Nulla da fare per il James Webb Telescope: il lancio è stato rimandato al 2020

Il lancio del telescopio spaziale James Webb è stato rinviato nuovamente per via di imprevisti ed è ora previsto per il 2020.

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Brutte notizie per tutti gli appassionati di astronomia e per il mondo spaziale in generale: il lancio del James Webb Space Telescope è stato nuovamente rinviato, stavolta al 2020. Lo strumento che scruterà lo spazio dotato di tecnologia all'avanguardia nell'ambito dell'osservazione dell'infrarosso è attualmente in fase di integrazione e testing, un processo che sembra essere stato decisamente sottostimato dal punto di vista delle tempistiche. Dopo le ultime stime dei tecnici al lavoro sul progetto sembra dunque che per il 2019 il James Webb Space Telescope della NASA non sarà pronto.


Qualcosa è andato storto

Quando ci sono in gioco più di 7 miliardi di dollari (che ora potrebbero arrivare a 8 miliardi e oltre), anni di progettazione e sviluppo e una collaborazione con l'ESA (European Space Agency) bisogna sempre essere estremamente cauti. Una volta lanciato nello spazio, non è più possibile rimediare a qualsiasi dimenticanza o problematica dal punto di vista tecnologico e un piccolo errore può tradursi nella vanificazione dell'intero progetto. Per questo la NASA ha deciso di rimandare il lancio e prolungare la fase di integrazione di tutti i componenti e di testing, quest'ultimo assolutamente cruciale per capire se il telescopio è effettivamente in grado di soddisfare tutte le specifiche iniziali.

"L'hardware per l'osservazione è pronto, tuttavia le problematiche venute a galla sui singoli elementi ci hanno portati a prendere più tempo e rivedere con più attenzione tutti gli step necessari" sono le parole di di Robert Lightfoot della NASA. Lo scienziato si riferisce al fatto che singolarmente gli elementi rispettano tutte le specifiche prestabilite, tuttavia la Standing Review Board ha evidenziato che l'integrazione e il testing di tutti questi componenti richiede molto più tempo di quanto inizialmente previsto dall'agenzia spaziale. Chiaramente la decisione cruciale è volta a raggiungere il rischio più basso possibile, anche a costo di alzare i costi di tutta l'operazione

Il nuovo piano della NASA

L'intoppo sollevato ha riscritto la timeline e la NASA vuole affrontare quest'ultima fase cambiando le carte in tavola aumentando le risorse disponibili. Secondo quanto riportato dal loro portale web, il coordinamento con l'ESA per mandare il James Webb Space Telescope nello spazio sta già avendo luogo ed è già stato previsto lo sforamento degli 8 miliardi di dollari previsti per ultimare la fase finale di testing e la preparazione per il lancio. Verrà aumentato il numero di ingegneri assunti a vigilare su tutte le operazioni di integrazione e testing, insieme a una revisione del personale attuale e della struttura manageriale. Dunque l'agenzia spaziale europea vuole essere estremamente cauta nell'anno durante il quale il telescopio di 6,5 metri verrà integrato con la parte sottostante (la prossima foto mostra quale sarà il risultato finale, con il telescopio che diventa un tutt'uno con il mezzo spaziale).

La parte inferiore è composta da uno schermo solare e tutta la parte circuitale dotata di pannelli solari. Parliamo di un elemento lungo quanto un campo da tennis, che pone non pochi problemi per il lancio di tutto il telescopio nello spazio; per questo gli ingegneri hanno dovuto rendere i componenti del tutto flessibili in modo da piegarsi (in stile origami) per occupare meno spazio possibile nel razzo che porterà il James Webb Space Telescope in orbita.
Ora telescopio e navicella sottostante si trovano entrambi al Johnson Space Flight Center in Houston, per la prima volta insieme. Il gioiello tecnologico che affiancherà la ricerca scientifica del già noto Hubble sarà presto (sperando che non ci siano altri ritardi) in orbita per esplorare un universo ancora pieno di interrogativi. Se siete curiosi del perché il James Webb Space Telescope è così importante per la ricerca scientifica e del perché è stato progettato per captare onde elettromagnetiche alla frequenza dell'infrarosso vi rimandiamo al nostro speciale dedicato, nel quale vi spieghiamo come questo strumento dovrebbe aiutarci a capire l'origine dell'universo.