Lo streaming non torna alla normalità: si paga uguale ma si vede peggio

Da Netflix ad Amazon, le piattaforme di streaming hanno abbassato la qualità durante il lockdown, ma il ritorno alla normalità tarda ad arrivare.

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L'Italia sta uscendo da uno dei periodi più bui della sua storia post-bellica, quello del coronavirus, che ha lasciato un segno indelebile in chi lo ha vissuto. Tra maggio e l'inizio di giugno hanno riaperto le attività produttive e commerciali, con un progressivo allentamento del lockdown, ora è arrivato anche il momento del ritorno al cinema.
Insomma, stiamo pian piano tornando alla normalità, ma c'è un settore che sembra non essersene accorto, quello dei servizi di streaming. Alla fine di aprile avevamo parlato della bassa qualità dello streaming e di come fosse necessaria per preservare la tenuta della rete di fronte alla mole di traffico in crescita.
Nello stesso articolo però avevamo sperato in un ritorno alla qualità originale non appena ci fossero state le condizioni per farlo. Ebbene, ora siamo quasi alla metà di giugno e la situazione non è cambiata. Quando finirà il "lockdown" dei servizi di streaming? Glielo abbiamo chiesto e la risposta è tutt'altro che rassicurante.

Quanto può durare l'emergenza per gli abbonati?

Nell'ultima settimana abbiamo contattato gli uffici stampa di Netflix, Disney+ e Amazon Prime Video, i principali fornitori di servizi di streaming del nostro paese. Purtroppo, nessuno di questi ci ha saputo dire quando la qualità originale di trasmissione dei contenuti sarà ripristinata, l'unica certezza è che tutti stanno funzionando con un bitrate o con risoluzioni inferiori a quelle utilizzate prima del lockdown. Le notizie circolate a metà maggio sul ritorno alla normalità non sono quindi state confermate dai fatti.
Purtroppo la situazione sta causando diversi disagi agli abbonati, soprattutto a quelli che utilizzano lo streaming su televisori di grandi dimensioni. Il caso peggiore sembra essere Netflix, che ha abbassato molto la qualità, soprattutto per quanto riguarda la risoluzione Full HD. Le nostre prove, svolte su un 65 pollici, ci hanno mostrato una resa a tratti davvero scadente, con artefatti e compressione ben visibili sullo schermo. Con i contenuti in 4K la situazione migliora, ma anche in questo caso siamo di fronte a uno streaming castrato, che soprattutto su TV di grandi dimensioni mette in mostra i suoi limiti.

Durante le nostre prove, abbiamo rilevato bitrate differenti in base al film, si parte dagli 1.20 Mbps per "Inception", valore che è davvero difficile far rientrare nell'"HD", passando per i 2 Mbps di Rampage. Va meglio con Ready Player One, che sale a 3.50 Mbps, fino a Tyler Rake, che in 4K HDR tocca quota 7.62 Mbps. Numeri a parte, basta avviare un contenuto su un televisore per capire che la qualità offerta oggi dal servizio non è sufficiente a garantire una visione appagante.
Diverso è il caso di Disney+, che essendo arrivato in Italia nel pieno del lockdown ha esordito direttamente con trasmissioni a banda ridotta.

Non abbiamo mai visto il pieno potenziale del servizio, la qualità rimane comunque superiore a quella vista su Netflix, stessa cosa per Amazon Prime Video. A distinguersi in positivo è Apple TV+, che però è poco diffuso in Italia e offre una quantità di contenuti nettamente inferiore agli altri.
Nessuno dei servizi che ha abbassato la qualità ha ridotto in alcun modo il costo dell'abbonamento, nonostante una resa inferiore a quella promessa e che si sta protraendo per un lungo periodo. Durante l'emergenza l'iniziativa di ridurre la qualità dello streaming ha trovato ampio consenso, ora però sembra non essere più così e quanto meno una risposta su quando si potrà tornare alla normalità andrebbe data agli abbonati, che continuano a pagare nonostante una qualità tutt'altro che ottimale.