Neuralink, servirà davvero la connessione tra cervello e computer?

Il chip Neuralink ideato da Elon Musk per connettere cervello umano e intelligenza artificiale ci servirà davvero? Quali sono i suoi rischi?

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Da quando Neuralink è stato presentato nel luglio 2019, le domande sul progetto di Elon Musk sono aumentate a dismisura fino alla prima dimostrazione effettiva di agosto 2020, in cui il magnate sudafricano ha mostrato il chip ideato per connettere cervello umano e computer (o meglio, intelligenza artificiale) in azione...su un maiale.
Tralasciando le questioni etiche riguardanti la sperimentazione sugli animali, già trattate dalla PETA a settembre, Neuralink ha comunque mostrato il suo funzionamento base e le sue potenzialità; ma sarà davvero utile alla nostra società? Quali sono i rischi nella sua implementazione?

L'idea alla base

Innanzitutto, rivediamo l'idea alla base: Neuralink si tratta di una tecnologia in grado di tradurre l'attività cerebrale in dati digitali (e fin qui, niente di veramente nuovo) e di comunicare, tramite il suo chip e Bluetooth a bassa energia, con computer, smartphone, tablet e altri dispositivi. Questa sua peculiarità è il vero selling point del prodotto poiché, come detto anche dallo stesso Elon Musk, renderebbe Neuralink una sorta di "Fitbit nel cranio con tanti minuscoli cavi".
Inizialmente il progetto consisteva nell'inserimento di 3-4 chip nel cervello tramite fori da 8mm fatti da un laser, seguito dalla loro connessione mediante fili speciali da posizionare sotto il cranio grazie a un robot dotato di un ago da 24 micron; la procedura si concludeva con la connessione dei fili a un computer indossabile chiamato Link, da posizionare dietro l'orecchio.

Ora, invece, il design è cambiato: Neuralink è diventato una monetina da adagiare nella scatola cranica tramite una piccola cavità, creata da un altro robot durante un intervento chirurgico della durata di un'ora, senza anestesia e potenzialmente indolore, dato che prevede una incisione dalle dimensioni estremamente ridotte; questa monetina poi comunicherebbe con altri dispositivi tramite Bluetooth e la sua batteria avrebbe una autonomia pari a 24 ore, da ricaricare poi tramite ricarica induttiva.

A cosa può servire?

Stando a quanto detto da Elon Musk nel corso dell'ultima presentazione, Neuralink "può effettivamente risolvere problemi come ictus, paralisi, cecità, perdita dell'udito, disturbo dello spettro autistico, Parkinson e patologie come ansia e depressione, ma molte persone non se ne rendono conto. Tutti i sensi - vista, udito, olfatto -, ma anche sensazioni di vario tipo come il dolore sono segnali inviati dai neuroni al cervello. Correggendo questi segnali si può correggere tutto".
I qui citati problemi però non sono l'unico utilizzo possibile: nella sessione Q&A che ha seguito l'evento di settembre, Musk ha risposto a molte domande riguardanti, per esempio, l'utilizzo di Neuralink per chiamare una Tesla telepaticamente (confermato da Musk stesso), per giocare ai videogiochi, o ancora per ascoltare musica direttamente dentro il nostro cervello.

Oltre a questi utilizzi già confermati, però, si presentano altre visioni alla Cyberpunk 2077: Neuralink potrebbe permetterci di raggiungere la simbiosi con l'IA potenziando le nostre capacità, o potrebbe persino unirsi ad altre tecnologie visionarie come lenti a contatto speciali sviluppate attualmente dalla startup californiana Mojo Lens, dei dispositivi dotati di display MicroLED monocromatici ad alta risoluzione (14.000 ppi) usati per visualizzare direttamente nei nostri occhi e senza altri strumenti informazioni accessibili in realtà aumentata, persino la navigazione su Internet.
Non solo, ma per gli sviluppatori - ex collaboratori di realtà come Google, Microsoft, Zeiss Ophthalmology e Johnson & Johnson - sarà fondamentale anche nella risoluzione di problemi alla vista.

Collegando Neuralink a Mojo Lens si potrebbe veramente aiutare tutti coloro che presentano patologie più o meno gravi, potenziando allo stesso tempo le loro capacità dato che, sul lungo periodo, anche Neuralink intende puntare alla generazione di IA su larga scala basate sulla "brain-machine interface".
Grazie a questa, secondo Musk in futuro saremo in grado di digitare 40 parole al minuto attraverso il solo uso del pensiero. Ma cosa manca all'imprenditore CEO di SpaceX per avviare i test sugli umani? Serve il consenso delle autorità competenti come la FDA.

I problemi prima...

Non mancano infatti tanti problemi e allarmi dovuti alle barriere della tecnologia attuale. Ricercatori come Andrew Jackson, professore di Interfacce Neurali alla Università di Newcastle, hanno infatti affermato che, per quanto Neuralink sia una tecnologia avanzata grazie a tutti i progressi compiuti dal team che ci lavora, gli obiettivi di Elon Musk citati precedentemente sarebbero troppo ambiziosi.
Il problema starebbe nell'approccio applicato oggi nelle interfacce cervello-macchina, chiamato "biomimetica": l'attività cerebrale viene registrata mentre l'utente immagina varie azioni, come muovere il braccio o inclinare la testa, mappando così le cellule cerebrali coinvolte nei movimenti e calcolando i loro potenziali d'azione.
Questo approccio funziona abbastanza bene per movimenti semplici, permettendo a persone con paralisi di tornare a muoversi - seppur ancora limitatamente -, ma secondo Jackson la generalizzazione a processi mentali più complessi come la lettura della mente, dei nostri pensieri, e la loro decodificazione in un output sensato e desiderato dall'utente è un processo molto più complesso.

Alcuni ricercatori ritengono che l'IA possa eludere questi problemi e, grazie a una quantità adeguata di dati, imparare a comprendere i segnali del cervello di chiunque; tuttavia, il linguaggio si è evoluto e oggi persone diverse possono parlare lingue con grammatica e sintassi differenti, rendendo potenzialmente più difficile all'IA ogni attività in questo ambito e non solo. Come se non bastasse, a livello di cellule cerebrali siamo tutti unici e, attualmente, manca una comprensione tale da permettere all'intelligenza artificiale di seguire regole universali.
Se si cerca di cambiare il progetto Neuralink pensandolo come un dispositivo che influenza il cervello piuttosto che leggerlo, le sfide sono ancora più complesse: la stimolazione elettrica, infatti, attiva molte cellule attorno a ciascun elettrodo e ciò potrebbe erroneamente chiedere a cellule con ruoli diversi da quelli desiderati di attivarsi, modificando l'esperienza negativamente.

...e i rischi dopo

Vanno poi analizzati anche tutti i rischi di questa tecnologia una volta installata nel nostro cervello. Molti altri esperti oltre ad Andrew Jackson hanno infatti fatto notare che tutte le soluzioni ai problemi detti precedentemente come ictus, perdita dell'udito, etc. non sono verificare e non esiste - attualmente - una scienza medica preparata che può fornirle in maniera sicura ed efficace. Altra cosa non detta è che col passare del tempo questi impianti si romperanno e, inevitabilmente, andranno a uccidere le cellule cerebrali circostanti al dispositivo provocando danni al cervello; non mancano poi i rischi legati a possibili infiammazioni e infezioni.
Uscendo dalla sfera medica, però, vanno considerati anche tutti gli altri rischi che oggi condizionano l'utilizzo quotidiano di smartphone, tablet, PC e altro ancora: se oggi la condivisione dei dati, la privacy online e la cybersicurezza sono già un problema non da poco, quanto potrebbe peggiorare la situazione con Neuralink, un dispositivo in grado di decodificare i nostri pensieri per tradurli in output utilizzabili nei dispositivi elettronici?
Inoltre, Neuralink sfrutta la tecnologia Bluetooth che, seppur sia considerata abbastanza sicura in quanto funziona solamente con dispositivi collegati manualmente e in prossimità dell'utente , è comunque suscettibile ad attacchi informatici che potrebbero diffondersi ai nostri smartphone e PC in pochissimo tempo.

L'innovazione ha pur sempre un prezzo

Il professore e neuroscienziato John Krakauer della Johns Hopkins School of Medicine ha detto a settembre tramite i canali della startup MindMaze, nonostante il suo profondo ottimismo nei confronti di Neuralink: "Non siamo minimamente vicino alla creazione di questa tecnologia alla Black Mirror tanto voluta da Elon Musk; queste cose sono premature e lontane, eppure siamo già eccitati e preoccupati al riguardo". Inoltre, ha posto altre domande riguardo le implicazioni etiche e culturali di Neuralink: "Sarà qualcosa che aumenterà il divario tra ricchi e poveri e diventerà equivalente a un lavoro di chirurgia estetica? Non vogliamo migliorare un gruppo di esseri umani e non il resto".
Il prezzo da pagare dunque sembrerebbe particolarmente elevato: per quanto innovativo, Neuralink ora come ora presenta ancora moltissimi punti di domanda riguardo la sua sicurezza, oltre che all'effettiva possibilità di usare il chip per risolvere problemi di salute e potenziare il cervello.
Sulla carta e sulla base delle dichiarazioni di Elon Musk, questa tecnologia potrebbe veramente rivoluzionare le nostre vite e la medicina, ma fino a quando non ci saranno risposte concrete sarà come uno dei tanti prodotti in fase di test o videogiochi in Early Access: un prodotto dal futuro incerto e dall'utilità dubbia.