Messenger Kids: polemiche e criticità della nuova app di Facebook

La declinazione per i più piccoli della popolare app di messaggistica di Facebook sta creando polemiche e problemi in tutto il mondo.

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Bambini e social network, bambini e tecnologia, mondi sempre più vicini e collegati, ma anche portatori di problemi e grattacapi per tutti i genitori del pianeta. Sta facendo discutere la nascita di Messenger Kids, una versione per bambini dagli 8 ai 13 anni della popolare app di messaggistica di Facebook. I genitori potranno controllare in tutto e per tutto i loro pargoli, mentre i più piccoli inizieranno a familiarizzare con uno degli strumenti più usati e indispensabili della nostra vita tecnologica. In tutto questo si moltiplicano le polemiche sulla reale utilità e sui benefici di prodotti del genere per ragazzi che ancora devono crescere e sviluppare la loro personalità.

Cos'è Messenger Kids

Arrivato negli Stati Uniti prima su iOS e negli ultimi tempi anche su Android, Messenger Kids non è altro se non una versione semplificata dell'app che già da tempo accompagna le nostre vite sul social di Zuckerberg. L'aspetto dell'app è del tutto simile a quello della sua controparte per adulti, con grafiche più sgargianti e colorate, adesivi e faccine adatte ai più piccoli, un blocco totale delle pubblicità e la possibilità per i genitori di controllare in tutto e per tutto ogni aspetto del prodotto. Messenger Kids è pensata per i bambini tra gli 8 e i 13 anni, non deve avere un profilo a essa collegato e può essere scaricata solo dai genitori. Questi, tramite la propria versione di Facebook, potranno accedere a un'area dedicata in cui è possibile gestire tutte le impostazioni dell'app: si potrà così autorizzare il dispositivo del proprio figlio all'uso, nonché autorizzare i contatti o bloccare quelli non graditi. Tutto sarà in mano ai genitori, mentre i più piccoli non potranno accedere o modificare alcuna impostazione. Tutelata in toto anche la privacy, vista l'impossibilità di associare Kids a un profilo e la totale assenza di messaggi pubblicitari o ads.

Un'app a prova di bambino

L'obiettivo di Facebook era quello di creare un prodotto il più possibile "puro", senza le ingerenze e i rischi delle app per gli adulti, infarcite di insidie e trappole in cui i più piccoli potessero cadere facilmente. Ai bambini viene dato tra le mani uno strumento con cui divertirsi, un approdo sgombro di qualsiasi distrazione; ai genitori viene fornito un lido sicuro in cui far approdare i pargoli, senza particolari pericoli. I più grandi saranno così certi di controllare in tutto e per tutto l'attività dei propri figli, permettendogli di usare uno strumento del quale ormai anche loro non possono più fare a meno. L'esperimento diventerà una realtà diffusa in tutto il mondo molto presto. Le sperimentazioni negli Stati Uniti sono solo il primo passo verso un prodotto che diventerà di dominio pubblico in tempi brevi, diffondendosi in tutto il mondo. Ancora in Italia non si hanno notizie sull'uscita, ma è chiaro che prima o poi anche i genitori italiani saranno sommersi dall'onda di un'app che già sta creando più di una polemica.

Criticità e problemi

Un mini-Messenger per bambini, per quanto puro e completamente controllato, non poteva che sollevare un vespaio di polemiche e problemi. Quanto un prodotto del genere può realmente essere utile per bambini così piccoli? Queste le domande nate negli Stati Uniti, queste le criticità sollevate da alcune associazioni di genitori. Secondo la Campaign for a Commercial-Free Childhood, infatti, Messenger Kids non farebbe altro se non mettere a rischio lo sviluppo dei bambini che la utilizzano: "I bambini non sono preparati alle relazioni online - si legge nella lettera dell'associazione - che spesso portano a incomprensioni e conflitti anche negli utenti più maturi e non capiscono i concetti di privacy e appropriatezza di testi, foto e video condivisi. All'età di 6 anni un bambino potrebbe non distinguere la realtà dalla fantasia. È il periodo in cui l'immaginazione è massima, si comincia a leggere, e dove non si possono cogliere le sfumature della comunicazione scritta. Oltre a non capire il meccanismo della privacy".

Interessi divergenti

Le polemiche già arrivate e quelle che verranno si vanno a inserire in un dibattito che va avanti da anni. Con un mondo sempre più tecnologico e sempre più interconnesso, anche i bambini sono travolti da un nuovo modo di comunicare e da strumenti sempre più indispensabili per la vita di tutti noi. Ma se già gli adulti sono vittime spesso inconsapevoli delle criticità di social e chat, come possono i più piccoli riuscire a capire le differenze, a evitare i problemi e a sfruttare consapevolmente questi prodotti? È giusto che a bimbi con meno di 10 anni vengano dati in mano strumenti così delicati? Facebook non fa altro che fare i suoi interessi presenti e futuri: in un mondo social dove gli adolescenti si stanno dirigendo su altri strumenti, Zuckerberg e soci si sono così rivolti alla fascia di pubblico ancora più piccola. In questo modo non si vuole far altro che creare gli utenti del futuro: i bambini utilizzeranno il prodotto sotto il controllo dei genitori e, superati i 13 anni, saranno portati a creare il loro profilo personale, avendo già in mano le conoscenze necessarie per utilizzarlo. Il tutto, però, senza avere mai sviluppato la totale consapevolezza di tutte le insidie che questo mondo porta con se.

Genitori disattenti

I genitori si sentiranno più tranquilli, avendo inizialmente le chiavi per controllare i propri figli, senza però rendersi conto dei potenziali rischi di dipendenza che questo strumento potrebbe avere nelle menti dei più piccoli. Facebook tutela giustamente i suoi interessi e lo fa nel modo a oggi più efficace e sicuro possibile, confermando ancora una volta il suo "nuovo corso" di prodotto buono, puro e adatto alle famiglie, ripulendo quell'aura di negatività che lo ha caratterizzato negli ultimi tempi. Non si può imputare davvero nulla a un'azienda che non fa altro che creare strategie per crescere o svilupparsi. La palla dovrebbe passare nelle mani dei genitori, che dovrebbero guardarsi bene dall'offrire ai loro figli uno strumento del genere che, per quanto protetto, potrebbe influenzare negativamente e ineluttabilmente la loro vita e il loro futuro. Giusto che i bimbi si avvicinino alla tecnologia, ma altrettanto necessario che facciano le loro esperienze all'aria aperta, nel contatto diretto, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione, e non chiusi dietro a uno schermo che non fa altro che creare un'idea distorta di comunicazione e contatto tra persone. Vogliamo davvero che le nuove generazioni crescano tra chat, social network, stories, faccine e GIF?