Nerone era davvero così cattivo? Scopriamo la storia dell'imperatore romano

Capire la storia di Nerone non è facile, perché bisogna dimenarsi fra fonti storiche che, involontariamente, trasmettono una visione negativa e parziale.

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Nello scorso articolo abbiamo analizzato la figura di Caligola e abbiamo chiarito come essa sia, tutt'oggi, perseguitata da una damnatio memoriae non del tutto veritiera. In questa sede, però, ci tocca parlare di un altro elefante nella stanza, i cui movimenti continuano a mettere in pericolo quei preziosi cristalli che, tradizionalmente, consideriamo indistruttibili. Oggi parleremo di Nerone e della leggenda nera che grava sulle sue spalle.

Una famiglia particolare per un imperatore che faceva parlare di sè

Nato come Lucio Domizio Enobarbo in un freddo dicembre del 37 d.C., Nerone era figlio di Agrippina Minore (sorella di Caligola) e Gneo Domizio Enobarbo. Discendente sia della Gens Giulia, principalmente da parte di madre, e successivamente della Gens Claudia, il destino di questo giovane ragazzo sembrava segnato ad esplodere in gloria e fama. Tuttavia, la situazione era leggermente più complessa.
Da una parte vi era Agrippina Minore, una donna talmente ambiziosa da essere stata accusata di aver mosso una congiura contro il fratello, Caligola; dall'altra vi era la famiglia del lato paterno, i Domizi Enobarbi, che erano definiti membri della "nobiltà plebea". Questo, per il giovane Lucio, significava assecondare una madre unicamente interessata ai giochi di potere e convivere col fatto di essere discriminato per le origini umili del padre.

Paradossalmente, un raggio di speranza arrivò quando Agrippina venne esiliata nell'isola di Pandataria, nel Mar Tirreno, lasciando il "tanto amato" figlioletto alle cure della cognata Domizia Lepida. Al contrario della madre, Nerone riuscì a creare con la zia un sincero rapporto d'affetto. Domizia Lepida, con delle nutrici e dei precettori di umili origini, riuscì a trasmettere al nipote un senso di casa, di accettazione ed amore. Dopotutto, sarà proprio sotto il tetto della zia che gli verranno trasmessi sia la passione per lo spettacolo che per la danza.

La precocissima fine di tutto

Mentre, però, il piccolo Lucio cresceva in un ambiente sicuro e protetto, nel mondo esterno stava per accadere l'ennesima rivolta di potere che avrebbe cambiato le carte in tavola.

Infatti, nel 41 d.C., l'imperatore Caligola venne assassinato e Agrippina, libera dal suo breve soggiorno forzato a Pandataria, tornò a Roma pronta a scalare le gerarchie del potere. Nerone, all'epoca, aveva solo 4 anni.

Strappato dalle braccia "umili" della zia, Lucio proseguì gli studi classici con due noti sapienti dell'epoca, Cheremone d'Alessandria e Alessandro di Ege, che gli permisero di coltivare un forte interesse per l'ellenismo. Il piano di Agrippina, nel frattempo, procedeva senza enormi problemi.
Il marito, Gneo Domizio Enobarbo, era morto nel 40, quindi lei ebbe la possibilità di separarsi dal nome "infangato" del suo precedente matrimonio e salire il massimo gradino della scala sociale, diventando moglie dell'imperatore Claudio. Assunta questa posizione, per evitare che il figlio si facesse distrarre dal ramo familiare paterno, Agrippina riuscì a convincere il nuovo compagno che Domizia Lepida avesse complottato contro di lui - condannandola, quindi, a morte.

Agrippina o l'imperatore: chi governava realmente Roma?

Non risulta azzardato affermare che fosse, in quasi tutti gli aspetti, la madre di Nerone a muovere la politica interna dell'intero impero. In particolare, oltre ad obbligare il figlio a sposarsi con la figlia di Claudio, Claudia Ottavia, si crede che l'avvelenamento, nel 54 d.C., che sentenziò a morte lo stesso imperatore fosse stato ordito da lei.
Sbarazzatasi, nello stesso anno, anche del primo figlio di Claudio, Britannico, Agrippina riuscì a porre la corona d'alloro a Nerone quando questo aveva soli 17 anni.

Di un'età ancora troppo giovane per guidare un vasto impero come quello romano, il nuovo Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico venne tutelato dalla madre, da Sesto Afranio Burro (un prefetto del pretorio molto pragmatico e abile a gestire la politica interna) e dallo stoico eclettico Seneca.

Da questo momento in poi, conoscendo alcuni fatti, la maggior parte di noi è spinta a provare una forte empatia per Nerone: un giovane bambino e poi adolescente, nato in una situazione familiare difficile e sentenziato da una madre senza scrupoli a guidare l'Impero più grande al mondo, anche quando, nella teoria, non gli spettava. È da qui che le cose cominciano a cambiare e nasce quel personaggio controverso e sanguinario che tutti ci hanno insegnato ad immaginare.

Il frutto proibito morso dall'imperatore e non da Eva

Acquisito il titolo di imperatore, gli scandali non tardarono ad arrivare. Si pensa che, prima di sposarsi, Nerone avesse conosciuto Poppea, una donna la cui bellezza era nota in tutta Roma. Il giovanissimo neo-imperatore era impegnato con una persona che la madre, tanto amata dal popolo, aveva scelto e non poteva, apparentemente, andarle contro. Di conseguenza, si sposò con Claudia Ottavia, ma, fuori dalle stanze imperiali, intrattenne un rapporto extra-coniugale con la donna che sinceramente amava. Questa sottomissione al potere di Agrippina si concluse nel 59 d.C., quando la madre morì.
La vera causa della morte della donna non ci è nota. Secondo le fonti romane pervenute fino ad oggi, soprattutto di Tacito (55-117/120), Svetonio (69-122) e Cassio Dione (155-235), Agrippina tentò di uccidere Nerone per porsi lei come co-imperatrice a fianco di un uomo debole, politicamente parlando.

Poppea, anticipando una possibile mossa della madre del suo amante (o solo spinta da una forte gelosia), ordinò una congiura con lui per uccidere quella figura che, per anni, aveva rappresentato il motivo principale di tutte le sfortune del figlio.

Il tentativo riuscì e, fingendo che Agrippina si fosse tolta la vita, Nerone nascose dall'occhio pubblico i suoi funerali e il suo luogo di sepoltura per evitare una rivolta popolare. Secondo la tradizione, però, il giovane imperatore non visse bene quell'omicidio e si crede che trascorse intere notti insonne per il rimorso.

Lo sviluppo tragico delle relazioni personali dell'Imperatore

Un senso di colpa che fece presto a svanire, perché nel 62, dopo aver ripudiato la moglie per sterilità, l'imperatore poté coronare il suo sogno d'amore con Poppea e sposarla. La popolazione, però, si oppose. Essa affermava che il proprio imperatore fosse talmente debole da lasciare alla sua amante il compito di guidare Roma ed uccidere chiunque, nella loro visione, fosse un cittadino romano "onorevole", come Agrippina Minore.

Queste manifestazioni non migliorarono la situazione del già instabile Nerone. In poco tempo, nel vano (e insensato) tentativo di calmare la plebe, costrinse Claudia Ottavia a togliersi la vita...e, stranamente, questo sembrò funzionare.

Tuttavia, mentre si risanava il rapporto col popolo, tra le mura interne della casa imperiale si stava assistendo ad un evento che cambierà la persona di Nerone per sempre. La prima figlia avuta con Poppea, Claudia Augusta, morì in fasce.

A seguito di questo trauma, come attesta Tacito, nel 65-66 la donna che aveva tanto amato morì ai piedi del Vesuvio per delle complicanze durante una gravidanza. Sfatiamo qui un primo falso storico su Nerone: no, non tirò un calcio alla moglie per farle perdere il bambino.
Quale motivo avrebbe avuto? Se fosse nato un bambino, avrebbe sicuramente assicurato la sua progenie sul trono imperiale, quindi non aveva senso ucciderla - tantomeno se fosse nata una bambina. Poppea era malata da tempo, forse anche a causa della perdita della prima figlia ed era frequente, per le donne dell'epoca, morire ancora prima di partorire.

La non così tanto presunta omosessualità di Nerone

Dopo la morte di Poppea, è possibile che Nerone abbia intrapreso delle relazioni omosessuali prima di sposarsi definitivamente con la terza e ultima moglie, Statilia Messalina.
Sulla base degli scritti di Casso Dione, molti storici contemporanei ritengono che Nerone sia "convolato a nozze" con due uomini. Dei due, però, risalta il liberto di nome Sporo.
Il matrimonio con quest'ultimo fu alquanto bizzarro, ma duraturo. Nerone lasciò Pitagora, il primo compagno, perché innamoratosi del giovane Sporo. Questo venne castrato nella convinzione che rimanesse in quel ragazzino l'aspetto androgino e giovane, molto simile alla bellezza di Poppea. Come Cesare, anche per il tanto discusso imperatore sanguinario è stata costruita una frasetta per identificare il suo ruolo nella coppia: "Pitagora sarebbe stato per lui un marito, Sporo sarebbe stato per lui una moglie".

Il punto da cui si origina la nostra memoria corrotta: l'incendio di Roma

Giunti a questo punto, tutti i dettagli più importanti sulla vita personale di Nerone sono stati narrati. Adesso, bisogna focalizzarsi su un aspetto particolare che ha condannato Nerone ad una damnatio memoriae forse peggiore di quella attribuita a Caligola: le persecuzioni contro i cristiani.

Tutto iniziò con l'incendio di Roma del 64 d.C. Da quel momento in poi, il dito venne puntato contro i cristiani che, in massa, vennero perseguitati ed uccisi.
É necessario sfatare un falso mito comune: Nerone non appiccò l'incendio per costruire la Domus Aurea. Al contrario, l'imperatore, da Anzio, corse alla capitale per prestare, in prima persona, soccorso.
Contro il volere dei patrizi, i maestosi giardini della città vennero aperti a quella stessa popolazione che tanto lo aveva odiato e le derrate alimentari dei ricchi vennero loro sottratte per sfamare quanti più poveri possibili.

Non va poi dimenticato che, per quanto la reazione di Nerone sia stata assolutamente violenta contro una minoranza religiosa odiata, ancora, da parte della popolazione, vi sono delle tesi che dimostrerebbero come l'incendio sia stato appiccato proprio da gruppi estremisti cristiani, uniti a delle famiglie dell'aristocrazia senatoria. La proposta più valida è quella dell'antichista italiano Dimitri Landeschi.

Nasce l'epiteto "Anticristo" e il dilemma sulla parzialità delle fonti

I primi cristiani, "liberati" da Costantino con l'Editto di Milano del 313, alimentarono, quindi, l'immagine negativa di Nerone - tanto da essere definito l'"Anticristo". Le fonti su cui si affidavano i primi storici cristiani non lasciavano dubbi: l'imperatore era un uomo crudele, dedito solo al sesso con tutti e che ha condannato migliaia di cristiani solo per il piacere di avere il loro sangue sulle sue mani.

Facciamo un passo indietro, però. Prima abbiamo detto che le fonti più utilizzate derivano dallo storico Tacito, Svetonio e Cassio Dione. Se avete osservato bene le date, potreste aver notato come i loro scritti non possono che essere posteriori al regno di Nerone.

Questi storici non apprezzavano, prima di tutto, il personaggio pubblico dell'imperatore, perché estraneo alla tradizione romana. Nerone, dopotutto, amava la cultura ellenista, il teatro, il forte trasporto emotivo con qualsiasi persona, non discriminando alcun genere, e la bellezza delle cose materiali. L'esempio più lampante sono i testi di Svetonio, che, pur avendo scritto sotto la famiglia dei Flavi, parlò di Nerone sulla base di dicerie che continuavano ad esistere anche dopo la morte dell'ex-imperatore, morto nel 68 d.C.

In secondo luogo, questi storici non concordavano con alcune scelte politiche, sia interne sia estere, che Nerone prese. In questo caso, prendiamo come punto di riferimento Tacito, che decise di occuparsi in maniera approfondita della guerra che l'imperatore perseguì in Armenia. È giusto precisare che dalla sua analisi non emerge solo un'immagine negativa, da un punto di vista politico, di Nerone, ma dell'intera dinastia giulio-claudia.

Quindi, cos'è vero? Cos'è falso?

"Come fanno, allora, gli antichisti contemporanei a discernere il vero dal falso?" potreste chiedervi.
Vi sono molti approcci, ma forse il più usato è quello di esaminare le azioni di un imperatore in base all'epoca in cui visse.

Per esempio, la Domus Aurea è stata per tempo screditata dagli storici romani e cristiani perché simbolo più alto e palese della vita di eccessi di Nerone.
Tuttavia, come ci mostrano altre strutture architettoniche costruite dai suoi predecessori, come la villa di Tiberio eretta nella città costiera di Sperlonga, ogni imperatore era quasi obbligato a costruire una residenza che eguagliasse quelle del passato o, addirittura, le superasse.
Inoltre, la percezione storica avuta negli antichi intellettuali italiani, rispetto alle altre provincie dell'Impero, fu diversa. Nella nostra penisola si dava molta attenzione, dalla classe sociale più alta a quella più bassa, alla vita privata di ciascun imperatore. Al contrario, la distanza -tra Roma e, per esempio, l'Armenia- rendeva difficile per gli storici dell'epoca interessarsi agli aspetti personali della vita di quell'uomo che li aveva dominati e che li governava.
Era, quindi, di principale interesse la politica estera e come questa veniva gestita, anche da un punto di vista propagandistico. Confrontando questi due modi di trattare la vita di un imperatore, gli storici odierni possono avere un'analisi più completa dei fatti.

Risulta chiaro, quindi, che la percezione storica del passato che abbiamo è abbastanza compromessa da interpretazioni posteriori e, spesso, guidate non da prove completamente fondate. Nerone, sfortunatamente, ne è rimasto vittima e, per quanto vi siano delle tesi accademiche che non ritengono che si possa parlare di vera e propria damnatio memoriae, è inconfutabile che la percezione avuta per secoli di questo imperatore sia stata del tutto negativa.