La storia di SpaceX: da piccola startup a colosso multi-miliardiario

La società americana SpaceX è ormai una delle compagnie più famose degli ultimi anni. Ma da dove è iniziato tutto? Con quali problemi si sarà scontrata?

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Spazio: ultima frontiera. Questa è la storia dell'azienda aerospaziale SpaceX. La sua missione è quella di esplorare strani e nuovi mondi alla ricerca di una nuova base per l'umanità, e per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima.
Perdonando le piccole modifiche fatte alla citazione di poco fa, potrete notare come la frase di apertura di Star Trek sia quanto mai perfetta per descrivere la quintessenza di una delle aziende più chiacchierate degli ultimi decenni: la Space Exploration Technologies Corporation.
Nasce tutto da lì, da una sola e purissima idea partorita dal magnate sudafricano Elon Musk, e che bene o male quasi tutto il mondo conosce. Ma qual era questa idea che è riuscita a trasformare una piccola start up, di appena 150 dipendenti nel 2008, nella più importante compagnia privata nel campo dei viaggi spaziali? Mettete i caschi e ingerite le vostre "pillole di proteine", stiamo per iniziare un viaggio che ci porterà a far luce sul passato, sul presente e sul futuro di SpaceX.

Il peccato originale e l'era pre-SpaceX

Se c'è una cosa che bisogna sempre sottolineare, nonostante oramai ne siamo tutti a conoscenza, è che il Fondatore e CEO dell'agenzia californiana non è mai stato un tipo tranquillo, e anzi spesso si è trovato coinvolto in polemiche di non poco conto, di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa. Ribadiamo questo concetto perché è importante per comprendere come tutto sia nato da un'idea strana, quasi assurda.
Dopo aver venduto PayPal (altra società da lui co-fondata) venne il momento per Elon di decidere cosa farne del proprio futuro, e per la prima volta aveva le possibilità e le capacità di dar vita ad un sogno che fin da bambino lo aveva tormentato (come la maggior parte di noi): andare nello spazio e vedere un altro pianeta colonizzato, magari Marte.

Da qui nacque anche la sua incertezza: non era esperto né di razzi né di astrodinamica, ma il suo volere era chiaro ed era sempre più convinto che il suo obiettivo fosse mandare delle piante e dei topi su Marte, al fine di vederli crescere e germogliare attraverso delle telecamere.
Un'idea al limite della fantascienza, soprattutto perché correva l'anno 2001 e la tecnologia era più arretrata rispetto a quella disponibile oggi. Elon non si arrese e decise di comprare direttamente i razzi dalla compagnia ISC Kosmotras (una compagnia spaziale internazionale formata da paesi dell'Est come Russia, Ucraina e Kazakistan).

Ebbe due riunioni con i Russi per cercare di ottenere i vettori utili al suo progetto, ma entrambe le volte finì tutto in un fiasco. I principali motivi del fallimento della compravendita furono sostanzialmente due: gli altri esperti del settore vedevano il signor Musk come un semplice riccone con il pallino dello Spazio, dotato di un'idea troppo fantascientifica da realizzare e quindi non c'era da fidarsi molto; ma anche Elon stesso si ritrovò a commettere un peccato di media entità, cioè "l'inesperienza" mista ad una dose pericolosa di avventatezza quasi fanciullesca.

Si ritrovò a constatare che pagare 80 milioni di dollari (questa fu l'offerta della Kosmotras) solo per i razzi era un prezzo esorbitante. Si scelse così la via più drastica: costruirsi i propri razzi in modo autonomo e indipendente, per renderli riutilizzabili e molto più economici. Era l'inizio così della vera idea, concreta e tangibile, di ciò che la sua futura azienda avrebbe dovuto perseguire. Nasceva così SpaceX, nel lontano 2002.

Genesi ed evoluzione

Subito dopo la nascita della piccola SpaceX fu subito chiaro che ci sarebbe stato parecchio lavoro da fare, soprattutto perché era una società che nasceva con scopi comuni a molte altre, ma con metodi totalmente originali. Persino costruire un rivoletto o un bullone di un razzo non era cosa da poco, e spesso era impossibile comprare dai fornitori più comuni, perché a quel tempo nessuno lavorava su razzi riutilizzabili, quindi ogni singolo materiale e componente andava progettato e costruito da zero. Non a caso molti macchinari moderni per saldare diverse leghe di alluminio furono inventati proprio negli stabilimenti della SpaceX, che all'epoca erano situati in alcuni capannoni nei sobborghi di Los Angeles.
Per sopperire a questa grande mole di lavoro - metaforicamente parlando era come costruire una piramide partendo non dai mattoni, ma dalla fabbricazione dell'argilla stessa - Elon Musk adottò una particolare tattica, somigliante vagamente a quella che adoperò Alessandro Magno nelle sue conquiste: appena soggiogava e annetteva un nuovo popolo o una nuova civiltà al suo impero, il condottiero passava in rassegna gli uomini più valorosi e di prestigio e li collocava nei ranghi del suo esercito, sicuro così di avere sempre il meglio del meglio per la sua prossima avanzata.

Il magnate sudafricano quindi era solito circondarsi di uomini di prestigio e di facoltose presenze, e non a caso il co-fondatore della SpaceX (spesso messo in secondo piano) è Tom Muller, uno dei più dotati costruttori di razzi al mondo.

Space X si concentrò anche sullo snellimento del processo burocratico, tra carte, permessi e scartoffie necessari per avvicinarsi al mondo e al commercio dei viaggi spaziali. Consci del fatto che il costo di un vettore spaziale richiedeva più o meno il 5% del budget - mentre la quasi totalità rimanente andava in atti burocratici - gli addetti ai lavori si concentrarono sullo "svecchiare" quanto più possibile le pratiche. Alla fine SpaceX dichiarò di aver ridotto i costi dei servizi di dieci volte,e l'ammontare di varie parti della componentistica venne ridotto di ben cinquanta volte.

La Catabasi e la quasi Resurrezione

Tutto sembrava filare liscio: le agenzie spaziali vedevano del potenziale in ciò che Musk e soci stavano costruendo ed era ora di dare prova delle proprie capacità con un atto di forza. Questo atto si chiamava "Falcon 1" e fu il primo razzo costruito dalla società pensato per portare un carico utile in orbita bassa. Come tutte le storie belle c'è sempre qualche imprevisto e i problemi legati ai lanci del Falcon 1 rischiarono di compromettere l'intera SpaceX.
Infatti, lanciare i Falcon 1 si dimostrò un po' più dispendioso del previsto, soprattutto perché i primi tre tentativi si dimostrarono dei fallimenti: nel primo e nel terzo tentativo il veicolo andò perso per diversi malfunzionamenti, mentre il secondo tentativo fu un fallimento parziale (furono raccolti comunque dati utili nonostante venne mancata l'Orbita Bassa).

A questo punto gli ingegneri, ma anche Musk, sapevano che non c'era più spazio per errori in quanto i fondi dei contribuenti privati stavano per esaurirsi e c'era possibilità di un solo altro lancio prima di dover tornare alla progettazione. Questo portò Musk ad assumere atteggiamenti spesso scontrosi con i propri dipendenti, spingendoli al limite e chiedendo pubbliche scuse per i loro eventuali errori.

Il clima insomma non era dei migliori, il destino di tutta l'esplorazione spaziale - come Elon Musk l'aveva sognata - era ad un passo dal non vedere più la luce. Alla fine, dopo più di due anni dal primo tentativo, la SpaceX rivide la luce e finalmente Falcon 1 riuscì nella sua missione, ripetendosi anche una seconda volta, per il suo quinto e ultimo volo.
La NASA - vedendo gli ottimi traguardi raggiunti - affidò l'incarico di rifornire la Stazione Spaziale Internazionale proprio a SpaceX (in realtà la compagnia vinse un appalto) mediante i suoi vettori: fu la prima volta che una società privata arrivava ad un tale obiettivo. Da qui in poi la flotta della compagnia californiana andò sempre più ad espandersi, portando alla creazione del Falcon 9 nel 2011 e poi al suo successore ben più noto e gettonato: il Falcon Heavy nel 2016 (che però verrà inaugurato solo nel 2018, con l'incredibile lancio della Tesla Roadster e del suo pilota Starman).

Il futuro e l'Apoteosi

Dal 2018 in poi la società poteva contare su oltre 6000 dipendenti, con un valore in borsa di oltre 30 miliardi di dollari (ipotizzando che possa arrivare a valerne 120 nei prossimi dieci anni!), e soprattutto su un futuro solido e radioso davanti a sé. La competizione con le altre aziende come la Blue Origin, la Space Galactic si è dimostrata in realtà una collaborazione comune e non una mera sfida a chi fa meglio, ma negli ultimi tempi le concorrenti hanno commesso dei passi falsi che hanno permesso alla SpaceX di affermarsi come leader dei privati nel campo aerospaziale. Al giorno d'oggi è davvero difficile trovare qualcuno che non conosca il nome dell'azienda o del suo fondatore Elon Musk.

Non solo i razzi della famiglia Falcon hanno destato tanta curiosità nell'opinione pubblica (ciò che li ha resi accattivanti, insieme al loro design all'avanguardia, è stato soprattutto il fatto "insolito" di vederli tornare indietro in modo autonomo), ci sono state anche altre peculiarità che hanno permesso alla società di mantenere sempre vivo il proprio nome su tabloid e riviste di tutto il mondo: la creazione dei nuovi motori Merlin - il cuore di ogni vettore della società americana - la capsula Dragon per il trasporto carico, il progetto dei satelliti Starlink e altro ancora; insomma una vera e propria flotta pronta a conquistare lo Spazio e il tifo di noi comuni mortali.

Regola vuole, però, che mai bisogna adagiarsi sugli allori, e a tal proposito la reputazione di società e soci sarà messa a dura prova con uno dei voli fondamentali per il futuro dell'esplorazione spaziale: il viaggio inaugurale della capsula Crew Dragon con equipaggio umano a bordo.
Una prova mai affrontata prima da SpaceX (tutte le missioni precedenti erano infatti pensate solo per trasporto carico), una prova che aggiungerà un altro mattone fondamentale a quella piramide metaforica di cui abbiamo parlato precedentemente. Il lancio - salvo imprevisti - è imminente e ci auguriamo che si trasformi in un grande successo, non per cantare le lodi delle società aerospaziali, ma perché questi piccoli passi rendono sempre più reale quel grande sogno condiviso che è vedere l'umanità fuori dai confini del pianeta Terra, magari su Marte e forse anche più in là.