Le criptovalute: da fenomeno del dark net ai social network

Le criptovalute sono ritornate agli onori della cronaca grazie ai progetti di Facebook. Analizziamo il fenomeno e la sua storia.

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Quella che stiamo vivendo, dal punto di vista tecnologico, è una delle epoche più brillanti e più bizzarre della storia dell'umanità. Intelligenze artificiali, robot, droni, viaggi spaziali, computer controllati con la mente, tutto è raggiungibile attraverso i dispositivi che teniamo nelle tasche o ai polsi: scenari che fino a venti anni fa erano considerati pura fantascienza.
Intanto la situazione politica, sociale ed economica è in costante mutamento: gli Stati Uniti vogliono comprare la Groenlandia e i social network battono moneta virtuale. Le criptovalute, nel corso degli anni, hanno conquistato un posto privilegiato nel contesto globale: da "gingillo ideologico" per smanettoni del dark net a valuta di scambio in mercati multimiliardari, il passo è stato breve. La Cina sta lavorando alla prima criptovaluta "di stato" e presto Bitcoin, blockchain e p2p entreranno nel linguaggio comune e nella vita di tutti i giorni.

Una storia cyberpunk

In forme diverse, con le dovute accortezze e in senso più ampio, di criptovalute si parla sin dagli anni 80. David Chaum nel testo che risale al 1982 intitolato "Blind Signatures for Untraceable Paymentes" descrive una forma primitiva di firma digitale realizzata mediante una serie di algoritmi. L'idea è rivoluzionaria: creare un sistema di pagamenti che possano esprimersi senza il controllo dell'autorità e con l'adozione di forme anonime. Il progetto non trova applicazioni pratiche ma viene accolto con interesse dal nascente movimento Cyberpunk. Molti anni più tardi, nel 1998, un utente della mailing list "cypherpunk", riprende le idee di Chaum e sviluppa la "b-money", una moneta crittografata basata su un sistema di algoritmi che però non riesce a superare un limite tecnico importante: il problema riguarda il fenomeno della "double spending" ovvero il processo che consente di duplicare lo stesso gettone e spenderlo più volte. La strada tuttavia è tracciata e dopo vari esperimenti, più o meno riusciti, il 18 agosto del 2008 viene registrato il dominio "bitcoin.org".

Pochi mesi più tardi è online quello che sarà considerato a tutti gli effetti come il decalogo delle criptovalute, un documento dal titolo "Bitcoin: peer to peer electronic system cash" ad opera del misterioso Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo di un individuo (o di un collettivo?) la cui identità è tutt'oggi sconosciuta e molto discussa. Il 3 gennaio del 2009 viene rilasciata la prima versione del software Bitcoin 0.1 e viene prodotto il primo blocco di 50 BTC, il "genesis block", che aprirà la porta alle transazioni basate su blockchain.
Da allora è stato un proliferare di criptovalute basate su algoritmi diversi: Dash coin, Litecoin, Ethereum, Monero, Ripple. Il Bitcoin, da moneta ideale sganciata dalle logiche finanziarie, viene quotato sul mercato passando dal singolo dollaro degli albori ai circa 9.000 attuali, con picchi che nel tempo hanno sfiorato i 20.000 dollari.

Algoritmi, blockchain, mining

Lo sviluppo delle criptovalute è strettamente legato al progresso tecnologico ed in particolare all'evoluzione dell'informatica e della rete internet. Il termine stesso ne esprime l'essenza: cripto e valuta, ovvero una valuta "nascosta" che è visibile ed utilizzabile solo possedendo un determinato codice informatico (la chiave di cifratura). L'emissione di una criptomoneta (e in linea di principio il suo valore) è possibile grazie al processo di "mining", ovvero dalla potenza di calcolo e dall'energia elettrica prestata alla rete per risolvere un algoritmo complesso (qui il nostro approfondimento). La rivoluzione però risiede nelle modalità con le quali questa moneta virtuale viene riconosciuta e scambiata: la transazione, ove ci sia consenso tra i partecipanti, avviene in modalità peer-to-peer, direttamente tra due dispositivi e senza la necessità di intermediari.

Tutti i movimenti avvengono all'interno della blockchain, un registro aperto e distribuito che memorizza tutte le transazioni in modo sicuro, verificabile e permanente. La blockchain è una lista di record in continua crescita, chiamati block, che sono collegati tra loro e resi sicuri mediante l'uso della crittografia: i dati contenuti in ogni blocco sono immutabili e non possono essere modificati retroattivamente.
I partecipanti alla catena vengono definiti "nodi" e sta a loro convalidare ogni passaggio di valuta: è proprio la natura distribuita e cooperativa della blockchain a rendere particolarmente sicuro e stabile il processo di validazione, che è permessa grazie alla collaborazione e all'unità di intenti della comunità che la sostiene. In sostanza, la blockchain è il dna di una criptomoneta come il Bitcoin.

Dal Dark Net a Facebook

Il concetto alla base delle criptovalute, ovvero la blockchain, è del tutto rivoluzionario. In un primo momento le sue caratteristiche sono state sfruttate dagli utenti del dark net, spesso per effettuare in sicurezza compravendite di materiali illeciti. Nel corso del tempo, con la nascita di nuove valute e con la loro diffusione anche nei contesti finanziari "reali", le autorità e le istituzioni bancarie hanno iniziato a dare attenzione al fenomeno, spesso criticandolo aspramente e contrastandolo in tutti i modi. Anche i prezzi dei beni di consumo tecnologici come le schede video pensate per il gaming hanno subito un aumento vertiginoso dei prezzi dato dalla grande richiesta del mercato, dato che sono capaci di fornire una grande potenza di calcolo per il mining.

Recentemente però gli stati nazionali e le grandi società hanno intuito le potenzialità dei sistemi di scambio basati su blockchain: Facebook ha da poco svelato i suoi piani per la creazione di una criptomoneta il cui lancio è previsto per il 2020.

Libra, questo il nome scelto dal colosso di Zuckerberg, vedrà la collaborazione di istituti di pagamento come Mastercard, Paypal, PayU, Stripe, Visa e il coinvolgimento di altre società tecnologiche come Ebay, Spotify e Uber. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere l'utilizzo del denaro "facile come usare una foto": Libra sarà perfettamente integrata con il social network e con Messanger. La criptovaluta di Facebook sarà basata su una blockchain Open Source e verrà garantita da una riserva di asset reali per assicurare stabilità ed evitare speculazioni (uno dei punti deboli delle monete virtuali). I nodi però saranno detenuti in parte dai membri fondatori, aggiungendo un certo grado di intermediazione. Anche Telegram ha sviluppato una sua criptomoneta, chiamata Gram, il cui esordio è previsto per il 31 ottobre del 2019. Per quanto riguarda gli stati, la Cina - dopo aver represso con misure drastiche ogni tentativo nato dal basso sul suolo nazionale e dopo aver combattuto la diffusione del Bitcoin - sta lavorando ad una criptomoneta.
Wang Xin, direttore della ricerca dell'istituto sulla politica monetaria cinese, ha confermato l'interesse dell'amministrazione sulla spinta dei progressi fatti proprio da Facebook. Recentemente anche Mark Carney, presidente della Banca Centrale d'Inghilterra, ha proposto una nuova moneta virtuale che possa contrastare lo strapotere del dollaro e la crescente influenza dello yuan sui mercati globali.

Un futuro senza portafogli

Sembra passato un secolo dal giorno in cui Satoshi Nakamoto ha potenzialmente e silenziosamente rivoluzionato il sistema economico globale: da oggetto tecnologico per nerd a strumento di guadagno per gli speculatori finanziari, fino ad arrivare al grande pubblico grazie ai social network. Inoltre, il sistema della blockchain - per natura dinamico - potrebbe essere applicato anche in altri frangenti, basti pensare agli esperimenti effettuati da alcuni stati per le votazioni politiche.
Le criptomonete sembrano avere la strada spianata verso la sostituzione delle valute reali: il percorso è irto di ostacoli e le problematiche da affrontare sono ancora molte ma la potenza di questa creazione potrebbe addirittura sconvolgere completamente l'intero sistema economico mondiale. Come spesso accade, è l'essere umano con le sue scelte a determinare il destino positivo o negativo di una determinata tecnologia. Speriamo che almeno nel caso specifico abbia imparato dagli errori del passato.