Pagamenti via smartphone, a che punto è l'Italia rispetto al resto del mondo?

Milano inaugura l'acquisto dei biglietti tramite smartphone per la linea ATM, ma come è messo il resto del Paese sul fronte mobile payment?

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L'Azienda di trasporto milanese (ATM) ha inaugurato ormai più di un mese fa i nuovi tornelli della metro, ora dotati di un terminale che permette l'acquisto dei biglietti con qualsiasi strumento contactless, dalle carte di nuova generazione agli smartphone armati di Apple Pay o Samsung Pay.
L'iniziativa ci aveva sorpreso positivamente perché, per una volta, mostrava un'Italia che non resta al palo mentre il resto del mondo va avanti, per poi seguire a traino malvolentieri e in ritardo. Per una volta è successo il contrario: si è mostrata un Paese capace di fare da apripista per gli altri (salvo il Regno Unito, dove si può pagare contactless nella metro di Londra da tempo), sperimentando, per quanto in una piccola cosa come può essere questa, soluzioni affascinanti e inedite.
Soprattutto se si conta che oltre a Milano sono pochissimi i servizi di trasporto pubblico che permettono di pagare in questo modo, per capirci una città come New York ci deve ancora arrivare. Ma si sa, Milano è Milano e tra la metropoli lombarda e il resto del Paese spesso c'è un abisso insormontabile. Quindi, al netto del traguardo tutto milanese, a che punto è il resto del Paese sul fronte mobile payment?

I numeri italiani

Le informazioni più complete sui pagamenti digitali innovativi ci arrivano grazie all'annuale report dell'Osservatorio Mobile Payment & E-Commerce del Politecnico di Milano. Il dossier del 2018 mostra numeri assolutamente incoraggianti: nel 2017 sono stati effettuati pagamenti con metodi all'avanguardia (ad esempio tramite smartphone e carte contactless) per 46 miliardi di euro, vale a dire poco più di un quinto (il 21%) del volume d'affari occupato dai pagamenti digitali tradizionali, quelli con normale POS o carta di credito.
In ogni caso, numeri destinati ad aumentare: secondo l'Osservatorio, entro il 2020 questo tipo di pagamenti muoveranno oltre 100 miliardi all'anno. Le carte contactless valgono diciotto miliardi di euro.

Numeri che si giustificano grazie al progressivo aumento dei terminali e delle carte dotati di questa tecnologia: il 50% dei POS installati nel 2017 e una carta su due, tra quelle rilasciate nel 2017, permettono, infatti, di acquistare beni e servizi con un semplice tocco.
E se gli acquisti da smartphone (si pensi al paio di scarpe da tennis preso con l'app di Amazon) coinvolgono cifre sempre più interessanti, gli acquisti effettuati con servizi come Apple Pay e Satispay sono ancora relativamente di nicchia in Italia, con appena mezzo milione di italiani che ne hanno fatto uso, e un volume di circa 70 milioni di euro - comunque praticamente sette volte quanto visto nel 2016.
Questione di abitudine dei consumatori o di difficoltà nel trovare esercizi che accettano questo genere di servizi? Probabilmente la seconda, perché gli italiani ormai stanno usando sempre di più lo smartphone per i loro acquisti, tant'è che i beni, i servizi e le bollette pagati usando app e siti per sistemi mobile hanno generato 6 miliardi di transato.

Ma il resto del mondo fa meglio

I re indiscussi dei pagamenti mobile, manco a dirlo, sono i cinesi. Da soli rappresentano il 61,9% dei pagamenti digitali, ed entro il 2020 si prevede che rappresenteranno anche il 51% dei pagamenti tramite mobile, tra WeChat e AliPay.
Del resto, parliamo della Cina, un Paese dove ormai anche i senzatetto si sono adeguati alla cashless society, chiedendo l'elemosina armati di QR Code legato ai loro portafogli WeChat. Mentre in Nord America è più di un consumatore su quattro ad avere usato almeno una volta un'app di mobile payment nel 2017.
Sebbene nemmeno negli Stati Uniti sembri essere ancora tutto perfetto, il trend dovrebbe essere più che positivo, con un volume di transato da pagamenti con smartphone che raggiungerà i tre triliardi di dollari a due anni da oggi.
A fare estremamente bene in Europa sono i britannici, il Regno Unito l'anno scorso ha visto un +328% a questa forma di pagamenti, che ha generato un traffico di 985 milioni di sterline. Certo, sempre briciole rispetto ai pagamenti tradizionali, ma è singolare vedere come i sudditi di Sua Maestà si stiano fidando progressivamente sempre di più dei pagamenti tramite smartphone, aumentando la quantità di soldi spesi in questo modo.
Insomma, a dominare sono ancora i pagamenti di importi modesti - tra il 59% degli acquisti via iPhone, smartwatch e quant'altro avvenuti nei supermercati e un 12.5% nei pub - ma il valore delle transazioni è aumentato di un solido 11% nel 2017. Peraltro, è proprio la metropolitana di Londra a essere, assieme a Milano, una delle poche al mondo a permettere l'acquisto di biglietti grazie alla tecnologia NFC - come ricordavamo sopra.

I principali servizi di mobile payment

Oggi pagare con il proprio smartphone non è un'impresa impegnativa in Italia, tant'è che per la maggior parte dei servizi è sufficiente un terminale dotato di tecnologia NFC. Gli stessi che permettono i pagamenti con carta contactless. Non servirebbero dunque dispositivi speciali, o abilitazioni particolari da parte dell'esercente. Il servizio principale tra quelli disponibili ad oggi per gli italiani è verosimilmente Apple Pay, preinstallato su tutti i device Apple più recenti e particolarmente utile per la facilità con cui è possibile inviare soldi a parenti e amici utilizzando l'apposita feature integrata con iMessage.
Da questo marzo è disponibile anche Samsung Pay, concettualmente identico all'analogo servizio di Apple, è sufficiente legare al proprio portafoglio virtuale una carta di credito (o più di una) per poter pagare sui POS di nuova e vecchia generazione, infatti il servizio di Samsung è compatibile anche con la tecnologia Mst. Samsung Pay integra anche una funzione simile a quella dell'Apple Wallet, permettendo di digitalizzare le tessere fedeltà di supermercati e ristoranti.

Al momento del lancio, il servizio di Samsung era compatibile con il 60% delle carte di credito rilasciate dalle banche italiane. A latitare, invece, è il servizio di Google, Google Pay, di cui si attende ancora una release ufficiale in Italia.
I servizi legati ai principali produttori di smartphone, a ogni modo, non sono soli: a fargli compagnia in un mercato che è destinato a essere sempre più affollato, anche tutta una serie di wallet digitali caratterizzati da una user experience innovativa come Satispay, che promette un cashback in alcuni casi addirittura del 20%, e buddybank, servizio di Unicredit a cui avevamo dedicato un esaustivo speciale a firma Aurelio Vindigni Ricca.
Gli strumenti ci sono, quella che dev'essere rafforzata è la consapevolezza da parte dei consumatori della loro esistenza, poi è tutta una questione di abitudini. In un domani non troppo lontano i portafogli saranno un ricordo del passato, carte di credito, tessere varie e, forse, addirittura i documenti saranno completamente smaterializzati e racchiusi nei nostri cellulari.
In un domani non troppo lontano. Oggi, per il momento, in molte parti del Paese si fa ancora fatica a pagare i biglietti del cinema con le carte di credito normali, figuriamoci a fare benzina con l'Apple watch. La strada da percorrere è ancora tanta e siamo noi utenti a dover iniziare il cammino. (Photo cover: MasterCard)