La Stazione Spaziale Internazionale: emblema dell'intelligenza umana

La ISS è probabilmente la rappresentazione di tutto il bene che l'umanità abbia mai sognato di perseguire. Cerchiamo di conoscerla meglio.

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Se dovessimo scegliere quale sia il progetto più avvincente e avveniristico che l'Uomo abbia mai portato a compimento, probabilmente ci ritroveremmo a pensare a quella complessa e magnifica macchina che ci gironzola instancabilmente sulla testa ad una velocità impressionante. Diventata sempre più famosa nel corso degli anni - merito di una sempre più decisa copertura mediatica (anche grazie al miglioramento delle nostre tecnologie) - è ormai una star a livello mondiale che affascina milioni di persone semplicemente mostrandosi di tanto in tanto, quando cala la sera.
Eppure, nonostante tutto questo, spesso si sentono domande e dubbi sul suo conto: "a cosa serve?", "cosa si fa lassù?", "dov'è situata?" e altre simili. Domande spesso poste con innocenza, da chi magari si è incuriosito solo di recente al mondo dello spazio, ma che ci hanno spinto a creare questo articolo sperando di fare cosa gradita sia agli esperti, sia ai "novizi". Un tour intenso, partendo dalle origini e arrivando fino al futuro più probabile che toccherà all' "Avamposto dell'umanità nello Spazio". Di quale macchina stiamo parlando? Sicuramente lo avrete già intuito: benvenuti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Ideazione e assemblaggio

Come è nata l'idea di una stazione spaziale che potesse unire varie agenzie e nazioni? Come è stato possibile soprattutto unire due avversari storici come la Russia e gli Stati Uniti d'America in un progetto comune che coinvolgesse poi anche altri paesi?
L'idea di una stazione spaziale era vivida negli ingegneri e nelle agenzie già durante la Guerra Fredda, e in questo l'URSS deteneva il podio, avendone messe in orbita ben otto già prima del 1986, contro l'unica americana "Skylab" (per di più non modulare). Ovviamente non erano gli avamposti che possiamo immaginare oggi, ma erano di certo piccoli miracoli dell'ingegneria già all'epoca e una delle più importanti (dopo la serie di stazioni spaziali del progetto Salyut) fu la Stazione Spaziale Mir. Sebbene spesso venga messa in ombra, non va dimenticato che anche la Mir ebbe un ruolo fondamentale nelle scoperte scientifiche, e grazie all'esperienza maturata dai vari astronauti e ingegneri che vi lavorarono, si poterono evitare difetti e "leggerezze", fu utile come campo di prova per il futuro (la Mir infatti fu anche scenario di alcuni incidenti più o meno seri, tra cui un pericoloso incendio che quasi soffocò i due astronauti a bordo).
La stazione russa occupò un posto dominante nella corsa allo spazio, ma purtroppo le agenzie di allora non godevano del supporto economico e politico di cui avevano bisogno per mantenere un avamposto così all'avanguardia.

Con il tempo - e soprattutto con lo scenario politico che cambiava così drasticamente (dopo soli 3 anni avvenne il crollo del Muro di Berlino, 1989) - diventò urgente trovare nuovi fondi per mantenere vive le proprie creazioni; nel frattempo gli USA spingevano sui colleghi russi nella speranza che si aprisse una sorta di collaborazione tra le agenzie, al fine di dividere gli oneri e perseguire uno scopo comune.
Alla fine, dopo alcuni attriti e screzi su quali moduli e quali vettori usare, si riuscì a trovare un accordo: la Mir sarebbe stata smantellata (facendola deorbitare e distruggendola in atmosfera), lasciando la possibilità di costruire una nuova stazione spaziale, detta "Internazionale", utilizzando i veicoli Shuttle e Soyuz per trasportare in orbita i vari moduli.
L'esperienza concreta del personale sovietico, unita alla tecnologia americana, non dimenticando una buona dose di aiuti esterni (Canadesi, Cinesi ed Europei) portò alla creazione della ISS che tutti conosciamo.

Scopo e significato

Iniziata ufficialmente nel 1998 con il primo modulo Zarja, fu completata dopo diversi ritardi soltanto nel 2011, ma la sua operatività era già a buon punto intorno al 2000, quando il primo equipaggio umano attraccò sulla Stazione, rimanendoci per diverse attività lavorative e scientifiche per 136 giorni.
Ma cosa si fa esattamente sulla Stazione Spaziale? Qual è il suo scopo ultimo? Rispondere a queste domande può sembrare banale e complesso allo stesso tempo. La risposta semplice è: "ricerca scientifica". Una coppia di parole che può significare qualsiasi cosa, eppure racchiude sacrifici e traguardi di tale importanza da poter cambiare l'intero modo di vivere della popolazione qui sulla Terra. Sulla Stazione Spaziale Internazionale i campi di ricerca sono molteplici: medicina, biologia, fisica dei fluidi, scienze dei materiali, astronomia (solo per citarne alcuni). Pensiamo per esempio a quanto è stata di fondamentale importanza la ricerca sull'adattamento del corpo umano in ambiente di microgravità: sebbene lo scopo puro fosse quello di migliorare l'adattabilità del nostro fisico ad un ambiente così insolito, le scoperte "secondarie" hanno permesso un netto miglioramento della vita umana stessa.
Grazie a questa ricerca, qui sulla Terra si è riuscito a migliorare di molto le condizioni di persone affette da malattie muscolari o al tessuto osseo (come l'osteoporosi, l'atrofia muscolare, le fibromialgie) e questo anche grazie a macchinari sempre all'avanguardia che dapprima furono esclusivi del programma spaziale, ma che poi - una volta tornati e rodati sulla terra ferma - è stato possibile "riadattare" e riutilizzarli in ospedali e centri specializzati.

Pensiamo alla ricerca sull'energia: uno dei grattacapi più assillanti con cui devono avere a che fare ingegneri e astronauti è il risparmio e l'uso più efficiente possibile delle scorte di energia. Progettare e costruire motori più efficienti, carburanti più performanti e persino scrivere linee di codice più snelle per un programma che possa gestire tali mansioni, sono i principali obiettivi dell'intera ricerca spaziale; una volta che i progetti si sono dimostrati affidabili e sicuri ecco entrare tali scoperte nella vita di tutti i giorni.
Non è un cambiamento miracoloso, né un qualcosa che si avvera da un giorno all'altro, ma sono piccoli passi fatti insieme da decine di comunità e gruppi di scienziati, a loro volta formate da decine di migliaia di individui.
Tutti insieme si lavora coesi per dare potenza a quell'instancabile fucina di sogni che è la mente umana. Alla fine, è proprio di questo che si tratta: ogni grande e arduo passo ci spinge a muoverci, a darci da fare, a ripudiare l'immobilismo mentale e a progettare sempre nuove soluzioni: questo è ciò che davvero può rappresentare la ISS.

È vero, ci sono anche mille altre motivazioni e sfaccettature, magari alcune meno nobili di altre - come interessi politici ed economici - ma è una storia che si è ripetuta molte volte e alla fine ciò che davvero ha resistito al passare degli anni sono state soltanto le cose che ancora oggi portano del bene all'umanità.
Un esempio lampante è quello che avvenne durante la corsa alla Luna negli anni ‘60: era palesemente una guerra tra nazioni - USA e URSS - in cui si corsero molti pericoli (a volte si fu anche sconsiderati) con lo scopo di portare fama e gloria a chi avesse tagliato prima il traguardo. Ma durante quella corsa ci furono moltissime persone che si impegnarono, senza pensare ai risvolti politici o secondi fini, solo per poter spingere ancora più in là i limiti della scienza e dare anche solo un minuscolo senso in più alla vita degli uomini.

I numeri eccezionali

La ISS entrò in operatività già verso gli anni 2000 con il primo equipaggio umano a bordo e da quel momento non ha mai cessato di diventare un punto di riferimento per ogni missione spaziale, aumentando sempre più la sua importanza e la sua operatività. Con un costo stimato di circa 100 miliardi di dollari spalmati in un decorso di quasi 30 anni - un valore non così eccessivo per un progetto di tale importanza, soprattutto se per esempio pensiamo al costo dell'esercito statunitense: oltre 700 miliardi di dollari annui - la Stazione Spaziale ha percorso ad oggi oltre 160.000 orbite, mantenendo una velocità media di crociera di circa 27'000 km/h. Ha dato ospitalità a ben 240 individui fin ad oggi, mediante 63 missioni chiamate "Expedition", mantenendo il numero degli uomini e delle donne a bordo tra i 2 e i 6 alla volta.
Questa regola però potrebbe subire una leggera modifica, infatti le varie agenzie spaziali hanno in programma - entro la fine 2020 - di aumentare il numero dell'equipaggio ad almeno 7 membri. Inoltre, con la Expedition 64 che partirà il 21 ottobre 2020 ci si troverà - ma solo per pochi giorni - con ben 11 astronauti contemporaneamente.

Non c'è pericolo che la stazione diventi affollata, in quanto i moduli abitativi sono progettati per essere molto più grandi del loro utilizzo comune. L'avamposto internazionale è anche un ottimo luogo dove parcheggiare, tant'è vero che ha la possibilità di ormeggiare nello stesso momento ben otto astronavi.
Sebbene tutte insieme non si siano mai viste - anche per una questione di sicurezza - non è detto che in futuro non possa accadere, soprattutto ora che i viaggi spaziali commerciali stanno diventando una realtà sempre più consolidata.

La vita dura dell'equipaggio

Il fascino e l'importanza di questa nostra Stazione non è un qualcosa di raggiunto con semplice fortuna: hanno richiesto sudore, sacrifici importanti e anche qualche vita umana. Proprio in questo momento, mentre si leggono queste parole, gli astronauti sulla ISS eseguono le loro mansioni e le loro routine di tutti giorni, e sebbene "lavorare nello spazio" per molti di noi suoni quasi come un sogno, nella realtà bisogna affrontare situazioni diverse, e scendere a compromessi che forse non tutti riuscirebbero ad accettare.
In media la vita di un astronauta a bordo ha dei ritmi piuttosto serrati, cercando di mantenere in linea gli orari e la programmazione giornaliera delle varie attività. Ci si sveglia intorno alle 06 del mattino (l'orario sulla ISS segue lo standard UTC, ovvero lo stesso di Greenwich) e dopo due ore dedicate al tempo personale, alla colazione e alla riunione mattutina, si iniziano i lavori e le proprie mansioni (esperimenti scientifici, riparazioni, manutenzioni, EVA e così via) fino ad orario di pranzo, solitamente alle 13.
Da lì in poi si ha un'ora di pausa e poi si torna al lavoro fino alle 19:30. Sembrerebbe una giornata comunissima, di un lavoratore qualunque, ma non bisogna dimenticare che l'ambiente di microgravità in cui gli astronauti vivono rende tutto più complesso.

Oltre a questo, l'equipaggio deve assolutamente trovare il tempo per fare una buona quantità di ore di attività sportiva (soprattutto corsa e sollevamento pesi) al fine di ridurre quanto più possibile gli effetti logoranti che l'assenza di gravità ha sul corpo umano, in particolare su ossa e muscoli.
È anche per questo che è fondamentale mantenere un ambiente di lavoro il quanto più sereno possibile, evitare litigi o discussioni, e mantenere il livello di stress il più basso possibile. Solo per dirne alcune: la mancanza di acqua corrente, l'assenza di una vera doccia e dei propri comfort sanitari, la ridotta capacità di gusto (causata da una sorte di "raffreddore da assenza di gravità") possono segnare pesantemente l'umore di una persona e, sebbene gli astronauti siano preparati e addestrati, è anche vero che hanno davanti a loro permanenze molto lunghe sulla ISS - non più brevi di 5 o 6 mesi - e i nervi si sa, possono cedere.

Il futuro e il pensionamento

Molte volte si è discusso sul possibile ritiro della Stazione Spaziale Internazionale. Il suo pensionamento però è ancora incerto: da una parte la stazione è ormai - obiettivamente - a tre quarti della potenziale vita per la quale era stata progettata e dovrebbe essere ufficialmente "vecchia" (secondo gli ingegneri NASA) intorno all'anno 2028; d'altro canto invece, la Stazione ha mostrato molti meno cedimenti del previsto - soprattutto grazie alle molteplici riparazioni e revisioni ad opera dei vari equipaggi che si sono susseguiti negli anni. La NASA dunque vorrebbe prolungare il periodo di esistenza della ISS, ma c'è anche da considerare un'altra chiave di lettura: tenerla in vita costerebbe denaro, e se i progetti futuri dell'agenzia americana non sono solo parole, allora bisogna cominciare a pensare alla costruzione e al costo del prossimo Gateway Lunare (uno step fondamentale per l'esplorazione lunare e quella marziana).
Come tenere in vita quindi entrambe le creature? Una possibile soluzione è quella di dare la ISS in cessione a finanziatori privati: rimarrebbe sempre una stazione Internazionale (o almeno si spera), ma con soldi di magnati e investitori privati, che potrebbero ammortizzare non di poco i costi.

Quale deriva possa prendere questa via non ci è dato saperlo con certezza; probabilmente non ci sarà il rischio di vedere la nascita di stazioni spaziali con "blackjack e squillo di lusso", ma i risvolti concreti saranno davvero interessanti. Fino ad allora possiamo godere ancora dello splendore di una macchina avveniristica, nel fiore degli anni, che ci ha regalato non solo sogni, ma ha anche mostrato direttamente all'uomo il meglio dell'umanità stessa.