Netflix e lo streaming soffocano la TV classica: verso lo switch definitivo?

Sempre meno persone guardano la TV in modo classico, al contrario è Streaming Mania: per lo scatto definitivo serve però il supporto dei governi.

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Che Netflix avrebbe cambiato molte cose nel nostro Paese, dal debutto nell'autunno del 2015, lo sapevano in molti, del resto la piattaforma aveva già conquistato con successo altri Paesi del mondo. Oggi però il cambiamento è talmente profondo e radicato da essere arrivato negli uffici di governo, in particolare in quelli del Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, che prevede a breve il crollo definitivo della TV tradizionale e maggiore concorrenza nello streaming.
Il leader del Movimento 5 Stelle sogna addirittura la creazione di una grande piattaforma SVOD che sia tutta italiana ("una nuova Netflix"), grazie alla messa in campo di nuove risorse economiche e un potenziamento della rete internet - che, nonostante i passi da gigante fatti negli ultimi anni, non riesce ancora a garantire un accesso in fibra ottica al 100% della popolazione.
Per forza di cose non entreremo nel merito della discussione politica, che francamente spetta ad altri, è chiaro però come ogni eventuale cambiamento tecnologico e tematico a proposito di TV classica, Cinema e Serie TV ci riguardi da vicino.

Apocalypse Now

In molti hanno definito le parole del Ministro "apocalittiche" e "profetiche", in realtà non hanno fatto altro che ufficializzare una situazione percettibile da tempo: l'arrivo di Netflix ha fatto perdere alla TV tradizionale italiana dal 16 al 30% del traffico, con le stime future tutte rivolte al basso. È probabile che molto presto il calo arrivi al 40%, con lo streaming (SVOD, Subscription Video On Demand) che invece punta dritto al 20% del mercato totale entro 5 anni (Fonte Morgan Stanley).
Dati che sono specchio di un rinnovamento generazionale a tutto tondo: la televisione non è più in grado di soddisfare i gusti dei più giovani, con una fuga crescente anche della fascia 45-65 anni, che sta scoprendo sempre di più le meraviglie dell'on demand. Protagonista di questa rivoluzione mediatica non è soltanto Netflix infatti, da VVVVID ad Amazon Prime Video, passando per Infinity, TIMvision e YouTube (solo per ricordarne alcune), l'utente italiano ha già oggi l'imbarazzo della scelta - con ulteriori nuove piattaforme in arrivo nei prossimi anni, fra cui quella a marchio Disney.
A favorire quest'ascesa un cambio radicale nella fruizione dei contenuti, sempre disponibili (anche in mobilità) a richiesta, che non devono sottostare ad alcun palinsesto o a fastidiose interruzioni pubblicitarie. Non ultimo l'avvento di una nuova, ormai indispensabile tecnologia: la banda ultra larga, capace di soppiantare senza problemi il poco affidabile Digitale Terrestre e di mettere i bastoni tra le ruote persino al satellite, che potrebbe avere gli anni contati nonostante gli sforzi legati al 4K - standard presente già da tempo online.

Il miglio in più

È dunque chiaro che una transizione definitiva, dalla TV classica allo streaming, sia ormai inevitabile - come il CD ha soppiantato le musicassette, il cinematografo i grandi teatri d'opera - e che soltanto chi riuscirà a reinventarsi potrà sopravvivere. I governi, l'attuale come i prossimi, hanno sicuramente parte attiva in questo delicato momento: bisognerà scegliere in modo efficace dove direzionare i fondi a disposizione, guardando il più lontano possibile.
Giocando di Fantapolitica, se già nel 2006 avessimo investito in banda larga (ADSL2+) e fibra ottica, anziché puntare soldi e incentivi sul digitale terrestre, probabilmente saremmo stati un Paese all'avanguardia; invece ancora oggi paghiamo lo scotto di esser rimasti indietro, spinti a fare sforzi immani per rimetterci al passo con il resto del mondo e dell'Europa.
Un piccolo esempio che serve a capire quanto sia fondamentale il coraggio dei governanti e la loro predisposizione al futuro, utile a non inciampare in nuovi errori. Speriamo di aver imparato la lezione.