Nucleare e falsi miti, tra inquinamento ed esplosioni: cosa bisogna sapere

Cosa si nasconde dietro le nostre convinzioni sulle centrali nucleari? Tra crisi internazionale e impatto ambientale, ecco perché è così importante.

Nucleare e falsi miti, tra inquinamento ed esplosioni: cosa bisogna sapere
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Ultimamente si è molto parlato del nucleare, non soltanto per il crescente fabbisogno energetico, ma anche in termini di alternativa ai combustibili fossili. La prospettiva che gli equilibri internazionali comportino degli aumenti salatissimi è adesso più che concreta e questo inizia a preoccupare seriamente i cittadini di tutta Europa, compresi noi italiani.
Proprio in Italia, infatti, abbiamo vissuto ben due referendum che hanno cercato di introdurre l'energia nucleare nel Paese. Il primo, del 1987, venne bocciato dagli italiani e il suo verdetto fu un convintissimo no, anche in parte a causa dei disastri che si erano verificati nella centrale di Chernobyl soltanto un anno prima. Nonostante ciò, nel 2011 fu indetto un nuovo referendum che cercava di aprirsi anche al nucleare ma nuovamente vi fu un incidente internazionale, quello di Fukushima, che causò una sfiducia generale nei cittadini.

A distanza di oltre 10 anni, si torna a parlare di nucleare anche in Italia ma cosa c'è da sapere a riguardo? Quanti dei timori più radicati sono effettivamente reali? Spoiler: non molti.

Vicino a una centrale nucleare si ricevono molte radiazioni?

Iniziamo parlando un po' di numeri: attualmente, gli Stati Uniti possiedono 100 centrali nucleari, la Francia intorno alle 58, il Giappone circa 54, la Russia oltre 30 - ma anche Corea del Sud, India, Gran Bretagna, Canada, Germania, Ucraina, Cina e Svezia possiedono almeno una decina di centrali. Si stima, inoltre, che circa il 20% dell'elettricità delle famiglie statunitensi sia di origine esclusivamente a nucleare.

Prima di affrontare il tema centrale, è importante chiarire come l'energia nucleare sia largamente utilizzata nel mondo, anche dai nostri vicini europei. Il quesito quindi è: non sarà pericoloso lavorare o vivere vicino ad una centrale nucleare?
Quello che è davvero sicuro è che già succede. In tutto il mondo, le persone lavorano nelle centrali nucleari (altrimenti non sarebbero in funzione) e vivono nelle zone limitrofe.

Le centrali nucleari producono quantità davvero effimere di gas e liquidi radioattivi, ciò significa che la quantità di radiazioni dirette è altrettanto marginale. In altri termini, se vivessimo effettivamente in prossimità di una centrale nucleare riceveremmo, nel corso di un anno, meno di 1 millirem, ovvero un millesimo di rontgen, l'unità di misura dell'esposizione alle radiazioni nucleari. Ciò non deve allarmarvi perché mediamente gli esseri umani sono esposti a 300 millirem l'anno, indipendentemente dal fatto che si trovino vicini o meno a delle centrali nucleari.

Anche i dipendenti stessi delle centrali nucleari, considerati erroneamente "radioattivi" nell'immaginario collettivo, non lo sono più di chiunque altro. All'interno degli stabilimenti non vi è questo enorme rilascio di radiazioni come spesso si crede, anzi, i dipendenti ricevono piccolissime quantità di radiazioni e molto raramente vengono contaminati da esse, questo perché per avvenire un contagio dovrebbero restare esposti per un periodo medio-lungo e sotto specifiche condizioni, ciò lo rende altamente improbabile.

Questo, ovviamente, non esclude la possibilità che si verifichi qualche tipo di incidente nelle centrali nucleari, e solo in questo caso effettivamente i dipendenti potrebbero essere esposti a determinati tipi di rischi. Tuttavia, purtroppo, gli incidenti sul lavoro si verificano in ogni ambito, non esclusivamente nelle centrali nucleari e fortunatamente in questo caso non così spesso. Possiamo dire, quindi, che vivere vicino o lavorare in una centrale nucleare sia assolutamente privo di rischi? No, questo non possiamo dirlo. Possiamo dire, invece, che attualmente è impossibile calcolare con precisione l'effetto che le centrali hanno sulla salute umana perché quest'ultima è costantemente minacciata da patogeni e inquinanti di ogni tipo, dallo smog al fumo, passando per l'inquinamento atmosferico. Quello che possiamo misurare sono le emissioni da parte delle centrali che, come già detto, sono davvero basse.

"Non esistono soluzioni ottimali per lo smaltimento dei rifiuti delle centrali nucleari"

Questa è catalogabile come notizia falsa. A oggi, esistono svariate modalità di smaltimento dei rifiuti nucleari e variano in base alla radioattività di questi materiali.
Esistono i rifiuti radioattivi a bassa attività (LLW), che è possibile smaltire facilmente anche via terra senza comportare rischi degni di nota. Se parliamo di soluzioni ottimali per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, i materiali Low Level Waste non rappresentano alcun pericolo né incognita. Anche per gli organizzatori politici non è quindi un problema perché è molto semplice trovarvi un'ubicazione, al contrario però di come vedremo per altri casi.

Abbiamo, poi, i rifiuti di livello intermedio (ILW) che, come dice lo stesso nome, hanno una carica media e che andrebbero smaltiti insieme a quelli di alto livello ma che in realtà molti paesi collocano anche vicino alla superficie. Questo perché, anche se dovrebbero essere trattati come i rifiuti HLW, gli ILW hanno una carica relativamente più breve e quindi vengono anche smaltiti come rifiuti LLW. Nonostante questo, alcuni paesi come Finlandia e Svezia stanno già provvedendo per trovare una soluzione.

Infine, abbiamo i rifiuti di alto livello (HLW), i quali comportano giusto qualche problema logistico. Gli esperti, infatti, sanno benissimo dove andrebbero collocati - ed esistono più tecniche per farlo - ma la soluzione più ottimale è quella dello smaltimento geologico profondo. Questo richiede delle strutture idonee in grado di smaltire correttamente questa tipologia di rifiuti e di altri materiali simili. Dunque la soluzione esiste ed è assolutamente sicura ma sono necessarie delle strutture adatte, e non di tipo temporaneo o approssimativo come in realtà sembra avvenire da qualche parte nel mondo.

Attualmente, di tecniche di smaltimento per i rifiuti nucleari ne esistono essenzialmente due: quelle adatte anche alla superficie e quelle che richiedono un collocamento geologico profondo. Non soltanto però, perché esiste anche il riciclo di questi materiali - sebbene attualmente non vi siano strutture adibite a tale compito. Questo potrebbe essere causato dal fatto che di uranio ne serve molto poco e, anche se è un bene limitato che possiamo estrarre fino ad un certo punto, attualmente riciclare uranio richiede un enorme lavoro. Dal momento che l'uranio "usato" possiede ancora il 95% della sua capacità produttiva, però, i ricercatori sono al lavoro per trovare una soluzione.

"Un reattore nucleare può esplodere come una bomba atomica"

Chi dice di non averci mai pensato, mente. Istintivamente siamo tutti portati a credere che, nel caso di un guasto o di un incidente, una centrale nucleare possa scoppiare come le bombe Fat Boy e Little Guy sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Questo, però, è decisamente impossibile. Sia i reattori nucleari che le bombe atomiche, utilizzano la fissione nucleare per generare energia: nel primo caso, energia intesa come elettricità; nel secondo, invece, energia in grado di provocare un'esplosione. Oltre a questo punto in comune, reattori e bombe atomiche non hanno molto da spartire e per capire esattamente in cosa differiscono bisogna prima avere chiari il concetto di fissione nucleare e la storia della bomba atomica.

Quando un neutrone collide con un atomo, quest'ultimo diventa instabile e si divide rilasciando neutroni, energia e radiazioni. Ovviamente non si tratta solo di questo, ma industrialmente il processo parte dalla fissione nucleare e ha una stabilità maggiore dovuta ad alcune barre di cadmio e boro, utilizzate nei reattori per controllare il rilascio di neutroni da parte dell'atomo.

La differenza tra reattore e bomba, sinteticamente, sta nella velocità di rilascio dei neutroni. Se nel reattore il processo è costantemente controllato da queste barre, nella bomba atomica il rilascio è istantaneo e causa l'enorme e devastante esplosione che purtroppo il genere umano ha già orribilmente conosciuto.

Dunque no, un reattore non può effettivamente scoppiare come una bomba atomica perché la reazione a catena, che di base è la stessa, nelle centrali viene costantemente supervisionata mentre nelle bombe è letteralmente incontrollabile, immediata, ed è questo che genera l'esplosione. Ora, chiaramente un'esplosione può verificarsi, ma nonostante questo non sarà mai come quella di una bomba atomica.

"Potrebbe verificarsi una Chernobyl 2.0 anche in Italia?"

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ripercorrere gli eventi di quel fatidico giorno. Il 26 Aprile 1986, esattamente alle ore 1:23 di notte, in centrale i supervisori stavano effettuando un test: volevano scoprire se la turbina accoppiata all'alternatore, anche in assenza di alimentazione esterna, avrebbe potuto continuare a funzionare e quindi a produrre energia.

Questo sarebbe stato possibile sfruttando l'inerzia del turbo-alternatore anche quando non produceva più vapore. Visto che si trattava di un test, erano state disattivate alcune procedure di sicurezza che tuttavia, come la storia ci ha insegnato, costarono molto care ai cittadini di Chernobyl. Ciò che causò effettivamente l'incidente fu una serie di errori commessi dagli operatori dell'impianto, ma anche delle tecnologie di cui disponevano: parliamo del famigerato reattore nucleare RBMK, il quale aveva dei profondi e radicali problemi di progettazione. Il contesto, tuttavia, è molto più ampio ed è già stato ampiamente approfondito nel nostro speciale sulla storia del disastro di Chernobyl.

Ora, perché questo non può succedere oggi in Italia nel caso si iniziasse ad utilizzare l'energia nucleare? Di certo, si dice, non v'è nulla, ma è altrettanto vero che, proprio il verificarsi di eventi simili, come ad esempio a Fukushima nel 2011 dopo il catastrofico tsunami che ha coinvolto le coste giapponesi, ha messo in costante allerta tutti i Paesi che utilizzano energie nucleari. Non dimentichiamo, d'altronde, che nel periodo in cui è avvenuto il disastro di Chernobyl, l'Unione Sovietica di cui al tempo faceva parte l'Ucraina, si trovava in una situazione di isolamento culturale, geografico ed economico. I tecnici che lavoravano alla centrale di Chernobyl non hanno semplicemente commesso un errore logistico, erano certamente impreparati e non si immaginavano affatto che il risultato delle loro azioni avrebbe causato qualcosa del genere.

Quel giorno morirono sul colpo due dipendenti e, a causa delle radiazioni dirette, oltre venti persone morirono nelle successive settimane. Il numero di vittime non è confermato e non sarà mai possibile, visto che oltre ad un aumento esponenziale dei casi di cancro nelle zone limitrofe non vi sono dati né modi per certificare che i decessi siano un effetto diretto del disastro. In conclusione, un evento del genere potrebbe verificarsi, certo, ma probabilmente non accadrà mai.
Le condizioni, le attuali tecnologie e anche la conoscenza che abbiamo oggi del nucleare (considerando che i reattori di Chernobyl erano tra i primi in tutto il mondo), abbassano vertiginosamente queste possibilità.

"Produrre energia nucleare inquina molto"

Con l'attuale produzione energetica in tutto il mondo e i devastanti risultati che questa sta avendo sull'ambiente, dire che sia l'energia nucleare ad inquinare è semplicemente sbagliato. Come tutte le tecnologie atte alla produzione di energia, anche le centrali nucleari hanno un impatto sull'ambiente, ma tra tutte quello minore. Internet e politica potrebbero facilmente confonderci perché si tratta di un tema polarizzante, con posizioni di netta condanna contrapposte a chi sostiene che abbia impatto zero sull'ambiente.
La storia insegna che non è mai tutto davvero nero o bianco, per lo più grigio.

La produzione di energia nucleare ha dei pro e dei contro ma questo non cambia il fatto che rappresenti, ad oggi, la tecnologia più sostenibile per il nostro pianeta.
Le centrali nucleari, singolarmente, utilizzano tra i 133 e i 190 mila litri d'acqua per megawattora che, sebbene sia un quantitativo enorme, secondo l'Electric Power Research Institute è giusto un po' più di quella utilizzata dalle centrali a carbone o quelle a solare. Spesso i reattori vengono costruiti vicino a laghi, fiumi o anche vicino ai mari per poter utilizzare l'acqua "inutile" per produrre energia.
Ma questo cosa comporta?

Un problema legato all'utilizzo di laghi o fiumi è quello secondo cui, una volta rilasciata l'acqua bollente dalle centrali, questa possa andare a distruggere gli ecosistemi delle fonti idriche a causa della sua altissima temperatura. In realtà il problema non è così sottovalutato ed esistono già ricerche e studi a riguardo per trovare la soluzione più ottimale per raffreddare l'acqua e permettere un riciclo sano, ma per il momento non abbiamo che questa prospettiva.
Allora cosa pensare, sempre riguardo all'acqua, dell'attuale problema legato alla siccità? Per quanto questo sia un vero rischio, anzi una reale conseguenza, attualmente ci sono sprechi d'acqua in qualsiasi settore, da quello alimentare a quello casalingo, quando facciamo un lungo bagno riempiendo la vasca o durante il lavaggio dei piatti o dei denti che tutti noi compiamo ogni giorno. D'altronde, poi, cos'è che effettivamente causa la siccità?

I motivi sono molti, certo, ma tra questi vi è anche e soprattutto il riscaldamento globale, causa diretta dell'inquinamento da anidride carbonica, sul quale le centrali nucleari hanno un ruolo marginale.
Questo non significa, che non ne causino, ma che si tratta di un inquinamento nettamente inferiore rispetto a tutti gli altri sistemi di produzione energetica. Anche i "fumi" espulsi dalle centrali nucleari non sono altro che vapore, che andrà ad unirsi al naturale ciclo dell'aria e che non presenta scorie radioattive o altro, come anche l'acqua che viene rilasciata alla fine del suo compito.

In conclusione, no, l'energia nucleare non inquina molto, anzi è tra le tecnologie attuali che possono arginare il crescente e inarrestabile riscaldamento globale, che peggiora qualsiasi prospettiva di futuro sulla Terra. Trattandosi di una tecnologia relativamente nuova, o meglio, non così ampiamente utilizzata in tutto il mondo, potrebbe servire qualche anno per trovare una soluzione alle acque bollenti rilasciate dalle centrali ma non v'è dubbio che prima o poi si troverà, soprattutto in previsione di un utilizzo su larga scala.

Perché soprattutto gli ambientalisti vi si oppongono?

Spesso gli ambientalisti, o meglio, soltanto una parte più radicale di questi, visto che molti sono decisamente a favore dell'energia nucleare, sono contrari a questo tipo di produzione perché sostengono fortemente che le energie rinnovabili, come il solare e l'eolico, siano più che sufficienti per il fabbisogno energetico dei Paesi. Ovviamente, come abbiamo visto, anche il nucleare ha un impatto ambientale, seppur inferiore ad altri metodi di produzione energetica, e questo fa storcere il naso agli ambientalisti.

Il problema delle energie rinnovabili è che matematicamente non possono né sostenere l'intero fabbisogno energetico di qualsiasi Paese né assicurare una stabilità di produzione.
Significa che il nucleare ha un range di azione di 7 giorni su 7, 24 ore su 24, con la possibilità di generare elettricità il 93% delle volte, quindi offre una stabilità concreta. Al contrario, le energie rinnovabili richiedono precisi requisiti per un funzionamento ottimale, questo perché ovviamente si basano sulle condizioni metereologiche, sulle stagioni, sul ciclo imprevedibile degli eventi naturali. La convinzione per le energie rinnovabili da parte degli ambientalisti, però, non è sbagliata, anzi. Il futuro più roseo per la Terra e anche per la qualità della nostra vita, non solo in termini di salute ma anche di costo, prevede la simbiosi di queste tecnologie di produzione energetica. Tuttavia, non è possibile che una escluda l'altra, soprattutto nell'immediato.

D'altronde le produzioni rinnovabili per avere automatismo totale necessitano di speciali dispositivi alimentati a batterie classiche e l'obiettivo è liberarci dalla dipendenza tossica formata/stimolata che abbiamo dai combustibili fossili, i quali scarseggiano e richiedono situazioni internazionali spiacevoli che in un futuro non così tanto prossimo potrebbero creare problemi.

L'energia nucleare può renderci davvero indipendenti dai combustibili fossili?

Ebbene, sì. Non è possibile svincolarsi del tutto nell'immediato, certo, poiché oltre a dover far fronte alla situazione internazionale, si dovrà agire a livello logistico e organizzativo, oltre che tecnologico.
L'ambiente, tuttavia, è una questione che rischia di condannare fratelli, sorelle, figli oltre che noi stessi, perciò presto o tardi si dovrà intervenire.

Gli scienziati non tergiversano sulla questione ed è proprio loro che dovremmo ascoltare, perché ci avvertono di ciò che sta accadendo al nostro pianeta, senza mezzi termini o secondi fini. Le opinioni discordanti ci sono in ogni contesto ma sappiamo bene che non potremo continuare a bruciare carbone, petrolio e gas: è autodistruttivo, anche in termini economici.
Catastrofi ed eventi naturali sono scenari che non possiamo contrastare ma che dobbiamo provare a prevenire, anche se questo sta già accadendo in diverse parti del mondo, come la mega siccità che ha colpito gli Stati Uniti di recente.

Dobbiamo smettere di produrre una piccola ma sostanziosissima percentuale di gas serra e per farlo dovremmo anche affidarci alle energie nucleari. D'altronde, a cosa ci porta effettivamente utilizzare carburanti fossili? Inquinamento dei mari, dell'aria, riscaldamento globale. Si tratta, oltretutto, di beni destinati a rarefarsi e poi a consumarsi del tutto, perciò il prezzo continuerà ad aumentare nel tempo, quantomeno per il petrolio.

Questi sono i punti più importanti, le leggende e i miti che circolano ancora oggi tra le piazze, nei bar e sui social e siamo tutti d'accordo sul fatto che, per avere un quadro generale più ampio, bisogna anche capire quanto di ciò che sappiamo su tali questioni sia vero. Purtroppo è facile per tutti noi credere a ciò che sembra apparentemente più logico ma la realtà si rivela sempre molto più complessa di ciò che pensiamo.
Dunque, in conclusione, cosa ne pensate della possibilità di produrre energia nucleare in Italia?