La storia di Tumblr, dal successo fino al possibile salvataggio di PornHub

L'ancora di salvezza si chiama Pornhub, ultimo a credere davvero nel mondo dei blog e nel suo ultimo figlio minore, Tumblr.

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465 milioni di blog e 172 miliardi di post. Numeri da capogiro che fanno riflettere se si pensa appartengano ad una piattaforma sempre più in crisi, altra onorevole decaduta dell'era d'oro dell'internet che fu. Stiamo parlando di Tumblr, piattaforma di microblogging con un seguito davvero forte di appassionati che sta via via sempre più scemando, colpa dei tempi che cambiano e di scelte discutibili dei suoi proprietari che, ultimamente, ne hanno scalfito alcuni dei punti di forza. Oggi, per evitare la sua più o meno dolorosa dipartita, si fanno sempre più insistenti le voci di interesse di un nuovo proprietario che avrebbe dell'incredibile: PornHub.

Nobile decaduto

A dichiarare il suo interesse per Tumblr è stato proprio il vicepresidente del popolare portale pornografico, Corey Price, che ha risposto ai rumor di una possibile acquisizione con toni piuttosto entusiastici e la volontà di riportare il portale ai fasti del passato, ripristinando la tanto discussa eliminazione dei contenuti per adulti che tanta credibilità aveva fatto perdere all'intera piattaforma, sollevando le proteste di numerosi utenti e portando ad una perdita di sottoscrizioni davvero notevole. Dopo l'acquisizione da Yahoo è Verizon ad avere tra le sue fila gli asset di Tumblr, arrivati un po' controvoglia per un prodotto già considerato spacciato dai nuovi proprietari, che ne hanno definitivamente preso il controllo nel 2017. Un vero peccato per un social da tutti definito per lungo tempo come la stella nascente dei social network: una stella però mai del tutto esplosa, relegata sempre più ai margini e vittima di scelte e cambiamenti che l'hanno un po' fatta finire nel dimenticatoio.

Massima libertà

Fino a qualche anno fa la stella di Tumblr sembrava brillare come non mai, grazie ad una base di utenti in continua crescita e ad un'idea di fondo capace di unire la profondità dei blog con la velocità e lo spirito di condivisione dei social network. Sul portale era possibile creare il proprio "sito", postare i propri velocissimi contenuti con facilità e, soprattutto, ricondividere sulla propria pagina i post dai propri blog preferiti. Una forte componente social a suo modo innovativa, capace di creare una community piuttosto forte e ben radicata che aveva spinto Yahoo a spendere oltre 1 miliardo di dollari per acquistarla dai suoi primi proprietari. Era il 2013, tutto sembrava perfetto, pure troppo: in soli tre anni il valore della piattaforma è sceso a 230 milioni. Verizon, durante l'acquisizione di Yahoo, si è ritrovata tra le mani questo strano prodotto, non portatore di un successo planetario, ma comunque piuttosto conosciuto e apprezzato dalla sua fanbase: merito di una libertà di fondo che lo ha sempre caratterizzato, con gli utenti liberi di postare ciò che volevano, anche contenuti scabrosi e discutibili. Tumblr si era sempre dimostrato piuttosto aperto nei confronti dei contenuti erotici o delle nudità, da sempre banditi da servizi ben più importanti come Instagram o Facebook.

La crisi

La maggiore libertà di espressione e le "strizzate d'occhio" alla pornografia hanno tenuto a galla Tumblr più o meno fino allo scorso anno, quando Apple ha deciso di escludere l'applicazione dal suo store. La presenza tra le pagine del portale di contenuti pedo-pornografici aveva fatto infuriare non poco Apple e fatto subito correre ai ripari Verizon che, oltre ad eliminare le pagine incriminate, aveva deciso di cancellare dal sito ogni contenuto pornografico, sessualmente esplicito o raffigurante nudità di vario genere. Pace fatta con Cupertino, riammissione nello store e crisi passata? Neanche per idea. Il nuovo algoritmo di censura ha infatti iniziato ad eliminare foto e contenuti che nulla avevano a che fare con le nudità. Una mannaia che ha fatto infuriare gli utenti più fedeli, esasperati da un clima di controllo che mai avevano visto sulla loro piattaforma e che, in qualche modo, la assimilava a tutte le altre già presenti sul mercato, quelle non libere e restrittive che in qualche modo avevano permesso a Tumblr di ritagliarsi la sua nicchia. Ristretta fino all'osso quella nicchia a Verizon non sono rimaste che le briciole: nel mese successivo alle censure sono state eliminate oltre 100 milioni di pagine, con utenti che hanno deciso di eliminare i propri contenuti o di non postare più niente. Una crisi senza precedenti, calcolata in oltre 437 milioni di visitatori in meno ad inizio 2019. Da qui le mire di MindGeek, società che gestisce PornHub e un impero di siti pornografici e case di produzione a luci rosse.

Una buona idea

Una parabola che avrebbe dell'incredibile per un prodotto lanciato in sordina a inizio 2007 da due sviluppatori statunitensi, David Karp e Marco Arment. Il loro obiettivo era quello di sviluppare una piattaforma di blog semplice e intuitiva, imperniata sulla condivisione e la fruizione di contenuti multimediali. Grazie a Tumblr il concetto di microblogging è diventato parte integrante del web: l'idea alla base del progetto era quella dei tumblelog, piccoli portali facili da creare e da gestire, molto più immediati e moderni rispetto ai blog tradizionali e, soprattutto, meno imperniati sulla lunghezza del testo e più concentrati sulla presenza di contenuti multimediali di varia natura: foto, video, immagini, GIF, animazioni varie, audio. La possibilità di "ribloggare" i contenuti di altre pagine ha fatto la fortuna del portale che ha in qualche modo raccolto l'eredità dei blog più tradizionali rinnovandone la formula e portandola perfettamente al passo coi tempi dei social. L'acquisto di Yahoo aveva portato anche alla creazione di app mobile molto ben strutturate che, sulla carta, avrebbero dovuto far fare il grande salto all'intero progetto che, purtroppo, non è riuscito a diventare del tutto globale come ci si sarebbe aspettati.

Sarà salvezza?

Pornhub si è sempre dimostrato attento alle tendenze nella rete e, grazie alla possibile acquisizione di Tumblr, potrebbe guadagnare ulteriore visibilità, uscendo da quelli che sono da sempre i suoi confini: "Tumblr era un rifugio sicuro per coloro che volevano esplorare ed esprimere la propria sessualità, inclusi i fruitori di contenuti per adulti - ha raccontato il vicepresidente di Pornhub - a lungo ci siamo scoraggiati per le misure con cui il web ha cercato di censurare le comunità erotiche online, lasciando molte persone senza un punto di riferimento per l'eccitazione singola, di coppia o di gruppo". Con un proprietario del genere Tumblr ha serie possibilità di riportare alla base tutti quegli utenti scoraggiati dalle recenti censure, ripristinando tutti i contenuti censurati e creando uno dei pochi porti sicuri del web in cui le luci rosse non siano del tutto bandite. Questo salverebbe Tumblr dal costante e progressivo dissolvimento, riportando la situazione lontano dai livelli di allerta dell'ultimo periodo, almeno nel breve periodo. Se tutto dovesse concretizzarsi, sarà curioso scoprire in che modo il colosso del porno gestirà la sua nuova creatura, se la trasformerà in una sua succursale social interamente per adulti o se le darà un aspetto ibrido che sarà capace di accontentare tutti, vecchi utenti e nuovi arrivati. Che il blog venga davvero salvato dal porno?