Non esistono buoni o cattivi nella storia romana e Caligola ne è l'esempio

Nello studio della vita di Caligola spesso è necessario distruggere i nostri bias e vedere oltre le fonti e quello che ci dicono.

Non esistono buoni o cattivi nella storia romana e Caligola ne è l'esempio
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Caligola. Solo citare il suo nome ci riporta sui libri di scuola, quando, fra grandi nomi come quelli di Cesare o Augusto, leggevamo le gesta bizzarre di quest'uomo - come quella di eleggere a senatore il suo cavallo. La storia romana ha avuto sempre i suoi buoni, come Augusto o Costantino, e i suoi cattivi, come Nerone e Caligola.
Tuttavia, questa narrazione è talmente polarizzata che finisce per essere superficiale e non completamente veritiera. Basta guardare la vera storia dell'imperatore "santo", Costantino, che tutto era tranne l'uomo giusto osannato nei testi cristiani.
L'immagine che oggi abbiamo di Caligola, cioè quella di un uomo spietato, sadico e dedito unicamente ad uno stile di vita dionisiaco (anche fin troppo estremo), altro non è che il risultato di un messaggio espresso da autori, alcune volte anche dalla fervida immaginazione, e non dall'oggettività delle fonti storiche. Cerchiamo, allora, di vedere chi era veramente il famigerato Caligola.

"La piccola caliga" dei soldati di papà

Freud avrebbe potuto sguazzare nell'analisi psicologica del giovane Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico (aka, Caligola). Nato nel 12 d.C., presto divenne noto per discendere dalla famiglia più famosa dell'intera Roma: quella giulio-claudia. Egli, infatti, era il terzo figlio di Agrippina maggiore e di Germanico Giulio Cesare. Non staremo qui ad elencare tutto l'albero genealogico, ma è importante che voi sappiate che suo padre venne adottato da Tiberio per ordine dell'imperatore Augusto, rendendolo, de facto, un legittimo successore insieme ai suoi figli maschi. Fra i cinque fratelli riconosciuti che Caligola ebbe, risaltano due sorelle: Drusilla, la più amata e oggetto di testi che la vedrebbero coinvolta in un rapporto incestuoso proprio con il fratello, e Agrippina minore, quella che sarà la futura madre dell'imperatore Nerone.

Per la prima parte della sua vita venne allevato a Roma dallo stesso Augusto e dalla madre. Tuttavia, il padre era un generale e come tale doveva guidare in prima persona le spedizioni.

Per questo motivo, Germanico non fu mai realmente presente nella vita del giovanissimo Caligola, che dovette spostarsi da una regione all'altra dell'Impero. Presto, per il suo essere piccolo, iniziò ad essere chiamato dai soldati di suo padre come "la piccola caliga", la tipica calzatura dei legionari. Il nomignolo, chiaramente, era usato in maniera affettuosa, ma il piccolo erede non voleva che si usasse, perché pensava fosse usato in senso di scherno.
Il valore militare di Germanico divenne tale che Tiberio, il secondo imperatore dell'Impero succeduto ad Augusto, decise di cedergli il titolo di proconsulare maius in tutte le province orientali. Tuttavia, venne affiancato da Gneo Calpurnio Pisone, che venne nominato come governatore della provincia di Siria.

La fine troppo frettolosa di un'infanzia felice

Nel 19 l'infanzia quiete di Caligola, anche se caratterizzata da una perpetua assenza del padre, venne spezzata quando Germanico morì a seguito di lunghe sofferenze. Si deduce dalle fonti che la sua morte fosse stata causata dalla malaria, ma Germanico, sul letto di morte, chiese alla moglie Agrippina di vendicarlo, perché convinto che Pisone lo avesse avvelenato.

Il sospetto, dopotutto, era fondato. Il padre di Caligola rappresentava un ostacolo all'ascesa politica di Pisone. Di conseguenza, l'accusato venne processato e, anche se non vi erano prove per poter sostenere che fosse un omicida, preferì togliersi la vita prima del verdetto del tribunale.
Caligola, traumatizzato dal vedere il padre in quelle condizioni, tornò a Roma, nella speranza di poter vivere una vita più serena. Tuttavia, i giochi di corte erano solo iniziati e, dopo la morte di Germanico e l'avanzare dell'età di Tiberio, lui e i suoi fratelli diventarono possibili pretendenti al trono imperiale.

Mentre Tiberio e Agrippina si sospettavano a vicenda di aver mandato un sicario per avvelenare Germanico, entrò in gioco Seiano, l'allora prefetto del pretorio, nonché stretto collaboratore di Tiberio con l'ambizione di prendere il suo posto. Quest'ultimo organizzò un piano geniale che, in poco tempo, mise fuori dai giochi gran parte della famiglia di Germanico: mandò vari messaggi alla madre di Caligola, convincendola che Tiberio la volesse avvelenare. Invitata ad un banchetto, questa rifiutò il cibo dell'imperatore in maniera plateale, accusandolo della morte del marito. Di tutta risposta, Tiberio la condannò all'esilio insieme al figlio maggiore, Nerone Cesare. I due si lasciarono morire di fame e presto anche il secondo fratello seguì un destino simile. Caligola rimase, quindi, l'unico pretendente. Svetonio, lo storico romano, parla degli anni dopo la morte della madre come i più traumatici per il futuro terzo princeps.
Andato a vivere con Tiberio come suo servitore e consigliere a Capri, nel 26 d.C., il giovane mostrò un autocontrollo tale da far invidia anche ai più importanti esponenti della politica romana... almeno a quelli che Tiberio non aveva ucciso. Dentro di sé, tuttavia, un germe stava nascendo e non si prospettava nulla di buono.

Il crollo psicologico che lo portò alla follia

Ogni notte, fino al 37 d.C., Caligola si chiedeva se si sarebbe svegliato il giorno dopo, considerando che era uno dei favoriti da Tiberio come successore e una minaccia per gli altri pretendenti. Inoltre, la sua mente era pervasa dal ricordo del corpo del padre pieno di macchie nere e dal volto della madre, una volta affettuoso e sorridente, spento dalla fame e dalla disperazione. Era un ostaggio non solo di Roma, ma della sua stessa mente. Quando Tiberio morì ufficialmente, la folla acclamò il suo successore, perché speranzosa di poter avere una guida politica più giusta e generosa. Da "piccola caliga" era diventato la nostra stella.
Tuttavia, il crollo mentale fu veloce ad arrivare. Quando la situazione si stabilizzò, Caligola cadde in una profonda malattia. Nessuno capiva cosa avesse vissuto e sembrava che la sua presenza non fosse voluta da nessuno, anche se la popolazione aveva dimostrato il contrario.
Mentre le fonti dell'epoca affermano che i problemi dell'imperatore Caligola e la sua follia iniziarono per i suoi eccessi compiuti in giovane età, oggi gli studiosi moderni sono convinti che soffrisse di disturbo post-traumatico e che gli sbalzi d'umore, le paranoie e le allucinazioni che seguirono fossero sintomo di un disturbo bipolare generato dalle esperienze vissute.

L'inizio del declino: il dio Caligola

Caligola cambiò politica e si impose sul Senato, dichiarandogli guerra. Le sue politiche non furono determinate dalla sua follia, ma dal voler imporsi al di sopra di tutti, soprattutto da quel gruppo di individui che per anni lo aveva tormentato. Quando Caligola iniziò a paragonarsi a Dio, a Giove, non fece una cosa bizzarra, al contrario. Da tempo, nella storia antica, i sovrani avevano dato alla loro figura politica un significato divino - non tanto dissimile dal diritto divino che nel Medioevo i monarchi europei si sarebbero attribuiti.
Bisogna ricordare, inoltre, che da ragazzo era stato a contatto con la cultura orientale, soprattutto quella egizia. Non a caso, conobbe Cleopatra Selene, figlia della regina d'Egitto Cleopatra e Marco Antonio.
Il giovane uomo, in cuor suo, era probabilmente consapevole su cosa si basava il potere politico del Senato: gli accordi tra famiglie, l'uso della propaganda, i potenti clienti esteri. Tuttavia, le sue scelte per contrastare tutto ciò furono inefficaci.

Ma quindi fu un imperatore "cattivo" o no?

Non si sa. Il problema principale è che non vi sono fonti storiche dell'epoca in cui visse Caligola sopravvissute fino ad oggi, ma solo i testi di storici nati anni dopo la sua morte. Svetonio, per esempio, scrisse di lui un secolo dopo, quando il mito del Caligola pazzo, lunatico, satiro e sanguinario si era affermato nella mente della popolazione. In particolare, nelle sue opere si concentrò sia sul rapporto che aveva con la sorella Drusillasia sul suo comportamento sanguinario nei confronti dei nemici.

Nel primo caso, viene affermato che i due fratelli non si vergognavano di mostrare atti espliciti anche durante i banchetti. Nel secondo, invece, viene descritto un Caligola che provava piacere ad uccidere centinaia di uomini, senza, però, fare il nome di questi. La cosa particolare è che i testi pervenuti di altri imperatori, sia "buoni" che "cattivi", citavano i nomi delle vittime. Al contrario, gli storici sono riusciti a recuperare solo una dozzina di nomi di uomini uccisi brutalmente per ordine di Caligola. Questo significa che l'imperatore abbia ucciso solo 12 uomini in tutto il suo governo? Probabilmente no, ma è un dettaglio che mostra ancora una volta come la sua azione, a confronto con altri eguali figure, sia stata ingigantita dai suoi nemici - trasmettendo, inconsapevolmente, l'immagine storica sbagliata.

La fine cesarea del "piccola caliga"

Caligola era chiaramente diventato una figura centrale nell'Impero e, per quanto ancora molte persone lo amassero, l'élite romana non riuscì più a sopportare i suoi comportamenti e le sue politiche. Fra questi vi rientrò Cassio Cherea, un tribuno della guardia pretoriana.
In particolare, quest'ultimo non era mosso solo da una questione politica, ma anche personale: Caligola prendeva in giro Cherea per la sua voce molto acuta. Tuttavia, l'imperatore non si limitava solo agli insulti privati, ma a delle vere e proprie umiliazioni pubbliche. Spesso lo definiva effeminato e lo costringeva ad utilizzare per il suo servizio parole d'ordine come "Priapo" o "Venere", dei chiari riferimenti all'insulto sessuale.

L'onore di Cherea era talmente minato che, non appena venne a conoscenza di una congiura contro l'imperatore, ne fece parte immediatamente. Era il 24 gennaio del 41 d.C., quando, per l'annuale celebrazione dei ludi palatini, i pretoriani aspettarono che Caligola si ritirasse dalla visione di uno spettacolo del teatro mobile allestito di fronte al palazzo imperiale.

Non appena l'imperatore cercò di tornare nelle sue stanze, si aprì un conflitto, dove rimasero coinvolte anche l'ultima moglie di Caligola, Milonia Cesonia (pugnalata da un centurione su comando di Cherea) e la piccola figlia, Giulia Drusilla (scaraventata contro un muro). L'imperatore morì in seguito a trenta pugnalate e condannato ad una damnatio memoriae che continua a perseguitarlo ancora oggi.