta più determinazione nel fare le cose per bene questa volta e inoltre non c'è nessun "nemico politico" con cui gareggiare, rischiando di fare le cose di fretta come avvenne nel periodo della Guerra Fredda. È anche la prima volta, ribadiamolo, che la Nasa apre liberamente e con chiarezza a tutti gli aiuti esterni possibili, sia di altre agenzie pubbliche e governative e sia di quelle private; la collaborazione è un dato da non sottovalutare per un'impresa così immensa.
Le innovazioni del programma Artemis inoltre porteranno cambiamenti per tutti i programmi spaziali, e anche le missioni ad orbita bassa potrebbero essere infinitamente più semplici e meno costose, rendendo lo Spazio sempre più alla portata di tutti.

Le tute innovative

Fino ad ora abbiamo parlato di come i veicoli/vettori in un progetto del genere possano fare la differenza, e di quanto essi siano stati profondamente modificati per migliorare le condizioni dei passeggeri, ma non dobbiamo dimenticare di quanto anche le tute siano state riprogettate e migliorate: sono a tutti gli effetti lo scudo primario di ogni astronauta, e senza di esse non c'è possibilità di una buona riuscita della missione. Devono essere eccezionali e resistenti, arrivando a somigliare ad una seconda pelle per chi la indossa. Di recente sono state annunciate al pubblico le nuove tute appositamente create per il progetto Artemis e, sebbene siano ancora dei prototipi - quindi possibilmente soggette a radicali cambiamenti - dimostrano già una lunga serie di migliorie che vale la pena menzionare.
Per prima cosa son state mostrate due tipi di tute: la xEMU e la OCSS.
La xEMU (quella grossa, enorme e con i colori del logo Artemis) è la classica tuta da attività extraveicolare sul suolo lunare. Può sembrare ingombrante e anche più "brutta" delle classiche EVA che vediamo nelle passeggiate spaziali intorno alla ISS, ma in realtà promette di essere infinitamente più gestibile e leggera, permettendo agli astronauti la possibilità di fare movimenti prima impensabili.

Cosa molto interessante di cui tener conto è che la sua resistenza contro la polvere lunare è stata migliorata non di poco, essendo completamente sigillata e avendo tutte le componenti all'interno della tuta stessa, senza cavi o cassettoni sporgenti. Per indossarla inoltre, non sarà più necessario comporre il pezzo superiore e inferiore, ma sarà un blocco unico, che si indosserà dalle spalle (un po' come avviene con gli strali di Anthem se ne avete un'idea, ma ad una velocità di gran lunga inferiore, purtroppo); questo consentirà una maggiore stabilità e praticità nell'uso, per non parlare della sicurezza.
Per finire, un'altra grande novità è che il casco adesso è molto più grande e permette una visione più ampia; inoltre possiede molteplici microfoni incorporati e in questo modo si evita agli astronauti di indossare anche gli auricolari che spesso potevano creare fastidi durante missioni prolungate.

La OCSS è invece la tuta progettata specificamente per l'equipaggio della capsula Orion: verrà indossata durante i lanci e i voli spaziali, ma anche in caso di emergenza, visto che è dotata di molti sistemi di sicurezza: per prima cosa sulle gambe vi sono due piccole bombole di ossigeno integrate che possono donare un'autonomia più duratura di circa 30 minuti qualora vi fossero problemi con l'atmosfera artificiale dell'abitacolo, o se ci fossero delle perdite; sotto le ascelle inoltre è dotata di alcune piccole unità di sicurezza che possono aprirsi e trasformarsi in salvagente qualora l'astronauta fosse costretto a lanciarsi fuori dalla capsula una volta "ammarata". Persino il colore è studiato per la salvaguardia del suo occupante: l'arancione infatti è uno dei colori più vistosi soprattutto su uno sfondo a tinta unita come il blu (o il nero) del mare e permette una più facile distinzione del soggetto. Anche i guanti son stati migliorati, rendendoli idonei ad interagire con pannelli touch e sono più flessibili.

Dubbi concreti

Le promesse son tante, belle, quasi accecanti e già solo sentire di tutte queste novità e della possibilità di nuove missioni nel 2020 ci fanno ben sperare e ci rendono trepidanti per l'attesa, ma c'è anche da considerare il tutto in un'ottica più severa, non dimenticando che qualunque sia lo scopo, lo Spazio è un ambiente ostico e non perdona. Quando c'è in ballo la vita delle persone bisogna essere sempre oculati e mantenersi saldi nei giudizi. Molte persone non sono convinte che sia tutto rosa e fiori sul futuro della Nasa, in particolare pensano che i tempi siano molto stretti e che il budget per l'intero progetto sia giusto ma comunque esorbitante (si parla di un costo medio di 20-25 miliardi di dollari).
Le prime problematiche sono iniziate nel 2017, quando il Presidente Trump ha chiesto agli ingegneri aerospaziali di accantonare la "ponderata" esplorazione di Marte per concentrarsi sul ritorno dell'Uomo sulla Luna non oltre il 2024. Sebbene il Presidente non sempre abbia avuto le idee chiare, l'agenzia statunitense non ha potuto far altro che acconesntire, facendo grandi salti mortali per portarsi in pari; anche per questo l'aiuto esterno è stato più che gradito.
Anche il Vicepresidente ha voluto spingere sul progetto, riuscendo a fare pressioni sul Congresso per stanziare circa 1,6 miliardi di dollari come "acconto" per l'inizio concreto della missione.

Infine, il 2020 è alle porte e la NASA ancora non ha un razzo pronto su cui contare (nonostante assicurino di potercela fare). Agli addetti ai lavori avrà fatto piacere ricevere una spinta dalle alte cariche del governo, potendo finalmente lavorare con forza e dedizione, ma è anche vero che farlo con un cronometro sulla testa non è poi così piacevole, soprattutto quando è così tirato al limite.
Si potrebbe quindi concludere che l'intera operazione sia un azzardo, e che grandi responsabilità gravino sulle spalle delle agenzie, ma è pur sempre un azzardo tra le stelle e già solo per quello che rappresenta varrà comunque la pena di tentare, sempre. Per aspera ad astra.