Le strutture ghiacciate a forma di lame su Plutone ora hanno una spiegazione

La NASA ha dato una spiegazione plausibile alle strutture di ghiaccio presenti sul pianeta nano, paragonandole a quelle che si trovano sulla Terra.

Le strutture ghiacciate a forma di lame su Plutone ora hanno una spiegazione
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Quando la sonda New Horizons, partita dalla Terra nel 2006, è giunta nelle prossimità del pianeta nano Plutone nel 2015, la nostra conoscenza di quel corpo celeste ha subito una piccola rivoluzione. Oggi parleremo delle strane formazioni che si possono osservare nella prossima immagine, che somigliano a gigantesche lame di ghiaccio, di cui purtroppo si sa ben poco. Almeno fino ad oggi, visto che la NASA ha fornito una spiegazione verosimile all'origine di queste strutture curiose: si tratta di metano ghiacciato formatosi dall'erosione della superficie.


Plutone, il pianeta declassato a pianeta nano

Inizialmente classificato come nono pianeta, Plutone è diventato un pianeta nano nel 2006 quando si decise che la sua orbita era troppo diversa da quella degli altri corpi e le sue dimensioni troppo modeste. Fa parte della fascia di Kuiper, un insieme di oggetti ghiacciati che circondano gli 8 pianeti e da quando è stato scoperto Eris, ancora più lontano dalla Terra rispetto alla fascia, gli scienziati lo hanno usato per declassare Plutone a pianeta nano, stabilendo che un vero pianeta deve avere le seguenti caratteristiche: deve orbitare attorno al sole, avere una forma quasi sferica e la capacità di ripulire tutti gli oggetti nella propria orbita. Chiaramente Plutone non ha abbastanza massa per attrarre a sé gli oggetti della sua orbita e quindi ripulirla.

Nella prossima immagine vi diamo un'idea di dove si trova la fascia di Kuiper e dell'orbita inclinata di Plutone rispetto al piano dove si trovano i pianeti. L'altro pianeta nano Eris si trova in una posizione ancora più esterna e non è visibile nell'immagine.


Le strutture ghiacciate a forma di lame

Tornando a parlare del metano ghiacciato, è possibile trovarlo esattamente in prossimità dell'equatore del pianeta nano, in corrispondenza dei punti più alti della sua superficie. Per fare un paragone, queste punte si estenderebbero in verticale come i grattacieli più alti di New York. Esattamente come l'acqua si ghiaccia a temperature basse nelle montagne più alte, il metano si sarebbe solidificato nella sua struttura cristallina della prima immagine dell'articolo, al di fuori dell'atmosfera di Plutone. La domanda sorge spontanea: perché il metano non si è ghiacciato normalmente formando una semplice massa informe piuttosto che assumere questo andamento seghettato? La risposta può essere trovata facilmente sul nostro pianeta. Infatti in prossimità dell'equatore si trovano delle strutture di ghiaccio chiamate Penintentes, di cui vi mostriamo una figura.

Queste strutture sono alte anche qualche metro e il loro meccanismo di formazione ha aiutato gli scienziati a capire quello delle loro gemelle su Plutone. Infatti hanno usato il parallelismo con queste strutture per spiegare quelle sul pianeta nano, anche se queste si estendono anche a 100 metri di altezza: evidentemente nel passato la temperatura del pianeta nano era abbastanza bassa da permettere la formazione delle strutture ghiacciate di metano, all'inizio masse informi. Con il tempo il clima di Plutone è cambiato e con il riscaldamento si sono in parte ‘bruciate' tornando nuovamente allo stato gassoso, tramite sublimazione, il processo che vede il passaggio di molecole dallo stato solido a quello gassoso senza passare per lo stato liquido.

Sulla terra il processo di formazione delle penitentes è complesso, ma possiamo darne una breve spiegazione intuitiva: inizialmente la massa informe di ghiaccio presenta una superficie irregolare che viene scavata maggiormente dalla luce del Sole proprio dove si presentano le irregolarità più basse, poiché in quei punti la luce rimbalza facilmente nelle cavità rendendo il processo di sublimazione del ghiaccio più intenso. Spiegare quello che avviene su Plutone usando come esempio un fenomeno terrestre implica che la superficie e l'aria del pianeta nano sono molto più dinamiche di quanto si pensi ed hanno bisogno di uno studio approfondito per essere comprese. In sintesi: un nuovo passo verso la comprensione di Plutone è stato compiuto e il meccanismo di erosione verrà sicuramente sfruttato per spiegare altri fenomeni del pianeta nano. Nell'immagine che segue in rosso trovate le zone più elevate della superficie del corpo celeste, esattamente dove si trovano le strutture di metano (arancione nella seconda figura) di cui vi abbiamo parlato.